mercoledì 31 ottobre 2007

Assemblee dei Lavoratori e votazioni: Risultati di Padova

Mercoledì 31 ottobre
Comunicazione della RSU Triveneto-Padova

In data 31/10/2007, alle ore 17.30, chiusa l'urna della votazione (votazione tenutasi dalle ore 10.00 alle ore 11.30 e dalle ore 16.00 alle ore 17.30 del 30/10/2007, dalle ore 09.00 alle ore 10.30 e dalle 16.00 alle ore 17.30 del 31/10/2007), alla presenza della delegazione RSU e di alcuni lavoratori che avevano accolto l'invito pubblico a partecipare allo spoglio (tra i quali anche chi aveva apertamente manifestato la propria posizione per il NO in pubblica sede assembleare), si è proceduto allo spoglio dei voti.

Sede di Padova, votazioni sull'ipotesi di accordo del 25/10/2007, risultati:


92 si

16 no
03 bianche
02 nulle

Lazio - Vodafone, Marrazzo: "Accordo frutto della buona concertazione"

Martedì 30 ottobre 2007
di red per "asgmedia.it"


"La Regione continuerà a investire su questo metodo anche con il tavolo interassesorile per l'emergenza occupazionale"

"L'accordo tra Vodafone e sindacati siglato al ministero dello Sviluppo Economico, che prevede il trasferimento di alcune attività e dipendenti Vodafone alla società Comdata, è un passo importante, il risultato di un confronto sano e costruttivo che non ha mai perso di vista le garanzie per la tutela della stabilità occupazionale", lo ha dichiarato in una nota alla stampa il presidente della regione Lazio, Piero Marrazzo."L'accordo riguarda 273 lavoratori della sede romana di Vodafone e pone le basi per salvaguardare nello stesso tempo le esigenze delle imprese e la tutela della professionalità dei lavoratori - prosegue il presidente della regione - Credo sia importante sottolineare che ai lavoratori è garantito che non dovranno trasferirsi al di fuori del Comune in cui lavorano oggi, che manterranno le stesse condizioni contrattuali che hanno in Vodafone e che la stessa società garantisce di riassorbirli nella malaugurata ipotesi di un fallimento di Comdata nel settennato di validità della commessa"."Partendo da questo accordo, che conferma l'importanza della concertazione, la Regione Lazio continuerà a investire su questo metodo anche con il tavolo interassesorile per l'emergenza occupazionale, che fino a oggi ha dato risultati importanti", ha concluso Marrazzo (red).

Campania - Accordo Vodafone, Cozzolino: "Un'intesa all'avanguardia"

Martedì 30 ottobre 2007
red per "asgmedia.it"


"Per la prima volta la commessa per una cessione del ramo d'azienda prevede una corresponsabilità per le due aziende"

"Un'intesa positiva, che va nella direzione che avevamo auspicato". Cosí Andrea Cozzolino, assessore regionale all'Agricoltura e alle Attività produttive della Campania, commenta la firma dell'ipotesi di accordo sul trasferimento del ramo d'azienda delle attività, siglata a Roma tra Vodafone Italia, Comdata e le organizzazioni sindacali. "Per la prima volta - prosegue Cozzolino, che poche settimane fa aveva incontrato una delegazione di dirigenti del gruppo Vodafone e, successivamente, una del gruppo Conmdata - la commessa per una cessione del ramo d'azienda prevede una corresponsabilità per le due aziende, sia sul versante industriale che su quello sociale. Cosí, l'accordo durerà ben sette anni, e sarà valido anche in situazioni eccezionali. Ma le principali garanzie sono state date ai lavoratori, in risposta alle esigenze manifestate anche da noi. Nel passaggio alla nuova azienda saranno mantenute la tipologia di contratto e soprattutto i diritti acquisiti dal rapporto con Vodafone. Si tratta, in definitiva, di un accordo all'avanguardia nel settore delle TLC per le attenzioni all'aspetto occupazionale e sociale, che ci auspichiamo possa essere preso come esempio" (red).

Padova - Soddisfazione di Casarin per l'accordo con i sindacati

Martedì 30 ottobre 2007
Comunicato stampa della Provincia di Padova



“Un’intesa tra le più avanzate del settore telecomunicazioni, perché in grado di garantire che un’azienda sviluppi il proprio piano industriale pur garantendo stabili condizioni di lavoro ai dipendenti”.
Così il presidente della Provincia di Padova Vittorio Casarin ha definito l’ipotesi di accordo raggiunta con le Organizzazioni Sindacali in merito alla vertenza Vodafone, in base alla quale un ramo dell’azienda viene trasferito al gruppo ComData. L’accordo interessa 914 lavoratori, 148 dei quali nella sede di Padova.

“In particolare – ha aggiunto Casarin – è apprezzabile che l’ipotesi di accordo garantisca non solo la stessa tipologia di contratto, quello delle Telecomunicazioni, ma anche gli istituti previsti dalla contrattazione collettiva aziendale per tutti e sette gli anni della partnership industriale”. Il presidente ha infine ricordato che la Provincia di Padova ospita la sede di importanti realtà del mondo delle Telecomunicazioni “e vede con favore un dialogo costruttivo e concreto tra Aziende e Organizzazioni Sindacali, che sappia mantenere alto il livello di know how espresso dalle persone che vivono e lavorano nel territorio padovano”.

Piemonte, Enti Locali - Bene Accordo Con Comdata

Lunedì 29 ottobre 2007

Di (Rre-Abr/Ct/Adnkronos) - yahoo.it



Torino, 29 ott. - (Adnkronos) - Giudizio positivo degli enti locali piemontesi sull'intesa raggiunta oggi a Roma tra Vodafone e sindacati sull'esternalizzazione di alcuni servizi, ceduti a Comdata Care, che coinvolge anche molti lavoratori della sede di Ivrea, nel torinese. Per il presidente della Provincia di Torino, Antonio Saitta, si tratta di un'intesa ''importante e soprattutto innovativa che arriva finalmente ad assicurare la stabilita' occupazionale per i 914 dipendenti dei call center fornendo, con i sette anni di contratto, le dovute garanzie ai lavoratori'' ''e' un passo in avanti decisivo - ha aggiunto l'assessore provinciale alle Attivita' produttive, Giuseppina De Santis - anche per le sorti del mondo economico e produttivo del Canavese per il quale abbiamo in questi anni dedicato la massima attenzione".
Per la presidente del Piemonte, Mercedes Bresso si tratta di un'intesa ''per certi versi addirittura esemplare nel campo delle telecomunicazioni. In particolare, ritengo che la conservazione di tutti i diritti e le tutele economiche e normative previste dai diversi accordi collettivi e aziendali, nonche' diversi benefit erogati dall'azienda, la garanzia di piena stabilita' occupazionale per i sette anni della commessa oltre alla garanzia di non trasferire fuori dal Comune in cui lavorano in questo momento i lavoratori e rappresentino punti di assoluta rilevanza. Si tratta - conclude Bresso - della dimostrazione che e' possibile coniugare al meglio esigenze aziendali e garanzie per i lavoratori, con l'impegno e il rispetto reciproco''.


martedì 30 ottobre 2007

Esternalizzazioni, Vodafone meglio di Telecom

Martedi' 30 ottobre 2007
di Pier Luigi Tolardo per "zeusnews.it"



L'accordo fra sindacati e Vodafone potrà essere impugnato dai dipendenti ma è più ricco di garanzie rispetto alle esternalizzazioni di Telecom Italia.

Alla fine Cgil-Cisl-Uil e Vodafone hanno siglato un accordo sull'esternalizzazione delle attività del back office del servizio clienti (più di novecento addetti) da Vodafone alla società Comdata; quest'ultima gestisce gran parte del back office per i maggiori gestori telefonici italiani: Vodafone, Wind e Telecom Italia/Tim.
L'accordo probabilmente sarà impugnato individualmente da parecchi lavoratori davanti alla magistratura e attende ancora di essere sottoposto alle assemblee dei dipendenti per la sua approvazione. Indubbiamente però l'accordo rappresenta il punto più avanzato finora raggiunto della contrattazione sindacale in Italia, in fatto di esternalizzazioni, fermo restando che alcune forze politiche hanno già presentato disegni di legge per limitare fortemente l'uso della cessione di rami di azienda da parte delle imprese.
Vodafone con l'accordo si impegna a non procedere ad altre esternalizzazioni fino al 2010; è un dato importante ma in passato altre aziende, per esempio Telecom Italia, si erano prese impegni analoghi poi disattendendoli.
Vodafone si impegna a far garantire a Comdata gli analoghi diritti oggi vigenti in Vodafone per tutti i lavoratori ceduti, comprese le condizioni, decisamente migliorative e poco diffuse nel mondo del lavoro, per le lavoratrici come la copertura integrale del periodo di maternità e i cosidetti "turni mamma". Telecom Italia in passato non aveva riconosciuto ai lavoratori che esternalizzava l'integrale rispetto dei diritti acquisiti.
Vodafone soprattutto si impegna a garantire, in caso di fallimento di Comdata, la ricollocazione in un'altra azienda o, al limite, la riassunzione in Vodafone; nel caso si interrompa la commessa a Comdata, durante i sette anni di durata prevista, c'è l'impegno di Vodafone a prevedere la ricollocazione nelle nuove società appaltatrici.
Questo impegno finora per migliaia di lavoratori esternalizzati da Telecom Italia i sindacati non erano mai riusciti a strapparlo. Certo, alla fine "naturale" della commessa a Comdata non c'è nessun obbligo per Vodafone di riprendersi i lavoratori che "apparterrebbero" a Comdata e ne seguirebbero il destino, come tutti gli altri.
L'accordo, come tutti gli accordi sindacali, ha quindi luci e ombre; ma è stato raggiunto grazie alle dure lotte dei lavoratori Vodafone che hanno rivelato una solidarietà e una compattezza nuove e promettenti per un mondo del lavoro spesso segnato da sfiducia e individualismo.

lunedì 29 ottobre 2007

Lavoro: Ministero dello Sviluppo Economico - siglata intesa Vodafone-Sindacati, ora cessione con garanzie

Venerdì 26 ottobre 2007
Comunicato stampa del Ministero dello Sviluppo Economico



In arrivo garanzie per i 914 lavoratori Vodafone interessati dal trasferimento del ramo d’azienda a Comdata: continuità dei trattamenti normativi e salariali; garanzie di occupazione per tutti i sette anni della durata del contratto di servizio (contratto rinnovabile che non contempla il ricorso al subappalto); mantenimento del fondo integrativo sanitario e previdenziale e delle medesime sedi di lavoro presso Ivrea, Milano, Padova, Roma e Napoli. E’ quanto prevede l’ipotesi di accordo sulla cessione di Vodafone Italia alla società Comdata delle attività amministrative di gestione del credito e assistenza al cliente, siglata oggi presso la sede del Ministero dello Sviluppo economico, alla presenza del Sottosegretario Alfonso Gianni; del Consigliere del Ministro Bersani per le politiche industriali, Umberto Monopoli; di un rappresentante del Ministero del Lavoro, Giuseppe Mastropietro e dei sindacati di categoria Slc-Cgil, Fistel-Cisl e Uilcom-Uil. Ipotesi che, come di consueto, ora sarà sottoposta alla consultazione dei lavoratori. L’accordo registra, inoltre, la volontà di Vodafone Italia di perseguire lo sviluppo della propria presenza nel mercato italiano e prevede il monitoraggio periodico dello stato di avanzamento delle attività e del servizio in relazione alle ricadute professionali e occupazionali.

«I contratti saranno identici»

Sabato 27 ottobre 2007
di Daniele Lepido per "il sole 24 ore"

«Un accordo importante, che crea un solido sistema di garanzie attorno ai lavoratori esternalizzati». In sintesi è questa la valutazione data da Emilio Miceli, segretario generale nazionale della Slc-Cgil, sulla chiusura della vertenza che riguarda la cessione da parte di Vodafone dei servizi di BackOffice al gruppo torinese Comdata, con il passaggio sotto nuova insegna di 914 lavoratori Una vicenda "calda" che a metà settembre suscitò la contrarietà di dipendenti e sindacati.
«È stato messo nero su bianco non solo che i lavoratori passati a Comdata non saranno licenziabili per sette anni -dice Miceli - ma abbiamo creato anche tutta una serie di garanzie: per esempio che Vodafone all'interno del presente piano industriale, che vale fino al 2010, non farà altre esternalizzazioni, né sul call center, né sulla rete. Questo perché la tentazione del gruppo potrebbe essere quella di trasformarsi in un sistema di sotto-aziende, separando il marchio dalla produzione».
Tra le preoccupazioni principali dei 914 lavoratori c'era quella di "finire" in una Srl. Comdata, infatti, ha creato ad hoc una società a responsabilità. limitata, la Comdata Care, controllata dalla capogruppo. «Abbiamo trovato una soluzione anche per questo problema- spiega Miceli - perché entro novembre la Srl sarà obbligata a trasformarsi in una società per azioni. Abbiamo fatto un passo importante, mettendo un piede nelle relazioni societarie».
A questo punto l'interrogativo riguarda il destino dei dipendenti della neonata Comdata Care dopo questi sette anni di "commessa", nei quali viene garantita «la piena stabilità occupazionale». «Intanto ogni sei mesi le parti si incontreranno per verificare l'andamento delle cose visto che la logica dell'accordo che siamo andati a sottoscrivere è quella di un processo continuo di controllo -commenta Miceli - e di fatto non si taglia il filo fra Vodafone e questi lavoratori Poi, un anno prima della scadenza del settennato, ci occuperemo del tema in modo ancora più specifico, e il primo obiettivo sarà preservare l'occupazione».
Dal punto di vista contrattuale Miceli assicura che non cambia nulla. «Erano e sono lavoratori delle telecomunicazioni -afferma - con garantiti tutti i diritti contrattuali che avevano maturato in Vodafone- dagli integrativi agli inquadramenti di livello, fino alla portabilità del numero telefonico o le convenzioni sugli asili nido per i bambini dei lavoratori».

Vodafone, c'è l'accordo

Sabato 27 ottobre 2007
di Daniele Lepido per "il sole 24 ore"

Telecomunicazioni Soddisfazione dei sindacati: assicurata continuità dei trattamenti retributivi
Intesa sulle garanzie per i 914 dipendenti che passano a Comdata

Quasi un happy end, anche se dalla base qualche preoccupazione arriva ancora. Per un accordo considerato da parte sindacale «innovativo», che potrebbe «fare scuola nel settore delle tlc e non solo». La cessione del ramo d'azienda che riguarda le attività anuninistrative di gestione del credito e di assistenza al cliente di Vodafone Italia a Comdata avverrà «con garanzie per i Lavoratori interessati al trasferimento. Lo ha ribadito il ministero dello Sviluppo economico, dove nella notte di giovedì è stata messa la firma all'ipotesi di accordo tra l'azienda e i sindacati di categoria (Uilcom-Uil, Slc-Cgil e Fi-stel-Cisl). Ora là palla passa ai dipendenti, che dovranno ratificare l'intesa con un referendum tra martedì e mercoledì.
Accordo che prevede garanzie di occupazione per tutta la durata della commessa (sette anni), il divieto di subappalto, la continuità dei trattamenti normativi e salariali in essere, la continuità del fondo integrativo di malattia e un tavolo triangolare ogni sei mesi (tra aziende e i sindacati confederali) per il monitoraggio delle commesse e dei volumi delle attività Vodafone inoltre si è impegnata a non effettuare nel corso del piano industriale 2007-2010 nessun'altra esternalizzazione.
La firma è avvenuta alla presenza del sottosegretario Alfonso Gianni, del consigliere del ministro Pier Luigi Bersani per le politiche industriali, Umberto Monopoli, e di un rappresentante del ministero del Lavoro, Giuseppe Mastropietro.
Unanime la soddisfazione dei sindacati. La segreteria nazionale Uilcom «esprime un giudizio positivo sulla conclusione della vertenza, che nelle ultime settimane è stata oggetto di forti strumentalizzazioni politiche», dice una nota. «Va sottolineato anche che questo accordo è tra i più avanzati per quello che riguarda le garanzie legate alla cessione di rami di azienda e può rappresentare un importante riferimento in termini occupazionali nel settore delle tlc, qualora si dovessero ripetere nuove esperienze».
Dello stesso parere la Slc-Cgil (vedi intervista sotto): «Pur rimanendo contrari al progetto presentato da Vodafone -fanno sapere dalla Cgil - con l'ipotesi di accordo sottoscritta al ministero dello Sviluppo economico e nei prossimi giorni al vaglio dei lavoratori, abbiamo ottenuto garanzie sociali importanti che peseranno in futuro per tutto il settore».
Prime reazioni positive anche dal mondo della politica. «L'ipotesi di accordo firmato tra Vodafone Italia, Comdata e i sindacati rappresenta un precedente innovativo nella storia recente degli accordi sulle esternalizzazioni», scrivono in una nota il consigliere regionale dell'Ulivo e membro della commissione Lavoro, Enzo Foschi, e il membro delForum del Lavoro per il Pd, Marco Miccoli.
Un cambio di cappello per i 914 ex dipendenti di Vodafone che, stando a questo accordo, non produrrà nessun peggioramento contrattuale. Tra le garanzie c'è anche il diritto dei lavoratori a non essere trasferiti fuori dal comune dove lavorano in questo momento: Padova, Ivrea, Milano, Napoli e Roma.

Vodafone, prove di accordo tra azienda e sindacati

Sabato 27 ottobre 2007
di Davide Varì per "liberazione"

Garantiti i prossimi sette anni di contratto ai 914 esternalizzati. Ma decideranno i lavoratori.

Sette anni di garanzia del posto di lavoro e tutela assoluta delle garanzie. Dopo giorni di trattative, proteste e denunce la vicenda dei 914 lavoratori esternalizzati da Vodafone sembra aver trovato una via d'uscita. Per ora è un'ipotesi di accordo quella siglata tra azienda e sindacati, per l'ok definitivo la parola passa infatti ai lavoratori che nei prossimi giorni saranno chiamati a votare questa ipotesi e decidere se quei sette anni sono sufficienti a garantire loro un minimo di futuro oppure no. In ogni caso, l'accordo di ieri prevede anche la continuità dei trattamenti normativi e salariali, il mantenimento del fondo integrativo sanitario e previdenziale e delle stesse . sedi di lavoro di Ivrea, Milano, Padova, Roma e Napoli. Nel frattempo la segreteria nazionale di Slc-Cgil, il principale sindacato del settore delle telecomunicazioni, parla di importante risultato: «Pur rimanendo contrari al progetto presentato da Vodafone- si legge infatti nella nota - con l'ipotesi di accordo sottoscritta al Ministero dello Sviluppo Economico e nei prossimi giorni al vaglio dei lavoratori, abbiamo ottenuto garanzie sociali importanti. Per la durata dell'intera commessa di 7 anni, rinnovabile, Comdata non potrà effettuare licenziamenti collettivi». Inoltre Vodafone si impegna, per tutto il piano industriale triennale, a non effettuare altre estemalizzazioni» Di ipotesi di accordo importante parla anche Alfonso Gianni, sottosegretario all'economia presente alla trattativa tra le parti: «Considerando che ci muoviamo entro i limiti della legge 30 che facilita le estemalizzazioni, e considerando che dobbiamo aspettare la valutazione dei lavoratori, possiamo dire che siamo di fronte ad un accordo che tutela molte garanzie dei lavoratori». Ed ancora: «In altre vicende simili a questa non siamo andati oltre i tre anni di tutela del posto di lavoro. Qui siamo di fronte a sette anni con una serie di garanzie che vanno dai benefit-" azione fino ai buoni pasto». Insomma, la battaglia sindacale, politica e, perchè no, mediatica sembra proprio aver dato i suoi frutti. Al di là della cessione del ramo d'azienda, rimane il fatto che, come ha dichiarato Alessandro Genovesi «siamo, di fronte ad un'ipotesi di contratto che stabilisce principi importanti nel settore delle telecomunicazioni». In effetti i sindacati hanno giocato la loro partita cercando d i tutelare i lavoratori e nello stesso tempo stoppare le ipotesi tutt'altro che remote di altre esternalizzazioni: «Abbiamo una strategia di cessioni di ramo d'azienda selvaggia - continua Genovesi -. A questo punto abbiamo la garanzia che per i prossimi tre anni non ci saranno nuove cessioni é che i lavoratori che passano in Comdata, in caso di fallimento dell'azienda, saranno reintegrati da Vodafone.
Diverso il parere di Roberto Di Palma Rsu-Cgil Vodafone Roma: «Per noi non è andata bene. E' un accordo al ribasso, una battaglia di retroguardia. Avevamo l'occasione di avviare una battaglia di alto livello contro le esternalizzazioni e invece c'è stato un cedimento. Un cedimento tanto più grave se consideriamo che siamo di fronte ad un'azienda che ha 4milìardi di utile». Per Di Palma è chiaro cosa non va in quell'accordo: «Sette anni non bastano, noi volevamo una clausola di salvaguardia ben più lunga. Il fatto è - conclude Di Palma - che quella garanzia dei sette anni" è solo formale. La cessione del ramo rimane in piedi».
Una risposta a distanza sembra darla lo stesso Genovesi: «Non possiamo non considerare il fatto che mai prima di oggi c'è stata una garanzia di così lungo periodo. Non possiamo inoltre ignorare le garanzie di Vodafone in termini di continuità del contratto. Nel caso in cui Comdata fallisse o perdesse la commessa, Vodafone si è formalmente impegnata a reintegrare tutti i 914 lavoratori». In attesa del voto dei lavoratori, i blog che si sono occupati della vicenda sono in fibrillazione. Su tutti il sito della Rsu bolognese che fin dalle prime ore successive l'accordo è stato preso d'assalto. C'è chi parla di «trattativa che può aver dato un'ipotesi di accordo migliorativa rispetto alle condizioni base» e di «accordo raggiunto anche grazie alle nostre lotte ed al contributo che abbiamo dato nelle due manifestazione di roma»; e chi invece non è affatto soddisfatto: «I contenuti di questo accordo sono pessimi! Beh infiocchettati, ma pessimi!».

domenica 28 ottobre 2007

Ipotesi di Accordo e Comunicato delle OO.SS.

Venerdì 26 ottobre 2007
Ipotesi di Accordo e Comunicato delle Segreterie Nazionali SLC-CGIL, FISTEL-CISL, UILCOM-UIL

Ipotesi di Accordo

Comunicato

Il giorno 25 Ottobre 2007, presso il Ministero dello Sviluppo Economico alla presenza del Sottosegretario Alfonso Gianni, dei rappresentanti del Ministro Bersani e del Ministro Damiano, si è svolto l’incontro tra Vodafone Italia, le OO.SS. SLC-CGIL, FISTEL-CISL, UILCOM-UIL, il Coordinamento Nazionale delle RSU. L’incontro seguiva il difficile confronto tenutosi con l’azienda durante il quale era emersa una insufficiente disponibilità dell’azienda in relazione alle garanzie sociali e alla politica industriale (in particolare a possibili future esternalizzazioni). La garanzie sociali sono infatti, per SLC, Fistel e Uilcom, elemento essenziale per garantire i lavoratori che non si tratti di licenziamenti collettivi camuffati.

In tarda serata è stata quindi raggiunta un’ipotesi di accordo, che sarà ora sottoposta al giudizio sovrano dei lavoratori interessati.

In particolare:

  1. è stata ribadita la contrarietà delle OO.SS. al progetto di esternalizzazione, confermando il parere negativo già espresso durante la procedura;

  2. Vodafone si impegna a non esternalizzare più attività e lavoratori per la rete e per il customer per tutto il periodo coperto dal piano industriale (2010);

  3. In caso di nuove assunzioni a Comdata Care, che diverrà entro pochi giorni una SPA (con tutte le connesse garanzie societarie e di capitale) non vi sarà il doppio regime, cioè si applicheranno anche a eventuali nuovi assunti tutti i diritti e le norme conquistate dai lavoratori di provenienza Vodafone;

  4. Ai lavoratori ceduti si applicheranno tutti i diritti e le tutele economiche e normative previste dai diversi accordi collettivi nazionali e aziendali (compreso il Premio di Risultato) nonché diversi benefit erogati dall’azienda, a partire dagli asili nidi, e dall’accelerazione delle azioni del piano “all shares” ;

  5. Per i 7 anni della commessa, fatte salve le dimissioni volontarie e i licenziamenti per giusta causa, Vodafone e Comdata garantiscono la piena stabilità occupazionale;

  6. In caso di risoluzione anticipata della commessa, Vodafone garantirà che le attività saranno date a un soggetto terzo a cui passeranno i lavoratori, senza soluzione di continuità (cioè con tutti i diritti e le tutele attuali) con il diritto a seguire le attività garantito a tutti i lavoratori oggetto della cessione;

  1. In caso di fallimento del gruppo Comdata (che risponde in solido della sua controllata Comdata Care) Vodafone si impegna o a trovare un soggetto terzo presso cui far transitare senza soluzioni di continuità tutti i lavoratori o a riassumere tutti i lavoratori in Vodafone.

  2. I lavoratori ceduti hanno il diritto a non essere trasferiti fuori dal comune dove lavorano a questo momento (cioè non potranno essere trasferiti, rispettivamente fuori da Padova, Ivrea, Milano, Napoli, Roma);

  3. La commessa durerà 7 anni e sarà rinnovabile ed in ogni caso le attività non potranno essere subappaltabili.

  4. E’ riconosciuto il principio condiviso per cui lavoratori ed attività sono tra loro legati e un anno prima del termine della commessa le OO.SS. e Vodafone si incontreranno per preservare anche per il futuro la continuità occupazionale (oltre quindi i primi 7 anni).

Si tratta di un’ipotesi di accordo tra le più avanzate nel settore delle TLC e in generale nel settore privato, per le garanzie sociali e occupazionali.

Si sancisce per la prima volta il principio che per 7 anni non si può ridurre l’occupazione dopo un’esternalizzazione e che tale garanzia occupazionale - in base al principio per cui “il lavoratore segue la commessa” - si proroga nel tempo.

Si stabilisce inoltre il precedente che in caso di fallimento di Comdata, Vodafone ne rimane responsabile, fino alla riassunzione di tutti i lavoratori ceduti.

Punti importanti per i lavoratori di Vodafone e per tutte le aziende che si andranno riorganizzando e un precedente importante nel settore e più in generale nei rapporti con imprese private, con tutto ciò che questo potrà comportare in termini di maggiori diritti e tutele per i tanti lavoratori degli outsourcer e degli appalti.


Intesa siglata a Vodafone ma i lavoratori sono critici

Sabato 27 ottobre 2007
di Antonio Sciotto per "il manifesto"



Accordo azienda e sindacati sulla «cessione di ramo d'azienda» per 914 dipendenti. E dai call center sale la protesta

L'accordo alla fine è arrivato, siglato due sere fa al ministero dello Sviluppo economico: 914 dipendenti Vodafone passeranno così alla Comdata, conservando però gli attuali trattamenti e benefit. Hanno detto sì Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilcom Uil, ma dai call center è partita una polemica: le segreterie nazionali non avevano mandato a trattare. L'accordo contiene garanzie certe per 7 anni, ma in premessa i sindacati hanno comunque espresso contrarietà all'esternalizzazione, il che permette ai lavoratori di andare in causa individuale, qualora lo volessero.

Vediamo cosa contiene: 1) i lavoratori confluiranno in una srl creata ad hoc e controllata al 100% da Comdata, la «Comdata Care», che entro fine novembre sarà trasformata in spa; la commessa Vodafone avrà durata di 7 anni, rinnovabili; 2) Vodafone si è impegnata a non fare ulteriori esternalizzazioni fino al 2010; 3) i lavoratori di Comdata Care, compreso chi verrà assunto in futuro, conserveranno tutti i trattamenti e i benefit oggi vigenti in Vodafone (premio di risultato, turni mamma, fondi integrativi, asili nido, etc); 4) non si potranno trasferire di sede gli esternalizzati, né dare la commessa in subappalto; 5) Vodafone e Comdata garantiscono ai 914 una «piena stabilità occupazionale» per i prossimi 7 anni: in caso di risoluzione anticipata della commessa, Vodafone si impegna cioè a ricollocare i licenziati in una società terza; 6) in caso di fallimento di Comdata, Vodafone si impegna a reimpiegare i 914 in una società terza, o a reintegrarli in azienda. «Questo sistema di garanzie - spiega Vodafone - sarà valido anche in situazioni eccezionali, quale la risoluzione anticipata del contratto di servizio. Vodafone garantirà che attività e lavoratori vengano affidati a un soggetto terzo mantenendo senza soluzione di continuità i rapporti di lavoro e le condizioni di garanzia previste dall'ipotesi di accordo». Ma cosa succede dopo i 7 anni? Nell'accordo si stabilisce il principio del «lavoratore che segue la commessa»: cioè a un anno dalla scadenza della commessa, azienda e sindacati si incontreranno «allo scopo di preservare la continuità occupazionale»; se Vodafone rinnoverà la commessa, i 914 potrebbero cioè restare in Comdata; se la commessa passerà ad altri, i lavoratori potrebbero passare al nuovo appaltante. Ma tutto dipenderà dall'esito di questo incontro, tra 6 anni.
E' questo il punto più controverso, letto in modo differente dalle segreterie e da alcune Rsu. Per Emilio Miceli e Alessandro Genovesi, Slc Cgil nazionale, «è un accordo storico, che fa da precedente nel settore e per le altre categorie». «Non solo si afferma la illicenziabilità per 7 anni e si garantiscono tutti i trattamenti - spiega Genovesi - ma si stabilisce un principio inedito nel lavoro privato: l'operatore segue la commessa, come nei cambi di appalto delle cooperative».
Lettura critica da parte di diversi lavoratori, espressa da Roberto Di Palma, Rsu Slc Cgil a Roma: «Le commesse sono volatili per definizione - spiega - e nessuno ci garantisce che Vodafone tra 7 anni le assegnerà con gli stessi criteri di oggi. C'è la sensazione diffusa di passare di fatto da un tempo indeterminato a un contratto a termine di 7 anni. Per noi la battaglia continua, e molti lavoratori hanno già espresso l'intenzione di andare in causa». Al call center di Bologna sottolineano il «deficit di democrazia»: «Le assemblee avevano negato il mandato, ma il voto è stato bypassato con il pretesto della 'confusione': le segreterie si sono autorizzate da sole». L'ipotesi di accordo passa ora alla consultazione dei lavoratori.

sabato 27 ottobre 2007

Vodafone, intesa su lavoro e salari

Sabato 27 ottobre 2007
di Ester Crea per "conquiste del lavoro.it"



TRA sindacati e Vodafone la schiarita è arrivata ieri, a notte fonda, con la firma dell’ipotesi di accordo per le garanzie relative ai 914 lavoratori interessati dalla cessione di ramo d'azienda che confluiranno nella società Comdata. L’intesa, siglata presso il ministero dello Sviluppo Economico, prevede garanzie di occupazione per tutta la durata dellacommessa (sette anni), il divieto di subappalto, la continuità dei trattamenti normativi e salariali in essere, la continuità del fondo integrativo di malattia e un tavolo triangolare (tra aziende interessate e i sindacati confederali), per il monitoraggio della commesse e dei volumi delle attività connesse. Vodafone si è impegnata inoltre a non effettuare nel corso del piano industriale 2007-2010 nessuna esternalizzazione. Soddisfatte le segreterie nazionali Slc-Cgil, Fistel-Cisl, Uilcom- Uil, che in una nota sottolineano come l’intesa offra importanti garanzie sia ai lavoratori di Vodafone ceduti all’azienda Comdata sia ai novemila che rimangono in Vodafone. Nel dettaglio, l’ipotesi di accordo prevede la costituzione di una newco, sottoforma di Spa, controllata al 100% dal gruppo Comdata. Su richiesta delle organizzazioni sindacali, inoltre, viene riconfermato che il customer care e operation e la rete costituiscono assett strategici e che nell’arco del piano industriale non ci saranno ulteriori progetti di esternalizzazione. Quanto ai 914 lavoratori trasferiti a Comdata, questa si impegna a mantenere, nei confronti del personale ex Vodafone, tutti i trattamenti individuali e collettivi maturati (per esempio il fondo sanitario, i turni mamma, gli asili nidi, ecc.). Oltre alla garanzia della piena stabilità occupazionale per tutta la durata del contratto (7 anni rinnovabili). Non solo. In caso di risoluzione anticipata del contratto di servizio Vodafone garantirà che le attività e i lavoratori siano affidati ad un eventuale soggetto terzo, senza soluzione di continuità nei rapporti di lavoro e nelle tutele. Mentre, in caso di fallimento del gruppo Comdata (che risponderà in solido della sua controllata Comdata Care), Vodafone si impegna o a trovare un soggetto terzo presso cui far transitare senza soluzioni di continuità tutti i lavoratori o a riassumere tutti i lavoratori in Vodafone. Inoltre, viene garantita la sede di lavoro e non è previsto il subappalto. Infine, viene riconosciuto il principio condiviso per cui lavoratori ed attività sono tra loro legati e un anno prima del termine della commessa le organizzazioni sindacali e Vodafone si incontreranno per preservare anche per il futuro la continuità occupazionale (oltre quindi i primi 7 anni).

”Si tratta di un’ipotesi di accordo tra le più avanzate nel settore delle tlc e in generale nel settore privato”, spiega a Conquiste Raffaella di Rodi, segretario nazionale Fistel Cisl, sottolineando come per la prima volta venga sancito il principio in base al quale per 7 anni non si può ridurre l’occupazione dopo un’esternalizzazione e che tale garanzia occupazionale - in base al principio per cui “il lavoratore segue la commessa” - si proroga nel tempo.Non solo. ”Si stabilisce anche il precedente - aggiunge la sindacalista - che in caso di fallimento di Comdata, Vodafone ne rimane responsabile, fino alla riassunzione di tutti i lavoratori ceduti”. Insomma, una serie di punti importanti per i lavoratori di Vodafone e per tutte le aziende che si andranno riorganizzando e ”un precedente importante nel settore - conclude Di Rodi - e più in generale nei rapporti con imprese private, con tutto ciò che questo potrà comportare in termini di maggiori diritti e tutele per i tanti lavoratori degli outsourcer e degli appalti”. Nei prossimi giorni l’ipotesi raggiunta, con il consenso della maggioranza della delegazione, sarà posta al vaglio dei lavoratori.

venerdì 26 ottobre 2007

Vodafone / Ministero dello Sviluppo Economico: intesa azienda-sindacati, ora cessione con garanzie

Venerdì 26 ottobre 2007
"apcom - virgilio notizie"


Per 914 lavoratori interessati a trasferimento ramo società

Roma, 26 ott. (Apcom) - È stata firmata al ministero dello Sviluppo economico l'ipotesi di accordo sulla cessione da parte di Vodafone Italia alla società Comdata delle attività amministrative di gestione del credito e assistenza al cliente. Un'intesa che sarà sottoposta alla consultazione dei lavoratori e prevede una serie di garanzie per i 914 lavoratori interessati dal trasferimento del ramo d'azienda a Comdata: continuità dei trattamenti normativi e salariali; garanzie di occupazione per tutti i 7 anni del contratto di servizio (contratto rinnovabile che non prevede il ricorso al subappalto); mantenimento del fondo integrativo sanitario e previdenziale e delle stesse sedi di lavoro a Ivrea, Milano, Padova, Roma e Napoli.

L'accordo, si legge in una nota del ministero di via Veneto, è stato siglato alla presenza del sottosegretario Alfonso Gianni, del consigliere del ministro Bersani per le politiche industriali, Umberto Monopoli, di un rappresentante del ministero del Lavoro, Giuseppe Mastropietro, e dei sindacati di categoria Slc-Cgil, Fistel-Cisl e Uilcom-Uil. L'intesa registra inoltre "la volontà di Vodafone Italia di perseguire lo sviluppo della propria presenza nel mercato italiano e prevede il monitoraggio periodico dello stato di avanzamento delle attività e del servizio, in relazione alle ricadute professionali e occupazionali".

TLC: Ulivo Roma, accordo Vodafone innovativo per il settore

Venerdì 26 ottobre 2007
Red per "agenzia italia"



(AGI) - Roma, 26 ott. -”L’ipotesi di accordo firmato questa notte al ministero del Lavoro tra Vodafone Italia, Comdata SpA e CGIL, CISL e UIL rappresenta senza ombra di dubbio un precedente innovativo nella storia recente degli accordi sulle esternalizzazioni”: e’ il commento di Enzo Foschi consigliere regionale dell’Ulivo e membro della commissione lavoro. “In questo caso, il senso di responsabilita’ e la correttezza dei rapporti tra le parti prevale sulle logiche meramente finanziarie e sui tentativi di strumentalizzazione, solo cosi’ e’ possibile arrivare a soluzioni che salvaguardino sia gli interessi delle aziende che le garanzie per i lavoratori”, aggiunge Marco Miccoli del Forum del Lavoro per il PD. “Innovativo - secondo i due esponenti dell’Ulivo di Roma - appare soprattutto il principio che per 7 anni non si potranno ridurre i livelli occupazionali dopo un’esternalizzazione e che tale garanzia occupazionale e’ rafforzata dal principio per cui il lavoratore segue la commessa”.
“Si tratta di un'ipotesi di accordo tra le piu’ avanzate nel settore delle TLC e in generale nel settore privato, per le garanzie sociali e occupazionali” conclude Foschi. (AGI)
Red

Dichiarazione di Emilio Miceli e Alessandro Genovesi, della Segreteria Nazionale di SLC-CGIL

Venerdì 26 ottobre 2007 Dichiarazione di Emilio Miceli e Alessandro Genovesi, della Segreteria Nazionale di SLC-CGIL



(AGI) - Roma, 26 ott. - “Pur rimanendo contrari al progetto presentato da Vodafone, con l’ipotesi di accordo sottoscritta al Ministero dello Sviluppo Economico e nei prossimi giorni al vaglio dei lavoratori, abbiamo ottenuto garanzie sociali importanti che peseranno in futuro per tutto il settore e oltre”. Cosi’ dichiarano in una nota Emilio Miceli e Alessandro Genovesi, della Segreteria Nazionale di SLC-CGIL. “Per la durata dell’intera commessa di 7 anni, rinnovabile, Comdata non potra’ effettuare licenziamenti collettivi - proseguono i sindacalisti. In caso di recesso del contratto, Vodafone assicurera’ il mantenimento dei rapporti di lavoro e dei diritti economici e normativi senza soluzioni di continuita’ presso un terzo soggetto. In caso di fallimento di Comdata e’ inoltre prevista non solo la salvaguardia dell’occupazione attraverso un terzo soggetto, ma anche la riassunzione di tutti i lavoratori in Vodafone. Vodafone si impegna inoltre per tutto il piano industriale triennale a non effettuare piu’ altre esternalizzazioni. Si sancisce inoltre il principio per cui “il lavoratore segue la commessa” - concludono Miceli e Genovesi - con l’impegno anche oltre i 7 anni della commessa a garantire la salvaguardia dei rapporti di lavori. Tutti principi che non potranno non pesare sia all’interno di tutto il settore, a partire dalla realta’ dei call center in outsourcing e degli appalti sia, piu’ in generale nei confronti di tutte le principali imprese private”.

(AGI)
Red

Vodafone, i dipendenti scelgono la magistratura

Venerdì 25 ottobre 2007
di Pier Luigi Tolardo per "zeusnews.it"



Il sindacato getta la spugna davanti alla determinazione dell'azienda nell'esternalizzazione a Comdata; ma i lavoratori ricorreranno ai giudici.

Si avvia a una conclusione provvisoria il caso Vodafone-Comdata e il conflitto tra azienda e sindacati. Abbiamo riportato di due giornate intere di sciopero e di numerose manifestazioni in tutto il Paese, contro l'esternalizzazione del back-office (le attività non a diretto contatto con la clientela) alla torinese Comdata, insieme ai 914 dipendenti che vi lavorano.
Vodafone non vuole sentire ragioni: la cessione verrà fatta alla data prestabilita. Il sindacato a questo punto, come ha sempre fatto in occasioni analoghe, vorrebbe concordare le migliori condizioni per salvaguardare il più possibile i diritti retributivi e normativi che i lavoratori godevano in Vodafone anche in Comdata, attraverso un cosidetto accordo di armonizzazione. E' certo però che la maggioranza dei lavoratori interessati ha già deciso di continuare forme di lotta sempre più radicali e originali, ma soprattutto di negare formalmente ai sindacati la delega a trattare per conto e nome loro l'esternalizzazione. L'intenzione di molti lavoratori sarebbe quella di impugnare davanti alla magistratura la cessione del ramo di azienda (o comunque la cessione dei lavoratori), dando mandato a degli avvocati. Ricordiamo a questo proposito l'esperienza felice dei 23 lavoratori Telepost di Milano, un'azienda controllata da Pirelli Real Estate e dalla stessa Comdata che, qualche anno fa, era stata costituita per gestire la posta in arrivo a Telecom Italia con l'esternalizzazione di quasi 200 addetti, via via ridottisi a causa di dimissioni e licenziamenti. I 23 lavoratori Telepost hanno ottenuto dal giudice di essere reintegrati in Telecom Italia; è allo stesso risultato che oggi punterebbero i lavoratori Vodafone.

Comunicato di Giorgio Serao della Segreteria Nazionale UILCOM-UIL

Venerdì 26 ottobre 2007

Comunicato di Giorgio Serao della Segreteria Nazionale UILCOM-UIL



La notte scorsa, presso il Ministero delle Sviluppo Economico è stato siglata l’ipotesi di accordo, tra Vodafone e i sindacati di categoria Uilcom- Uil, Slc- Cgil e Fistel –Cisl, per le garanzie occupazionali, normative e salariali dei 914 lavoratori interessati dalla cessione di ramo d’azienda che confluiranno nella società Comdata.

L’accordo prevede garanzie di occupazione per tutta la durata della commessa (sette anni), il divieto di subappalto, la continuità dei trattamenti normativi e salariali in essere, la continuità del fondo integrativo di malattia e un tavolo triangolare (tra aziende interessate e i sindacati confederali), per il monitoraggio della commesse e dei volumi delle attività connesse.

Vodafone, si è impegnata inoltre a non effettuare nel corso del piano industriale 2007-2010 nessuna esternalizzazione.

La segreteria nazionale Uilcom esprime un giudizio positivo sulla conclusione della vertenza, che nelle ultime settimane è stata oggetto di forti strumentalizzazioni politiche. Va sottolineato anche che questo accordo è tra i più avanzati per quello che riguarda le garanzie legate alla cessione di rami di azienda e può rappresentare un importante riferimento in termini occupazionali nel settore delle Tlc, qualora si dovessero ripetere nuove esperienze.

"Inutili entusiasmi. Accordo è un film già visto"

Venerdì 26 ottobre 2007
comunicato stampa della segreteria nazionale ugl



"Siamo costretti a spegnere gli entusiasmi che, come era prevedibile, si sono inutilmente accesi perché l'accordo raggiunto oggi sulla cessione a Comdata non ha nulla di rivoluzionario, anzi è un film già visto". Sono parole di Gianni Fortunato, segretario nazionale Ugl Telecomunicazioni, che non ha partecipato all'incontro odierno tra azienda e sindacati per aver rifiutato di sottoscrivere la pregiudiziale necessaria a far parte della trattativa e cioè accettare la cessione dei dipendenti Vodafone. "La grande novità di cui si parla - spiega il sindacalista - e cioè il principio secondo il quale per 7 anni non si potranno ridurre i livelli occupazionali, non rappresenta una eccezionale garanzia perché trascorso questo periodo di tempo i lavoratori potrebbero ritrovarsi in mezzo ad un'altra odissea. Inoltre le altre 'conquiste' ottenute sono in realtà già contemplate dal codice civile come obbligo proprio nel caso di cessione di ramo d'azienda". "Quindi l'accordo - continua il sindacalista - non servirà a spegnere l'indignazione dei lavoratori e dell'opinione pubblica su quanto accaduto, che è stato e che resta uno scandalo: l'esternalizzazione di 914 dipendenti nonostante la floridissima situazione economico-finanziaria di cui gode Vodafone, la comunicazione della decisione al sindacato avvenuta poco più di un mese prima delle scadenze previste dalle leggi vigenti, in sostanza con l'intento di legare le mani a chi rappresenta i lavoratori". "Quello che continuiamo a chiederci è - conclude Fortunato - come mai il governo o i ministri competenti non sapessero nulla e come mai una volta venuti a conoscenza di questa bassa manovra non hanno fatto nulla per evitare il peggio. Da parte nostra continueremo a lottare contro questa cessione perché sta diventando anche una questione di principio: ci ripugna infatti la compravendita di esseri umani, pensavamo sinceramente che certe cose appartenessero al passato".

Raccolta articoli tratti da "carta.org"

Venerdì 26 ottobre 2007
articoli vari tratti da "carta.org"




[24/10/2007] Vodafone. Le segreterie sindacali si ritirano, i lavoratori no

[25/10/2007] Vodafone. Imminente l'accordo, nonostante il parere dei lavoratori

[26/10/2007] Un accordo a perdere

mercoledì 24 ottobre 2007

Esito delle Assemblee dei Lavoratori di Padova-Triveneto del 23/10/2007

Mercoledì 24 ottobre 2007
tratto dal comunicato sindacale inviato ai Lavoratori del Triveneto sull'esito delle Assemblee dei Lavoratori di Padova-Triveneto del 23/10/2007 concernenti gli Ordini del Giorno denominati "Esternalizzazione" e "garanzie su piano industriale"

Voto O.d.G. "Esternalizzazione":

  • votanti 104
  • favorevoli 85
  • contrari 17
  • nulle 2

Voto O.d.G. "garanzie su piano industriale":

  • votanti 303
  • favorevoli 278
  • contrari 10
  • astenuti 15

Entrambi gli ordini del giorno sono stati approvati dalle Assemblee.

lunedì 22 ottobre 2007

Venerdì 19 ottobre 2007: Sciopero Nazionale Vodafone, foto e video

Lunedì 22 ottobre 2007
(ultimo aggiornamento)

TG3 19/10/2007 ore 19.00


Vodafone, quei precari in... vendita

Lunedì 22 ottobre 2007
"il giornale di sicilia"

ROMA. «Io precario»: recita un lungo lenzuolo bianco con una scritta rossa e poi a seguire tanti cartellini di quelli che si vedono comunemente appicicati ai muri «Vendesi». Si sono espressi così i tanti giovani, di entrambi i sessi, presenti alla manifestazione di sabato contro la precarietà e per, come dice un altro striscione, «la laicità: senza di essa, non c'è libertà» (nella foto, un momento della manifestazione). I cartelli «Vendesi» ironicamente erano riferiti a quanto sta succedendo alla società Vodafone dove circa duecento giovani utilizzati nei vari call center sono in bilico tra un nuovo contratto e la disoccupazione. «È una situazione intollerabile, disumana - spiega un volantino dei giovani precari -abbiamo votato questo governo perchè ci ha promesso di cancellare la legge Biagi o se si vuole la legge 30: è stato fatto un accordo con i sindacati e la Confindustria che lascia le cose come stanno, anzi le peggiora». Insomma, «provateci voi a lavorare in queste condizioni di precarietà» e ancora «se trentasei mesi vi sembran pochi...».

Vodafone: corteo e sit-in contro i tagli

Sabato 20 ottobre 2007
di Felice Paduano per "il mattino di padova"

Le dipendenti in Prefettura Oggi il vertice decisivo.
I mille dipendenti della sede triveneta di Padova-Stanga della Vodafone, dei quali l'80 per cento donne, ieri hanno scioperato per tutta la giornata perché 146 lavoratori rischiano di perdere il posto dopo che la multinazionale inglese ha deciso di cedere un ramo d'azienda alla società «Comdata». Ma dai vertici Vodafone si affrettano a dire che nessuno verrà licenziato.

In tutta Italia, nelle altre sette sedi, sono a rischio 914 addetti, Ieri le lavoratrici padovane dopo avere disertato gli uffici situati alla Cittadella alla Stanga, aperti nell'aprile del 1997, hanno raggiunto in corteo il centro dove al Canton del Gallo, hanno tenuto una manifestazione di protesta molto colorata e rumorosa.

Nelle prime fila i sindacalisti della Cisl Danilo Bosco e Stefano Mazzuccato e i delegati Marco Schiavon, Francesco Zottino e Daniela Brombin. Prima del sit-in vicino al Bo e al Comune una delegazione dei manifestanti è stata ricevuta in prefettura dal Capo-gabinetto, che si è impegnato a trasmettere al Governo le istanze dei lavoratori in lotta.

«Questa mattina a Milano, nella sede di Asso-lombarda, i sindacati nazionali e regionali incontreranno i vertici di Vodafone e Comdata (in tutto 4.000 dipendenti e già presente in città in via Croce Rossa, dopo avere acquisito l'ex-Sogeda) - afferma Danilo Bosco. «E' una riunione fondamentale, durante la quale le due aziende dovranno scoprire le carte in tavola e definire con quali condizioni giuridiche e sindacali, avverrà il passaggio di 914 lavoratori alla Comdata. Noi saremo a fianco dei dipendenti, assunti quasi tutti a tempo indeterminato, sino alla fine della vertenza. I diritti acquisiti dei lavoratori non si toccano. Vogliamo tutte le garanzie occupazionali e normative possibili».
Ancora più duri i commenti delle lavoratrici che issavano cartelli e striscioni già di per sé molto eloquenti, con messaggi forti, tra cui «Usata, sfruttata e venduta a Comdata», oppure «Mamma usa e getta con figlio e mutuo». In corteo anche Stefania Massarotto, Lara Albanesi e Latifah Zarour. «Vogliamo la garanzia della continuità occupazionale», sottolinea quest'ultima. «Non vogliamo essere spostate in altra sede. Non vogliamo rischiare di perdere il posto fisso alla Vodafone per ottenere un lavoro precario alla Comdata. Come mai la compagnia telefonica internazionale, che abbiamo aiutato a crescere con il nostro lavoro qualificato, ci abbandona a un futuro incerto?»

Milena, precaria Vodafone «i figli? Per noi sono un lusso»

Sabato 20 ottobre 2007
di Lorenzo Tondo per "liberazione"

Intervista a una lavoratrice del servizio clienti dell'azienda «Ci esternalizzano e ci sterilizzano. Life is not now»

Le donne non ci stanno: «E' diventata una protesta soltanto contro il protocollo del welfare. Va bene, ma noi che c'entriamo?», Milena Mazzone, precaria Vodafone: «Grazie alla legge 30 le aziende possono trattare i giovani come oggetti»

Il lavoro di Milena, insieme a quello dì altri 913 precari del customer care di Vodafone, verrà subappaltato. Come fosse un oggetto, un prodotto. Merce umana dà prestare, vendere per poi liberarsene. Ieri ha scioperato insieme ai suoi colleghi e oggi aderirà alla manifestazione. Milena ha 36 anni, due bocche da sfamare, un mutuò da pagare ed un futuro incerto.
Qual'è al momento la tua situazione contrattuale?
Sono stata estemalizzatà a favore di un'altra azienda, la Comdata. Io, come gli altri 913 lavoratori, ho un contratto a tempo indeterminato. Ma nel momento in cui la nostra attività viene ceduta, entra in gioco la commessa, collaborazione determinata che varia dai 5 ai 7 anni. Poi, l'azienda è libera di subappaltarci nuovamente o mandarci a casa. E credo che l'ultima ipotesi sia quella più accreditata. Vodafane sta compiendo un'azione sbagliata industrialmente e socialmente devastante. Il 70% degli esternalizzati è composto da donne con un età media di 33 anni e spesso con figli piccoli a carico. Il nostro credo sia un caso emblematico. Ovvero, un azienda che fmtta 4 miliardi di euro sta cedendo parte della propria attività. Immaginate cosa possono fare le piccole aziende....
Cosa ti aspetti adesso dal governo?
Sono un antiberlusconiana e quando Prodi andò al governo, non mi aspettavo di certo che rimediasse tutto con la bacchetta magica. I problemi erano tanti e credo che non si sia riusciti a immaginarne la portata. Ma bisogna fare qualcosa. E' arrivato il momento di dare un segnale. Un segnale forte.
Ad esempio?
La legge 30 del protocollo va cambiata. E' grazie a questa legge che le aziende possono permettersi di trattarci come fossimo degli oggetti. Libere di subappaltarci a loro piacimento. Il tribunale del lavoro, la magistratura, la Cassazione negli ultimi anni hanno emanato pronunciamenti e sentenze «Sono antlberiusconiana. Ma i problemi erano e sono rimasi! tanti. E' arrivato il momento di dare un segnale» proprio contro le esternalizzazioni, definendole inutili per le ristrutturalizzazioni. La legge 30 può e viene usata in modo improprio. Ed è assurdo che non sia stata toccata. Stiamo parlando di una legge ritenuta inefficace e controproducente dalla giustizia. Come può continuare ad essere utilizzata a vantaggio delle aziende.
E a danno dei lavoratori....
Certo, tutto ricade sui lavoratori, quelli che guadagnano 800 euro al mese. La legge 30 consente all'azienda di colpire proprio loro, lutti dicono che anormale che ci dobbiamo adattare. Leggo sul Corriere della Sera che dobbiamo essere più flessibili, che è questo il futuro. Certo è facile dire certe cose dall'alto delle loro poltrone.
E il referendum? Hai votato?
No, non ho votato. Non mi sentivo rappresentata. Mi è sembrata una guerra tra poveri. Pensionati contro giovani. Lavoratori di oggi contro lavoratori di domani. Sempre a scapito dei giovani. I giovani sono disperati. Ci stanno sterilizzando dal punto di vista sociale ed economico. Non possiamo più procreare perchè non possiamo permetterci un'altra bocca da sfamare. La situazione è grave. Ci sono giovani laureati, specializzati, costretti a mettersi due cuffie e a parlare al telefono nei caU center per tutto i giorno. E' pazzesco. E ormai ci siamo abituati a questa situazione. Mia madre ha avuto la possibilità di scegliere se lavorare o fare la mamma. Noi oggi non ce l'abbiamo più questa possibilità. Nonostante io abbia dietro le spalle un bagaglio culturale maggiore rispetto a quello dei miei genitori. E poi ci chiedono di essere flessibili. Che ormai è così che andranno le cose. Poi però se vado a pagare il mutuo, la banca non ha bisogno di rendersi flessibile.
Come lo vedi il tuo futuro?
Nero. L'azienda sembra ormai intenzionata ad avviare le esternalizzazioni. 5 anni di commessa e poi probabilmente mi rimanderanno a casa. Così mi ritroverò alla soglia dei 40 anni con una condizione lavorativa ancora più problematica e in un mercato sempre più "flessibile". No, il futuro non è di certo roseo.

La difficile vertenza dì Vodafone, dieci ore per aprire la trattativa

Domenica 21 ottobre 2007
di Luigina Venturelli per "l'unità"

Sindacati e lavoratori chiedono garanzie sull'esternalizzazione del call center

CESSIONE «Non ci hanno convinto». Al termine di un incontro durato dieci ore, le posizioni restano distanti: Vodafone ribadisce che entro il 7 novembre si concluderà l'esternalizzazione di quasi mille dipendenti dell'assistenza clienti, i sindacati ripetono che si tratta di «un'operazione che impoverisce l'azienda, devastante per chi va e per chi resta». Da questi opposti punti di partenza inizia ora una trattativa che si annuncia difficile fin dalle sue battute d'esordio. Al termine della riunione fiume, svoltasi ieri nella sede milanese della società telefonica, le organizzazioni sindacali chiariscono i nodi da affrontare. Innanzitutto chiedono rassicurazioni sul perimetro industriale della multinazionale: «Con questa cessione - spiega Paolo Puglisi, segretario cittadino della Slc Cgil - il gruppo mette in discussione il suo modello di business: se oggi cede l'assistenza clienti, che pure rappresenta il core business, domani potrebbe cedere anche l'attività diretta, lo sviluppo di rete o l'information technology. Da questo punto di vista vogliamo garanzie precise». Il management ha assicurato che fino a marzo 2010 non sono previsti ridimensionamenti, ma una garanzia di tre anni potrebbe non bastare ai sindacati, che vogliono impegni puntuali anche per i 914 dipendenti che passeranno alla Comdata. «Diamo per scontato che essi manterranno le loro condizioni contrattuali e salariali. Semmai vogliamo qualcosa di più, vogliamo clausole di salvaguardia che leghino i lavoratori all'attività svolta: se Comdata dovesse perdere le commesse di Vodafone, gli addetti dovranno tornare alla multinazionale o alla nuova azienda prescelta per il back office». In caso contrario, conclude Puglisi, «temiamo si tratti di licenziamenti mascherati». Continua così con toni duri la vertenza aperta agli inizi di ottobre, quando Vodafone ha annunciato la cessione del ramo d'azienda del back office con i suoi 914 dipendenti, pari al 10% di tutti i lavoratori del gruppo e al 20% della forza occupazionale impiegata nei call center. Si tratta soprattutto di donne, età media intorno ai trent'anni, «trasferite» nell'azienda torinese Comdata, che dalla multinazionale riceve molte delle sue commesse. Un gruppo in buona salute con un considerevole giro d'affari, che però non rassicura i sindacati: «Ai dipendenti il posto viene garantito, ma scendono da una Ferrari per salire su una Cinquecento. E non è detto che arrivino a casa». I timori sono soprattutto a lungo termine: perchè il colosso delle telecomunicazioni cede un settore, quale l'assistenza al cliente, considerato finora un fiore all'occhiello? Per quanto tempo reggeranno le garanzie salariali e la stessa certezza del posto di lavoro? La storia delle recenti esternalizzazioni compiute in Italia non aiuta certo a tranquillizzare gli animi.
Così le proteste dei lavoratori Vodafone continuano senza sosta da una ventina di giorni. Dopo il primo sciopero del 5 ottobre, venerdì scorso quasi 2mila persone sono scese nuovamente nelle strade della capitale. E ieri una delegazione di circa cento dipendenti del colosso telefonico ha sfilato nella manifestazione contro la precarietà, indossando cartelli colorati legati al collo: «Vodafone vende operatore telefonico, esperienza pluriennale, ottimo affare».

domenica 21 ottobre 2007

Ordine del Giorno per le assemblee del 22 e 23 Ottobre

Domenica 21 ottobre 2007
Comunicazione delle Segreterie Nazionali Slc-Cgil, Fistel-Cisl, Uilcom-Uil e del Coordinamento Nazionale delle RSU, riuniti a Milano in data 20/10/2007, alle assemblee dei lavoratori

Ordine del Giorno per le assemblee del 22 e 23 Ottobre

(esternalizzazione)


Come SLC-CGIL, FISTEL-CISL, UILCOM-UIL ribadiamo che riteniamo sbagliato il progetto di esternalizzazione presentato da Vodafone e che in qualsivoglia eventuale accordo tale contrarietà sarà evidenziata in premessa.

Riteniamo che occorrano maggiori certezze, diritti e tutele per oggi e per domani, per tutti i lavoratori di Vodafone: per quelli che l’azienda dai primi di novembre trasferirà a Comdata e per quelli che rimarranno.

Per questo per noi il confronto sindacale deve servire, da oggi - dopo il secondo sciopero nazionale - per discutere di tutto, senza pregiudiziali o scelte già predeterminate da parte aziendale.

Dopo la convocazione da parte di Vodafone per Sabato 20 Ottobre, subito dopo il successo del secondo sciopero, preso atto delle posizioni aziendali, come Segreterie Nazionali e come Coordinamento Nazionale delle RSU ci rimettiamo al giudizio dei lavoratori interessati dal processo di esternalizzazione e chiediamo loro il mandato a trattare con l’azienda per giungere, se possibile, ad un eventuale ipotesi di accordo, nel rispetto dei seguenti punti di merito:

  • la quantità dei lavoratori coinvolti nel trasferimento di ramo non può essere un tabù per l’azienda, il numero può essere ridotto;

  • servono garanzie sociali per la tutela dell’occupazione di tutti i lavoratori del ramo eventualmente ceduto, anche attraverso il riconoscimento di un principio per cui “i lavoratori seguiranno la commessa”. Lavoratori ed attività dovranno essere cioè legati tra loro e le attività non potranno essere in nessun caso subappaltabili;

  • vanno salvaguardati tutti i diritti economici e normativi (a qualsivoglia titolo riconosciuti dagli accordi collettivi) per i lavoratori ceduti (fondi, indennità economiche, ecc.), obbligando esplicitamente Comdata a riconoscerli da subito.


Ordine del Giorno per le assemblee del 22 e 23 Ottobre

(garanzie su piano industriale)

A tutti i lavoratori del gruppo, al fine di dare maggiori garanzie sul futuro, chiediamo il mandato a trattare con l’azienda per giungere, se possibile, ad un’ipotesi di accordo che impegni Vodafone, all’interno delle strategie industriali, a non ridurre ulteriormente il perimetro aziendale attraverso cessioni di ramo, oltre quanto già annunciato, fino alla scadenza dell’attuale piano industriale triennale,, riconfermando in particolare il customer care come asset strategico per l’impresa.


"Non solo Spot!" - La vertenza Vodafone va in onda sulle principali Emittenti Televisive Nazionali.

"Non solo Spot!"
La vertenza Vodafone va in onda sulle principali Emittenti Televisive Nazionali.
Si apre uno spiraglio nella "ringhiante" valanga pubblicitaria, la parola ai Lavoratori...
___________________________________________________________________________
Rai Tre, "che tempo che fa", 06/10/2007

estratto [00°00'53"] - intervento integrale [00°17'26"]
___________________________________________________________________________
Rai Utile [digitale terrestre/web], 16/10/2007


prima parte [00°05'13"] - seconda parte [00°06'18"]
___________________________________________________________________________
La7, " l'infedele", 17/10/2007


prima parte [00°03'38"] - seconda parte [00°03'45"]
___________________________________________________________________________
Rai2, "annozero", 18/10/2007

prima parte [00°09'35"] - seconda parte [00°06'59"]
___________________________________________________________________________
Rai1, "la vita in diretta", 19/10/2007

prima parte [00°08'03"] - seconda parte [00°03'43"]

Non chiamatela legge Biagi

Sabato 20 ottobre 2007
l'intervento dal palco di piazza San Giovanni di Federico Sciarpelletti, delegato Slc-Cgil Vodafone Roma



Saluto tutte le lavoratrici e i lavoratori presenti, i lavoratori a progetto, i lavoratori a chiamata, i lavoratori a collaborazione co.co.co e co.pro.co, quelli con partita Iva, i lavoratori occasionali accessori, i lavoratori intermittenti, i somministrati, i lavoratori apprendisti e i reinseriti, i flessibili, i lavoratori esternalizzati.

Una volta, da questo palco, era sufficiente urlare “saluto tutti i lavoratori”, e basta!
Sul perche’ di questa assurda e indegna moltiplicazione a ribasso delle forme di lavoro precarie e’ necessario andare dritti al sodo ed individuarne i responsabili:
la Legge 30, ipocritamente chiamata Biagi con l’evidente obiettivo di santificarla col suo ideatore e blindarla cosi’ per i prossimi decenni. Una legge che quindi noi preferiamo chiamare Legge Maroni, e scusate la parola.
Una legge brutta, che non ci piace, perche’ permette, tra i tanti suoi effetti deleteri ad una multinazionale con 4 miliardi di euro di utili all’anno di mettere alla porta, vendendoli al miglior offerente, 914 lavoratori che hanno contribuito in un decennio di fatica a farla grande e ricca. Vodafone, grazie alle maglie larghe della Legge 30, che ha provveduto a deregolamentare la precedente norma sulla cessione di ramo d’azienda, ha posto in essere una speculazione per ridurre il costo del lavoro e eliminare il fardello chiamato “lavoratore”. In pochi giorni ha creato un ramo d’azienda che non esisteva e ha messo di fatto 914 lavoratrici e lavoratori, il 10% del totale della forza lavoro Vodafone Italia, in maggioranza donne, in una condizione di precariato latente.
La storia infatti ci insegna che le cessioni di ramo d’azienda sono spessissimo l’anticamera del licenziamento, quando, a fine commessa, l’azienda acquirente potrebbe, casualmente, non avere piu’ le garanzie economiche per mantenere tutti questi lavoratori sul suo libro paga.
Il lavoro precario, fuori da ogni dubbio, e’ ormai stato legalizzato, come una forma strutturale di lavoro, sulla quale si basa la forma mentis considerata normale per la quale e’ necessario, per accompagnare la crescita e lo sviluppo del paese, partire dagli interessi d’impresa, e non da quelli del lavoratore, del cittadino, della persona. Per noi tutto cio’ non solo non puo’ e non deve essere normale, noi lo consideriamo assurdo ed immorale.

Per quanto tempo ancora nei salotti televisi, nella stampa allineata dal denaro sonante di mister Vodafone e degni compari questa mentalita’ dovra’ essere considerata la retta via?
Ma la lista dei responsabili non si esaurisce con la legge 30. Lo sono i nostri governanti passati, diretti ideatori della legge 30 e ancor prima quelli del pacchetto Treu, e soprattutto il nostro attuale governo. Presidente Prodi, lei aveva promesso, nero su bianco, in un programma condiviso con le forze politiche della sua coalizione e con l’aiuto degli elettori, il superamento della legge 30 e la sua sostituzione, da realizzare entro i primi 100 giorni di governo.
Ne sono passati piu’ di 500, e questa maledetta legge e’ ancora li’. Oltretutto è stata legittimata con il protocollo sul welfare del 23 luglio, sdoganato con 30 euro in piu’ ai pensionati, molta confusione e nessun contraddittorio degno di questo nome. Nonché con la disastrosa dichiarazione di un segretario di sindacato, lo stesso che oggi ha vietato l’uso del suo simbolo. Una scelta imbarazzante per chi come me ha la tessera con quel simbolo, e una dichiarazione volta a considerare il voto sul protocollo come un referendum sul governo, e dunque a scaricare sui lavoratori contrari la responsabilita’ dell’eventuale caduta del governo.
Dove siete adesso,Presidente Prodi e Ministri Bersani e Damiano? Ora che la mancata sostituzione di questa legge con una nuova che riporti in primo piano il rispetto per il lavoratore e la sua dignita, ha provveduto a generare altra precarietà, oltre quella gia’ introdotta e formalizzata come normale dalle precedenti cosiddette riforme, come la Treu?
Vi limitate a dire che con questa operazione Vodafone e le altre imprese purtroppo non infrangono la legge, e ci portate solidarieta’. Noi non abbiamo bisogno di solidarieta’. Non piu’.
Noi siamo in lotta e vogliamo e pretendiamo che la legge venga cambiata in modo tale da considerare questi abusi sui lavoratori, operazioni speculative fuori dalla legge, quindi illeggittime e vietate!
L’articolo 41 della costituzione afferma che “L’iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana. La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali”.
Dove sono, questi controlli affinche’ le attivita’ economiche di Vodafone e di centinaia di altre ricche e meno ricche aziende non si svolgano in contrasto con l’utilita’ sociale? E dove siete,voi segretari dei sindacati? In passato in tante occasioni vi siete detti contrari alla Legge Maroni, ma, anche in passato, non avete fatto altro che mobilitazioni del tutto insufficienti.
La legge 30 e la sua mancata abrogazione sono un’offesa all’intelligenza e alla dignita’ del lavoratore, e noi, che resistiamo,vogliamo una legge nuova che, nel rispetto della costituzione e della nostra storia, politica e sindacale, parta dal lavoratore e dai suoi diritti conquistati con anni di lotte delle generazioni precedenti. Vogliamo una legge che parta dal cittadino, dalla persona, e la vogliamo ora, perche’ non una volta in piu’ da questa bocca e da quelle di queste centinaia di migliaia di straordinari cittadini dovra’ uscire la parola precariato!

700 mila secondo gli organizzatori i partecipanti al corteo della Sinistra Radicale

Sabato 20 ottobre 2007
di Delfina Santoro per "i fatti.com"



Sui cartelli: «Vendesi Cgil». Bertinotti: «Un mare di gente a sinistra»

«Un mare di gente». Così Aurelio Mancuso dell’ArciGay, raggiunto telefonicamente da Ifatti, durante il corteo ancora prima di salire sul palco di San Giovanni per lanciare il suo messaggio:«La festa informale» – spiega Mancuso – «ha travolto quella politica, lasciando avvertire lo sfondo sociale a sinistra per la difesa del nostro motto, parità, dignità, laicità, condiviso qui da tutti». Il presidente dell’ArciGay ha poi sottolineato il risultato politico della grande partecipazione alla manifestazione:«La sinistra» – ha detto ancora Mancuso –«deve cambiare e coniugare diritti sociali e civili, come avviene nel resto dell’Europa, solo così diventa più forte davanti all’elettorato che appare disorientato». Anche il corrispondente da Milano e responsabile dell’Ufficio stampa di Liberazione Claudio Jampaglia, conferma la soddisfazione:«Oltre ogni limite. Tra San Giovanni e Piazza Esedra un fiume di gente» dice parlando del numero dei partecipanti.

700mila partecipanti secondo gli organizzatori sono scesi in piazza per manifestare contro la precarietà del lavoro in Italia. Durante il corteo tanti cartelli alcuni anche auto-polemici nei confronti del centrosinistra e del sindacato, «Vendesi Cgil» ad esempio. LavoroSocietà, l’area della sinistra della Cgil, ha portato in corteo bandiere della Cgil nonostante l’espresso divieto del sindacato che si riunirà nel prossimo direttivo per discuterne, probabilmente tra lunedì e martedì della prossima settimana.

Il presidente della Camera, Fausto Bertinotti, ha guardato la piazza dei lavoratori dalla radio e dalla televisione, commentando :«Un mare di gente a sinistra». Più pungente il commento di Oliviero Di liberto, segretario del Pdci, che ha condannato la legge 30:«Dopo che l’organizzazione del lavoro dell’Onu, l’Europa e il Papa sono intervenuti contro la legge 30, arriverà anche il turno di Prodi». Ricordiamo che la legge 30 è al centro delle polemiche perché riduce le tutele a monte tra aziende e lavoratori, come è avvenuto nel caso Vodafone. Il segretario del Prc, Franco Giordano, ospite de La7 durante la trasmissione che seguiva il corteo, ha detto:«Prodi guardi questo popolo, è con questo popolo che bisogna fare un soggetto unitario a sinistra».

Sinistra Day: in piazza anche tante bandiere della Cgil

Sabato 20 ottobre 2007
Ser/Glc per "agi.it"



Fischietti, slogan e tantissimi striscioni. E’ variegatissimo il lungo corteo contro la precarieta’ che, partito dopo le 14,30, sta ancora sfilando lungo via Cavour e via Merulana, alla volta di piazza San Giovanni.
Oltre agli striscioni dei Comunisti Italiani e di Rifondazione, tanti i cartelli che sfilano: ci sono i precari dei vigili del fuoco di Roma, una delegazione dei comunisti polacchi, qua e la’ alcune bandiere del comitato ‘no tav’. Non mancano i tifosi del pallone, raggruppati dietro lo striscione ‘interisti leninisti’ di Ravenna. Un militante e iscritto alla Cgil di Napoli, forse l’unico, ha deciso di portare in piazza anche la bandiera dell’Unione ma la maggior parte sono bandiere di Rifondazione e del Pdci.
E ancora, ci sono i ferrovieri, i precari della Vodafone, i precari del Ministero dell’Ambiente, quelli della Piaggio e i contadini sardi in lotta, che chiedono al governo: “Giu’ le mani dalle nostre terre”. Dietro sfilano le donne in nero contro il riarmo nucleare, c’e’ la sezione del Prc di Arcore, c’e’ il coordinamento dei precari del Comune di Roma, il cui striscione recita: “Il governo ci ha regalato lavoro nero legalizzato”. E via via a scorrere, appare uno scheletro appeso ad un filo con sulla testa un cartello: “Vaticano, Stato e Confindustria, triplice sindacale”. E sotto: “Epifani, Angeletti e Bonanni imbroglioni”. Alcuni studenti hanno dei cartelli fatti in casa. “Sinistra o destra? Precari si resta”. Ci sono gli immigrati di Napoli: “Simme napule e paisa’”. Dietro, i precari immigrati del Bangladesh che protestano contro la legge Bossi-Fini. C’e’ il coordinamento nazionale degli animalisti, e tantissimi striscioni che invocano l’unita’ a sinistra.

Sinistra Day: io precario in vendita...

Sabato 20 ottobre 2007
Pat/Zer "agi.it"



‘Io precario’: recita un lungo lenzuolo bianco con una scritta rossa e poi a seguire tanti cartellini di quelli che si vedono comunemente appicicati ai muri ‘vendesi’. Si esprimono cosi’ i tanti giovani, di entrambi i sessi, presenti alla manifestazione contro la precarieta’ e per, come dice un altro striscione, “la laicita’: senza di essa, non c’e’ liberta’”. I cartelli ‘vendesi’ ironicamente sono riferiti a quanto sta succedendo alla societa’ Vodafone dove circa duecento giovani utilizzati nei vari call center sono in bilico tra un nuovo contratto e la disoccupazione.
“E’ una situazione intollerabile, disumana - spiega un volantino dei giovani precari - abbiamo votato questo governo perche’ ci ha promesso di cancellare la legge Biagi o se si vuole la legge 30: e’ stato fatto un accordo con i sindacati e la Confindustria che lascia le cose come stanno, anzi le peggiora”. Insomma, “provateci voi a lavorare in queste condizioni di precarieta’” e ancora “se trentasei mesi vi sembran pochi…”.

Vodafone, nessun posto a rischio

Venerdì 19 ottobre 2007
"ansa - borsa italiana.it"



Non saranno modificate i contratti dei 914 lavoratori

La cessione di ramo d'azienda a Comdata non mette a rischio alcun posto di lavoro. Lo ha precisato Vodafone Italia. Essa riguarda "i soli processi amministrativi di supporto alla gestione dei clienti e l'area della gestione del credito". Oggi i dipendenti hanno scioperato proprio perche' preoccupati. L'azienda ha convocato per domani a Milano i sindacati. La Vodafone non modifichera' le condizioni contrattuali dei 914 lavoratori interessati.

Vodafone: lavoratori dei call-center in corteo

Venerdì 19 ottobre 2007
"romaOne.it"



Lavoro - Ancora in agitazione i precari del gestore telefonico che protestano contro la Legge 30 e la cessione del ramo d'azienda: "Non c'è motivo economico che tenga

La sfilata della disperazione. Si sta snodando per le vie di Roma il corteo dei lavoratori nei call-center Vodafone. Lo striscione che apre il serpentone è eloquente: "Vodafone vende 914 lavoratori grazie alla legge 30. Vergogna''.
IL CORTEO
- È l'ennesima giornata di agitazione e sciopero per i lavoratori dei call-center dell'azienda telefonica che protestano contro la vendita del ramo d'azienda a Comdata, che, comporterebbe la cessione di 914 lavoratori in tutta Italia, 273 a Roma. Le centinaia di precari che partecipano alla manifestazione nazionale sono partiti da piazza della Repubblica a Roma e raggiungeranno la sede del ministero dello Sviluppo economico, dove daranno vita ad un sit-in.
I MOTIVI
- Al corteo partecipano delegazioni provenienti da Milano, Ivrea, Napoli, Catania, Bologna, Pisa e Capri e manifestazioni sono in corso, hanno detto i lavoratori, davanti alle sedi di altre citta'. Tra le bandiere ci sono quelle dei Cobas, della Cisl-Fistel, della Uil. "Ancora una volta - ha detto Antonella Pittino, rappresentante della Fistel-Cisl - sentiamo di chiedere il blocco della cessione poiche' non c'e' motivo economico che tenga. Questa manifestazione l'abbiamo voluta affinché il governo si mobiliti per arginare le lacune della legge 30".
LA REPLICA - Pronta arriva la risposta dell'azienda: "La cessione di ramo d'azienda a Comdata riguarda i soli processi amministrativi di supporto alla gestione dei clienti e l'area della gestione del credito, dunque non mette a rischio alcun posto di lavoro".

Tiraboschi: «É il lavoro nero il vero precariato»

Sabato 20 ottobre 2007
di Andrea Franceschi per "il sole 24 ore"



«Il vero precariato è il lavoro nero che in Italia non è ancora stato estirpato. In Puglia solo una donna su quattro risulta occupata. Un dato che si spiega con l'alta disoccupazione ma soprattutto con la forte incidenza del sommerso». Bisogna partire da questi numeri secondo Michele Tiraboschi, giuslavorista e direttore del Centro Studi Marco Biagi, per risolvere i problemi del mercato del lavoro nel nostro Paese.

La sinistra radicale vede come fumo negli occhi la legge 30, responsabile a loro parere di aver dato vita al precariato.
«Sbagliano bersaglio. Le nuove forme contrattuali introdotte dalla legge 30 sono uno dei fattori che hanno fatto aumentare l'occupazione in Italia dai 20 milioni del 2003 ai 23 milioni del 2006. Un risultato dovuto in parte alle regolarizzazioni di circa 600.000 immigrati, ma soprattutto grazie all'emersione dal sommerso di tanta gente impiegata nei settori del turismo, del commercio e dello spettacolo. Migliaia di persone che prima lavoravano in nero per il semplice fatto che non c'erano forme legali per regolarizzare la loro posizione. La Biagi ha colmato questo vuoto».

Molte aziende però hanno sfruttato i contratti previsti dalla legge 30 per avere mano d'opera a basso costo e facilmente licenziabile, si pensi al caso dei call center
«Le cose stanno cambiando. Una circolare del Ministro Damiano del 2006 ha vietato i cococo fittizi consentendo la stabilizzazione di circa 20 mila persone. Se si pensa che in questo settore sono impiegati circa 80 mila lavoratori, il risultato è notevole».

Chi sono allora i precari?
È una categoria che comprende tanti lavoratori. Anche chi ha un contratto a tempo indeterminato, come quei dipendenti che Vodafone ha recentemente deciso di «esternalizzare» alla Comdata. I lavoratori italiani si sentono insicuri soprattutto perché guadagnano meno dei loro colleghi nel resto d'Europa. La metà del loro stipendio finisce in tasse e contributi vari. Il taglio del cuneo fiscale stà tardando ad entrare a regime e i lavoratori non ne hanno sentito l'effetto, al contrario delle imposte, aumentate con la finanziaria 2007.

In che modo si potrebbe ridurre la tassazione sul lavoro?
C'è un dato che secondo me è fortemente penalizzante per l'Italia: il tasso di occupazione. Su una popolazione di circa 58 milioni, solo 23 milioni lavorano, circa il 57% della popolazione. Nei Paesi del Nord Europa questa percentuale è all'80%. L'obiettivo a mio parere è salire a 30 milioni di occupati. Se aumentassero i lavoratori contribuenti, crescerebbero anche le entrate fiscali e lo stato si potrebbe permettere di ridurre le imposte.

Cosa ne pensa del «contratto unico» proposto dall'economista Tito Boeri e dall'ex ministro del lavoro Tiziano Treu?
L'idea (che prevede un'assunzione tempo indeterminato con misure flessibili soloin entrata) è molto simile all'apprendistato (introdotto nel 2003), una soluzione a mio parere intelligente che non è mai decollata per colpa della politica e delle Regioni. Personalmente sono convinto che non ci sia bisogno di un contratto unico ma di più forme per potersi adattare alle varie esigenze del mercato. È indubbio però che si debba trovare una mediazione tra le forme contrattuali super tutelate e i contratti atipici senza reti e protezioni.

Come mai non ci sono ancora degli ammortizzatori sociali per i lavoratori atipici?
Perché finora non c'è stata la volontà politica di farlo. I sussidi aiutano il reinserimento dei disoccupati nel mercato del lavoro ma possono portare a uno spreco di risorse se non sono ben regolamentati. Per molti il sussidio di disoccupazione si trasforma in un'entrata extra da integrare con un lavoro in nero. Un'indicazione positiva contenuta nel Protocollo sul Welfare prevede che vengano concessi assegni ai disoccupati a patto che si impegnino a frequentare corsi di formazione. É un principio cardine per la riforma degli ammortizzatori sociali che la stessa Legge Biagi prevede ma che non ha mai trovato applicazione.

Vodafone, continua la protesta

Venerdì 19 ottobre 2007
"il messaggero.it"



Life is now e nelle strade della capitale dove i dipendenti Vodafone sono in sciopero contro il rischio licenziamento di 914 dei lavoratori dei call center a causa delle esternalizzazioni delle attività di back-office e credito. «Vodafone vende 914 lavoratori grazie alla legge 30, vergogna»; «Cancellare la legge 30 e ogni forma di precarietà» e poi ancora «Vodafone straricca a si 'na munnezza, ci vuoi buttare via come un pezza».

Una protesta che si condensa nelle frasi scritte sugli striscioni che accompagnano la marcia dei quasi 2mila manifestanti arrivati da tutta Italia. In ballo il futuro di 273 lavoratori di Roma, oltre a quelli di Milano, Ivrea, Padova e Pozzuoli. Il corteo è partito da piazza della Repubblica. Un serpentone colorato soprattutto dalle bandiere rosse di Cobas e Cgil e dal blu e dal bianco e verde dei vessilli di Uil e Cisl.

Vi ascoltiamo diceva un altro famoso slogan della casa di telecomunicazioni che non dovrà tendere più di tanto l'orecchio per sentire le urla di protesta dei propri dipendenti: «Vendita, cessione, esternalizzazione, sono del lavoro la
frantumazione » ripetono alcuni, «Una mattina mi son svegliato, lavoro ciao lavoro ciao... Una mattina mi son svegliato e non ero Vodafone» cantano altri.

«La cessione di ramo d'azienda a Comdata riguarda i soli processi amministrativi di supporto alla gestione dei clienti e l'area della gestione del credito non mette a rischio alcun posto di lavoro» Precisa Vodafone Italia, in merito allo sciopero invitando i sindacati a rendersi disponibili a partecipare al tavolo della trattativa al fine di giungere ad un accordo che garantisca alle persone non solo i trattamenti previsti dalla legge, ma anche gli attuali trattamenti collettivi aziendali, confermando la propria volontà di giungere ad un accordo. E speriamo che l'accordo arrivi altrimenti i lavoratori penseranno che E' meglio cantare, no? come hanno fatto oggi.

«Via la legge 30 e la precarietà»

Sabato 20 ottobre 2007
di Antonio Sciotto per "il manifesto"



I lavoratori Vodafone nuovamente in sciopero. Ieri a Roma un anticipo del corteo di oggi. Verso una mobilitazione di settore contro il precariato

I dipendenti Vodafone sono tornati in piazza: ieri un nuovo mare di bandiere e di cartelli «Vendesi» ha percorso la capitale, in occasione dello sciopero indetto dai sindacati. Insegne di Cgil, Cisl, Uil e Cobas: un corteo trasversale autofinanziato dalle Rsu, duemila lavoratori da tutta Italia. «E adesso esternalizzateci tutti»; «Via la legge 30 e la precarietà», gli striscioni in movimento da Piazza della Repubblica verso la sede dell'Asstel-Confindustria, di cui tra l'altro è presidente Pietro Guindani, amministratore delegato Vodafone. Un piccolo «assaggio» di un'altra manifestazione, quella di questa mattina contro la legge 30, che vedrà gli «esternalizzandi» ancora in piazza a Roma. La vertenza è ormai nota anche al grande pubblico, grazie a due trasmissioni tv che hanno dato voce ai lavoratori: «L'infedele» di Gad Lerner e «Annozero» di Michele Santoro. I dipendenti Vodafone dicono no alla cessione di ramo d'azienda che farebbe fuoriuscire ben 914 operatori (il 10% del personale totale), indirizzandoli verso la Comdata, società più piccola che opera su commesse. Da questa mobilitazione l'idea maturata ieri: nelle prossime settimane si terrà una grande assemblea generale dei call center contro la precarietà e le esternalizzazioni, per lanciare uno sciopero di settore.
E' ormai appurato che gli esternalizzati potrebbero mantenere e armonizzare gli attuali trattamenti, ma comunque hanno paura di perdere il lavoro quando - alla scadenza delle commesse - la Comdata potrebbe denunciare una crisi e dunque licenziare. A questo punto, se la cessione andasse in porto, sarebbe il top ottenere una clausola di salvaguardia (riassunzione in Vodafone in caso di futuri licenziamenti), o i lavoratori potrebbero andare in causa, sulla scia di recenti vittorie legali alla Telecom. Clausola chiesta ieri dal segretario generale Slc Cgil Emilio Miceli. Vodafone difende la propria scelta industriale - si focalizzerebbe su altri asset, cedendo alla specializzata Comdata il back office - e per la giornata di oggi ha invitato i sindacati al tavolo. Ma il nodo del contendere è la «sostenibilità sociale», cioè il punto di vista dei dipendenti che non riescono a sentirsi sicuri. L'azienda ribadisce che si conservano i contratti a tempo indeterminato ed è possibile recepire tutti i trattamenti - anche quelli aziendali, se i sindacati saranno disposti a trattare - peraltro con una commessa pluriennale (si parlerebbe di almeno 7 anni): dunque un'operazione «responsabile», un lusso nell'Italia del precariato. Dall'altro lato le segreterie confederali ieri tenevano il Coordinamento nazionale delle Rsu a Milano, disertato però da gran parte dei delegati, in polemica con i vertici sindacali: contestano a Cgil, Cisl e Uil di aver accettato l'incontro con l'azienda senza prima aver convocato un Coordinamento che possa discutere seriamente la questione. E la polemica è anche politica: vorrebbero i confederali più decisi a manifestare a Roma, davanti ai palazzi della politica, per chiedere al governo di bloccare l'operazione, e poi di intervenire sulla legge 30, che ha liberalizzato le cessioni di azienda. Un malcontento che si è manifestato anche nella votazione del protocollo sul welfare, bocciato in molte sedi: il Protocollo mantiene intatta la legge 30, non cancella contratti come i cocoprò, non interviene su appalti e cessioni. E infatti a Bologna il no è passato al 93%, a Ivrea ha vinto 240 contro 106, a Roma 181 contro 23. Una vera debacle, che ha reso ancora più tesi i rapporti con le segreterie. I lavoratori hanno incontrato i sottosegretari allo Sviluppo economico Alfonso Gianni e Sergio D'Antoni: «Abbiamo spiegato - ci dice Gianni - che siamo disponibili a convocare un tavolo di mediazione, ma ora attendiamo l'esito dell'incontro azienda-sindacati. Possiamo esercitare una moral suasion sull'azienda, seguire l'operazione, assicurarci che i diritti siano garantiti se la cessione dovesse avvenire. Ma non possiamo fare miracoli se prima non verrà modificata la legge 30: un motivo in più per intervenire sulla normativa».

Vodafone, strike is tomorrow

Giovedì 18 ottobre 2007
di Antonio Sciotto per "il manifesto"



Nuova protesta contro la cessione di ramo d'azienda. E sempre più lavoratori pensano a una «causa collettiva» contro l'esternalizzazione

I lavoratori Vodafone non si arrendono, e domani saranno di nuovo in sciopero. Senza dimenticare che dopodomani, alla manifestazione indetta dal manifesto, Liberazione e Carta, sarà proprio una operatrice della multinazionale a leggere il comunicato che chiuderà il corteo: i 9 mila dipendenti dicono no alla cessione di 914 colleghi alla Comdata. Vodafone ha invitato i sindacati a un «confronto senza pregiudiziali» per domani sera. I confederali prima hanno dato disponibilità, poi hanno rinviato a sabato, in modo da convocare il Coordinamento nazionale delle Rsu per le 18 di domani, a Milano. Ma molte Rsu non accettano questo calendario, e nelle assemblee che si svolgeranno oggi alcune sedi - come quelle di Roma - diffideranno il sindacato dal sedersi al tavolo, tantopiù se non sarà presente una loro delegazione: «Il Coordinamento era fissato inizialmente per il 22 - spiega Roberto Di Palma, Slc Cgil - Farlo il 19 sera, per poche ore e con molte Rsu che devono raggiungere Milano dopo lo sciopero è assurdo. Per una materia così delicata ci vuole almeno una giornata». Sono sorti contrasti anche per la sede della manifestazione: i lavoratori, soprattutto con Rsu Cgil e Cobas, e contro la volontà delle segreterie confederali, si stanno autofinanziando per raggiungere Roma da tutta Italia, e manifestare davanti al ministero delle Attività produttive: chiederanno al ministro Bersani di bloccare la cessione.
Intanto si è fatta strada una nuova ipotesi per il futuro dei dipendenti, che potrebbe ricalcare quanto di recente avvenuto per i 275 operatori esternalizzati da Wind. Sempre più lavoratori, infatti, si starebbero preparando a negare il mandato alle segreterie confederali per la trattativa, disponendosi a condurre una causa individuale (ovviamente coordinata con le altre, dunque una sorta di causa collettiva). L'incoraggiamento viene dalla conclusione positiva di diverse vertenze legali mosse dai dipendenti Telecom esternalizzati. Nel frattempo i lavoratori passerebbero comunque alla Comdata, perché gli strumenti in mano al sindacato non permettono di far revocare la cessione: in base alle attuali leggi, possono al massimo trattare l'armonizzazione dei contratti. Solo la politica potrebbe sospendere la cessione, ma per ora il governo ha dato solo disponibilità a fare da mediatore. Con la legge 30, che ha riformato l'articolo 2112 del codice civile, le imprese possono concordare tra loro le cessioni, stabilendo che un ramo d'azienda è autonomo esattamente nel momento in cui una vende e l'altra acquista (in passato, al contrario, si doveva dimostrare un'autonomia funzionale pregressa). Quanto ai trattamenti, è certo che i dipendenti ceduti conserveranno il contratto nazionale e il livello maturato, ma per l'integrativo la questione è più vaga: Vodafone assicura che potrà essere recepito, ma ha aggiunto che per l'armonizzazione serve il sì del sindacato.
Le ultime vittorie legali dei dipendenti Telecom ispirano dunque i lavoratori Vodafone nel delicato momento in cui dovranno decidere se dare mandato a trattare l'armonizzazione o fare causa. Ricordando che i colleghi Wind ceduti alla Omnia Network hanno avviato oltre 200 cause. Ne abbiamo parlato con Antonio Garrisi, vicepresidente Anle (associazione esternalizzati) e direttore del portale esternalizzati.it. L'Anle ha calcolato che le esternalizzazioni Telecom hanno portato fuori dal perimetro aziendale almeno 2500 lavoratori nell'ultimo decennio. Diverse centinaia di loro hanno fatto causa, e molti hanno ottenuto il reintegro. In particolare, quest'anno il giudice ha ordinato il reintegro di 25 lavoratori Hp Dcs (srl del gruppo Hewlett Packard), ed è di qualche giorno fa la vittoria di altri 22 della Telepost: «Per noi importante perché avvenuta a Milano, cuore degli studi legali Telecom - spiega Garrisi - La compagnia non ha ancora ottemperato ai reintegri, ma sembra che dal primo ottobre si stia disponendo a sanare molte situazioni. Anche per i lavoratori Vodafone, come per quelli Wind, sarebbe opportuno pensare alla via legale: nelle sentenze di reintegro si spiegava che l'esternalizzazione non era motivata dal piano industriale, e che i lavoratori andavano in società praticamente monocommittenti di Telecom, dove erano adibiti alle stesse mansioni».

Vodafone, lavoratori in piazza per direnoalle esternalizzazioni

Sabato 20 ottobre 2007
di Ester Crea per "conquiste del lavoro.it"



Di Rodi (Fistel): da oggi trattiamo, ma il problema vero è la legge sulla cessione del ramo d’azienda

Ci sono voluti due scioperi nazionali nell’arco di 15 giorni (l’ultimo proprio ieri) e decine di manifestazioni in tutta Italia per portare Vodafone al tavolo delle trattative. Per oggi è infatti previsto a Milano il primo faccia a faccia tra azienda e sindacati dopo la rottura determinata dalla cessione di circa mille lavoratori che si occupano dei servizi di customer care, cioè di assistenza ai clienti in cinque degli otto call center sparsi in tutta l’Italia. Cosa è successo? In breve: Vodafone nella riorganizzazione del lavoro ha varato un nuovo piano industrialeche prevede l’esternalizzazione (brutto neologismo per non dire chiusura di un servizio e suo appalto a una ditta esterna) dei servizi di back office. In altre parole nei suoi call-center Vodafone continuerà a gestire tutta la parte di assistenza diretta al cliente e la promozione vendite, mentre ha deciso di cedere a Comdata (una società torinese che ha già lavorato con il gruppo quando ancora di chiamava Omnitel) alcune attività, come quelle della gestione dei contratti per l’attivazione delle Sim card. In questo passaggio di attività sono coinvolti 914 dipendenti (117 a Milano, 283 a Ivrea, 148 a Padova, 273 a Roma e 93 a Napoli) che dovranno fare la valige per passare da Vodafone a Comdata, che ha già 4mila dipendenti. I timori del sindacato sono molteplici. Secondo la Fistel-Cisl Vodafone in questo modo sta riducendo le proprie attività e ”a fronte di un calo di redditività risponde con un processo di esternalizzazione di attività core-business e dei lavoratori”. La trattativa, peraltro, si presenta tutta in salita a causa di oggettive lacune legislative che, contrariamente a quanto si crede, solo marginalmente riguardano la legge Biagi. E cioè nella misura in cui quest’ultima consente che la definizione dell’autonomia funzionale del ramo d’azienda possa avvenire praticamente all’atto della cessione. Il cuore del problema però, risiede altrove. Queste operazioni, infatti, come spiega una nota della Fistel dell’Emilia Romagna, sono regolate dall’art. 47 della legge 428/90 e dalle successive modifiche, ultima delle quali il Dlgs 18-2001. In base a questa normativa se un’azienda vuole cedere una parte delle sue attività (compresi i lavoratori) ad un’altra azienda deve rispettare essenzialmente due vincoli: 1) l’azienda che acquisisce il ramo deve assicurare ai dipendenti lo stesso livello salariale in conformità con l’art. 2112 del codice civile (attenzione non lo stesso contratto, ma lo stesso livello salariale); 2) l’azienda cedente è tenuta a convocare le rappresentanze sindacali costituite per illustrare il piano di cessione. La legge inoltre prevede che contestualmente possa iniziare un percorso congiunto per arrivare ad un accordo di armonizzazione fra i diversi trattamenti aziendali ed eventualmente contrattuali. La legge dice altresì che detta consultazione si intende esaurita qualora, decorsi dieci giorni dal suo inizio, non sia stato raggiunto un accordo tra le parti. Al termine di questi dieci giorni l’azienda può far partire l’operazione di cessione di ramo d’azienda senza ulteriori vincoli legislativi. Con queste regole appare evidente quanto impedire le esternalizzazioni od anche solo raggiungere un accordo per una buona armonizzazione che tuteli ampiamente i lavoratori sia operazione molto complicata. Tant’è che colmare le lacune legislative rappresenta un punto forte delle richieste sindacali all’Esecutivo rispetto a tutta la partita delle esternalizzazioni. Quanto all’incontro di oggi con Vodafone, ”il nostro obiettivo - spiega a Conquiste Raffaella Di Rodi, segretaria nazionale Fistel - è ottenere sufficienti garanzie per questi lavoratori su tre punti, essenzialmente: l’aspetto societario, le strategie del piano industriale e le prospettive future di questo gruppo; le garanzie sulla durata della commessa e sul mantenimento di tutte le normative in essere all’interno di Vodafone nella nuova azienda. In più, chiederemo l’apertura di un tavolo triangolare con le due aziende per il monitoraggio della commessa stessa e per trovare man mano tutte le soluzioni che dovessero risultare necessarie”. L’alta partecipazione registrata anche ieri alle iniziative messe in campo dalle organizzazioni sindacali rappresentano quell’elemento di forza in più, al tavolo di confronto, che l’azienda sbaglierebbe a sottovalutare.

giovedì 18 ottobre 2007

Chiesa: Il Papa, troppa precarietà sul lavoro

Giovedì 18 ottobre 2007
"vita.it"




Nel messaggio in occasione dell'apertura delle Settimane sociali che si sono aperte oggi.

Ecco uno stralcio della lettera del Papa Benedetto XVI a Mons. Arrigo Miglio, Vescovo di Ivrea e Presidente del Comitato Scientifico ed Organizzatore delle Settimane Sociali che si è aperta oggi a Pisa.


"l Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa, rifacendosi all'insegnamento del Concilio Ecumenico Vaticano II, specifica che “il bene comune non consiste nella semplice somma dei beni particolari di ciascun soggetto del corpo sociale. Essendo di tutti e di ciascuno è e rimane comune, perché indivisibile e perché soltanto insieme è possibile raggiungerlo, accrescerlo e custodirlo, anche in vista del futuro” (Cost. Gaudium et spes, 164). Già il teologo Francisco Suarez individuava un bonum commune omnium nationum, inteso come “bene comune del genere umano”. In passato, e ancor più oggi in tempo di globalizzazione, il bene comune va pertanto considerato e promosso anche nel contesto delle relazioni internazionali ed appare chiaro che, proprio per il fondamento sociale dell'esistenza umana, il bene di ciascuna persona risulta naturalmente interconnesso con il bene dell'intera umanità. L'amato Servo di Dio Giovanni Paolo II osservava, in proposito, nell'Enciclica Sollicitudo rei socialis che “si tratta dell'interdipendenza, sentita come sistema determinante di relazioni nel mondo contemporaneo, nelle sue componenti economica, culturale, politica e religiosa, e assunta come categoria morale” (n. 38). Ed aggiungeva: “Quando l'interdipendenza viene così riconosciuta, la correlativa risposta, come atteggiamento morale e sociale, come ‘virtù', è la solidarietà. Questa, dunque, non è un sentimento di vaga compassione o di superficiale intenerimento per i mali di tante persone, vicine o lontane. Al contrario, è la determinazione ferma e perseverante di impegnarsi per il bene comune: ossia per il bene di tutti e di ciascuno perché tutti siamo veramente responsabili di tutti” (ibid.).
Nell'Enciclica Deus caritas est ho voluto ricordare che “la formazione di strutture giuste non è immediatamente compito della Chiesa, ma appartiene alla sfera della politica, cioè all'ambito della ragione autoresponsabile” (n. 29). Ed ho poi notato che “in questo, il compito della Chiesa è mediato, in quanto le spetta di contribuire alla purificazione della ragione e al risveglio delle forze morali, senza le quali non vengono costruite strutture giuste, né queste possono essere operative a lungo” (ibid.). Quale occasione migliore di questa per ribadire che operare per un giusto ordine nella società è immediatamente compito proprio dei fedeli laici? Come cittadini dello Stato tocca ad essi partecipare in prima persona alla vita pubblica e, nel rispetto delle legittime autonomie, cooperare a configurare rettamente la vita sociale, insieme con tutti gli altri cittadini secondo le competenze di ognuno e sotto la propria autonoma responsabilità. (...) La cronaca quotidiana mostra che la società del nostro tempo ha di fronte molteplici emergenze etiche e sociali in grado di minare la sua stabilità e di compromettere seriamente il suo futuro. Particolarmente attuale è la questione antropologica, che abbraccia il rispetto della vita umana e l'attenzione da prestare alle esigenze della famiglia fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna. Come è stato più volte ribadito, non si tratta di valori e principi solo “cattolici”, ma di valori umani comuni da difendere e tutelare, come la giustizia, la pace e la salvaguardia del creato. Che dire, poi, dei problemi relativi al lavoro in rapporto alla famiglia e ai giovani? Quando la precarietà del lavoro non permette ai giovani di costruire una loro famiglia, lo sviluppo autentico e completo della società risulta seriamente compromesso. Riprendo qui l'invito che ebbi a rivolgere nel Convegno Ecclesiale di Verona ai cattolici italiani, perché sappiano cogliere con consapevolezza la grande opportunità che offrono queste sfide e reagiscano non con un rinunciatario ripiegamento su se stessi, ma, al contrario, con un rinnovato dinamismo, aprendosi con fiducia a nuovi rapporti e non trascurando nessuna delle energie capaci di contribuire alla crescita culturale e morale dell'Italia.

Segreteria provinciale SLC CGIL di Bologna: - "Da RSU dichiarazioni sconsiderate, provocatorie, false"

Giovedì 18 ottobre 2007
Comunicato della Segreteria Provinciale Slc-Cgil di Bologna ai Lavoratori

Ordine del giorno integrale approvato dalla Direzione Provinciale del SLC CGIL di Bologna del 18 ottobre 2007, inviata ai lavoratori questa sera alle 19.00:

Come Direzione provinciale del SLC CGIL di Bologna valutiamo profondamente errati quei ripetuti comportamenti e quelle pubbliche dichiarazioni di alcuni delegati SLC CGIL della Vodafone di Bologna, che stanno ingenerando confusione e disagio fra i lavoratori di Bologna.
Errati nonché dannosi per la tenuta unitaria del movimento sindacale nella difficilissima vertenza che le lavoratrici ed i lavoratori Vodafone, insieme ai Sindacati Confederali, stanno costruendo per la difesa della posizione di 914 lavoratori in via di esternalizzazione.
Di fronte alle ennesime dichiarazioni sconsiderate, provocatorie e palesemente fasulle - fra cui una presunta minaccia di espulsione!, inviate ai lavoratori Vodafone a firma "RSU Bologna" (?), non possiamo più tacere, per obbligo di rispetto e di chiarezza nei confronti dei lavoratori che rappresentiamo e per la tutela dell'immagine dell'organizzazione.

Il giorno 15 ottobre in effetti si è tenuto un incontro fra le RSU Vodafone CC della CGIL, la segreteria nazionale, il segretario generale, ed il responsabile provinciale di settore del SLC CGIL.
In tale incontro, che si voleva chiarificatore, le RSU suddette hanno espressamente ribadito l'appartenenza e la fedeltà alla CGIL, hanno affermato il desiderio di continuare un cammino comune, professando la loro buona fede ed addebitando alla passionalità eventuali loro intemperanze.
A fronte però di una esplicita richiesta di lavorare dunque insieme per la riuscita del presidio davanti alla Prefettura di Bologna durante lo sciopero del 19, come indicato in ripetuti comunicati nazionali ed in coerenza, a nostro avviso, con quanto definito nella riunione di coordinamento nazionale con le Segreterie, le RSU hanno ribadito il loro ennesimo rifiuto.

Noi riteniamo questo comportamento infantile ed irresponsabile, dannoso per il sindacato ma soprattutto per i lavoratori.
Dannoso per il clima di odio e la cultura del sospetto che sta alimentando nei confronti del sindacato, e per la cultura di delazione e di prevaricazione verso la libertà di opinione da cui scaturiscono "mostri" come la lista di proscrizione dei "crumiri" già oggetto di una comunicazione nazionale. Ribadiamo che questo clima di odio e contrapposizione fra lavoratori è lontano dalla storia della CGIL che si è sempre posta e sempre di porrà quale organizzazione democratica e responsabile anche nei momenti più duri della lotta.

Dannoso perché condiziona il buon esito delle mobilitazioni a favore dei colleghi esternalizzati, le cui esigenze vengono strumentalizzate per fini ideologici.
Dannoso perché mina la credibilità del fronte sindacale nei confronti della Azienda e perché rompe l'unità fra lavoratori, fra RSU, fra sindacati. A Bologna a causa di queste incredibili scelte non sarà possibile il 19 effettuare la prevista mobilitazione davanti alla Prefettura!

Dannoso perché abusa e tradisce la fiducia che i lavoratori hanno nei confronti dei loro delegati, usando argomenti speciosi (come quello del Coordinamento "organo supremo della volontà dei lavoratori") o menzogneri (come quello che la CGIL non voleva pagare i pullman per il presidio di Roma del 5 ottobre). A tale proposito è doveroso ricordare come la RSU Vodafone CC di Bologna è stata l'unica fra quelle che convergevano sulla manifestazione di Milano ad optare per il presidio di Roma, spacciandola come l'unica scelta giusta. Ci chiediamo allora: la grande e partecipata manifestazione di Milano aveva minore dignità? Le altre RSU che hanno contribuito all'indiscusso successo della manifestazione di Milano sono meno rappresentative? Forse avevano l'intenzione di depotenziare la lotta dei lavoratori? A noi questa ricostruzione proposta dalla RSU SLC Vodafone CC Bologna ci pare francamente poco credibile ed intellettualmente poco onesta.

Dannoso infine perché invita i nostri iscritti a disdire la tessera sindacale, senza neanche dare la possibilità di un sereno contraddittorio...

E' evidente che per la Direzione SLC CGIL tale comportamento è politicamente incompatibile con la linea della CGIL.
Quindi nessuna presunta minaccia, lontanissima dalla cultura di franca discussione e di confronto politico, a volte aspro, ma sempre leale, che caratterizza la CGIL, ma la chiara esplicitazione della totale contrarietà a come la RSU SLC Vodafone CC di Bologna sta manipolando questa delicata vertenza.

Un invito invece a lavorare per obiettivi unitari e coerenti, con modalità rispettose del dialogo e della dignità dei lavoratori tutti.

Il Papa: «Il precariato emergenza etica e sociale» - La Cei: «Lavoro stabile, sicuro e dignitoso»

Giovedì 18 ottobre 2007
"il messaggero.it"



«Lavoro stabile, sicuro e dignitoso. Senza questo elemento del lavoro stabile, sicuro e dignitoso diventa difficile parlare di bene comune». Queste le parole usate da monsignor Angelo Bagnasco, presidente della Cei e da ieri cardinale designato, prima dell'apertura della Settimana sociale. E alla domanda su cosa si aspettasse dai lavori, Bagnasco ha risposto che ci si attende «il rilancio della passione politica, che i cattolici si prendano cura del bene comune come insegna la dottrina sociale: hanno sempre dato il meglio e ci auguriamo che continuino a farlo».

Il Papa. Anche Benedetto XVI è intervenuto sul tema, nel messaggio inviato alla Settimana sociale: il «lavoro» è collocabile tra le «emergenze etiche e sociali» «in grado di minare la stabilità della società e di compromettere seriamente il suo futuro». Il messaggio denuncia come la «precarietà del lavoro» non permetta ai giovani di costruire una famiglia e come «lo sviluppo autentico e completo della società risulta seriamente compromesso».

Papa: precarietà lavoro è emergenza sociale

Giovedì 18 ottobre 2007
"ansa.it"



Il "lavoro" è collocabile tra le "emergenze etiche e sociali" "in grado di minare la stabilità della società e di compromettere seriamente il suo futuro". Lo afferma il Papa nel messaggio alla Settimana sociale della Cei, denunciando come la "precarietà del lavoro" non permetta ai giovani di costruire una famiglia e come "lo sviluppo autentico e completo della società risulta seriamente compromesso".

VITA E MATRIMONIO VALORI NON SOLO 'CATTOLICI'
Il "rispetto della vita umana e l'attenzione da prestare alle esigenze della famiglia fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna" non sono "valori e principi solo 'cattolici', ma valori umani comuni da difendere e tutelare, come la giustizia, la pace e la salvaguardia del creato". Lo afferma il Papa nel messaggio alla Settimana sociale della Cei, collocando vita e matrimonio tra le "emergenze etiche e sociali", insieme alla precarietà del lavoro.

CATTOLICI SI IMPEGNINO, IN AUTONOMIA, PER SOCIETA' GIUSTA
I cattolici, "come cittadini dello Stato" devono "partecipare in prima persona alla vita pubblica e, nel rispetto delle legittime autonomie, cooperare a configurare rettamente la vita sociale, insieme agli altri cittadini". Lo afferma il Papa nel messaggio che ha inviato alla 45.ma Settimana sociale, che si apre oggi a Pistoia. Il testo papale viene letto in assemblea dal nunzio in Italia mons. Giuseppe Bertello. Dopo aver ribadito che la Chiesa "non è un agente politico" ma deve piuttosto "purificare la ragione" e risvegliare "le forze morali", Benedetto XVI ha invitato i laici cattolici a "dedicarsi con generosità e coraggio" alla costruzione di un ordine sociale giusto. Il Papa ha quindi incitato i laici cattolici ad accettare le "sfide" del momento, a non reagire "con un rinunciatario ripiegamento su se stessi ma, al contrario, - ha detto - con un rinnovato dinamismo, aprendosi con fiducia a nuovi rapporti e non trascurando nessuna delle energie capaci di contribuire alla crescita culturale e morale dell'Italia". Dal canto suo la Chiesa offrirà il suo "peculiare contributo formando nelle classi politiche e imprenditoriali un genuino spirito di verità e di onestà, volto alla ricerca del bene comune e non del profitto personale".

LAICI IN POLITICA ASCOLTINO MAGISTERO
"Nel diretto impegno politico i laici sono chiamati a spendersi in prima persona attraverso l'esercizio delle competenze e contestualmente in ascolto del Magistero della Chiesa". Lo ha detto il presidente della Cei Angelo Bagnasco aprendo la Settimana social. "Non è questo il tempo - ha aggiunto - di disertare l'impegno, semmai di prepararlo e orientarlo".

I VESCOVI NON TACERANNO
"La parola dei pastori non potrà essere assente. Sarà una parola chiara, ferma e rispettosa, protesa anzitutto a ribadire i principi non negoziabili. Lo afferma Bagnasco inaugurando la Settimana sociale. "Chi sta vicino alla gente, al contrario di quanti si muovono da posizioni preconcette, - aggiunge - percepisce che esiste ed è forte l'attesa di una loro parola, dato che il delicato momento vissuto dal Paese rende ancora più forte l'esigenza di punti di riferimento autorevole".

Attenti a Vodafone, domani lo sciopero nazionale

Giovedì 18 ottobre 2007
"portel.it"



Se domani qualcosa nelle linee dell’operatore inglese non dovesse funzionare, non meravigliatevi: i dipendenti del gruppo saranno impegnati per un giorno a far sentire la propria voce in tutte le piazze italiane.

L’appuntamento era stato messo in calendario già da un pezzo, così come prevede le legge sui pubblici servizi, ed ora il countdown fa segnare un solo giorno alla fatidica manifestazione che riunirà idealmente Milano, Napoli, Roma, Ivrea, Padova e vari altri presidi.

Chi vorrà esprimere solidarietà a quei lavoratori che non si piegano alla decisione unilaterale di Vodafone di trasferirli ad un’altra azienda, dismettendo quindi le lavorazioni di back office per affidarli a Comdata, potrà recarsi fuori la prefettura della propria città, luogo del raduno previsto per domani, 19 ottobre 2007, a partire dalle 9 del mattino.

I sindacati hanno più volte richiamato i lavoratori ad una massiccia partecipazione alla protesta, soprattutto in considerazione dell’incontro che finalmente i manager dell’azienda si sono decisi a fissare con le rappresentanze unitarie.

Secondo le stime pubblicate sul sito VodafonePeople, volano della lotta sindacale, questo è il prospetto delle esternalizzazioni operande nei diversi stabilimenti:

Milano,117 Persone
Ivrea, 283 Persone
Padova, 148 Persone
Roma, 273 Persone
Napoli, 93 Persone

Il totale dei dipendenti interessati al cambio forzoso di datore di lavoro sarebbe confermato, dunque, in 914 su 4660 unità corrispondente al 19,87% dei lavoratori impiegati nei complessivi 8 call center.

La giornata di domani, in definitiva, potrebbe servire a rappresentare la vera forza delle organizzazioni sindacali in vista del tavolo di confronto cui dovrebbero sedersi nelle ore immediatamente successive alle proteste di piazza.

Se l’alto tasso di partecipazione sarà confermato Vodafone potrebbe essere messa di fronte alla necessità di modificare i propri piani e già qualcuno parla di un possibile duplice impegno della compagnia.

Da un lato, infatti, la società dovrebbe garantire il mantenimento degli stessi standard lavorativi ai dipendenti ceduti a Comdata, ma soprattutto essa potrebbe impegnarsi a riassumere quei lavoratori eventualmente considerati in esubero dalla società cessionaria.

Una sorta di responsabilità partecipata Vodafone nelle future decisioni dell’acquirente Comdata, una clausola che renderebbe meno pericoloso il futuro dei 914 dipendenti cui l’azienda vuol a tutti i costi dire addio.


Legge sulle esternalizzazioni - "E' ora di cambiare le regole"

Mercoledì 17 ottobre 2007
Comunicato sindacale della FISTel-CISL dell'Emilia-Romagna

La FISTel-CISL Emilia Romagna ritiene ormai inderogabile una seria riflessione sul tema molto sentito, in special modo nel settore delle TLC, delle cessioni di ramo d'azienda.

Come noto queste operazioni sono regolate dall'art.47 della legge 428/90 e dalle successive modifiche, ultima delle quali il Dlgs 18-2001: in base a questa normativa se un'azienda vuole cedere una parte delle sue attività (compresi i lavoratori) ad un'altra azienda deve rispettare essenzialmente due vincoli:
1 - l'azienda che acquisisce il ramo deve assicurare ai dipendenti lo stesso livello salariale in conformità con l'art. 2112 del codice civile (attenzione non lo stesso contratto, ma lo stesso livello salariale)
2 - l'azienda cedente è tenuta a convocare le rappresentanze sindacali costituite per illustrare il piano di cessione.
La legge inoltre prevede che contestualmente possa iniziare un percorso congiunto per arrivare ad un accordo di armonizzazione fra i diversi trattamenti aziendali ed eventualmente contrattuali. La legge dice altresì che detta consultazione si intende esaurita qualora, decorsi dieci giorni dal suo inizio, non sia stato raggiunto un accordo tra le parti Al termine di questi dieci giorni l'azienda può far partire l'operazione di cessione di ramo d'azienda senza ulteriori vincoli legislativi.

Con queste regole appare evidente quanto impedire le esternalizzazioni od anche solo raggiungere un accordo per una buona armonizzazione che tuteli ampiamente i lavoratori sia operazione molto complicata in quanto gli strumenti legislativi sono molto deboli se non addirittura inesistenti.

Il ricorso alle estenalizzazioni è iniziato nel 2000 da Telecom “attraverso la madre di tutte le privatizzazioni”; con ben 15 cessioni di ramo d’azienda dette operazioni hanno coinvolto più di tremila lavoratori). In seguito sono stati colpiti i lavoratori di H3G, Wind, ed ora Vodafone con il progetto di esternalizzare a Comdata 914 persone; quasi si voglia cambiare il modello d’impresa.

Occorre innanzitutto rilevare il fatto che queste New Co nascono sovradimensionate, procedono incerte per pochi anni e, in seguito, nel momento in cui la monocommessa garantita inizialmente dall’azienda cedente comincia a ridimensionarsi significatamente, entrano in uno stato di crisi. Le esternalizzazioni fin qui poste in essere di fatto non hanno portato né il miglioramento dei servizi né contenimento dei costi, hanno invece prodotto una evidente limitazione dei diritti dei lavoratori che si trovano a vivere nelle nuove realtà aziendali una preoccupante situazione di precariato.

Viste le esperienze sinora maturate non sembra esagerato definire le esternalizzazioni una forma occulta di ammortizzatore sociale di cui le aziende si sono dotate e che utilizzano ormai senza ritegno, ammortizzatore caratterizzato dalla durata contrattuale delle commesse e, soprattutto nelle aziende che vivono esclusivamente della sola commessa del cedente, nasconde di fatto una nuova tipologia di accompagnamento morbido al licenziamento.

Alla luce di tutto ciò, e soprattutto del fatto che migliaia di lavoratori hanno già dovuto subire l’impatto devastante di queste operazioni, pare ormai inderogabile una rivisitazione della materia.

Invitiamo pertanto politica e istituzioni a riflettere attentamente sul tema riformando o modificando una legge che ha fornito un’arma pericolosissima in mano alle aziende e che alimenta drammaticamente la precarietà dei lavoratori. Per far questo la CISL e tutto il sindacato devono promuovere le azioni di sensibilizzazione e di lotta necessarie a modificare normative e/o contratti.

mercoledì 17 ottobre 2007

Comunicato sindacale della RSU del Triveneto ai Lavoratori del Triveneto-Padova

Mercoledì 17 ottobre 2007
Comunicato sindacale della RSU Triveneto-Padova ai Lavoratori del Triveneto-Padova

EPPUR SI MUOVE….

Dopo settimane di comunicati aziendali, briefing in ogni call center d’Italia, nei quali si dipingevano il fatato mondo di COMDATA, e le “bugie” dei Sindacati…
…. Arriva finalmente una convocazione UFFICIALE da parte di Vodafone alle Organizzazioni Sindacali.
Inizialmente la data era quella del 19 ottobre, ma tutti noi abbiamo un importantissimo appuntamento da non perdere!

LO SCIOPERO NAZIONALE VODAFONE CON IL PRESIDIO DAVANTI ALLA PREFETTURA!

L’incontro con l’azienda avverra` solo successivamente, ma per sederci a quel tavolo dobbiamo essere forti di un’adesione compatta e massiccia di TUTTI i reparti alla mobilitazione di venerdi` 19 ottobre!!!

Non possiamo fermarci ora!

Non sedetevi sopra le rassicurazioni sul futuro in Comdata.. Potreste ritrovarvi senza la sedia.. E` un dato di fatto che 148 lavoratori padovani, 914 lavoratori Vodafone in tutta Italia sono TANTI, forse TROPPI per la gestione delle attivita` di back office.. Non sappiamo quali siano le strategie dell’azienda, ma NESSUNO puo` ritenersi al sicuro.. Da un giorno all’altro e` successo a 914 lavoratori del Call Center.. Domani potrebbero essere la Rete, It, le Vendite, la Front Line o chissa` che altro.. A voi le conclusioni..

Ora piu` che mai occorre compiere un importante sforzo e non mancare all’appuntamento di VENERDI` 19 OTTOBRE davanti alla Prefettura di Padova sita in Piazza Antenore, 1 (di fronte alla libreria Feltrinelli). Vi aspettiamo TUTTI alle ore 9.00.

.. Se avete dei dubbi a sacrificare una giornata di salario in cambio di un futuro lavorativo e i diritti acquisiti fino ad oggi, vi ricordiamo che nella busta paga di ottobre sara` presente l’una tantum di 410 euro cosi` come previsto dall’accordo per il rinnovo del biennio economico.

Lettera del Segretario Generale SLC-CGIL Emilio Miceli sulla vicenda dello Sciopero Vodafone a Bologna

Martedì 16 ottobre 2007

Lettera del Segretario Generale SLC-CGIL Emilio Miceli sulla vicenda dello Sciopero Vodafone a Bologna



Care/i Compagne/i,

ci sono giunte numerose segnalazioni circa la diffusione di una mail di fonte anonima nella quale viene presentata una vera e propria lista di proscrizione di lavoratori di Bologna che hanno scelto di non partecipare allo sciopero Vodafone contro la cessione di ramo d’azienda.

Nella mail i lavoratori che hanno dissentito sono stati definiti “crumiri”.

Riteniamo l’accaduto grave e pericoloso perché indice di una cultura sostanzialmente fascista e portatrice di un carico d’odio che nulla ha a che fare con il Sindacato Confederale.

Chi ha scritto quella mail, celandosi vergognosamente nell’anonimato, ha obiettivi diversi dalla battaglia dei lavoratori in difesa dei propri diritti; obiettivi inquietanti che devono alzare la soglia di preoccupazione e d’attenzione di tutti noi.

Chi usa simili metodi ha interesse a far sconfinare nell’intimidazione, nel terrore e nella violenza la lotta sindacale ipotecando la sconfitta dei lavoratori ed è pertanto avversario del Sindacato e dei lavoratori stessi.

La Segreteria nazionale della Slc/Cgil esprime pertanto la propria solidarietà ai lavoratori minacciati ed annuncia che sui fatti accaduti presenterà un esposto alla Autorità Giudiziaria affinché sia fatta piena luce sugli estensori e sulle cause che originano le minacce.

Fraterni saluti.

Email anonima contenente la "lista proscrizione" dei colleghi di bologna non aderenti allo sciopero

Mercoledì 17 ottobre 2007
l'email inviata da anonimo con la lista dei colleghi di bologna che non hanno aderito allo sciopero del 5 ottobre 2007; sono stati ovviamente omessi i dati relativi ai destinatari dell'email, il dominio dell'account utilizzato, i nomi dei lavoratori interessati.

From: scioperi_vodafone@---.--- [mailto:scioperi_vodafone@---.---]
Sent: venerdì 5 ottobre 2007 19.54
To: ---
Subject:

CARI AMICI,ECCO A VOI LA LISTA DEI CRUMIRI CHE SONO ENTRATI A BOLOGNA OGGI:

(segue lista nominativi, omessa)

martedì 16 ottobre 2007

Comunicazione delle Segreterie Nazionali alle RSU

Martedì 16 ottobre 2007
Comunicazione delle Segreterie Nazionali di SLC-CGIL, FISTel-CISL, UILCOM-UIL alle RSU

Le Segreterie Nazionali hanno proposto a Vodafone di incontrarsi il giorno dopo lo sciopero (20 Ottobre), al fine di verificare la disponibilità ad un confronto senza pregiudiziali. L’incontro avverrà quindi dopo lo sciopero ed i diversi presidi che nella mattinata si terranno sotto le Prefetture, per cui diviene fondamentale la massima mobilitazione per la loro riuscita.

Vi informiamo inoltre che il Governo (Ministero delle Attività Produttive e Ministero del Lavoro) ci ha comunicato la disponibilità ad un eventuale tavolo di mediazione, tra le Organizzazioni sindacali e l’impresa stessa.

Vi preavvisiamo inoltre che il Coordinamento Nazionale delle RSU sarà ovviamente convocato per il pomeriggio del giorno antecedente l’incontro con l’azienda, in un orario tale da favorire la massima partecipazione possibile.

Seguiranno le informazioni logistiche.

Comunicazione delle Segreterie Nazionali alle RSU

Lunedì 15 ottobre 2007
Comunicazione delle Segreterie Nazionali di SLC-CGIL, FISTel-CISL, UILCOM-UIL alle RSU

Alla luce della lettera giunta oggi dall’azienda - nella quale ci comunica che si rende disponibile a un confronto sindacale senza pregiudiziali già per venerdì prossimo nel tardo pomeriggio a Roma - diviene ancora più importante la riuscita della mobilitazione e dello sciopero proclamato per il giorno stesso 19 Ottobre. Occorre compiere un importante sforzo di mobilitazione, cioè, per la riuscita dello sciopero in tutto il gruppo e perché si abbia la massima partecipazione ai diversi presidi sotto le prefetture, al fine di avere il massimo rapporto di forza possibile nei confronti dell’azienda VODAFONE.

Lettera della Direzione Aziendale ai Segretari Generali

Venerdì 12 ottobre
dalla lettera della Direzione Aziendale ai Segretari Generali di SLC-CGIL, FISTel-CISL, UILCOM-UIL


Faccio seguito della mia nota dell'8 ottobre u.s. per esprimerVi quanto segue:
  • avendo preso atto dell'esperimento della procedura sindacale ex art. 47 l.428/90 relativo al trasferimento di ramo d'azienda alla società Comdata e impregiudicati i relativi effetti;
  • avendo ulteriormente preso atto della vostra posizione dichiarata con la proclamazione di sciopero per il giorno 19 ottobre p.v.;
  • nel comune interesse di una sollecita e chiara definizione delle condizioni di lavoro delle persone interessate che possa offrire loro un quadro di certezza sulle condizioni di trasferiemento,
ritengo estremamente utile avviare nel più breve tempo possibile un confronto ampio, complessivo e non pregiudiziale che entri nel merito del trasferimento e delle sue implicazioni. Sono quindi ad invitarVi ad un incontro con la vostra delegazione il giorno 19 ottobre p.v. alle ore 16.30 in Roma (sede da definirsi). Tale incontro rappresenta un momento significativo del nostro consueto sistema relazionale.

lunedì 15 ottobre 2007

La clausola Colao per i dipendenti Vodafone esternalizzati

Lunedì 15 ottobre 2007

di Pier Luigi Tolardo per "zeusnews.it"



Il sindacato potrebbe chiedere per i lavoratori ceduti a Comdata la stessa clausola che fu concessa a Vittorio Colao quando andò a gestire la Rizzoli.

Quando Vittorio Colao, amministratore delegato di Vodafone Italia, lasciò il gestore mobile, al cui successo aveva notevolmente contribuito, per andare a fare l'amministratore delegato di Rcs (Rizzoli - Corriere della Sera) ricevette una delle liquidazioni più ricche della storia dei manager italiani: diversi milioni di euro per alcuni anni di lavoro, che Colao volle in parte investire in azioni del Corrierone nazionale.

Due anni dopo, Colao dovette andare via da Rcs: gli azionisti del Corriere non lo ritenevano più capace di garantire il patto che riunisce quasi tutta l'imprenditoria e la finanza italiana che contano nella proprietà del primo quotidiano nazionale; inoltre non sopportavano la sua autonomia e la sua rigidità nei rapporti sindacali con giornalisti e grafici; forse non giovarono nemmeno i suoi rapporti non buonissimi con il direttore Paolo Mieli.

Colao nell'andare via dal Corriere ricevette i complimenti di tutti, nonostante il carattere: era un eccellente manager e per questo ricevette un'ennesima liquidazione milionaria.

Era anche in odore di santità: era stato vilmente spiato da Tronchetti e da una banda di pericolosi hacker.

Colao non rimase disoccupato neanche per un giorno: venne immediatamente riassunto in Vodafone, con una carica superiore a quella che aveva prima di andare in Rcs: vicepresidente per l'Europa, con una retribuzione (ovviamente) ancora più in alta.

Il sindacato sarebbe orientato a chiedere per i novecento lavoratori Vodafone ceduti a Comdata l'applicazione della "clausola Colao". Come Colao, questi dipendenti hanno contribuito al successo di Vodafone. Sono persone eccellenti, anche se magari possono avere con un brutto carattere o pessime relazioni sindacali, ma sempre eccellenti; e rispetto a Colao hanno il vantaggio di costare molto meno.

Nel caso si trovassero male a Comdata, Vodafone si potrebbe impegnare a riassumerli, possibilmente con un incarico migliore e una retribuzione più elevata.

domenica 14 ottobre 2007

Call Center: valutazione dei rischi da stress

Domenica 14 ottobre 2007
estratto dall'articolo "Call center veneti: gli RLS cercano la “partecipazione” alla valutazione dei rischi da stress", a cura di: Spisal dell’ASL n 16 di Padova, RLS-RSU di Vodafone Triveneto, RLS di Telecom Italia del Veneto, FISTel-CISL della Provincia di Padova, SLC-CGIL della Provincia di Padova.

"...Le considerazioni del presente articolo sono il frutto delle riunioni di coordinamento tra RLS e Spisal di Padova e propongono una valutazione descrittiva e preliminare dei problemi per la salute dei lavoratori di questi call center...."

Taglio dei dipendenti per le diverse sedi - Dettaglio sede di Padova-Triveneto

Domenica 14 ottobre 2007
comunicazione della RSU Triveneto: dettaglio dell'impatto provocato dalla riduzione del personale del progetto di esternalizzazione sul call center di padova - triveneto

Dettaglio sede di Padova - Triveneto (% Persone impattate dall'annunciata riduzione del personale):

totale dipendenti sede di Padova-Triveneto 910 (- 16.26 %)
operatori call center 447 (- 31.77 %)
team leader call center 34 (- 17.65 %)
totale dipendenti call center 481 (- 30.77 %)
operatori call center esternalizzati 142 (113 FTE)
team leader call center esternalizzati 6 (6 FTE)
totale dipendenti call center esternalizzati 148 (119 FTE)

Riepilogo Nazionale della riduzione del personale:

Milano 117 Persone, 95 FTE
Ivrea 283 Persone, 222 FTE
Padova 148 Persone, 119 FTE
Roma 273 Persone, 199 FTE
Napoli 93 Persone, 85 FTE

Totale 914 (720 FTE) su 4600 (3569 FTE) lavoratori, corrispondente al 19.87 % (20.17 % degli FTE) dei lavoratori impiegati nei complessivi 8 call center.
Di questi 914, 864 sono operatori ("Rep"), 50 Team Leader.

Nota: "FTE" (full-time equivalent, es: 1 FTE = 1 lavoratore full-time 40 ore settimanali oppure 2 lavoratori part-time a 20 ore settimanali)

venerdì 12 ottobre 2007

articoli vari sulle prossime manifestazioni politico/sociali con intervento lavoratori vodafone

Venerdì 12 ottobre 2007
estratti da articoli vari (il logo contiene il link all'articolo in versione integrale)

***

Ministri approvano il protocollo. Il 20 tantissimi a San Giovanni
"rossodisera.info"


"...Sono confermati 13 treni speciali e tutti pagheranno il biglietto. Si metteranno in strada 350 pullman e in mare una nave dalla Sardegna. Il corteo partirà nel primo pomeriggio da piazza Esedra. A San Giovanni verranno collocati tanti gazebo dove si potranno organizzare incontri. A conclusione un documento sarà letto da una lavoratrice di Vodafone. I contenuti: una manifestazione contro tutte le precarietà. Verrà data voce ai tanti punti di sofferenza che questo governo non ha risolto e sarà una manifestazione non del Pdci e di Prc, ma di tutti coloro- afferma Gabriele Polo- che quando c’era Berlusconi si sono opposti al liberismo”...."

***

«Plurali e indipendenti». Il 20 ottobre si presenta
"carta.org"


"...Federico Sciarpelleti, delegato Rsu di Vodafone, ha ricostruito la vicenda dell’esternalizzazione di 914 posti di lavoro da parte della multinazionale della telefonia. «Sarà una lavoratrice Vodafone–ha ricordato Sullo–a leggere il comunicato che chiuderà la manifestazione»...."

***

Welfare/Promotori: manifestazione del 20/10 è ancora opportuna
"apcom - virgilio notizie"

"..."Non ci saranno interventi politici - spiegano i promotori - perchè la manifestazione non è del Prc o del Pdci travestiti. Certo, hanno aderito anche i partiti ma l'unico intervento politico sarà un appello letto dal palco di San Giovanni da una precaria della Vodafone"...."

***

Bagno di realtà?
"aprileonline.info"

"...Prima di tutto il piano organizzativo: incontro a Piazza Esedra, partenza alle 15.30 e conclusione in Piazza San Giovanni, la "piazza" per definizione, in cui a fine corteo ci saranno musica, spettacoli e interventi, ma non politici, perché la manifestazione non è dei partiti. In conclusione il microfono passerà ad una ragazza, precaria della Vodafone, che leggerà il documento scritto assieme con gli organizzatori...."

***


Il precariato si può combattere
"aprileonline.info"


"...Un invito, questo, in qualche modo confermato da Roberto Di Palma, invitato all'incontro per dare voce al reale mondo dei lavoratori, essendo rappresentante di quei 914 operatori vodafon a rischio di licenziamento nei prossimi anni, dopo la scelta dell'azienda di vendere un suo rampo a un'altra società. La riflessione di Di Palma sembra convincere la platea, in particolare laddove viene messa in luce la gravità della decisione di un colosso economicamente florido come Vodafone (8 miliardi di fatturato l'anno, il 50% netto di utile), che ricorre a sistemi di precariato permessi dalla legge 30 (alla voce "cessione del ramo d'azienda") malgrado non sia assolutamente in difficoltà. Anzi...."

***

Roma: movimento "la sinistra" organizza giornata di mobilitazione
"asgmedia.it"

"...I temi su cui si articoleranno gli interventi finali che precederanno il concerto verteranno sul diritto allo studio dei disabili. Bilanci d'oro e lavoro a rischio: il caso vodafone. Sanità e precarietà.Cooperazione sociale. Sicurezza sul lavoro. Precarietà a teatro. Diritti sociali e partecipazione...."

Vodafone chi?

Mercoledì 10 ottobre 2007
di Peppino Caldarola, "http://peppinocaldarola.ilcannocchiale.it"

I sindacati hanno convocato un nuovo sciopero nazionale dei lavoratori del gruppo Vodafone. E’ in atto una ristrutturazione profonda in un’azienda che dovrebbe godere di buona salute, ristrutturazione che minaccia di buttar fuori migliaia di persone. E’ uno dei tanti conflitti sociali italiani in cui la parte soccombente è sempre quella del lavoro e di quello che è meno protetto. La vera notizia è che questa agitazione sindacale non riesce mai a diventare una notizia. Spero che una lettura attenta dei giornali di stamane mi smentisca, ma i dipendenti in lotta lamentano che non riescono a superare il muro dell’indifferenza e del silenzio da parte dei media. Non è successo a nessun gruppo in lotta con così tanta protervia. Viene a loro e viene anche a me in mente una domanda inquietante che nasce dal fatto che il gruppo Vodafone è brillante e divertente inserzionista su quasi tutta la carta stampata e su tutte le tv. Non sarà questa la ragione dell’indifferenza? E’ come se non si parlasse dello sciopero a Mirafiori su tutti gli organi di informazione che ospitano pubblicità a pagamento della Fiat! Quando si parla di libertà di informazione bisognerebbe partire da qui e non dai conduttori miliardari.

giovedì 11 ottobre 2007

Life is (not) now - Call Center Vodafone in subbuglio, una dipendente Vodafone scrive:

Mercoledì 10 ottobre 2007
lettera di Milena, una Dipendente Vodafone e di altri dieci colleghi, a "dagospia"



"...con la scusa della cessione di ramo d'azienda, ci sbolognano a un'altra società..." - "...un comparto formato da donne incinte, invalidi civili, omosessuali manifesti..."

Sono una dipendente Vodafone, ceduta a Comdata, notizia appresa leggendo il “Sole 24Ore”. Mi sono chiesta spesso cosa sarebbe accaduto se fossimo rimasti Omnitel, con quelle persone in grado di cambiare le cose in Italia, di dare speranza, futuro e lavoro ad una paese bloccato da monopoli di legge o di fatto di vario tipo. Adesso me lo chiedo senza sosta.
Siamo 914 in tutta Italia ad essere "esternalizzati." Questa parola nel giro di poche ore e`diventata parte attiva della nostra vita, ci fa compagnia quando lavoriamo, quando siamo in saletta caffe`, quando facciamo la spesa, quando portiamo i nostri figli all`asilo. un pensiero fisso. Unica certezza granitica che colma i vuoti, i silenzi, l`assenza di informazioni di questi giorni.

La cosa che piu` preoccupa tutti noi e intendo non solo i 914 di Vodafone direttamente coinvolti nella esternalizzazione, ma tutta la community degli assunti a tempo indeterminato di qualunque realtà italiana è questo uso indiscriminato della legge sulla cessione del ramo d'azienda sempre più da parte di società sane e con profitti da capogiro...

Bertinotti disse che una delle prime cose da affrontare, una volta arrivati al governo, sarebbe stato limitare l'uso della cessione di ramo d'azienda a quelle società che realmente sono in difficoltà, e dare più regolamentazione al Far West dei call center. Per Atesia ci sono riusciti ma per Wind prima e per Vodafone ora, entrambe realtà di primo piano della nostra economia, adesso, non sento proferire parola.

Nei call center Vodafone ci sono all'incirca 5000 persone, anzi adesso 4086, ma noi siamo solo la punta dell'iceberg. Tutte le aziende italiane stanno immobili e col fiato sospeso a guardare cosa accadrà nei prossimi giorni, sperando che nulla accada e che tutto prosegua lungo la scia del percorso già tracciato, perché se riuscirà la ricca e famosa Vodafone a sbolognare i dipendenti senza una reale necessità ma solo per ridurre i suoi costi ed essere più appetibile per i suoi Stakeholders allora sì, potranno farlo veramente tutti. Per questo serve un segnale forte da parte di governo e sindacati e serve adesso con gli strumenti di legge appropriati per contrastare un atto socialmente irresponsabile anche se legalmente possibile. Occorre riassegnare certezza al diritto.

Vorrei sottolineare la disinvoltura con cui l'Amministratore Delegato - Guindani - descrive l'operazione come un'occasione per Vodafone di dimostrare alle altre aziende come si fa cessione, anche dei dipendenti. Noi siamo certi che avrebbe tanto da "insegnare", in termini di strategia d'impresa ai danni dei dipendenti. Vorrei invece su questo punto richiamarlo alla responsabilita`sociale d`impresa, vorrei che vedesse nell`operazione avviata ma non conclusa un`occasione diversa, socialmente importante come quella di riempire, per primo, lui, questa frase da vetrina, di un significato concreto e vero e cioè il dovere di un'azienda sana e ricca di mantenere alle sue dipendenze quella forza lavoro che ha contribuito a far si che l'azienda diventasse quello che oggi è.

(…) Non c'è nessun indirizzo giusto nella legge 30, l'unico corretto è quello del mittente, va rispedita indietro, al Governo, perché non legittimi il cammino verso il ricorso alla delocalizzazione e non alimenti i focolai di intolleranza tra deprivati, sempre più stratificati in forme nuove di semischiavitù. "Oggi ero a tempo indeterminato, dal 1 novembre sarò a tempo indeterminato da 6 mesi a due anni" perché questo oggi la legge mi dice.

Ridiamo alle parole il loro significato, ridiamo concretezza e realtà al Diritto per evitare che la nostra societa` diventi ancora piu` surreale, per evitare che gli abusi dilaghino ovunque e sempre piu`tutelati dalla legge. Cosa possiamo prendere come parametro di riferimento? Forse cio`che`e`immorale non puo`diventare legale?

(…) In questi call center lavorano persone laureate nelle discipline più svariate, architettura, legge, economia, lingue, matematica, per anni guidati da personaggi con il naso colante e gli occhi arrossati, con un quoziente intellettivo discutibile ed un livello culturale decisamente medio-basso che è stato comunque sufficiente a garantire loro una carriera più che discreta.

Siamo da diverso tempo definita la generazione dei 1000 euro, adesso aggiungo la generazione del Mutuo che cresce ogni mese, la prima generazione che cresce i propri figli senza il supporto di una rete parentale perché queste cose ce le siamo perse per strada quando il paese è diventato più borghese, siamo la prima generazione che, laureata con conoscenze di lingue ed informatica, riesce ad ottenere un lavoro dopo anni di gavetta e precariato che neanche da lontano somiglia a quello dei propri genitori e men che meno a quello dei propri sogni.

Siamo la prima generazione che non ha più certezza di diritti. Noi non siamo attaccati ai privilegi, e non perche` non li conosciamo, non pensiamo di aver ereditato tutto dai nostri padri ma pensiamo che quel poco che abbiamo lo abbiamo avuto in prestito dai nostri figli, e dentro questo prestito ci metto tutto: civiltà, cultura, solidarietà, senso di responsabilità: è un approccio alla vita più vasto, che si basa sull'imparare ad accontentarsi e non a voler avere sempre di più a danno di chi ha sempre di meno!
Avete un tale potere distruttivo: divorate e fagocitate fiducia, futuro, speranza, di menti giovani e brillanti che si sono ritrovate a fare l`unico lavoro oggi possibile in Italia perché in questo paese nulla viene "lasciato" ai giovani...

Noi rispettiamo le regole, noi pranziamo in un quarto d'ora perché la stragrande maggioranza di noi è part-time e non ha la pausa pranzo, noi lavoriamo Natale, Capodanno, Pasqua di tutti gli anni, noi abbiamo fatto crescere i nostri bambini nei nidi e con le baby-sitter mandando indietro il magone che ti assale ogni volta che li lasci in mani estranee perché pensi "devo andare, se potessi starei a casa", e mi chiedo come mai mia madre 36 anni fa ha potuto scegliere ed io no, nonostante mio marito sia un ingegnere informatico, quadro, non scemo, e mio padre fosse un impiegato diplomato. (non rubava).

(…) Non si può consentire a questa azienda addirittura di far scuola sulla cessione, di fare dell'operazione un modello per le imprese Hanno sempre quel tocco di British che rende tutto più elegante! Siamo al delirio d'onnipotenza: diventare anche nella bassezza un modello a cui far riferimento. Ma chi ascolta nefandezze come questa riesce a mostrare la sua indignazione? Oppure l'abitudine ci ha reso così cinici che non c'è alcuna condanna espressa dal viso di chi ascolta? Hanno silenziosamente toccato il fondo della spudoratezza e dobbiamo anche stare attenti a dirlo. Loro agiscono senza conseguenze, se noi diciamo cosa loro fanno siamo punibili legalmente. Che parola viene in mente a voi?

Io non so come si siano svolte le cose negli altri call center Vodafone, so come si sono svolte nel mio. Sono state cedute ad altra società: Molte persone appartenenti a categorie protette, con le invalidità di ogni sorta. Molte mamme, alcune incinte. Omosessuali manifesti. Diverse persone iscritte al sindacato. Dipendenti full-time con notevole anzianità e quindi costosi in termini di scatti acquisiti nel tempo.

Ad alcuni dei "prescelti" appartengono più di una di queste caratteristiche (fortunati!). Queste persone sono state riunite ad Aprile 2007 in un gruppo, nuovo, per una nuova attività che veniva ereditata da Ivrea, si chiama Acquisizione Corporate: si attivano le sim dei clienti aziendali Vodafone. Un'attività gestita per anni ad Ivrea, affiancata già da Comdata, viene portata a Milano per una piccola parte. Le persone che dovranno occuparsi di questa nuova attività vengono soprattutto dal 190, poche anche da altri reparti ma stranamente sono tante mamme, quasi il 50% del gruppo, qualche omosessuale e qualche full-time di lunga anzianità. All'attività di Variazioni vengono invece indirizzati tanti appartenenti alle categorie protette; anche qui circa il 50% del gruppo è costituito da dipendenti diversamente abili.

Chiedo spiegazioni sul criterio di selezione: perché così tante mamme, molte con bimbi piccolissimi? Perché i disabili, così tanti insieme? E' sempre stato seguito un criterio eterogeneo in azienda per la creazione dei gruppi di lavoro, ma non questa volta, in questo caso, nel formare l'Acquisizione Corporate a Milano. "Lo abbiamo fatto per voi" -è stata la risposta- "Avrete meno stress, turni più agevoli, non estremi". Altri ci hanno detto "Perché siete molto bravi".

(…) Facevamo tutti parte senza saperlo del ramo che sarebbe stato ceduto. Una selezione fatta con estrema oculatezza, le persone che nel tempo avevano fatto un po' di richieste, le mamme con i loro turni più agevolati che bloccavano la pianificazione nelle front-line (ma non lo abbiamo chiesto noi, è una agevolazione che ci dava l'azienda), i Gay, gli iscritti al sindacato, i full-time con parecchia anzianita`, le categorie protette, ma perché poi si chiamano cosi` se nessuno le protegge?

Tutto questo senza che nessuno sollevi dito o voce per dire che grazie ad una disposizione di legge sono stati annichiliti in un attimo 60 anni di democrazia e tutele del lavoratore come parte più debole del rapporto contrattuale. Perché qui non è solo lavoro, grazie ad un articolo di legge appositamente creato si e` dato luogo alla discriminazione più violenta e becera che si sia svolta in un paese civile da parte di una grossa realtà aziendale. La mia è una realta`aziendale impegnata anche nel sociale.
Dimenticavo però il precedente più illustre: Telecom Italia. I fratelli maggiori spianano sempre un po' la strada.
Ridiamo certezza al Diritto, aiutateci a ridare valore al Lavoro.

Vodafone in salita a Londra, voci di possibile cambio vertice

Giovedì 11 ottobre 2007
"Agenzia Reuters - Borsa Italiana"



LONDRA - Le voci di mercato su un possibile cambio dei vertici di Vodafone stanno spingendo al rialzo il titolo del colosso telefonico inglese.

Secondo quanto riportato dai trader, il Ceo Arun Sarin, potrebbe essere in procinto di lasciare la società.
"Ci sono voci secondo cui Sarin potrebbe essere vicino a presentare le dimissioni e la reazione del mercato fa capire che si tratterebbe di una novità positiva, anche se io non credo che potrebbe essere d'aiuto per la società", dice un trader.
Una portavoce di Vodafone ha detto di non essere al corrente di una decisione in tal senso, mentre altri dirigenti non hanno voluto commentare la voce. Alle 10,45 circa il titolo Vodafone sale del 2,35%.

Comunicato sindacale RSU Ivrea

Mercoledì 10 ottobre 2007
Comunicato della RSU di Ivrea ai Lavoratori

Per chiarire il percorso di lotta che abbiamo affrontato e stiamo affrontando, ci teniamo a qualche essenziale precisazione:
  1. La vertenza in corso e’ una vertenza CONTRO VODAFONE, cioe’ contro la decisione di cedere 914 lavoratori, che giudichiamo ingiusta socialmente, grave sindacalmente, sbagliata in termini di prospettive industriali e rischiosa per la sopravvivenza dell’impresa.
  2. La legge che consente la cessione di ramo d’impresa e’ del 1990: l’operazione che l’azienda sta compiendo potrebbe realizzarsi oggi, cosi’ come sarebbe potuta avvenite nel 1995 o nel 2003, tant’e’ che il da noi piu’ volte citato “spezzatino Olivetti” avvenne sotto quella legge.
  3. Il d.lgs 276/03, attuativo della famosa legge 30, ha (tra le tante altre cose) in parte modificato la suddetta legge del 1990, probabilmente agevolando queste operazioni MA NON stravolgendo la legge in vigore.
  4. Pertanto ribadiamo che i presidi, lo sciopero, le manifestazioni e tutte le iniziative delle scorse e delle prossime settimane, sono dirette contro la decisione dell’azienda e per dare risposte sindacali ai lavoratori di Vodafone. Le risposte legislative/normative, SE ci saranno, arriveranno comunque TRA MOLTI MESI, quando ormai questa operazione sara’ superata.
In conclusione:
Noi non siamo qui per farvi perdere ne’ tempo ne’ ore di sciopero in battaglie POLITICHE che NON appartengono a questa vicenda. Ora la priorita’ E’ VODAFONE. Qualsiasi altra battaglia di piu’ ampio respiro per migliorare le tutele di tutti i lavoratori (non solo di Vodafone), ci vedra’ sempre d’accordo e in prima fila. MA ADESSO DOBBIAMO DIFENDERE NELL’IMMEDIATO I NOSTRI DIRITTI DI LAVORATORI VODAFONE.

Vodafone e il mestiere del sindacato

Giovedi' 11 ottobre 2007
di Emilio Miceli, Segretario Generale SLC-CGIL

E' sempre difficile misurarsi con linguaggi e opinioni che cercano di intimidire. Capita talvolta che si agiti la clava per sospingerci nel vecchio recinto delle parole dimenticate, come ideologia, conflitto. Nasce allora il dubbio, e Pier Luigi Celli lo conferma, che senza l'idea del recinto si perdano le certezze. Si rischia, insomma, di perdere la bussola. Non essendo, noi, nostalgici di quelle parole, vogliamo invece rappresentare le ansie e le insicurezze di tanti ragazzi e ragazze che lavorano in Vodafone o in altre aziende di Tlc, per i quali quelle parole non hanno nemmeno grande significato. Nostro compito è parlare di problemi, difendere le condizioni di vita di quelle persone (non è il mestiere del sindacato?), e farlo con intelligenza. Sapendo che è cambiato il modello organizzativo delle aziende ed il loro rapporto con il mercato. E allora Vodafone sbaglia perché intende cambiare un modello ancora oggi vincente. Ci piacerebbe, insieme, parlare, per una azienda che conta decine di milioni di clienti, del suo rapporto con il Paese, che non è solo un mercato, ma, appunto, un Paese. Dunque, la ragione: non l'ideologia nè il conflitto. Se poi si guarda a questo mondo, dove imperava fino a qualche anno fa «uno Stato un mercato un'azienda", è ingeneroso banalizzare sulla funzione del sindacato. Ma c'è un'idea che appartiene al recinto opposto, anche questo da smontare se si vuole liberare il dibattito: quella che l'azienda sia la culla delle garanzie, la grande madre, infallibile, che sa sempre il fatto suo! Idea sbagliata sempre, anche in Vodafone. Dove basterà parlarne con i tanti ragazzi che in questi mesi sono stati spostati nel "futuro ramo" d'azienda: ragazze "reduci" da una maternità, categorie protette, delegati sindacali. Un ramo cresciuto improvvisamente e che nasconde anche licenziamenti mascherati e resi possibili da qualche comma della legge 30, normativa non certo demoniaca ma da cambiare in molti suoi aspetti. Mi creda, caro Celli, dare voce anche ai lavoratori è necessario. Non le sfuggirà che le aziende troppo spesso non sono, purtroppo, quelle rappresentate dagli spot pubblicitari!

Nuovi scioperi in Vodafone

Giovedì 11 ottobre 2007
di Pier Luigi Tolardo per "zeusnews.it"



I sindacati proclamano un'altra giornata di sciopero ma intanto si profilano divisioni all'interno dello stesso fronte sindacale.

Dopo lo sciopero del 5 ottobre (riuscitissimo secondo il sindacato, con una partecipazione quasi totalitaria dei dipendenti, fallito secondo la direzione Vodafone) continua la mobilitazione dei lavoratori del gestore mobile contro l'esternalizzalizzazione del backoffice del servizio clienti, con più di novecento lavoratori addetti che verranno ceduti a Comdata.

Un'altra giornata di sciopero è stata proclamata per il 19 ottobre con presidi di fronte alle prefetture di Milano, Torino, Padova, Roma. Per la Cgil la decisione di esternalizzare questi lavoratori è antisociale ed è finalizzata a espellere da Vodafone delegati sindacali, mamme appena tornate dalla maternità, giovani con contratto part-time; la Cgil ipotizza addirittura la proclamazione di uno sciopero generale dei lavoratori delle Telco italiane contro le esternalizzazioni.

Vodafone ribadisce che i lavoratori manterranno in Comdata il trattamento salariale e normativo dell'attuale contratto integrativo e continueranno a lavorare nelle stesse sedi di lavoro o a poca distanza; il contratto di appalto a Comdata dovrebbe avere una durata superiore ai cinque anni.

Si profila purtroppo anche una prima divisione all'interno del fronte sindacale: il Slc-Cgil è più intransigente sul no all'esternalizzazione e la Fistel-Cisl e la Uilcom-Uil sono più disponibili a discuterne per definire maggiori tutele a favore dei lavoratori.

Un eventuale referendum fra i lavoratori Vodafone su un'ipotesi di accordo sindacale che non prevedesse la cosidetta "clausola di salvaguardia" che garantisca il rientro dei lavoratori in Vodafone in caso di crisi di Comdata o di termine della commessa troverebbe la stragrande maggioranza dei lavoratori fortemente contraria.

Pare che anche quattro dirigenti del settore Vodafone interessato all'esternalizzazione dovrebbero traslocare in Comdata; ma il sospetto dei lavoratori è che solo a questi manager la garanzia dei rientro in Vodafone in caso di problemi venga concessa.

mercoledì 10 ottobre 2007

Comunicato stampa Slc-Cgil

Mercoledì 10 ottobre 2007
Comunicato stampa della Segreteria Nazionale Slc-Cgil

VODAFONE: SOSPENDERE CESSIONE

Prendiamo atto, come Segreteria Nazionale SLC-CGIL della nota che l’Unione industriali di Roma ci ha mandato il giorno 8 Ottobre. Una nota che dichiara esaurita la procedura ai sensi della legge 428/90 e con la quale ci viene comunicato che nulla cambia rispetto al progetto di Vodafone di cedere, ai primi di novembre, 914 lavoratori a Comdata. Rileviamo la contraddizione di un’azienda che, da un lato, dichiara a parole tutta la propria disponibilità a discutere con i sindacati (si veda la lettera del Direttore Risorse Umane inviata alle Segreterie Nazionali sempre il giorno 8 Ottobre) e poi, dall’altro, ci fa inviare dalla Confindustria di Roma una comunicazione siffatta. Ci interroghiamo, allora, sulla reale volontà dell’azienda e vorremo capire se siamo ormai al gioco delle parti. Se cioè l’azienda pensa di poter prendere in giro, così impunemente, lavoratori ed organizzazioni sindacali. Il dubbio leggendo due lettere così diverse, inviate lo stesso giorno, è quanto mai legittimo. Ribadiamo come SLC-CGIL la nostra contrarietà al progetto di esternalizzazione presentato da Vodafone, sbagliato socialmente e industrialmente; e confermiamo la mobilitazione in atto e le iniziative già decise insieme al Coordinamento Nazionale delle RSU. A partire dalla proclamazione di un secondo sciopero per tutto il gruppo per venerdì 19 ottobre 2007. Inoltre essendo numerosi i punti che non ci convincono e su cui l’azienda deve darci risposte convincenti - contrariamente a quanto fatto finora - diffidiamo Vodafone a procedere come se nulla fosse accaduto, soprattutto dopo lo sciopero ampiamente riuscito del 5 ottobre u.s.
Il 1 Novembre non è un feticcio; una data oltre la quale, se c’è realmente la volontà di confrontarsi, non si possa andare senza cedere i lavoratori a Comdata.
Il 1 Novembre è una scelta aziendale, come tale sempre modificabile.
La cessione va sospesa.

Interrogazione Parlamentare presentata alla Camera dei Deputati (Rifondazione Comunista)

Mercoledì 10 ottobre 2007
Interrogazione Parlamentare presentata alla Camera dei Deputati, Deputati firmatari: Peppe De Cristofaro (Rifondazione Comunista)



Atto Camera
Interrogazione a risposta scritta 4-05188
presentata da
PEPPE DE CRISTOFARO
mercoledì 10 ottobre 2007 nella seduta n.221
DE CRISTOFARO.
- Al Ministro del lavoro e della previdenza sociale, al Ministro dello sviluppo
economico. -

Per sapere - premesso che:

Vodafone, colosso multinazionale delle telecomunicazioni, con 8,1 miliardi di euro di fatturato solo sul mercato italiano e oltre 4 miliardi di euro di utili è in una fase di forte espansione, come dichiarato anche in un'intervista, dall'Amministratore delegato di Vodafone Italia Pietro Guindani, a Il Sole-24 ore, detiene circa il 32,8 per cento della quota di mercato della telefonia mobile del nostro Paese, con 27,4 milioni di utenze, con oltre 7.000 punti vendita in Italia, 9.200 dipendenti e ben 8 call center sparsi su tutto il territorio nazionale;

in data 17 settembre 2007 una lettera, firmata dall'Amministratore delegato comunicava la cessione
del 10 per cento (914 lavoratori) dei propri dipendenti a Comdata, nonostante la Vodafone Italia sia, per ammissione dello stesso Amministratore delegato «in una cornice di sviluppo e di stabilità occupazione coerente con i nostri valori»;

malgrado tale dichiarazione e soprattutto un fatturato in continua crescita, viene deciso che un servizio importantissimo come quello del costumer care dislocato in 5 importanti sedi, al solo scopo di ridurre i costi, venga esternalizzato senza tenere conto dell'impatto occupazionale e dei diritti dei lavoratori strettamente connessi al rinnovo della commessa;

con questa cessione di ramo d'impresa, una vera e propria esternalizzazione del comparto customer
care, Vodafone facendosi schermo della normativa contenuta nella legge 30, di fatto, ad avviso dell'interrogante, mette in atto un vero e proprio licenziamento collettivo, poiché nessuna garanzia viene offerta ai 914 lavoratori che nella nuova collocazione possano mantenere le garanzie contrattuali previste all'atto della loro assunzione, garanzie peraltro già aggirate con tale procedura;

una tale operazione si configura dunque come un vero taglio di personale a favore di una società esternalizzata che offre indiscutibilmente una soglia di diritto più bassa in merito alla stabilità occupazionale e nello stesso tempo, qualora una tale operazione passasse, diventerebbe un precedente capace di mettere a rischio molti altri settori della stessa Vodafone Italia che potrebbero subire la stessa sorte;

i lavoratori interessati a tale esternalizzazione sono per la maggior parte operatori di call center, prevalentemente di Napoli e Roma, anche se l'operazione interessa anche i lavoratori dislocati nei
call center di Ivrea, Milano, Padova, il 70 per cento per cento dei quali sono donne;

sabato 6 ottobre si è svolta una mobilitazione che ha interessato i lavoratori della Vodafone in tutta
Italia e una manifestazione a Roma durante la quale una delegazione di lavoratori, ricevuta dal sottosegretario del Ministero del lavoro on. Rosa Rinaldi, ha fatto richiesta di dare via a un confronto con le parti da tenersi in tempi brevissimi per ottenere da parte della Vodafone la revoca della cessione del comparto customer care ad una ditta esterna;

quali notizie in merito abbiano i Ministri interrogati e quali procedure intendano avviare per evitare - dopo i casi di TIM e H3G - che attraverso l'esternalizzazione dei custumer care non si metta a rischio il posto di lavoro di centinaia di persone le loro tutele e i loro diritti.

Convocazione del Coordinamento Nazionale RSU Vodafone

Martedì 9 ottobre 2007
dalla Comunicazione delle Segreterie Nazionali di Slc-Cgil, Fistel-Cisl, Uilcom-Uil

è convocato il Coordinamento Nazionale delle RSU del gruppo VODAFONE per il giorno 22 c.m., alle ore 14,00 a Roma presso la sede della FILT CGIL – Sala “Turtura” – in Via Morgagni n. 27.

Comunicato della RSU di Bologna ai Lavoratori

Mercoledì 10 ottobre 2007
Comunicato della RSU di Bologna ai Lavoratori

curiosa evoluzione della vertenza...

Ciao a tutti, lo sciopero del 5 ottobre scorso ha visto una adesione intorno al 95% complessiva di tutte le sedi Vodafone, mentre nella sede di Bologna sono solo 18 gli irresponsabili che egoisticamente non hanno aderito alla giornata di mobilitazione, non capendo (o fingendolo opportunisticamente) che cosi’ facendo agiscono contro il sacrificio e gli interessi di tutti.

Da Bologna sono partiti due Pullman alla volta di Roma sui quali hanno trovato ospitalita’ 16 straordinari colleghi che ci hanno raggiunto da Ivrea (a tale proposito ringraziamo quanti hanno contribuito alla sottoscrizione, la somma raccolta e’ di 975 euro),. Punto di ritrovo a Roma: piazza S.Apostoli. L’accoglienza riservataci dai tanti colleghi di Catania, Napoli e Roma, che gia’ affollavano la piazza quando siamo arrivati, e’ stata da brividi; invitiamo tutti i colleghi che c’erano a raccontare a chi non ha potuto essere presente la grande emozione provata. Dopo una serie di appassionati interventi di diversi delegati e lavoratori ci siamo diretti verso piazza Montecitorio, di fronte alla Camera dei Deputati, raggiungendo cosi’ l’obiettivo prefissatoci: il coinvolgimento della politica e la fondamentale visibilita’ mediatica. Una delegazione di lavoratrici e lavoratori e’ stata ricevuta da alcuni Deputati della maggioranza parlamentare e successivamente dalla Sottosegretaria al Ministero del Lavoro, Rosa Rinaldi; il TG1 delle 20 e il TG3 (edizione nazionale) hanno dedicato servizi alla manifestazione romana e diversi quotidiani, il giorno dopo, hanno pubblicato articoli e foto della coloratissima piazza della Capitale. Durante l’incontro al Ministero la nostra delegazione ha rappresentato in quella sede i pericoli, l’angoscia, le difficolta’ della situazione che i lavoratori di Vodafone stanno vivendo e la determinata volonta’ di contrastare la nefasta scelta compiuta dall’azienda, denunciando contestualmente la necessita’ di un intervento di modifica del quadro normativo che permette queste aberrazioni (legge 30 in primis). La Sottosegretaria Rosa Rinaldi ha innanzitutto espresso la propria piena solidarieta’ personale a tutti noi lavoratori e successivamente caldeggiato anche il coinvolgimento del Ministero dello Sviluppo Economico. La Sottosegretaria ha, inoltre, assicurato che sara’ dettagliatamente verificata l’effettiva sussistenza delle condizioni normative su cui si sviluppa questa operazione. E’ ora necessario proseguire in questa direzione, ampliando maggiormente la portata delle mobilitazioni e mettere in campo da subito ulteriori iniziative di carattere sindacale e politico per il raggiungimento dell’obiettivo. La strada che stiamo percorrendo e’ quella giusta, lo testimoniano le parole del Segretario nazionale Slc-Cgil Alessandro Genovesi che riportiamo testualmente: «...si deve cambiare la norma sulle cessioni, tornando alla legge preesistente ma aggiungendo la codatorialità e la responsabilità in solido»; prosegue poi «…oltre al prossimo sciopero Vodafone bisogna lanciare una mobilitazione di settore, perché siamo alla fase due della ristrutturazione delle tlc, e lo stesso governo non può tacere: dobbiamo stare con i lavoratori al di là delle sigle sindacali». Queste dichiarazioni non possono che farci piacere perche’ in linea con quanto da sempre sostenuto dalla Rsu di Bologna e trovano riscontro con la posizione espressa da diversi delegati nei giorni che hanno preceduto la manifestazione. E’ di ieri invece la notizia della proclamazione di una seconda giornata di sciopero dell’intero gruppo Vodafone per il prossimo 19 Ottobre. La mobilitazione si sviluppera’ organizzando presidi davanti alle prefetture nelle singoli citta’. Ci chiediamo, e’ utile questo tipo di mobilitazione? Ci aiuta nella vertenza in corso? Ci aiuta nella lotta che stiamo conducendo per l’abrogazione della legge 30? Reputiamo questa scelta sbagliata e decisamente insufficiente perche’ determina un contenimento della mobilitazione invece che una sua naturale espansione. E’ inevitabile a questo punto fare il confronto tra le dichiarazioni di intenti espresse dagli esponenti delle Segreterie Nazionali Slc-Cgil e le proposte concrete annunciate; noi sosteniamo che questa battaglia vada condotta diversamente, esprimendo il massimo della forza possibile per contrastare queste e le altre aggressioni che l’azienda intendera’ produrre, anche in futuro. Consideriamo che la naturale evoluzione della vertenza debba trovare lo sbocco in una grande manifestazione a Roma di tutti i lavoratori Vodafone, per rafforzare quanto fin’ora fatto e determinare un salto di qualita’. Per modificare in tal senso l’impostazione della prossima mobilitazione, assieme a molti altri delegati di tutta Italia, abbiamo richiesto una convocazione urgente del Coordinamento Nazionale; la comunicazione, poi, della data del 22 ottobre (quindi successiva allo sciopero!) non solo tradisce una volonta’ di freno delle iniziative di lotta (e ce ne chiediamo il perche’…), ma evidenzia per l’ennesima volta una gestione verticistica delle dinamiche sindacali, illegittima e perdente; sempre piu’ sorda rispetto alle richieste provenienti dai luoghi di lavoro: solo l’unita’ dei lavoratori, qui, in Vodafone e nel settore, potra’ modificare queste prassi negative. Gravissima la decisione annunciata ieri dalle Segreterie Fistel Cisl e Uilcom Uil: queste organizzazioni sindacali hanno indetto e poi partecipato ad uno sciopero riuscitissimo con l’obiettivo di contrastare la cessione e sulla base del grande successo ottenuto, cosa fanno? Cambiano obiettivo e annunciano di essere pronti a trattare le condizioni dell’esternalizzazione senza che nessun lavoratore abbia conferito loro questo mandato. Non e’ questa la fase e non e’ questo il momento. Crediamo che ci sia qualcuno, con tutta evidenza, che stia “giocando a perdere”, adesso e per il futuro. I lavoratori non ci stanno e, per esempio, a Catania, i delegati Cisl stanno inviando un comunicato per prendere le distanze dalla scelta sciagurata sopra descritta. Nel frattempo… l’azienda, nonostante la compatta risposta dimostrata dai lavoratori, continua a prodursi in declamazioni pseudo-rassicuranti dipingendo con i piu’ caldi colori della propria tavolozza un futuro roseo, ricolmo di opportunita’ e occasioni che non aspettano altro che essere colte, prive pero’ di ogni fondamento. Ormai non ci crede piu’ nessuno. Rimaniamo costantemente in contatto con gli altri delegati per coordinare i movimenti e per darvene immediato riscontro.

Caso Vodafone, l'inutile prova di forza del sindacato

Mercoledì 10 ottobre 2007

di Pier Luigi Celli (ex Direttore del Personale Omnitel Pronto Italia S.p.A. ora Vodafone Omnitel N.V.) per il "corriere della sera"



Ci sono forme di rapporto di lavoro, in impre­sa, che cambiano più rapidamente, nei fatti, di quanto sia la velocità di adattamento dei model­li interpretativi a disposizione degli attori. Per non parlare di una incompetenza quasi genera­lizzata ad anticipare certe evoluzioni organizza­tive che i mercati impongono sempre più di fre­quente, e senza eccessivi rispetti dei ruoli giocati dalle forze negoziali in campo. Parafrasando Baudelaire, potremo dire che «la nostra impresa si è trasformata più rapida­mente del nostro cuore», con ciò fotografando la difficoltà, per molti lavoratori e per le loro rap­presentanze, di capire il senso e la direzione del cambiamento, con tutte le liturgie resistenziali che ne conseguono. Quando si parla di relazioni industriali si finisce, quasi sempre, per trovarsi di fronte a sistemi conflittuali in cui tutto ciò che esula dalla tradizione finisce per produrre aporie difficilmente sormontabili. E non tanto perché la com­prensione dei fatti sia ambigua (una dose di ambiguità è sem­pre presente in ogni confronto) ma perché, in difetto di stru­menti adeguati ai nuovi conte­sti, scatta il riflesso condiziona­to della vecchia, cara ideologia: contrapporsi è bene, il resto verrà. Questo giro di pensieri ha preso forma leggen­do, in questi giorni, del contenzioso che oppone Vodafone ai Sindacati ( o a un Sindacato?) in re­lazione al progetto di cessione di un ramo d'azien­da. Trattandosi di una azienda che mi è partico­larmente cara per aver contribuito alla sua na­scita, ho cercato di immaginare cosa si può pro­vare quando una crescita continua nel tempo e uno sviluppo di successo incrocia problemi che devono fare i conti non più, solo, con la propria storia, ma con un diverso contesto di mercato e con processi che mettono in gioco alleanze varie­gate sui singoli segmenti di business. E' evidente che nessuno affronta a cuor leggero inversioni di strategia o amputazioni del proprio corpo aziendale. Non lo fanno i dipendenti, legati anche emo­zionalmente ad un organismo che ha espresso, nel tempo, modelli relazionali esemplari e che, co­munque, è parte rilevante del proprio futuro. Non lo fa l'azienda che ha la responsabilità di ga­rantire, comunque, un futuro a tutti, in un merca­to molto più complesso di un tempo e senza devo­zioni per cause anche nobili. Senza entrare nel merito spicciolo del contrasto, quello che sembra emergere è la tentazione di fare del caso un momento esemplare di prova di forza, per perimetrare i territori su cui esercitare una sovranità ormai discutibile. Mi soffermerei su due elementi. Il primo, fa riferimento ad una sorta di abito mentale della rappresentanza, peraltro legittima, degli interessi dei lavoratori, che però ruota intorno al concetto che "ciò che è stato non può che continuare a essere dovuto", non solo nella sostanza, ma anche nella forma. E anzi, la forma diventa la cartina di tornasole della tutela
dei diritti maturati. Il secondo elemento ruota intorno al tema delle garanzie. E' una vecchia abitudine sindacale giocare la partita finale delle negoziazioni intorno allo schema delle ga­ranzie. E, per tanti versi, lo si può comprendere. Forse, però, è anche arrivato il tempo di riflettere che il mondo della sicurezza a tutti i costi sta portando, anche ai lavoratori più danni, in prospet­tiva, che vere e proprie garanzie. Non si può, in un mondo che diventa precario per tutti, avere la certezza che comunque ci sono settori in cui l'im­mobilità è legge, perché questa, alla lunga, rinfor­za la mentalità del tutto dovuto che non potrà più essere una filosofia aziendale. Ragionando nei termini della questione, e su­gli scenari che si possono aprire, è possibile che un supplemento reciproco dì saggezza aiuti a su­perare l'impasse, trovando la strada per offrire allaparte più debole quei supporti che l'Azienda, per la sua cultura e la sua storia, non sarà restia a prevedere.

Vodafone, nuovo sciopero. Ma Cisl e Uil trattano

Mercoledì 10 ottobre 2007
di Marco Girardo per "avvenire"

Ufficializzata la vendita del back office a Comdata. Cisl e Uil disposte a dialogare per i 914 lavoratori ­ceduti

Si divide il fronte sindacale sulla­vertenzaVodafone. Il colosso delle telecomunicazioni ha ufficializzato ieri all’Unione industriali di Roma la cessione del ramo d’azienda che si occupa di back office, con i suoi 914 lavoratori, al gruppo Comdata, societleader nel campo della gestione informatizzata dei documenti e delle applicazioni Crm, nata vent’anni fa ad Asti per gestire la montagna discartoffie ­Telecom e cresciuta oggi a livello europeo.
Opponendosi alla vendita, i sindacati avevano organizzato uno sciopero nelle sedi di Roma e Milano il 5 ottobre scorso. Ieri, una volta appreso che i lavoratori­ceduti ­inizieranno gia novembre a operare in Comdata, hanno proclamato una nuova manifestazione per il 19 ottobre.
Ma se la Slc Cgil – ribadendo, come spiega il segretario nazionale Alessandro Genovesi,­la contrariet al progetto di esternalizzazione presentato da Vodafone, sbagliato socialmente e industrialmente ­– considera inutile proseguire le trattative, Fistel Cisl e Uilcom Uil confermano la loro disponibilita dialogare con l’azienda anche se giudicano­incomprensibile ­la cessione.
In particolare, dice Raffaella Di Rodi, segretario nazionale, la Fistel Cisl pensa sia importante in questo momento­mantenere alto il livello di mobilitazione di tutti i lavoratori di Vodafone e mettere soprattutto in campo tutti gli strumenti sindacali, a partire dalla contrattazione, per garantire ai lavoratori interessati tutti i diritti acquisiti.
Diritti che in base agli accordi tra Vodafone Italia e Comdata, a quanto­stato possibile apprendere da una fonte che ha seguito la trattativa, saranno garantiti.Tutti i lavoratori – precisa la fonte – erano assunti in Vodafone a tempo indeterminato e a tempo indeterminato resteranno in Comdata. Nessuna 'precarizzazione', quindi. Le persone trasferite, poi (trattandosi di cessione d’azienda, ci sono anche quadri e dirigenti, ndr), conserveranno gli stessi trattamenti di stipendio e integrativi aziendali maturati in Vodafone. Le sedi di lavoro, infine,­resteranno invariate e alcuni lavoratori verranno spostati al massimo di qualche centinaio di metri.
In una comunicazione interna, Vodafone Italia ha precisato qualche giorno fa che­a Padova e Napoli le due sedi Comdata coincideranno con le attuali sedi Vodafone, mentre per le restanti tre saranno collocate a poche centinaia di metri dalle attuali: a Milano la sede Comdata sarin Via Bisceglie 76, ad Ivrea in Via Montenapoleone 1, a Roma in Via di Tor Pagnotta 84/86.
Se questi sono gli accordi – precisa Raffaella Di Rodi – il nostro compito ­far si che vengano rispettati. Chi garantisce, ad esempio, che se cambia il management di Vodafone lo saranno? Che garanzie di durata hanno le 'commesse' di Vodafone Italia a Comdata? Come sindacato dobbiamo essere presenti, dobbiamo monitorare. La manifestazione del 19 ha anche questo significato�. Nei documenti interni la compagnia parla di commesse­di lunga duratae informa,­a conferma della consistenza della collaborazione industriale con Comdata, che 4 nostri manager delle Customer Operations con posizioni di elevata responsabilithanno voluto cogliere l’opportunit di dare il proprio fondamentale contributo all’avvio di questo processo di integrazione, decidendo di mettere la loro esperienza e professionalita disposizione di Comdata.

Vertenza Vodafone, Cisl e Uil trattano

Mercoledì 10 ottobre 2007
"il sole 24 ore"

Nuovo sciopero nel grup­po Vodafone per la vicenda Comdata. Le segreterie unita­rie di Slc-Cgil, Fistel-Cisl, Uil-com-Uil hanno infatti procla­mato per il 19 ottobre una gior­nata nazionale di protesta. In contemporanea si terran­no presidi, sotto le diverse pre­fetture delle città in cui il grup­po telefonico ha delle sedi. Alessandro Genovesi, segreta­rio nazionale di Slc-Cgil, criti­ca «l'atteggiamento dell'azienda che da un lato dice di voler discutere e che poi, tramite Confindustria, ci fa sapere che tutto è già deciso». «Non pos­siamo accettare - continua Ge­novesi - una scelta che indu­strialmente non ci convince e che ha tanto il sapore di una me­ra riduzione dei costi. Per di più sulla pelle dei soggetti più deboli». Il riferimento è alla scelta del gruppo, confermata uffi­cialmente ieri, di cedere le atti­vità dei servizi di gestione del cliente a Comdata. Secondo i sindacati, il passaggio dei 914 lavoratori presso la nuova so­cietà dovrebbe avvenire a no­vembre. A differenza di Slc, Fistel e Uilcom si sono però dichiarati pronti a trattare. «È necessario - sostengono - mantenere alto il livello di mobilitazione di tut­ti i lavoratori Vodafone». allo stesso tempo secondo la Uil­com «è compito sindacale do­ver mettere in campo tutti gli strumenti relazionali per garan­tire ai lavoratori interessati i di­ritti acquisiti e la continuità de­gli accordi in essere». La stessa disponibilità è stata espressa dalla Fistel che si è detta favore­vole ad aprire una contrattazio­ne sindacale.

Vodafone: Slc-Cgil, 19/10 nuovo sciopero

Martedì 9 ottobre 2007
"rassegna.it"


Nuovo sciopero nazionale nel gruppo Vodafone. Le segreterie di Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilcom Uil hanno lo hanno proclamato per venerdì 19 ottobre. Nello stesso giorno si si terranno presidi sotto le diverse prefetture delle città in cui il gruppo telefonico ha sede. A riferirlo in una nota è Alessandro Genovesi, segretario nazionale della Slc Cgil, che critica ''l'atteggiamento dell'azienda che da un lato dice di voler discutere e che poi, tramite Confindustria, ci fa sapere che tutto è già deciso''. Sottolinea poi Genovesi: 'Non possiamo accettare una scelta che industrialmente non ci convince e che ha tanto il sapore di una mera riduzione dei costi. Per di più sulla pelle dei soggetti più deboli, giovani, ragazze rientrate dalla maternità, lavoratori disabili o con problemi fisici'.

Conclude il segretario della Slc: 'Il futuro della seconda principale azienda di tlc non può essere inoltre un tema per addetti ai lavori, ma deve coinvolgere tutti, anche il governo. Per di più se si tratta, come in questo caso di una multinazionale che fa utili per miliardi di euro e che considera il nostro paese e i nostri lavoratori dei 'limoni da spremere' in barba ad ogni responsabilità sociale'.

Vodafone vuole Tele2. Ma è scontro con i lavoratori e i consumatori

Martedì 9 ottobre 2007
i.s. per "conquiste del lavoro.it"



VODAFONE si scatena sul mercato e punta all’acquistato di Tele2 Italia e Tele2 Spagna. Un’operazione da 775 mln di euro che si dovrebbe concludere entro la fine dell'anno e che giunge con una singolare scelta di tempo.

L’azienda ha appena confermato l’esternalizzazione di poco meno di 1000 addetti al backoffice delle sedi di Milano, Ivrea, Padova, Roma e Napoli. Questo
significa che un decimo del personale addetto di Vodafone sarà passato di mano ad un’altra entità indipendente. Ora, nel pieno della protesta dei lavoratori, l’azienda cerca di accaparrarsi oltre 3 milioni di nuovi clienti. Tele 2 Italia conta 2,6 milioni di clienti, di cui oltre 400 mila nella banda larga. Tele 2 Spagna ne conta invece 550 mila, compresi 240 mila nella banda larga.

I ricavi sono 546 milioni di euro nel 2006 e sono cresciuti dell'8,5% nel primo semestre del 2007. Vodafone prevede un piano di investimenti per l'aumento dei nodi di accesso alla rete entro i prossimi 12 mesi e la conversione della rete alla tecnologia IP. L'acquisizione di Tele 2 consentirà a Vodafone di beneficiare delle elevate opportunità di crescita della banda larga fissa, dato il livello attuale di diffusione dei servizi e il rapido sviluppo del mercato. Insomma, l’azienda pensa in grande, nonostante la battaglia in corso con i dipendenti. Ma ad avercela con Vodafone, in questi giorni, sono anche le associazioni dei consumatori. Nel mirino il piano tariffario Vodafone Facile, offerta di abbonamento tra le più pubblicizzate sul mercato. Come spesso succede - denuncia Altroconsumo - al di là dei messaggi promozionali che spiegano a caratteri cubitali la convenienza della tariffa leggendo una noticina di accompagnamento al testo si scopre una brutta sorpresa. Nella nota viene specificato che non devono essere superati alcuni limiti di traffico in uscita: le telefonate e/o gli sms giornalieri o mensili verso altri operatori non devono oltrepassare l'80% del traffico totale uscente e le telefonate e/o gli sms giornalieri e mensili verso un singolo operatore, non Vodafone, non devono superare il 60% del traffico totale uscente. Se viene oltrepassata una di queste due soglie, in maniera automatica e senza alcun preavviso, Vodafone applicherà le condizioni economiche del piano tariffario AnyTime. Non quello pubblicizzato nè uno di quelli normalmente proposti nelle offerte Vodafone. Le condizioni previste da AnyTime, rintracciabili sul sito Vodafone solo dopo una ricerca snervante, sono assolutamente svantaggiose dal punto di vista economico: la tariffa è infatti tra le più care, su un profilo medio costa il 30% in più rispetto ai contratti più convenienti presenti sul mercato per lo stesso profilo. Un esempio dà l'idea di cosa può succedere a chi oltrepassa i limiti previsti dalla postilla del contratto: invece di spendere i 49 euro, con 400 minuti a zero euro, previsti da Vodafone Facile medium, con l'applicazione automatica e senza preavviso di AnyTime, 400 minuti di telefonate fanno schizzare la spesa oltre i 100 euro. Altroconsumo ha segnalato all'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom) e all'Antitrust, per le rispettive competenze, la lesività dei diritti e degli interessi dei consumatori insiti nell'offerta Vodafone.

martedì 9 ottobre 2007

Vodafone, sciopero il 19 ottobre

Martedì 9 ottobre 2007
"ansa - borsa italiana"



Previsti presidi davanti a prefetture

Slc-Cgil, Fistel-Cgil e Uilcom-Uil hanno proclamato per il giorno 19 ottobre un nuovo sciopero nazionale dei dipendenti del gruppo Vodafone.'In contemporanea si terranno presidi sotto le diverse prefetture delle citta' in cui Vodafone ha sede', fa sapere, in una nota, Alessandro Genovesi, segretario nazionale di Slc-Cgil.'Non possiamo accettare l'atteggiamento dell'azienda che da un lato dice di voler discutere e che poi, tramite Confindustria, ci fa sapere che tutto e' gia' deciso', sottolinea.

Comunicato stampa Fistel-Cisl

Martedì 9 ottobre 2007
Comunicato stampa della Segreteria Nazionale Fistel-Cisl

Vodafone conferma la cessione del Back-Office a Comdata con i relativi 914 lavoratori attraverso una nota dell’Unione degli Industriali di Roma, in essa si comunica che è stata esaurita la procedura di legge (ex art. 47) e che pertanto nei primi giorni di novembre con l’applicazione della legge 2.112, avverrà il passaggio presso la nuova azienda. La Fistel/Cisl ritiene incomprensibile, nonché sbagliata la decisione di Vodafone anche a seguito della riuscita delle iniziative di lotta che si sono svolte con la manifestazione di Milano e con i presidi a Roma e nelle altre città d’Italia il 5 ottobre c.a., a cui hanno partecipato migliaia di dipendenti Vodafone. La Fistel/Cisl ritiene necessario mantenere alto il livello di mobilitazione di tutti i lavoratori di Vodafone e ritiene anche di dover mettere in campo tutti gli strumenti sindacali a partire dalla contrattazione, per garantire ai lavoratori interessati tutti i diritti acquisiti.

Vodafone: sindacati proclamano nuovo sciopero per 19 ottobre

Martedì 9 ottobre 2007
Red per "agenzia italia"



Nuovo sciopero dei lavoratori del gruppo Vodafone. Le segreterie unitarie di Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilcom Uil hanno proclamato per il 19 ottobre una nuova protesta mentre in contemporanea si terranno inoltre presidi sotto le diverse prefetture delle citta’ in cui Vodafone ha sede. Lo rierisce Alessandro Genovesi, Segretario Nazionale di Slc Cgil. “L’atteggiamento dell’azienda che da un lato dice di voler discutere e che poi, tramite Confindustria, ci fa sapere che tutto e’ gia’ deciso, e’ un atteggiamento che non possiamo accettare. Non possiamo accettare - continua Genovesi - una scelta che industrialmente non ci convince e che ha tanto il sapore di una mera riduzione dei costi. Per di piu’ sulla pelle dei soggetti piu’ deboli, giovani, ragazze rientrate dalla maternita’, lavoratori disabili o con problemi fisici”.

Vodafone: Fistel e Uilcom, disposti a trattativa con azienda

Martedì 9 ottobre 2007
Red/Pit per "agenzia italia"



E’ “incomprensibile” la scelta di Vodafone di voler cedere il back office a Comdata, ma Fistel Cisl e Uilcom Uil ribadiscono la loro disponibilita’ a trattare con l’azienda.
In due note distinte, le sigle sindacali criticano la scelta di Vodafone “anche a seguito della riuscita iniziativa di lotta che si e’ svolta a Milano e Roma il 5 ottobre” e allo stesso tempo ribadiscono la loro disponibilita’ a discuterne. In particolare, la Fistel/Cisl ritiene necessario “mantenere alto il livello di mobilitazione di tutti i lavoratori di Vodafone e ritiene anche di dover mettere in campo tutti gli strumenti sindacali a partire dalla contrattazione, per garantire ai lavoratori interessati tutti i diritti acquisiti”. Sulla stessa linea, la Uilcom che “si rende disponibile per la contrattazione sindacale”.
I sindacati di categoria Slc Cgil Fistel Cisl e Uilcom Uil hanno intanto proclamato un nuovo sciopero per il 19 ottobre.

Vodafone: Verso Sciopero Il 19, Cisl e Uil Pronti Trattare

Martedì 9 ottobre 2007
"ansa - yahoo"



Vodafone ha confermato la cessione del back office a Comdata in una nota all'Unione industriali di Roma. Ne danno notizia in un comunicato Fistel-Cisl e Uilcom-Uil, che definiscono "incomprensibile" la decisione, anche a seguito "della riuscita iniziativa di lotta che si è svolta a Milano e Roma il 5 ottobre". In risposta alla mossa dell'azienda, secondo quanto si apprende, i sindacati unitariamente si preparano dunque a proclamare un'altra giornata di sciopero per il 19 ottobre, ma Fistel e Uilcom si rendono anche disponibili alla contrattazione sindacale per garantire ai dipendenti i dirittiacquisiti.
Il passaggio del back office con i relativi 914 lavoratori presso la nuova azienda, riferiscono i sindacati, dovrebbe avvenire nei primi giorni di novembre. Alla luce della scelta di Vodafone di procedere sulla strada della cessione, Fistel e Uilcom ritengono "necessario mantenere alto il livello di mobilitazione, di tutti i lavoratori di Vodafone", ma aprono anche alla trattativa: la Uilcom ritiene infatti "che è compito sindacale dover mettere in campo tutti gli strumenti relazionali per garantire ai lavoratori interessati i diritti acquisiti, la continuità degli accordi sindacali, benefit maturati, compreso il fondo di malattia integrativo e tutto quanto non previsto dalle norme di legge" e si dice pertanto "disponibile per la contrattazione sindacale". Anche la Fistel ritiene "di dover mettere in campo tutti gli strumenti sindacali a partire dalla contrattazione, per garantire ai lavoratori interessati tutti i diritti acquisiti".

Vodafone, sciopero nazionale

Martedì 9 ottobre 2007
"punto-informatico.it"



L'esternalizzazione di alcuni servizi dell'operatore, e dei relativi lavoratori, proprio non va giù ai sindacati

La controversa operazione con cui Vodafone intende esternalizzare alcuni dei propri servizi di back office, di fatto predisponendo il passaggio alla partner Comdata di 914 lavoratori, continua a non piacere ai sindacati.
In una nota diramata dalla FISTEL CISL, si parla infatti di una scelta "incomprensibile" e "sbagliata". Il sindacato si dice preoccupato per quanto accadrà ai lavoratori con il passaggio ormai imminente, si parla dei primi di novembre, alla nuova società.
Secondo FISTEL CISL la decisione è incomprensibile "anche a seguito della riuscita delle iniziative di lotta che si sono svolte con la manifestazione di Milano e con i presidi a Roma e nelle altre città d'Italia il 5 ottobre, a cui hanno partecipato migliaia di dipendenti". Secondo il sindacato è dunque "necessario mantenere alto il livello di mobilitazione di tutti i lavoratori di Vodafone e ritiene anche di dover mettere in campo tutti gli strumenti sindacali a partire dalla contrattazione, per garantire ai lavoratori interessati tutti i diritti acquisiti".
Le perplessità espresse dal sindacato hanno spinto la stessa FISTEL CISL, assieme a SLC CGIL e UILCOM UIL a proclamare uno sciopero nazionale per il 19 ottobre dei dipendenti Vodafone. Lo stesso giorno i lavoratori si mobiliteranno dinanzi alle sedi dell'azienda.

Proclamazione dello sciopero di gruppo per il giorno venerdì 19 ottobre.

Martedì 9 ottobre 2007
Comunicato delle Segreterie Nazionali di SLC-CGIL, FISTEL-CISL, UILCOM-UIL

Le Segreterie Nazionali di SLC-CGIL, FISTEL-CISL, UILCOM-UIL, come deciso insieme al Coordinamento nazionale delle RSU, proclamano la seconda giornata di sciopero nazionale nel gruppo VODAFONE per l’intera giornata del giorno Venerdì 19 Ottobre 2007, contro l’esternalizzazione dei lavoratori del back office verso la società Comdata.

In contemporanea si terranno di fronte alle Prefetture nelle diverse città dove ha sede Vodafone presidi sindacali di protesta.

Da qui al 19 invitiamo per tanto le RSU ed i lavoratori al massimo di mobilitazione, continuando a sensibilizzare l’opinione pubblica e le istituzioni locali.

Sciopero Nazionale Vodafone Venerdì 19 ottobre 2007

Martedì 9 ottobre 2007
Dichiarazione di sciopero per il giorno venerdì 19 ottobre 2007

Roma, 9 Ottobre 2007

VODAFONE OMNITEL N.V.
Direzione Risorse Umane e Organizzazione
Relazioni Industriali

Segretario Generale
Ministero delle Comunicazioni

Alla Commissione di Garanzia
per l'attuazione della legge sullo
sciopero nei servizi pubblici essenziali

OGGETTO: Dichiarazione di sciopero

MOTIVAZIONI: Esternalizzazioni call center e riduzione perimetro aziendale.

Le scriventi Organizzazioni Sindacali proclamano per il giorno 19 ottobre 2007 lo sciopero a livello nazionale per l’intero turno di lavoro di tutto il personale di Vodafone Omnitel NV.
Le scriventi dichiarano di aver esperito con Vodafone Omnitel NV le procedure di raffreddamento il 21.9.2007 e con il Ministero del Lavoro il tentativo di conciliazione in data 25.9.2007 con esito negativo.
La presente comunicazione vale come preavviso ai sensi della Legge 83/2000 e precedenti ed in base alla Regolamentazione Provvisoria di cui alla delibera della Commissione di Garanzia per l’attuazione della legge sullo sciopero nei servizi pubblici essenziali (Seduta del 25 luglio 2002).
Distinti saluti.

LE SEGRETERIE NAZIONALI
SLC-CGIL FISTel-CISL UILCOM-UIL

Lettera della Direzione Vodafone alle Organizzazioni Sindacali

Lunedì 8 ottobre 2007
lettera della Direzione Vodafone alle Segreterie Nazionali Slc-Cgil, Fistel-Cisl, Uilcom-Uil

Egregi Segretari Generali,

con riferimento alla procedura di cui all'art. 47 Legge 428/90 relativa al trasferimento del ramo d'azienda notificatavi con lettera dell'Unione Industriali di Roma in data 17 settembre U.S., la Societa' Vodafone Omnitel NV, preso atto dell'esperimento della procedura di informazione e consultazione sindacale, cosi' come formalizzato nella nota odierna dell'Unione Industriali di Roma, auspica e si rende fin da subito disponibile ad una sollecita ripresa del confronto sindacale allo scopo di poter definire, nel pieno interesse dei lavoratori interessati, un accordo. sindacale relativo al mantenimento delle condizioni e dei trattamenti economici e normativi complessivamente in atto.

Ci auguriamo pertanto un vostro riscontro positivo circa l'avvio, in tempi brevi, della trattativa, a dimostrazione di un consolidato sistema relazionale alla base dei rapporti tra la scrivente Societa' e le Organizzazioni Sindacali di Categoria e della' comune attenzione verso le persone.
Cordiali saluti

Lettera della UIR che annuncia il termine della consultazione sindacale

Lunedì 8 ottobre 2007
lettera dell'Unione degli Industriali di Roma a Vodafone e Comdata e p.c. alle Segreterie Nazionali di SLC-CGIL, FISTEL-CISL, UILCOM-UIL

Oggetto: Trasferimento da parte di Vodafone Omnitcl N.V. del proprio ramo d'azienda, concernente le attività di supporto alla gestione del cliente, alla Soc. Comdata S.p.A. - Procedura sindacale ai sensi dell'art. 47 della legge n. 428/90.

Con riferimento alla procedura sindacale di cui all'oggetto, Vi confermiamo che:
in data 26 settembre 2007 si è svolto l'esame congiunto, richiesto dalle OO.SS., nel corso del quale sono state fornite anche le informazioni specifiche previste dall'art. 53, comma 6 del vigente ceni telecomunicazioni;
decorsi i termini dì legge, la consultazione sindacale prevista dall'art. 47, comma 2 della Legge n. 428/90, si intende esaurita.
Pertanto, i primi giorni del prossimo mese di novembre si darà luogo al trasferimento dei lavoratori interessati dalla cessione, nel rispetto dell'art, 2112 del Codice Civile.

UNI - Union Network International: Sciopero Vodafone, adesioni al 95%

Martedì 9 ottobre 2007
da Nyon, Switzerland, UNI - Union Network International, settore telecom



Slc-Cgil, Fistel-Cisl e UIlcom-Uil comunicano che il 95% dei lavoratori ha aderito allo sciopero Vodafone, indetto contro il piano di cessione della struttura di 'back-office' alla societa' Comdata, con 914 persone potenzialmente interessate. Per contrastare il piano aziendale a Milano sono scese in piazza 3.000 persone, per una manifestazione unitaria indetta dai sindacati di categoria, provenienti da tutto il Centro-Nord, mentre a Roma si e' tenuto un sit-in con 500 lavoratori del Mezzogiorno davanti alla sede di Piazza Santi Apostoli. Nel corso del comizio tenuto davanti alla sede di Assolombarda, il segretario generale della Slc-Cgil Emilio Miceli ha spiegato che ''la riuscita dello sciopero di oggi e' una cattiva notizia per Pietro Guindani (manager di Vodafone, ndr)'', il quale, a suo avviso ''non ha capito quello che sta facendo'', perche' ''Vodafone e' un'azienda con problemi molto seri, che sta nascondendo una crisi dietro alla cessione di un ramo d'azienda''. Un ordine che - secondo Miceli - ''e' partito da Londra''. Miceli ha poi chiesto l'apertura di ''un tavolo con il Governo'', perche' ''l'Italia non e' soltanto un mercato ma anche un Paese che chiede rispetto per i lavoratori che hanno contribuito a realizzare miliardi di utile''.

Vodafone - Fortunato (Ugl): "Azienda fa uso spregiudicato della cessione di ramo d'azienda"

Lunedì 8 ottobre 2007
Comunicato della Segreteria Nazionale UGL

"Con l'acquisizione di Tele2, Vodafone sta mostrando a tutti il suo vero volto attraverso l'uso spregiudicato della legge sulla cessione di ramo d'azienda, la cui modifica deve diventare una priorità del legislatore".

Lo ha dichiarato il segretario nazionale dell'Ugl Telecomunicazioni, Gianni Fortunato.

"Credevamo di aver toccato già il fondo - spiega il sindacalista - quando Vodafone annunciò dall'oggi al domani di volersi sbarazzare di oltre 900 tra i suoi lavoratori, ma con la nuova mossa su Tele2 la realtà sta superando l'immaginazione. Infatti non può essere ammissibile che da una parte si cedono dei dipendenti e dall'altra si intende 'acquisirne' altri, come se si trattasse di pezzi di ricambio".

"Occorre ammettere però che la responsabilità di tutto ciò non è solo della società - conclude Fortunato - ma anche di una legge che già in passato l'Ugl ha condannato aspramente. Senza un'immediata modifica della norma e con le spregiudicate manovre di Vodafone che creano un grave precedente, si mette a rischio l'intero mercato del lavoro, per il quale peraltro si stanno immaginando nuove tutele, con il risultato che, invece di stabilizzare precariato, si andrà verso la destabilizzazione di quanto di buono e dignitoso è rimasto in Italia"

Sindacati sul piede di guerra contro le "menzogne" Vodafone

Lunedì 8 ottobre 2007
"portel.it"


Dopo il successo delle manifestazioni dello scorso venerdì 5 ottobre, continua il muro contro muro tra le sigle sindacali ed i vertici aziendali, il tutto nonostante un'apparente disponibilità al dialogo.

Se da un lato, infatti, l'azienda si dichiara pronta a dar avvio ad "una trattativa in tempi brevi” i sindacati rifiutano l'offerta tacciando il tentativo di ipocrisia.

Analizzando la situazione nel dettaglio si nota che l'ampia disponibilità sbandierata da Vodafone riguarda il "mantenimento delle condizioni e dei trattamenti economici e normativi" dei lavoratori destinati ad essere ceduti a Comdata, una sorta di presa d'atto, dunque, dell'operatore del malcontento che serpeggia tra i propri lavoratori e l'offerta di sedersi intorno ad un tavolo per parlare.

Quelli di Vodafone, inoltre, ci tengono ad accorciare i tempi di un'eventuale trattativa, certi di non poter tornare indietro sulla cessione, infatti, hanno un gran interesse a che i sindacati non intralcino oltremodo e troppo a lungo il preventivato passaggio.

Dal canto loro le sigle sindacali che stanno capitando le proteste, Slc CGIL, Fistel CISL, e Uilcom UIL, denunciano l'atteggiamento indifferente dell'azienda che, a parer loro, sembra tirar dritto per la sua strada.

Significative in tal senso le dichiarazioni rilasciate da Alessandro Genovesi, segretario nazionale del Slc CGIL che ribadendo la contrarietà al progetto di esternalizzazione della stragrande maggioranza dei dipendenti Vodafone, diffida l'azienda dal "dal procedere come se nulla fosse accaduto".

E' sempre Genovesi, dunque, a chiedere insistentemente "risposte soddisfacenti" da parte di Vodafone dal momento che "le belle parole dell’azienda di volersi confrontare con i sindacati sono infatti spudoratamente contraddette dalla nota che oggi Confindustria ci ha inviato e con la quale comunica che tutto rimane così come deciso".

Genovesi, inoltre, conferma le iniziative e le mobilitazioni previste per i prossimi giorni, fissando sin da ora un altro appuntamento in piazza appena i tempi saranno maturi.

La battaglia dei lavoratori Vodafone, quindi, è appena agli inizi, ci auguriamo che una soluzione soddisfacente venga presto trovata tramite l'accordo di entrambe le parti, che non pregiudichi né la qualità dei servizi per gli utenti, né la qualità del lavoro per i dipendenti del settore.

Vodafone: Slc-Cgil, la mobilitazione continua

Lunedì 8 ottobre 2007
Red per "agenzia italia"



La Slc Cgil conferma la mobilitazione e ribadisce “la contrarieta’ al progetto di esternalizzazione presentato da Vodafone, sbagliato socialmente e industrialmente”. Lo sottolinea in una nota il segretario nazionale Alessandro Genovesi, sottolineando come l’adesione allo sciopero del 5 ottobre indetto da Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilcom Uil “e’ stata altissima, con punte del 95% in numerose sedi dell’azienda”.
“Confermiamo la mobilitazione unitaria in atto e le iniziative gia’ decise insieme al Coordinamento Nazionale delle Rsu. A partire dalla proclamazione di un secondo sciopero per il primo giorno utile ai sensi di legge. Inoltre - continua Genovesi - essendo numerosi i punti che non ci convincono e su cui l’azienda deve darci risposte soddisfacenti, contrariamente a quanto fatto finora, diffidiamo Vodafone dal procedere come se nulla fosse accaduto”. “Le belle parole dell’azienda di volersi confrontare con i sindacati sono infatti spudoratamente contraddette dalla nota - prosegue - che oggi Confindustria ci ha inviato e con la quale comunica che tutto rimane cosi’ come deciso dall’azienda. Per cui ai primi giorni di novembre i lavoratori passeranno a Comdata”.

Vodafone: la società, disponibili a trattativa in tempi brevi

Lunedì 8 ottobre 2007
Pit per "agenzia italia"

Vodafone ribadisce la sua disponibilita’ ad avviare “una trattativa in tempi brevi” con i sindacati sulla cessione di ramo d’azienda. In una nota inviata ai segretari generali di Slc, Fistel e Uilcom, l’azienda afferma che “preso atto dell’esperimento della procedura di informazione e consultazione sindacale, auspica e si rende fin da subito disponibile ad una sollecita ripresa del confronto sindacale allo scopo di poter definire, nel pieno interesse dei lavoratori interessati, un accordo sindacale relativo al mantenimento delle condizioni e dei trattamenti economici e normativi complessivamente in atto”.

Vodafone, una cessione annunciata

Lunedì 8 ottobre 2007
di Michela Bevere per "rivistaonline.com"


Dopo i lavoratori dei call center Atesia, che rispondono in prevalenza al servizio 119 della Tim, e gli operatori del call center Wind di Sesto San Giovanni, questa volta ci occupiamo dei dipendenti del terzo grande gestore della telefonia mobile: Vodafone Italia. In progetto è, infatti, l'esternalizzazione di 914 lavoratori dei servizi di call center e di back office in tutta Italia. I dipendenti di Vodafone, che a Roma sono 273, finiranno a lavorare, se la cessione del ramo d'azienda andrà in porto, per la società Comdata.

Per questo venerdì sono state indette 8 ore di sciopero e due manifestazioni a livello nazionale, una a Milano per il centro nord, e una a Roma per il centro sud. A Roma la manifestazione è stata fatta a piazza Santi Apostoli sotto la sede della società di telefonia mobile e una delegazione sindacale ha incontrato la sottosegretaria al Lavoro, Rosa Rinaldi (Prc), la quale "ha riconosciuto come legittime le nostre rimostranze - ha spiegato Alessandro, un giovane dipendente Vodafone Italia di 27 anni - e si attiverà al più presto per incontrare a un tavolo le aziende Vodafone, Comdata e le parti sindacali". "Il problema è che mancano pochi giorni alla chiusura dell'iter per la cessione del ramo d'azienda - ha continuato il ragazzo - quindi, serve un'azione da parte del governo forte e immediata". Mentre, a Milano il corteo è partito da via Palestro, per terminare in un sit-in in via Larga, aspettando di sapere cosa succedeva nella Capitale.

L'operazione che cosa comporterebbe per i lavoratori? "L'azienda ha intenzione - ha detto Alberto Bolli della Cgil Slc - di affidare il servizio alla società Comdata, che lavora a commesse mentre noi ora siamo a tempo indeterminato perché, secondo Vodafone, costiamo troppo". Un'azienda, Vodafone Italia secondo il sindacato che dichiara un notevole utile: circa 9 mila miliardi del vecchio conio. "In più hanno un'alta qualità certificata del settore - ha detto Anelio Corsi, segretario regionale della Cgil Slc - per cui non si capisce questa loro decisione. Nei prossimi giorni continueremo la nostra azione di lotta con varie iniziative, dai volantinaggi ai dibattiti. In programma c'è una grande manifestazione nazionale ancora da organizzare".

lunedì 8 ottobre 2007

Venerdì 5 ottobre 2007: Sciopero Nazionale Vodafone, foto e video

Domenica 14 ottobre 2007
(ultimo aggiornamento)

Milano:

Roma:

Bari:

Padova:

Catania:

Roma - Sit-in lavoratori Vodafone, Nelli: "difendere livelli occupazionali"

Lunedì 8 ottobre 2007
Comunicato di Francesco Nelli, vicesegretario romano dell’UDC.

"Sulla questione dei 914 dipendenti della Vodafone la soluzione è una sola: massima tutela. I livelli occupazionali vanno difesi ad ogni costo, contro un processo di esternalizzazione, il più grande mai avviato in Italia nel settore delle telecomunicazioni, che non sta tenendo conto dei diritti dei lavoratori”. È quanto ha dichiarato oggi Francesco Nelli, vicesegretario romano dell’UDC, in merito alla protesta dei dipendenti del gruppo, scesi in piazza il 5 ottobre scorso (in 3 mila tra Milano e Roma) contro la decisione della società di cedere il ramo d'azienda ‘customer care’ (914 addetti su un totale di 4600) a Comdata, azienda piemontese specializzata nel ‘customer service’ e nella gestione dei call center. “Si tratta di un’operazione iniqua – ha aggiunto Nelli -, ancor di più perché colpisce persone che hanno in media 33 anni e che sono in maggioranza donne. Quale sarà il loro futuro occupazionale? Difendere i diritti dei dipendenti è un dovere cui le forze politiche non possono sottrarsi, avendo la responsabilità di considerare l’impatto sociale di manovre che sembrano avere soltanto scopi speculativi. Le strategie aziendali, in questo caso favorite dalla legge 30 su occupazione e mercato del lavoro, dovrebbero invece sempre avere come primo obiettivo la tutela della dignità dei lavoratori. L’operazione – conclude il vicesegretario romano dell’UDC –va quindi sospesa e va aperto un tavolo di confronto tra governo, azienda e forze sindacali. Più in generale, è necessario prendere atto dei cambiamenti che stanno informando il settore delle telecomunicazioni, e di conseguenza adattare gli strumenti contrattuali in modo da offrire più garanzie e stabilità ai lavoratori”.

Vodafone, un presidio per dire no alle cessioni

Sabato 6 ottobre 2007
"la sicilia ed. catania"

Alte adesioni allo sciopero


Piena adesione dei lavoratori Vodafone per lo sciopero nazionale indetto per protestare contro la decisione aziendale di esternalizzare alla società Comdata, 914 addetti in diverse sedi d'Italia. Lo sciopero è stato caratterizzato da due manifestazioni a Roma e a Milano, ma anche la sede di Catania, nella quale trovano impiego quasi 600 addetti, e' stata protagonista con un presidio permanente di lavoratori davanti alla sede di Viale Ulisse e con un pullman di lavoratori che hanno partecipato al corteo di Roma. Le segreterie provincial Slc-Cgil, Fistel-Cisl e Uilcom-Uil congiuntamente alle segreterie nazionali hanno definito inaccettabile questo tentativo di esternalizzazione e proseguiranno nelle azioni di lotta già programmate per i prossimi giorni per far sì che lo scellerato progetto finanziario non si consumi a discapito dei lavoratori.

Vodafone, la protesta a Montecitorio

Sabato 6 ottobre 2007
"roma"

Anche i Lavoratori napoletani al sit-in

Roma - Lavoratori in vendita, è la protesta che alcune centinaia di lavoratori della compagnia telefonica Vodafone hanno messo in atto ieri mattina davanti alla Camera dei Deputati (nella foto), in piazza Montecitorio, per contestare la cessione dell'azienda alla società Comdata. Molti di loro portano, infatti, al collo, un cartello con la scritta "Vendesi". I manifestanti, che provengono da tutto il centro Italia, scandiscono slogan contro i vertici dell'azienda e intonano con vari strumenti musicali la canzone "Bella ciao". Molti i lavoratori napoletani che partecipano alla protesta. Una presenza testimoniata da uno dei lavoratori che, animato da tifo calcistico, ha esposto una bandiera azzurra con la scritta "Forza Napoli". Altri, invece, esibiscono striscioni o cartelli con sopra scritto "Strike is now, lavoratori Vodafone in lotta", riprendendo il refrain pubblicitario della stessa società. In rappresentanza della Rsu di Roma, Antonella Pizzino, spiega che «i lavoratori Vodafone protestano per il blocco della cessione di 914 di essi a Comdata, a cui Vodafone ha venduto i lavoratori del cali center. Questi, assunti sulla carta a tempo indeterminato, diventeranno precari non appena le commesse saranno chiuse». I lavoratori si soni inizialmente radunati in piazza Santi Apostoli, successivamente si sono trasferiti davanti al Parlamento per dare maggiore incisività e visibilità alla protesta, assolutamente pacifica. Una analoga manifestazione si è tenuta contemporaneamente a Milano. Il segretario nazionale dell'Ugl telecomunicazioni, Gianni Fortunato, dice che «è nostro dovere difendere fino in fondo i diritti dei lavoratori di Roma, Napoli, Milano, Padova e Ivrea che dal primo novembre verranno ceduti a Comdata». Una delegazione di manifestanti è stata poi ricevuta dal sottosegretario al lavoro, Rosa Rinaldi. «Il Ministero del Lavoro - continua il sindacalista - ha recepito le nostre richieste ritenute valide e serie, rassicurandoci sull'intenzione di chiedere a Vodafone la sospensione dell'operazione e l'avvio di un confronto». Secondo i sindacati ad aderire alla protesta sono stati il 95% dei lavoratori.

"La nostra vita è adesso": protestano così i lavoratori di Vodafone Puglia

Sabato 6 ottobre 2007
di Francesco Radicci per "puglia"

Sit-in a Bari contro la "vendita" di oltre 900 dipendenti

La ‘Vodafone' taglia il 10% del personale e i lavoratori indicono un sit-in di protesta. Anche i dipen denti della sede ‘Vodafone' di Bari, hanno aderito allo sciopero naziona le in segno di solidarietà verso i circa 900 colleghi neo disoccupati. Dalle 8 di ieri mattina, una ventina di dipendenti si sono trattenuti qual che ora davanti alla centro ‘Vodafone' di via Camillo Rosalba. Si è trattato di una protesta civile e pacifica, un sit-in solidale in difesa dei diritti del l'intera categoria. Lo sciopero nazionale. organizzato da ‘Slc' e ‘Cgil', è indetto contro il progetto di esterna lizzazione delle attività di supporto ai clienti (ovvero le cosiddette operazioni di ‘back office') presentato dall'azienda. La ‘Vodafone' è un colosso multinazionale che, in Italia, ha all'attivo ben 8,i miliardi di euro di fatturato, e 4 miliardi di euro di utile, secondo gruppo del Paese. “La società è in forte espansione — ha dichiarato, in un'intervista rilasciata a ‘Il Sole 24 Ore', l'amministratore delegato di ‘Vodafone Italia', Pietro Guindani — e la società detiene circa il 32.8% della quota di mercato della telefonia mobile italiana, con 27.4 milioni di utenze, con oltre 7.000 punti vendita in Italia, 9.200 dipendenti e ben otto call center sparsi sul territorio nazionale”. L'esternalizzazione delle attività di supporto ha significato la perdita (o la ‘vendita', come riportato nel comunicato ufficiale dagli organi sindacali) do oltre 900 lavoratori. Vale a dire quasi il 10% dei dipendenti dell'azienda. Anche i lavoratori pugliesi, pertanto si associano alla protesta nazionale. “E ingiusto socialmente — si legge nel comunicato — grave sindacalmente, sbagliato in termini di prospettive industriali e rischioso per la sopravvivenza dell'impresa così come conosciuta finora e apprezza ta dal mercato”. Colpisce quasi mille lavoratori, in maggioranza donne, e di età media di 33 anni, andando a mettere fortemente a rischio il loro futuro occupazionale e professiona le. Inoltre, impoverirebbe l'azienda in termini di qualità ed efficienza, svuotando un aspetto fondamentale quale la cura del cliente. Questa esternalizzazione potrebbe essere solo l'inizio di un graduale ridimensionamento aziendale, riducendosi alla sola gestione del marchio.

Sciopero Vodafone, chi c'è non si vende

Lunedì 8 ottobre 2007
"portel.it"



Riuscitissime le manifestazioni organizzate dai dipendenti della compagnia inglese per gridare la tutta la propria indignazione contro la prossima esternalizzazione di un intero storico settore.
Secondo le stime più verosimili circa il 95% dei dipendenti dell'azienda si sarebbe astenuto dal lavoro lo scorso venerdì 5 ottobre, quando, chiamati a raccolta dai sindacati, oltre 3.000 persone sono scese in piazza a Roma e Milano contro la cessione del ramo d'azienda.
Come dicevamo nel nostro articolo sullo stato dell'arte delle condizioni lavorative nel comparto delle TLC (leggi i dettagli nella seguente news: www.portel.it/news/cronaca/10-2007/vodafone-wind-la-corsa-della-politica-al-capezzale-dei-call-center.html ), la coesione interna e la solidarietà proveniente dall'esterno hanno messo in luce una rinnovata presa di coscienza di questo settore com soggetto indipendente e determinato.
Per tutti quelli che non c'erano pubblichiamo di seguito alcune foto particolarmente significative della giornata.

Fonte fotoreportage Vodafone People

sabato 6 ottobre 2007

Vodafone, strike is now. In 3 mila manifestano contro il piano aziendale

Sabato 6 ottobre 2007
di Ester Crea per "conquiste del lavoro.it"



ADESIONE massiccia allo sciopero di Vodafone Italia. Secondo un comunicato di Slc-Cgil, Fistel-Cisl e Uilcom-Uil, ad aderire alla protesta sono stati il 95% dei lavoratori, che hanno incrociato le braccia contro il piano di cessione della struttura di back-office alla società Comdata, con 914 persone potenzialmente interessate. Per contrastare il piano aziendale ieri a Milano sono scese in piazza 3 mila persone, per una manifestazione unitaria indetta dai sindacati di categoria, provenienti da tutto il Centro-Nord. Al grido di ”Vodafone, vergogna, è tutta una menzogna” oppure ”Non siamo ricaricabili” o ”Anche un colosso come il Titanic non doveva affondare”, i lavoratori del gruppo hanno indossato magliette rosse con il logo aziendale e la scritta sul retro ”Grazie Guindani” indirizzata all’amministratore delegato del gruppo, che è anche presidente di Asstel. Al corteo hanno partecipato anche delegati sindacali di altre aziende telefoniche come Wind, Telecom e Tre Italia, mentre una delle delegazioni più numerose é stata quella della Vodafone di Ivrea, sede che sarà massicciamente interessata dalla cessione del ramo di azienda. Dei 914 lavoratori destinati a Comdata, infatti, 283 vengono Ivrea.
A Roma circa un migliaio di lavoratori si sono radunati in Piazza SS.Apostoli e poi hanno raggiunto piazza Montecitorio. Molti di loro indossavano un cartello con la scritta ”Vendesi”. Altri, invece, hanno esibito striscioni o cartelli con sopra scritto ”Strike is now, lavoratori Vodafone in lotta”, riprendendo il refrain pubblicitario della stessa società. In rappresentanza della Rsu di Roma, Antonella Pizzino ha spiegato i motivi della manifestazione: ”I lavoratori Vadafone protestano per il blocco della cessione di 914 lavoratori a Comdata. Questi lavoratori, assunti sulla carta a tempo indeterminato, diventeranno precari non appena le commesse saranno chiuse”.

A Vodafone Italia «strike is now»

Sabato 6 ottobre 2007
di Antonio Sciotto per "il manifesto"



Sciopero di tutto il gruppo contro la «cessione di ramo d'azienda» che mette fuori 914 lavoratori. Sotto accusa la legge 30 e il governo che non la cambia nonostante le promesse elettorali

Una distesa di cartelli con su scritto «Vendesi». Non era un meeting di agenti immobiliari, ma Piazza Santi Apostoli a Roma, ieri riempita dai lavoratori Vodafone. Oltre mille nella capitale, davanti alla sede dell'azienda, e altri duemila a Milano, di fronte all'Assolombarda: tra l'altro Pietro Guindani, amministratore delegato di Vodafone, è anche presidente di Asstel, i confindustriali delle tlc.Un successo senza precedenti, se pensiamo che si sono mobilitati oltre un terzo dei 9 mila dipendenti, mentre chi restava in sede staccava la cuffietta e aderiva a uno sciopero che, secondo i sindacati, alla fine rasentava il 100% dei partecipanti.
Il nodo del contendere è noto ai lettori del manifesto: i lavoratori dicono no alla cessione di 914 operatori alla Comdata, giudicato come un vero e proprio «salto nel buio», dovendo passare da un colosso che macina 8 miliardi di fatturato annui e un utile di 4 miliardi, a un'impresa che opera esclusivamente su commesse e incassa solo 200 milioni. Ma la vertenza si carica sempre più di valenze politiche, e non a caso una parte dei lavoratori si è recato a Roma, perché solo il governo può stoppare la vendita, e soprattutto rimettere mano (come aveva promesso e non ha mai mantenuto) alla «legge 30», che liberalizza le cessioni di ramo d'azienda. Infatti molti cartelli ieri invitavano a votare «no» al Protocollo sul welfare, l'ormai impopolare documento che lascia intatte le leggi sul lavoro e non concede un solo punto ai precari.
«Strike is now», parafrasando il tormentone di Gattuso e Totti. «Una mattina mi son svegliato, lavoro ciao ciao ciao», ritornello partigiano. «Pietro, Pietro, torna indietro», riferito a Guindani. Bandiere Cobas e Cgil. I lavoratori hanno incontrato diversi deputati di centrosinistra: hanno chiesto all'Unione di cancellare la legge 30 e intervenire sulle esternalizzazioni. Risaltano le dichiarazioni di Tibaldi (Pdci, autore di un'interrogazione parlamentare): «Abolire la legge 30 e bloccare la cessione»; di Migliore e Rocchi (Prc): «Congelare l'esternalizzazione e modificare la legge 30». Poi una delegazione è stata ricevuta dal sottosegretario al Lavoro, Rosa Rinaldi. «Il sottosegretario si è impegnato a convocare al più presto le parti, auspicando di agire di concerto con il ministero dello Sviluppo economico, che ha la delega alle cessioni - spiega Roberto Di Palma, delegato Slc Cgil di Roma - Ha citato il caso di un'esternalizzazione bocciata per via legale: i lavoratori hanno ottenuto il reintegro da Hp a Telecom, ma noi francamente speriamo che intervenga prima il ministro Bersani a bloccare la cessione, così come di recente è avvenuto con la Nokia». Nella capitale, oltre a romani, catanesi e napoletani, c'erano anche i bolognesi e alcuni lavoratori di Ivrea, in polemica con le segreterie nazionali che li avrebbero voluti a Milano: «Il gruppo ormai ha deciso la cessione, e per legge può effettuarla anche senza l'avallo del sindacato - spiegano - Per noi aveva più senso venire a parlare alla politica».
L'azienda dà numeri differenti sulla partecipazione: «Un centinaio a Roma e 250 a Milano; solo il 3% di adesione». E spiega che «da tempo sollecitiamo il confronto con i confederali, perché davvero ci teniamo a mettere nero su bianco le garanzie per i lavoratori, e vogliamo che a prenderne il merito sia il sindacato, unico interlocutore garante degli operatori». Vodafone insiste: «Non è una cessione come le altre, saranno assicurate condizioni stabili di lavoro anche in futuro». Trapela che l'accordo con Comdata sarebbe oltre i 7 anni: Comdata assicurerebbe il recepimento dell'integrativo, ma ovviamente nessuno ha visto i documenti della trattativa tra le due aziende e solo il sindacato - se mai si andrà al tavolo - potrà verificare cosa è davvero sul piatto.
Duro l'attacco da parte di Emilio Miceli, segretario generale Slc Cgil: «L'azienda rigonfia gli asset in via di esternalizzazione per operare licenziamenti mascherati. Il gioco sporco lo farà fare a Comdata». «Chiediamo - aggiunge - che il governo apra subito un tavolo: i grandi clienti di Vodafone, soprattutto quelli pubblici, non possono stare a guardare». E annuncia un nuovo sciopero, dopo il 15 ottobre.
Alessandro Genovesi, Slc Cgil nazionale, spiega che «si deve cambiare la norma sulle cessioni, tornando alla legge preesistente ma aggiungendo la codatorialità e la responsabilità in solido»; dice poi che «oltre al prossimo sciopero Vodafone bisogna lanciare una mobilitazione di settore, perché siamo alla fase due della ristrutturazione delle tlc, e lo stesso governo non può tacere: dobbiamo stare con i lavoratori al di là delle sigle sindacali». Parecchie le sintonie con i Cobas, secondo i quali «si deve dire basta alla legge 30 senza se e senza ma; modificare la norma sulle cessioni e indire quanto prima una mobilitazione di settore».

Sciopero Vodafone contro l'accordo con Comdata

Sabato 6 ottobre 2007
di Valerio Mariani per "la stampa.it"



Secondo le delegazioni sindacali, il primo sciopero dei dipendenti Vodafone contro l’esternalizzazione di alcuni servizi è stato un successo. Sono scesi in piazza a Roma e Milano circa quattromila manifestanti, il 95% sul totale delle adesioni previste. Ai cortei hanno partecipato anche le rappresentanze sindacali di Wind, Telecom e 3 e un secondo sciopero è previsto per il 15 ottobre.

La scintilla della protesta è data dall’annuncio, ormai di una ventina di giorni fa, dell’azienda di telefonia di cedere alla torinese Comdata i cosiddetti servizi di back office. In particolare tutto il supporto tecnico, il supporto ai rivenditori, per arrivare a tutto il back office dal primo novembre, per un totale di 914 dipendenti. Ma sembra che il passaggio di proprietà riguardi, entro pochi mesi, tutto il servizio 190.

I lavoratori, nonostante le rassicurazioni delle parti si dichiarano preoccupati della decisione che sarebbe la mossa per rendere più facile la dismissione del personale e liberare risorse economiche. I rappresentanti sindacali non si spiegano la mossa di una azienda che continua a sfornare risultati eccellenti e anche alle Camere sembrano iniziare a interessarsi alla questione.
L’azienda risponde che l’esternalizzazione rientra nel piano industriale che prevede investimenti, e assunzioni, per lo sviluppo di nuove iniziative nell’ambito della banda larga e dell’integrazione fisso-mobile.

Comdata è un’azienda con sede a Torino specializzata nei servizi informatici. Conta su 4mila lavoratori, 200 milioni di euro di fatturato e 136 milioni di ricavi nel 2006. L’azienda è fornitore di Vodafone dai tempi in cui si chiamava ancora Omnitel.

Nel 2006 Comdata ha acquisito due aziende It, Met Sogeda e Selfin, di cui ha salvato tutti i dipendenti, e ha cercato nuovo partner finanziario a cui cedere il 20/30% di quote, senza trovarlo.
Conseguentemente i soci hanno deciso di aumentare le loro quote di capitale. Il fondatore Fiorenzo Codognotto, insieme alla moglie Laura Trentin, ora posseggono il 40% del gruppo, Enrico Savaral il 32%, Gianfilippo Cuneo il 20%.
Vodafone, dal canto suo, in questo periodo sembra essersi più concentrata nella acquisizione della compagnia telefonica Tele2, operazione in cui ha battuto Wind, dopo il forfait di Fastweb e Tiscali.

Cosa dice Comdata

Vodafone, la rabbia degli operatori scuote Montecitorio

Sabato 6 ottobre 2007
di Roberto Farneti per "liberazione"



In piazza contro la cessione del call center

«Il potere siete voi ma la forza siamo noi»: quando i lavoratori del servizio clienti della Vodafone iniziano a scandire questo slogan, gli edifici che circondano Piazza Santissimi Apostoli sembrano unirsi al coro, tanto forte è il rimbombo. Sono circa un migliaio, venuti a Roma da diverse parti d'Italia per gridare al "padrone" che sono esseri umani «e non sacchi di sabbia». Che non è giusto che la Vodafone dall'oggi al domani possa vendere 914 lavoratori a un'altra società, esponendoli al rischio di perdere tutto: qualifiche, diritti acquisiti e, soprattutto, la certezza del posto di lavoro, in quanto Comdata «lavorerà su commessa per Vodafone, che in futuro potrebbe anche cambiare fornitore», spiega un delegato.
Dopo anni passati al telefono, a diretto contatto con la clientela, gli operatori del 190 si aspettavano un trattamento diverso da parte dell'azienda. In fondo, dietro quei 4 miliardi di utile registrati dall'ultimo bilancio c'è anche il loro lavoro.
Sono infuriati e si vede. Ce l'hanno con la Vodafone, con il direttore delle risorse umane Michele Verna (a cui la piazza ha dedicato più di un Vaffa, Grillo insegna...), con l'amministratore delegato Pietro Guindani. Ma ce l'hanno anche con la politica, che ha partorito una legge, la legge 30, che permette questa «vergogna», come recita lo striscione posto sotto al palco. Norme «che non servono a far emergere il lavoro nero ma a distruggere quello buono», sottolinea tra gli applausi il segretario nazionale Fiom Giorgio Cremaschi, venuto a portare la solidarietà dei metalmeccanici. A lato del camioncino su cui si alternano gli oratori c'è un'altro striscione che invita a votare No all'accordo del 23 luglio.
La piazza si scalda quando prende la parola Alessandra, autrice di una lettera pubblicata da Liberazione , l'unico giornale che, ricordano dal palco, ha dedicato «un'intera pagina» alla protesta degli operatori della Vodafone. Alessandra porta al collo il simbolico cartello "Vendesi" esibito da tutti i manifestanti: sul suo c'è scritto "Vendesi mamma". «Sono qui, un po' emozionata, assieme a uno dei miei tre futuri precari», dice tenendo per mano la figlia piccola.
Sono presenti anche alcuni parlamentari, tra cui Franco Russo, Elettra Deiana e Francesco Caruso di Rifondazione Comunista. «La legge 30 va cambiata perché è quella che dà gli strumenti ai padroni per esternalizzare e precarizzare sempre di più il lavoro. Per noi è un punto cruciale della lotta politica e vedrete che durante la discussione sulla Finanziaria questo sarà fatto», promette Russo. Ma la piazza non si fida: «Vogliamo fatti, non parole», è stata la risposta.
Canta vittoria la Slc Cgil per lo sciopero, «riuscito al 95%». A Roma hanno manifestato lavoratori provenienti da Bologna, Napoli, Catania, Palermo, Catanzaro, Bari e Ivrea, mentre a Milano si è svolta una manifestazione per il centro-nord che ha coinvolto oltre 1.500 lavoratori. Una scelta, quella dei due cortei, che ha suscitato qualche perplessità, dal momento che una manifestazione unica avrebbe garantito maggiore visibilità alla protesta.
Sono circa le 13.30 quando i manifestanti romani raggiungono alla spicciolata il presidio davanti a Montecitorio. Una delegazione viene ricevuta dal presidente dei deputati del Prc, Gennaro Migliore e dal capogruppo in commissione Lavoro alla Camera, Augusto Rocchi. «Quella dei lavoratori Vodafone - dicono i parlamentari del Prc - è una lotta esemplare di come i conferimenti di rami d'azienda servano a mascherare veri e propri processi di licenziamenti collettivi. Chiederemo al governo - annunciano Rocchi e Migliore - di intervenire per fermare questa esternalizzazione. Chiederemo inoltre interventi strutturali che modifichino la legge 30 lì dove agevola queste operazioni a scapito dei lavoratori».
Anche la sottosegretaria al Lavoro, Rosa Rinaldi, ha voluto incontrare i manifestanti. «Siamo riusciti a strapparle una promessa - riferisce un rappresentante delle Rsu, Roberto Di Palma - ci ha assicurato che in tempi brevi convocherà le parti per tentare di trovare una via di uscita alla nostra vertenza. Rinaldi ci ha detto inoltre che è sua intenzione coinvolgere in questa vicenda anche il ministero delle Attività produttive».

Vodafone, 3mila addetti in piazza

Sabato 6 ottobre 2007
"il sole 24 ore"

Una partecipazione del 95% e 3mila persone in piazza tra Milano e Roma. E il bilancio, secondo il sindacato, dello sciopero di ieri dei dipendenti Vodafone che hanno protestato contro la decisione della società di cedere il ramo d'azienda customer care (914 addetti). «La posta è alta -ha detto il segretario generale Slc Cgil Emilio Miceli - chiediamo che il Governo apra un tavolo su un'impresa che va trattata come un gruppo in crisi. Il 15 ottobre prossimo faremo di nuovo sciopero e nel frattempo articoleremo le iniziative in tutto il Paese». Vodafone ribadisce invece che la cessione a Comdata (si veda «Il Sole-24 Ore» del 14 settembre) non mette a rischio alcun posto di lavoro e non intende modificare le condizioni contrattuali dei lavoratori interessati. La compagnia di tlc spiega che «inviterà nuovamente i sindacati a rendersi disponibili a partecipare al tavolo della trattativa e auspica di giungere ad un accordo per garantire alle persone non solo i trattamenti previsti dalla legge, ma anche gli attuali trattamenti collettivi aziendali».

Vodafone: ieri lo sciopero Ugl contro le esternalizzazioni

Sabato 6 ottobre 2007
"il tempo.it"



Il sit-in si è svolto contestualmente con quello di Milano sotto la direzione dell'azienda per protestare contro la procedura di esternalizzazione avviata da Vodafone, che intende cedere 914 lavoratori alla Comdata. Una delegazione guidata dal segretario nazionale Gianni Fortunato è stata ricevuta dal sottosegretario Rosa Rinaldi

"Siamo preoccupati per il futuro occupazionale dei 914 lavoratori Vodafone - ha dichiarato Fortunato - con la manifestazione di oggi chiediamo al ministero del Lavoro di sospendere questa operazione (che dovrebbe concludersi il primo novembre), di riconvocare l'azienda e di riaprire il tavolo di confronto con i sindacati".
"Il ministero del Lavoro - continua il sindacalista - ha recepito le nostre richieste ritenute valide e serie, rassicurandoci sull'intenzione di chiedere a Vodafone la sospensione dell'operazione e l'avvio di un confronto. E' nostro dovere - conclude Fortunato - difendere fino in fondo i diritti dei lavoratori di Roma, Napoli, Milano, Padova e Ivrea che dal primo novembre verranno ceduti a Comdata. L'azienda, infatti, tratta questi dipendenti come delle pedine, senza nessuna considerazione per l'impatto sociale e economico che queste decisioni produrranno".