sabato 9 aprile 2011

8 aprile 2011, nuova esternalizzazione: rete, field operations (335 persone)

segui lo speciale
Vodafone in ritirata! Speciale sul disimpegno di Vodafone nell'occupazione interna.
su www.fistelcislpadova.it

lunedì 5 luglio 2010

Meglio tardi che mai !!

Notiamo con soddisfazione che, finalmente, anche gli amici di SLC-CGIL prima e Fistel-CISL dopo si siano resi conto quasi contemporaneamente venerdi scorso, della reale portata del pericolo, per i dipendenti Vodafone, derivante dall’uso distorto e strumentale che l’azienda fa del sistema di valutazione professionale (Performance Dialogue).
Noi della Uilcom-UIL, già oltre un anno fa, avevamo compreso, che si era determinata una deriva in cui Vodafone si era immessa, usando sempre più tale strumento in maniera innaturale con rischio crescente per i lavoratori, soprattutto quelli ritenuti più deboli (madri, soggetti over 50 o gravati da problemi di salute, etc.).

Tanto fummo convinti di ciò che, allora lanciammo, nel maggio 2009, una indagine nazionale, attraverso questionario anonimo, per la quale riportammo una significativa partecipazione dei lavoratori Vodafone (oltre 1.300), che ci hanno fornito un chiaro quadro del reale sentimento nutrito da questi verso il P.D.
A tal proposito siamo certi di far cosa utile rendendo noti, nuovamente (in allegato) i risultati di quell’indagine, già consegnati ai lavoratori Vodafone attraverso nostro comunicato del 6 luglio 2009.

Cio’ detto siamo felici che si sia ricompattato il fronte sindacale su questo grave problema, che non può essere di una singola sigla sindacale, ma deve investire, per la sua portata tutto il movimento Sindacale presente in Vodafone.
Ne siamo lieti anche se non possiamo sottacere e ci corre obbligo morale nei confronti dei lavoratori Vodafone, in particolar modo a quelli che si sono rivolti a noi con coraggio e con fiducia, che, quando per primi denunciammo ciò che stava accadendo, adombrando l’uso del P.D. da parte dell’Azienda come inedita arma per dimensionare organici, omologare i riottosi (anche se portatori di risultati commerciali e di servizio positivi), noi della Uilcom fummo oggetto di manifestazioni di scetticismo, se non addirittura di scherno da parte di SLC e Fistel insieme, che attraverso le loro RSU, le strutture locali e nazionali, avevano ignorato o sottovalutato il fenomeno, lasciandoci da soli con i lavoratori a combattere questa battaglia.

Alla buon’ora amici di SLC e Fistel, alla buon’ora!

Forti di una ritrovata unitarietà chiediamo a Vodafone di aprire un serio tavolo di confronto su questo tema che, ha abbondantemente travalicato i confini, inviolabili per il Sindacato, della discrezionalità e unilateralità aziendale nella gestione dei sistemi di valutazione professionale, avendo ormai tutti noi la lucida consapevolezza del sistematico e generalizzato uso strumentale di questo famigerato P.D. da parte di Vodafone e, siccome, noi siamo il “Sindacato”, abbiamo il dovere di bloccare questa strategia, deleteria per tutti i lavoratori Vodafone in Italia.

Roma, 5 luglio 2010 LA SEGRETERIA NAZIONALE UILCOM-UIL

Vodafone: comunicato sul performance dialogue

La FISTel – Cisl ritiene Vodafone una grande Azienda che impiega migliaia di lavoratori, sia direttamente che indirettamente, che contribuisce al’innovazione del sistema Paese attraverso importanti investimenti, offre servizi innovativi e di qualità ai cittadini e incrementa il PIL.

Facciamo questa premessa perché non possiamo immaginare che Vodafone possa adottare il Performance Dialogue come strumento subdolo per costringere i lavoratori a lasciare l’Azienda o ricollocarli verso strutture meno professionalizzate.

Il Performance Dialogue, in una Azienda moderna, è un valido strumento di valutazione e verifica per aiutare i lavoratori a recuperare eventuali deficit di conoscenza attraverso mirati progetti formativi, al fine di rispondere meglio alle esigenze dei clienti e rendere più efficiente l’Azienda in un mercato fortemente competitivo come quello delle TLC.

Ogni altro utilizzo del PD rischia di far cadere Vodafone in un contesto di valutazioni negative, che se utilizzate strumentalmente, possono mettere in discussione anche la missione dell’Azienda in un mercato dove l’opinione pubblica è molto attenta all’etica di impresa.

Purtroppo raccogliamo da più posti di lavoro denunce dei lavoratori che lamentano delle forzature sul proprio destino professionale e sulla richiesta pressante a lasciare l’Azienda da parte dei propri manager territoriali in relazione proprio alla valutazione del PD.

La FISTel – Cisl stigmatizza questi episodi non coerenti con una Azienda come Vodafone e spera che gli episodi denunciati siano frutto del personale orientamento dei responsabili locali e non strumento di riduzione occupazionale. Pertanto invita l’Azienda ad intervenire con immediatezza per spegnere un focolaio pericoloso per la propria immagine e per la serenità interna dei lavoratori al fine di realizzare un clima di collaborazione nell’interesse di tutti.

La FISTel – Cisl, ritiene che se Vodafone ha problemi di remix professionale, sarebbe opportuno convocare il Sindacato e valutare come è possibile trovare soluzioni condivise in un’ottica di trasparenza reciproca anche prevedendo eventuali esodi incentivati esclusivamente volontari.

Roma, 2 Luglio 2010.

LA SEGRETERIA NAZIONALE

Vodafone: basta con le pressioni indebite sui lavoratori

Come SLC CGIL in questi anni abbiamo volutamente evitato di esprimere i nostri giudizi negativi, nel merito e nel metodo, sul sistema di valutazione del personale denominato “Performance Dialogue”, in uso in Vodafone.

Questo per non dar peso a uno strumento che non ha nessun valore dal punto di vista contrattuale.

Non possiamo più evitare però di registrare e denunciare quanto sta avvenendo in azienda, in particolare negli ultimi mesi.

Stiamo ricevendo continuamente segnalazioni da parte di lavoratori e lavoratrici di Vodafone che, a fronte di un giudizio negativo ricevuto nel Performance Dialogue, vengono invitati ad abbandonare l’azienda attraverso incentivazione economica e impegno alla ricollocazione.

In caso di rifiuto o anche solo di tentennamenti, i diretti superiori minacciano trasferimenti territoriali, trasferimenti dalla rete o dalla vendita a call center in altre regioni, ecc..

Segnalazioni che provengono da tutto il territorio Nazionale e che non possono essere ricondotte in una iniziativa personale di qualche manager ma una nuova linea adottata da tutta l’Azienda.


La SLC CGIL ritiene questa situazione INACCETTABILE ed invita la Vodafone ad ABBANDONARE IMMEDIATAMENTE la strada intrapresa. Strada che porta solamente a logorare le già complicate relazioni industriali.

Come SLC CGIL non esiteremo un istante a difendere, in ogni sede e con ogni mezzo, i lavoratori che saranno interessati da questa nuova ingiustizia aziendale.

Invitiamo tutti lavoratori e le lavoratrici, che saranno fatti oggetto di un simile trattamento, di segnalarlo immediatamente alle RSU competenti o alle strutture territoriali della SLC CGIL.

Roma, 2 luglio 2010


La Segreteria Nazionale

venerdì 29 febbraio 2008

Call center: contratti a progetto tradiscono lo spirito della legge

Giovedì 28 febbraio 2008
intervento del Ministro del Lavoro Cesare Damiano pubblicato su "il sole 24 ore"



Seguo con molto interesse il blog sul lavoro de Il Sole24ore.com. Credo che sia quanto mai necessario uno spazio di discussione sui temi dell'occupazione in Italia animato dai lavoratori stessi, soprattutto in questo periodo elettorale in cui si vanno delineando i programmi di governo dei vari partiti e raggruppamenti. Per individuare le soluzioni più appropriate ai problemi, abbiamo bisogno di analisi che tengano conto dei vincoli e delle compatibilità, ma anche delle esperienze concrete che ci diano il polso della situazione in una realtà lavorativa sempre più complessa e articolata. Ben vengano interventi appassionati come quelli di Michela Murgia che ci stimolano e ci permettono di chiarire meglio il nostro operato e il nostro punto di vista.
Michela fa riferimento alla nostra politica sulla legge Biagi e al problema specifico dei call center. Sono problemi contigui ma è utile distinguere. La legge Biagi ha regolato una realtà preesistente caratterizzata da una percentuale di lavoratori a termine in linea - e anche leggermente inferiore - con quella dei principali paesi europei. Il problema del precariato è complesso, non è certo abolendo tout court la legge Biagi che avremo i contratti precari trasformati automaticamente in rapporti a tempo indeterminato. Più probabile che le imprese ricorrano alle partite IVA, al sommerso, oppure riducano la domanda di lavoro. D'altra parte la flessibilità, se può essere utile per favorire l'ingresso nel mercato del lavoro, non deve neanche trasformarsi in una trappola di precarietà. In questa ottica con il Protocollo del welfare abbiamo promosso misure che hanno eliminato le forme contrattuali più precarizzanti e che hanno posto un freno al reiterarsi dei contratti dei dipendenti a tempo determinato. Il caso dei call center è però diverso: qui siamo di fronte a prestazioni che si configurano senza dubbio come lavoro dipendente ma che sono state "inquadrate" come collaborazioni a progetto, in evidente spregio dello spirito e della lettera della stessa legge 30, che non a caso abbiamo applicato nella sua interezza a differenza di quanto fatto dal precedente esecutivo, e per questo siamo intervenuti con la circolare 17/2006 sui call center inbound. In seguito all'intervento degli ispettori del lavoro ci sono stati numerosi accordi, come quello di Atesia, che hanno stabilizzato oltre 20 mila addetti in un settore in cui la regola era la precarietà e la furbizia (spesso) dei datori di lavoro: abbiamo offerto così alle lavoratrici e ai lavoratori i contributi malattia, i congedi per la maternità e il diritto alle ferie.
Ma sono più di 30 mila i lavoratori ancora in attesa di un contratto stabile. Di fronte a questo quadro, come ho detto martedì alla conferenza nazionale dei lavoratori call center in outsourcing organizzata dalla Cgil, sono favorevole all'emanazione di una circolare volta a stabilizzare i cosiddetti outbound. Il problema è che il Governo non può che svolgere l'ordinaria amministrazione, ma la volontà politica è quella di procedere senza indugi per sanare tutte le situazioni che sono un'evidente violazione della legislazione esistente. Con la circolare 4 di quest'anno ho infatti potenziato l'attività ispettiva tesa a smascherare le "false" collaborazioni, non solo nelle aziende che forniscono servizi di call center, ma in tutti i settori maggiormente interessati all'utilizzo del contratto a progetto, spesso in forma sospetta.
Quanto al Partito Democratico, la presenza di un esperto come Ichino è senza dubbio un arricchimento di una squadra già competitiva: attraverso il confronto delle diverse posizioni sapremo trovare soluzioni pragmatiche che concilino le esigenze di flessibilità delle imprese con il diritto delle persone a costruire un futuro fondato sulle certezze. Credo che la proposta di un salario minimo di 1000 euro per i lavoratori atipici sia un primo passo importante per garantire loro un tenore di vita adeguato in un momento che si prospetta difficile per l'economia. Il Partito Democratico nasce per dare soluzioni concrete e realistiche, senza le lenti deformanti dell'ideologia e senza fare promesse campate in aria. Tanti giovani vivono una situazione lavorativa complessa. Noi vogliamo essere al loro fianco, difendendoli da chi vende sogni, accattivanti ma fuori della realtà.

domenica 24 febbraio 2008

A Torino 'flessibili, non precari'

Mercoledì 20 febbraio 2008
Conferenza internazionale organizzata dal ministero del Lavoro
adnkronos.com



Tra i partecipanti, i ministri del Lavoro di Francia (Xavier Bertrand), Germania (Kajo Wasserhovel), Ungheria (Monika Lampert), Slovenia (Marjeta Cotman).

Torino - Due giorni di confronto su quanto è stato fatto e quanto c'è ancora da fare in Europa, e in Italia in particolare, per realizzare la via europea alla flexicurity. E’ quello che propone la conferenza internazionale 'Flessibili, non precari', organizzata dal ministero del Lavoro, a Torino. “Si tratta di un'iniziativa - ha detto il ministro del Lavoro, Cesare Damiano, presentando la conferenza a Roma insieme alla presidente della regione Piemonte, Mercedes Bresso - in cantiere già da tempo, prima della crisi di governo, e che si inserisce nell'attività internazionale del ministero del Lavoro che, in questi due anni, è stata molto intensa”. Obiettivo del convegno dare risposte all'esigenza europea di sintesi tra flessibilità, necessaria alle imprese per competere sui mercati globali, e solidarietà, ponendo l'accento sulle politiche di inclusione e di coesione e sul rispetto dei diritti dei lavoratori. Su questo, a confronto politici, sindacalisti e ricercatori sociali, oltre ai ministri del Lavoro di Francia (Xavier Bertrand), Germania (Kajo Wasserhovel), Ungheria (Monika Lampert), Slovenia (Marjeta Cotman).

“In questi due anni - ha ricordato Damiano - abbiamo definito una prassi sui temi europei: abbiamo avviato la concertazione con le parti sociali e seminari con cadenza semestrale al Cnel. Abbiamo voluto aprire una finestra sull'Europa e come Italia abbiamo scelto di appoggiare una linea di 'flessicurezza', che non significasse una diminuzione delle tutele delle sicurezze lavorative”. Damiano ha poi spiegato che “secondo le rilevazioni del ministero del Lavoro, in Italia, il lavoro flessibile interessa il 12-13% circa degli occupati”. Si tratta, ha sottolineato il ministro, “di un dato allineato agli standard europei”. “La differenza - ha rimarcato - è che in Italia si rimane troppo a lungo nella condizione flessibile e questo aiuta l'identificazione della flessibilità con il precariato”.

“Un convegno per confrontarci sul tema della flessibilità, che riguarda in particolare (ma non solo) il mondo giovanile”. Così ha esordito Mercedes Bresso, presidente della regione Piemonte. “L'integrazione del mercato del lavoro - ha ricordato - è uno degli obiettivi da completare in Europa, perché la flessibilità non è solo un danno, ma è anche la possibilità di cambiare lavoro, posti e luoghi di vita. Oggi e domani ancora di più, un ragazzo potrà lavorare in 4-5 Paesi europei e allora si pone il problema di come possa integrare il sistema pensionistico, l'assistenza sanitaria per sé e la famiglia. Insomma, è importante che su questo i Paesi lavorino insieme”. Ben venga, dunque, “una riflessione sulla flexicurity, una flessibilità - ha chiarito Bresso - a cui non si accoppi la precarietà, grazie ai sistemi di formazione permanente, di riqualificazione, garantendo sistemi di sicurezza sociale per il futuro”. “Solo chi riesce ad andare in questa direzione -ha concluso- riesce a essere competitivo nel mondo”.

84% giovani non conosce significato parola 'flexicurity'

Martedì 19 febbraio 2008
Ricerca condotta su un campione di 1.000 giovani dai 18 ai 34 anni di età
adnkronos.com



Per la maggioranza dei giovani (il 45%), il modello di flessibilità accompagnata da formazione e protezione sociale, in Italia, non può funzionare.

Una parola importante, in cui sta forse racchiusa la soluzione di tanti mali che affliggono il mercato del lavoro: è 'flexicurity', quel misto di flessibilità e sicurezza che dovrebbe garantire ai lavoratori (soprattutto giovani) di affacciarsi allo scenario globale con un'adeguata protezione sociale. Eppure, la gran parte dei giovani (l'84%) non la conosce. Emerge da una ricerca condotta dall'Istituto Piepoli, su un campione di 1.000 giovani dai 18 ai 34 anni di età, e commissionata dal ministero del Lavoro, per capire quale sia la percezione che i giovani hanno del mondo dell'occupazione. Lo studio, realizzato in occasione della conferenza internazionale europea 'Flessibili non precari', di Torino, è stato presentato a Roma dal ministro del Lavoro, Cesare Damiano, e dalla presidente della regione Piemonte, Mercedes Bresso. Il 58% degli intervistati dichiara di essere occupato, il 42% è alla ricerca di un lavoro, il 15,5% è composto da studenti e casalinghe e svolge lavori saltuari, e un altro 15,5% non è mai stato occupato. In tutto, quindi, si è comunque affacciato sul marcato del lavoro circa l'85% dei giovani dai 18 ai 34 anni. Tra questi, però, solo il 45% ha un contratto a tempo indeterminato, mentre la maggioranza (il 55%) ha contratti a termine.

Il precariato vero e proprio (definito nella ricerca come situazione lavorativa che presenta due fattori di insicurezza: la mancanza di continuità e la mancanza di reddito adeguato) è una condizione che ha toccato il 44% degli intervistati. E le critiche che i giovani muovono al precariato sono puntuali: per il 55% dei giovani è sinonimo di 'incertezza economica' e per il 33% di 'insicurezza', mentre il termine 'flessibilità’ è molto meno presente nella mente dei giovani e meno significativo. Pochi o nulli gli aspetti positivi della precarietà, definita 'una possibilità di fare varie esperienze lavorative’ solo da un 19% di giovani.

Il concetto di flexicurity è noto solo attraverso lo studio universitario e nessun giovane lo ha conosciuto tramite altre vie. Emergono, comunque, forti resistenze rispetto a questo modello: il 67% dei giovani pensa che con la flexicurity non si possa superare l'attuale condizione di precariato. Inoltre, per la maggioranza dei giovani (il 45% del totale), il modello di flessibilità accompagnata da formazione e protezione sociale, in Italia, non può funzionare. Una nota di speranza viene dalle aspettative: più di metà dei ragazzi intervistati (56%), infatti, si dichiara fiducioso per il proprio futuro lavorativo.

sabato 23 febbraio 2008

La crisi di governo ha fermato il cammino del progetto di legge sulle modifiche all'art. 2112

sabato 23 febbraio 2008

La caduta del Governo avvenuta alla fine di gennaio, tra le altre cose, ha prodotto il fermo dei lavori parlamentari, quindi anche della discussione del progetto di legge 2261 di cui abbiamo riportato il testo nelle scorse settimane.
Quanto tempo dovrà ancora trascorrere prima di vedere modificata la normativa riguardante il trasferimento di ramo d'azienda rimane pertanto un'incognita legata al quadro politico che verrà a comporsi dopo le prossime elezioni politiche del 13 aprile 2008.

sabato 26 gennaio 2008

Progetto di legge 2261: Modifiche all'articolo 2112 del codice civile

Mercoledì 23 gennaio 2008
Camera dei Deputati


Progetto di legge: 2261 (Fase iter Camera: 1^ lettura)
BURGIO ed altri: "Modifiche all'articolo 2112 del codice civile in materia di mantenimento dei diritti dei lavoratori in caso di trasferimento d'azienda o di ramo d'azienda" (2261)
Stato iter: Assegnato alla XI Commissione Lavoro il 26 febbraio 2007

21 GENNAIO 2008. Finalmente!

Lunedì 21 gennaio 2008
"esserecomunisti.it"

Mercoledì 16 gennaio, finalmente, la Commissione Lavoro ha ufficialmente annunciato di aver messo in calendario la proposta di legge n. 2261 d'iniziativa dei deputati Burgio, Zipponi, Pagliarini, Ferrara, Rocchi, Provera e De Cristofaro concernente modifiche all'articolo 2112 del codice civile in materia di mantenimento dei diritti dei lavoratori in caso di trasferimento d'azienda o di ramo d'azienda.
La proposta di legge, presentata il 14 febbraio 2007, ha ricevuto cioè il via libera per la discussione, che avverrà entro e non oltre la fine del mese di gennaio.
Come è evidente, ciò non comporta o implica la sua approvazione, a maggior ragione in una fase così complessa per il quadro politico e parlamentare italiano. Segna soltanto l'inizio dell'iter di discussione. Ma è già un primo, determinante, passo.

lunedì 14 gennaio 2008

"Quei dirigenti sono persone dalla doppia faccia"

Lunedì 24 gennaio 2008
di Alessandro Mondo per "la stampa.it"



Sono allibito. Se penso che il giorno dei funerali in Duomo i vertici della Thyssen sono venuti in pompa magna al seguito dell’ambasciatore tedesco... Ora vorrei sapere qual è la vera faccia dell’azienda».
Parola di Sergio Chiamparino. Il sindaco di Torino, venuto a conoscenza del documento sequestrato dagli inquirenti ai manager italiani della multinazionale tedesca, non usa mezzi termini per censurare un episodio «che certo non depone a favore di un grande gruppo industriale».
Lo sconcerto per i giudizi formulati dalla proprietà sulla sovraesposizione mediatica degli operai superstiti e dei loro compagni, riportati nel dossier, si accompagna alla rabbia per la rappresentazione della città: «Una caricatura», commenta il sindaco.
Si sente tradito da questo comportamento?
«Bisogna capire. Se quel documento è opera di un funzionario zelante, desideroso di compiacere i suoi padroni, siamo di fronte a un atteggiamento increscioso ma isolato. Se invece dovessimo scoprire che questa ricostruzione dei fatti rispecchia il giudizio della Thyssen nel suo complesso... beh, allora la cosa sarebbe preoccupante».
Che cosa la preoccupa, in particolare?
«La doppia faccia dei miei interlocutori, e quindi l’impossibilità di sapere con chi ho parlato finora. Al netto della disapprovazione etica e morale, che è scontata, questo è il vero problema per chi rappresenta le istituzioni».
Lei quale faccia conosceva fino a ieri?
«Quando l’amministratore delegato di Thyssen Italia Harald Espenhahn e altri suoi colleghi sono venuti da me, avevano usato ben altre parole. Si erano scusati anche con la città, mostrandosi addolorati per quella tragedia. Non solo avevano promesso sostegno alle famiglie delle vittime, ma si erano detti disponibili a ragionare sulla ricollocazione e sul futuro degli altri operai. Ora invece vengo a sapere di giudizi tranchant che chiamano in causa i lavoratori e l’immagine stessa di Torino. E questo lo trovo inaccettabile».
Pare che il gruppo tedesco non abbia apprezzato la sovraesposizione mediatica dei superstiti e dei loro compagni.
«Una riprovazione inconcepibile».
L’analisi non trascura i riferimenti alla realtà torinese: dalla tradizione sindacale di stampo comunista ai fatti di sangue durante gli Anni di piombo...
«Sembra di leggere un libro di Edmondo de Amicis, con i buoni da una parte e i cattivi dall’altra».
... Il tutto a fronte di «condizioni ambientali» che secondo il management erano sfavorevoli al mantenimento dell’attività produttiva ben prima della tragedia di dicembre.
«Andiamo... Tutto si può dire, ma non che quello della Thyssen sia stato un sindacato del “no”».
Allora come se lo spiega?
«Nel migliore dei casi questa ricostruzione caricaturale è frutto della scarsa conoscenza della nostra città, diciamo pure d’ignoranza. Altrimenti non resta che l’ipotesi della malafede»
In che senso?
«Non vorrei che fosse un tentativo maldestro ed estremamente fragile per giustificare i mancati investimenti nello stabilimento torinese, con ricadute sul fronte della sicurezza. Ricadute che, a quanto pare, stanno emergendo dalle indagini».
A proposito, sindaco: dopo l’uscita di questa notizia lei è stato contattato da qualche rappresentante dell’azienda?
«Assolutamente no».

domenica 13 gennaio 2008

Fiom: "Vertici Thyssen mascalzoni"

Domenica 13 gennaio 2008
"tgcom.it"



Reazione dopo presunto dossier segreto

"Degli autentici mascalzoni" che mirano a intimidire gli operai. Così Giorgio Cremaschi, segretario nazionale della Fiom, ha definito la dirigenza della ThyssenKrupp, commentando la notizia pubblicata dal 'Corriere della Sera'. Nell'articolo del quotidiano milanese si parla di un rapporto segreto dei manager dell'acciaieria nel quale si critica l'eccessiva esposizione televisiva degli operai che impedirebbe ai manager di prendere misure disciplinari.

Cremaschi ha quindi avvertito: "Tra le righe si intende che si preparano ad intimidire i lavoratori che dovranno testimoniare in tribunale". Duro anche Antonio Boccuzzi, operaio dello stabilimento Thyssen di Torino che ha detto: "Dopo il danno, la beffa. Nessuno di noi va di in tv in tv, come loro asseriscono, per cercare di diventare un divo".

"Siamo qui solo per raccontare cosa non funzionò quella notte e cosa non funzionava in quel periodo - ha aggiunto Boccuzzi - Credo che sia ancora una volta una totale mancanza di sensibilità e di umanità da parte dell`azienda. Non riesco a capire che tipo di provvedimenti possano prendere, perché nessuno ha raccontato
cose non vere", ha infine concluso Boccuzzi.

Il dossier segreto
Un documento apparentemente informale scritto in tedesco da un responsabile della ThyssenKrupp italiana e indirizzato ai capi in Germania per cercare di spiegare la situazione dopo il rogo del 6 dicembre a Torino e la morte di 7 operai. Nello scritto, sequestrato non si sa se nello stabilimento di Terni o nell'abitazione di uno dei 3 dirigenti italiani dell'azienda già indagati per omicidio e disastro colposo (il procuratore di Torino, Raffaele Guariniello, dice di non saperne nulla) si parla di una Torino storicamente culla di certo sindacalismo duro se non addirittura del terrorismo negli anni di piombo, di 'condizioni ambientali' cittadine sfavorevoli al mantenimento dell'attività produttiva e questo anche prima della tragedia di dicembre.

Inoltre si dice che gli operai sopravissuti e i compagni delle vittime 'passano di televisione in televisione',
come fossero eroi, ma che per il momento non risulterebbe opportuno intraprendere nei loro confronti provvedimenti disciplinari, cosa che però si potrebbe considerare in futuro. Infine si fa anche riferimento alla situazione politica italiana quando si sostiene che il governo Prodi, che attraverserebbe comunque un periodo di crisi, potrebbe trarre vantaggio dalla grande attenzione posta dai media sul rogo di Torino per distrarre l'attenzione dei lettori e dei telespettatori ai problemi più urgenti del paese.

Chiamparino: "Forse opera di un singolo manager"
Il sindaco Chiamparino ritiene questo documento "non così importante in quanto potrebbe anche trattarsi dell'opera di una persona singola e quindi di un fatto in qualche modo limitato", ma non nasconde comunque il suo disappunto: "Quando l'ad della Thyssen Italia Harald Espenhahn e altri suoi colleghi sono venuti da me hanno usato ben altre parole nei confronti della città e degli operai, bisogna capire ora se i pensieri contenuti in questa nota rappresentato il parere dell'azienda o di qualcuno in specifico. I riferimenti su Torino e sulla storia democratica e sociale, disegnata come una caricatura - conclude il sindaco - sono comunque ignoranti e strumentali, e quelli sui lavoratori della Tyssen di Torino gravissimi".

La Thyssen dopo il rogo: gli operai fanno gli eroi in tv

Domenica 13 gennaio 2008
di Vera Schiavazzi per il corriere della sera



I pm di Torino trovano un rapporto segreto dei manager
«Il governo Prodi in crisi trae vantaggio dall'attenzione su di noi»

TORINO - Un'analisi riservata interna sulla situazione politica italiana, sulle reazioni sindacali e sociali e sull'atteggiamento dei media all'indomani del rogo della ThyssenKrupp che nella notte tra il 5 e il 6 dicembre è costato la vita a sette operai. Il documento — cui contenuti, se confermati, sembrerebbero testimoniare meglio di qualunque altro materiale l'atteggiamento assunto dalla casa madre tedesca nei confronti delle sue filiali italiane e in particolare dell'acciaieria torinese in via di dismissione — è stato sequestrato giovedì scorso a Terni nel corso delle perquisizioni sia in fabbrica sia nelle abitazioni private dei tre massimi dirigenti italiani (l'amministratore delegato Harald Espenhahn, Gerald Priegnitz e Marco Pucci) del gruppo già iscritti per omicidio e disastro colposo nel registro degli indagati. Nella nota, redatta in tedesco o forse tradotta in questa lingua proprio per renderne più rapida la lettura a tutti i manager interessati, si analizza la storia e la realtà della città di Torino, dove esiste — registrano i funzionari ThyssenKrupp — «una lunga tradizione sindacale di stampo comunista », e dove già negli anni precedenti alla tragedia le «condizioni ambientali» apparivano sfavorevoli al mantenimento dell'attività produttiva. Non mancano i cenni remoti alla storia italiana e torinese degli «anni di piombo», nei quali chi firma l'analisi ricorda come alcune delle pagine più sanguinose del terrorismo brigatista siano state scritte proprio a Torino ad opera dell'eversione.

Poi si passa a esaminare la situazione dei 20 giorni di dicembre che hanno fatto seguito alla tragedia, durante i quali il sacrificio degli operai, le loro condizioni di lavoro, le dichiarazioni di dura condanna da parte delle istituzioni e delle forze politiche e sindacali italiane hanno occupato le prime pagine dei giornali e dei telegiornali. Ai vertici aziendali che dalla casa madre di Essen, in Germania, hanno evidentemente richiesto elementi per poter meglio valutare la situazione e per poter quindi decidere la propria strategia sia di comunicazione sia legale, lo sconosciuto relatore dell'analisi trasmette i propri commenti.

Gli operai sopravvissuti al rogo e i compagni di lavoro delle vittime «passano di televisione in televisione » e vengono rappresentati «come degli eroi». Un fatto, quest'ultimo, particolarmente sgradevole, che impedisce ogni possibile misura di censura o di richiamo a questi testimoni, che sono ancora e a tutti gli effetti dipendenti della società, ma che in questo momento sarebbe inopportuno colpire sul piano disciplinare, anche se non si esclude di poter prendere in considerazione questa ipotesi per il futuro, dopo un'attenta analisi degli aspetti formali e delle rassegne stampa cartacee e televisive. Infine, nella lettera ritrovata all'interno di una valigetta nelle perquisizioni, si traccia anche un affresco della situazione politica italiana in generale, facendo notare come lo stesso governo guidato da Romano Prodi, che attraverserebbe comunque un periodo di «crisi», possa trarre vantaggio dall'estrema attenzione dei media sul rogo di Torino, che può esercitare, se non altro, un ruolo di calamita capace di distrarre l'attenzione dei lettori e dei telespettatori da altri e più urgenti problemi di politica interna.

domenica 30 dicembre 2007

Ricordando le vittime della strage quotidiana sui luoghi di lavoro

Domenica 30 dicembre 2007



Vittime del rogo alle Acciaierie Thyssen Krupp di Torino di giovedì 6 dicembre 2007:

Antonio Schiavone, 36 anni

Roberto Scola, 34 anni
Angelo Laurino, 43 anni
Bruno Santino, 26 anni
Rocco Marzo, 54 anni
Rosario Rodinò, 26 anni
Giuseppe Demasi, 26 anni

Tre settimane fa riportavamo il tragico conteggio apparso sui quotidiani nazionali (da lunedì 1 gennaio a sabato 8 dicembre 2007, sono morte sul lavoro 984 persone), in questi 21 giorni tanti altri lavoratori hanno perso la vita cercando di guadagnarsela.

Un numero altissimo di lavoratori è rimasto ferito e molti sono rimasti invalidi.

Tributando un ricordo ai caduti, esprimiamo solidarietà ai lavoratori rimasti invalidi, vicinanza e sostegno alle famiglie di tutti loro.

Non dimentichiamo lo sdegno che abbiamo provato nell'assistere impotenti a questa strage, non consideriamo le morti sul lavoro come un'ineluttabile evento di cronaca quotidiana.
"Basta con la strage" è stato scritto, diventi per tutti (lavoratori, aziende, sindacati, istituzioni, politica, nessuno escluso) un obbligo morale operare efficacemente in tal senso.
Questo è l'augurio per il prossimo anno.


Rogo Thyssen, morto il settimo operaio

Domenica 30 dicembre 2007
"corriere.it"


Arresto cardiocircolatorio, negli ultimi giorni le sue condizioni si erano aggravate.
Non ce l'ha fatta Giuseppe Demasi, 26 anni. Il decesso al CTO di Torino.

TORINO
- Sale il tragico bilancio del rogo all'acciaieria ThyssenKrupp di Torino. Non ce l'ha fatta Giuseppe Demasi, 26 anni, uno degli operai rimasti feriti nella notte tra il 5 e il 6 dicembre scorsi. Demasi, l'unico ancora in vita dei sette operai rimasti feriti nella fabbrica torinese, è morto per arresto cardiocircolatorio alle 13,40 nel reparto grandi ustionati del CTO di Torino. Le sue condizioni, gravissime fin dai primi momenti dopo l'incendio a causa delle ustioni riportate, si erano ulteriormente aggravate negli ultimi giorni.

LUNGA LISTA DI VITTIME - Il nome di Giuseppe Demasi si aggiunge alla lunga lista delle vittime dell’acciaeria di corso Regina Margherita: Antonio Schiavone morto sul colpo, Roberto Scola, Angelo Laurino, Bruno Santino, Rocco Marzo, Rosario Rodinò. Demasi era stato sottoposto a tre interventi chirurgici, ma nei giorni scorsi le sue condizioni si erano aggravate.

Intervista al ministro Damiano: "Lavoro flessibile, ma con più sicurezza"

lunedì 24 dicembre 2007

intervista tratta dal libro di Raffaele Marmo Anni flessibili - Il tempo del lavoro nuovo, in uscita a gennaio, pubblicata su "quotidiano.net"



Ecco il nuovo welfare
Il ministro: "Per i precari pensioni migliori e nuove protezioni sociali. E' comunque lontano l'obiettivo di 70% di occupati come vorrebbe il patto di Lisbona"

Dal Pacchetto Treu al Protocollo sul Welfare, passando per la legge Biagi. Dieci anni di cammino sulla via della flessibilità. Ma anche dieci anni di polemiche e scontri, purtroppo non solo verbali. Perché anche solo parlare di lavoro non standard è così drammatico e pericoloso?
«Troppo spesso, quando si parla di flessibilità del lavoro, il dibattito assume carattere e toni ideologici, rischiando di far perdere di vista la concretezza dei problemi derivanti da un sistema economico sempre più complesso e instabile. Evocare scenari inquietanti e indicare nei contratti a termine e nell’occupazione non standard l’origine di tutti i mali è una semplificazione inutile e inaccettabile. Così come sarebbe sbagliato pensare di abbattere la disoccupazione con una deregolamentazione selvaggia a scapito delle necessarie tutele. La flessibilità, dunque, non è né un demone né una panacea: può però rappresentare un’opportunità tanto per le imprese quanto per chi si affaccia sul mercato del lavoro, a patto che si distingua in maniera netta tra buona flessibilità e precarietà».

Qual è, nel complesso, l’approccio che caratterizza il Protocollo sul Welfare?
«Il nucleo centrale della riforma è dato da una concezione di Welfare promozionale, non assistenziale, che lega strettamente le politiche attive del lavoro, la formazione lungo l’arco della vita e una rete universale di diritti di sicurezza sociale. In essa vengono affrontate congiuntamente le tre questioni della modernizzazione del sistema di protezione sociale (con il riassetto degli ammortizzatori sociali), della disciplina del mercato del lavoro e del riordino del sistema previdenziale».

Proviamo a scendere nel dettaglio. Partiamo dalle misure che ridisegnano alcune caratteristiche del mercato del lavoro.
«Per grandi linee, si può dire che la strategia di riforma poggia sul potenziamento dei servizi pubblici per l’impiego, che sono uno snodo fondamentale anche per la gestione degli ammortizzatori sociali in senso proattivo; e sulla revisione e riorganizzazione dell’intero sistema degli incentivi, in gran parte pensato in tempi lontani e rapportato a un mercato del lavoro profondamente diverso dall’attuale, con l’individuazione di alcune specifiche priorità (l’occupazione delle donne, anche in relazione alle esigenze di conciliazione tra lavoro e vita familiare; dei giovani; dei lavoratori ultra-cinquantenni). A tutto questo, naturalmente, si aggiungono misure specifiche e dirette in chiave anti-precarietà».

Quali, in particolare?
«Il Protocollo ribadisce innanzitutto la volontà di continuare sulla strada avviata del rafforzamento della centralità all’occupazione a tempo indeterminato. In questa direzione vanno: la fissazione per i contratti a termine di un tetto di durata di trentasei mesi, oltre il quale il rapporto si trasforma a tempo indeterminato, salvo la possibilità di un solo rinnovo da stipulare con l’assistenza del sindacato e con procedure di controllo molto rigorose; l’eliminazione delle forme contrattuali chiaramente precarizzanti, con il ridimensionamento dei margini di ricorso al job on call; o la limitazione del lavoro occasionale di tipo accessorio solo alle piccole attività a favore delle famiglie; la cancellazione dello staff leasing; ma anche alcune modifiche della disciplina del part-time. Nello stesso verso vanno anche l’ulteriore innalzamento dei contributi previdenziali sulle collaborazioni a progetto, un disincentivo chiaro e concreto al ricorso scorretto a questo strumento; e la prosecuzione delle azioni rivolte a contrastare l’elusione della normativa di tutela del lavoro subordinato».

La grande incompiuta delle riforme precedenti, come riconosciuto da tutti, è rappresentata dalla mancata revisione degli ammortizzatori sociali nella chiave della flexicurity: come interviene il Protocollo a colmare questa grave lacuna?
«La riforma ipotizzata nel Protocollo, come è espressamente indicato, punta al rafforzamento degli ammortizzatori sociali e alla estensione delle tutele per coloro che ne sono privi, senza che l’appartenenza settoriale, la dimensione di impresa e la tipologia dei contratti di lavoro possano continuare a essere elementi di esclusione. Il progetto messo a punto nelle sue linee-guida nel Protocollo attribuisce un ruolo essenziale alla concertazione con le parti sociali e agli enti bilaterali (i quali potranno provvedere a coperture supplementari), ma richiede anche un generale miglioramento delle politiche attive del lavoro, nella logica del welfare to work. È evidente, d’altra parte, che il disegno riformatore tratteggiato non potrà che avere un’attuazione graduale in funzione delle risorse finanziarie disponibili. Il che non esclude il varo di alcuni interventi immediati che prefigurano una prima fase del riassetto degli ammortizzatori».

In che cosa consiste questo primo tempo della riforma degli ammortizzatori sociali?
«La prima fase del progetto di riforma degli ammortizzatori (finanziata con circa 700 milioni di euro su base annua) contempla interventi migliorativi delle indennità di disoccupazione che riguardano tutti i lavoratori e, in particolare, i giovani».

La flessibilità può avere conseguenze negative anche sul futuro previdenziale dei lavoratori e, in particolare, dei giovani. Come fronteggiare questo tipo di rischio?
«Uno dei capitoli chiave del Protocollo va nella direzione della predisposizione di misure utili a garantire pensioni più dignitose per i lavoratori parasubordinati e per quelli dipendenti ma con carriere discontinue. Rientrano in questo ambito l’accennata copertura figurativa piena, prevista nella riforma degli ammortizzatori, commisurata alla retribuzione percepita, che consentirà ai lavoratori con contratti a termine di colmare i vuoti contributivi e di aumentare le prestazioni pensionistiche future; e la previsione di una più ampia riforma della totalizzazione che riassorba e superi la ricongiunzione e permetta, anche attraverso misure immediate, di utilizzare i contributi versati a più casse o fondi per costruire un’unica pensione. Ma appartengono a questo capitolo anche, e soprattutto, l’aumento graduale dal 23 al 26% dell’aliquota per i parasubordinati, finalizzato a rafforzare la posizione pensionistica dei giovani collaboratori a progetto. Come pure le nuove regole per favorire il riscatto della laurea con l’obiettivo sia di renderlo conveniente sotto il profilo previdenziale sia di ridurne l’onere».

Il Protocollo, insomma, come ponte a più corsie verso una buona occupazione. Ma la distanza con gli obiettivi di Lisbona rimane ancora elevata.
«Molto è stato fatto, ma molto resta ancora da fare. I nodi irrisolti dell’economia italiana condizionano fortemente l’andamento del mercato del lavoro. L’obiettivo di un tasso di occupazione del 70% entro il 2010, fissato nel Consiglio europeo di Lisbona del 2000, per l’Italia è ancora lontano. Per il nostro paese, il raggiungimento dell’obiettivo di Lisbona sia in termini complessivi sia in riferimento alle donne e agli ultracinquantenni, dipende sostanzialmente dalla capacità che avremo di aumentare il tasso di partecipazione delle donne al mercato del lavoro. Anche se vi è stato un considerevole incremento della partecipazione delle donne sul mercato del lavoro nell’ultimo decennio, a testimonianza di un’aumentata offerta di lavoro femminile, occorre moltiplicare gli sforzi e potenziare gli strumenti».

Ma, a ben vedere, l’Europa, attraverso il Libro verde, ci chiede più flessibilità per una maggiore occupazione. «Stiamo partecipando attivamente alla consultazione lanciata dalla Commissione europea con il Libro verde sulla modernizzazione del diritto del lavoro, nel più ampio quadro del dibattito sulla «flessicurezza» nei rapporti di lavoro. La risposta del governo italiano indica che non possiamo condividere la tesi che vorrebbe configurare uno scambio tra tutela sul posto di lavoro e tutela sul mercato, quando entrambe sono invece necessarie per dare stabilità al lavoro e creare buona occupazione. (…) Occorre invece ribadire che il contratto a tempo indeterminato è la forma normale di rapporto di lavoro, e su di essa dovrebbero essere valutati i possibili interventi a favore di una maggiore flessibilità».

sabato 29 dicembre 2007

Wind a Roma, accordo raggiunto e poi bocciato

lunedì 26 dicembre 2007
Pier Luigi Tolardo per "zeusnews.it"

Wind e Cgil-Cisl-Uil hanno sottoscritto un accordo che dà il via al trasferimento di 240 lavoratrici e lavoratori dalla sede di Milano a quella di Roma.

L'accordo prevede un'indennita di trasferimento di circa trentunomila euro netti a testa per ogni lavoratore con figli, che al sindacato sembra una soluzione economica valida a ridurre il disagio di questi lavoratori.

Le assemblee dei lavoratori della sede Wind bocciano invece l'accordo: anche con questi soldi il trasferimento a Roma è giudicato inaccettabile dai lavoratori interessati e la rappresentanza eletta dai lavoratori ha ritirato al sindacato la delega per trattare e siglare accordi, aprendo un nuovo stato di agitazione dei lavoratori.

venerdì 28 dicembre 2007

Wind, ipotesi di accordo siglata presso il Ministero dello Sviluppo Economico e Comunicato delle Segreterie Nazionali

Giovedì 20 dicembre 2007
Sospeso lo sciopero proclamato per il 20/12/2007 in data 14/12/2007, ecco l'Ipotesi di Accordo siglata presso il Ministero dello Sviluppo Economico, accompagnata dal Comunicato delle Segreterie Nazionali SLC-CGIL, FISTel-CISL, UILCOM-UIL. del 21/12/2007

ipotesi di accordo wind

Comunicato

Il giorno 20 c.m. presso il Ministero dello Sviluppo Economico è stata sottoscritta una ipotesi di accordo sulla riorganizzazione di Wind tra la Società e le OO.SS. SLC – FISTel – UILCOM con la mediazione del Sottosegretario Alfonso Gianni.

L’ipotesi prevede un articolato di Piano Industriale, dove l’azienda si impegna di continuare la missione di operatore integrato puntando sullo sviluppo della telefonia fissa, di quella mobile e di internet.

Per sostenere lo sviluppo Wind investirà nel 2008 almeno 800 milioni di euro, la metà dei quali, in infrastrutture di rete, IT, larga banda fissa e mobile. L’azienda intende inoltre valorizzare gli assets di customer care, network e portale internet che ritiene strategici al business aziendale.

Milano conferma alcune attività di rete fissa, che il progetto organizzativo aveva collocato su Roma. (International and National Wholeasales, acquisti rete, attività a contenuto tecnologico, attività di centri di gestione e importanti attività information technology).

Inoltre Wind intende valorizzare la sede di Milano come centro di eccellenza di tutto il gruppo con la costituzione entro giugno 2008 di un centro di ricerca focalizzato sul monitoraggio dell’evoluzione tecnologica di interesse aziendale, sullo scouting di nuove tecnologie e sullo sviluppo e sperimentazione di nuovi prodotti e servizi.

Il mantenimento di alcune attività di rete fissa su Milano, ha consentito inoltre di ridurre significativamente il numero dei lavoratori/ci che sono soggetti al trasferimento a Roma e che assommano a non oltre 240 risorse.

Saranno tutelati i lavoratori disabili, i dipendenti che assistono familiari con invalidità superiore all’80% e le situazioni previste dalla L. 104/92.

I trasferimenti diventano effettivi a partire dal mese di settembre 2008 e saranno preceduti da incontri sindacali per verificare l’eventuale modifica del perimetro organizzativo e eventuali disagi personali dei lavoratori interessati dovuti a patologie gravi. In particolare da Gennaio verrà costituito un tavolo permanente a livello territoriale, per la gestione dei trasferimenti, per possibili ricollocazioni, per mobilità professionale (e relativa visibilità delle opportunità occupazionali) e per affrontare specifiche situazioni.

Sulla base dei piani di sviluppo previsti dall’azienda nell’arco temporale fino al 31-12-2011, si renderanno disponibili inoltre circa 150 posizioni di lavoro nell’area della Lombardia, Torino e Ivrea, dove possono essere ricollocate prioritariamente i lavoratori trasferiti a Roma, secondo criteri oggettivi di rilevanza sociale ed economica.

L’Azienda riconoscerà ai lavoratori interessati al trasferimento 800 euro netti per 24 mesi a tutti coloro senza figli e 1000 euro netti ai lavoratori con figli. A tutti i lavoratori trasferiti sarà riconosciuto un importo una tantum di 7000 euro a titolo di indennità di prima sistemazione. Inoltre per i primi 3 mesi si ricorrerà alla trasferta e per i successivi 9 sarà garantito il pendolarismo tra Roma e Milano.

In coerenza con lo sviluppo che Wind avrà nei prossimi anni, l’Azienda si impegna ad implementare l’occupazione entro il 2010, con il passaggio di tutti i lavoratori del Customer Care dalle 5 alle 6 ore.

In area NETWORK sarà articolato un piano formativo straordinario per consentire ai lavoratori l’acquisizione di maggiori competenze anche al fine della valorizzazione professionale.

Sempre sul piano occupazionale Wind nel corso del 2008 assumerà 50 neo-laureati da inserire anche nelle aree di sviluppo degli ULL.

Le OO.SS hanno ribadito nell’ipotesi di accordo sulla riorganizzazione di Wind la contrarietà all’utilizzo dei trasferimenti collettivi, ritenendo necessario però, a fronte della indisponibilità dell’Azienda a ritirare il progetto, di garantire ai lavoratori interessati un sistema di trattamenti economici e normativi finalizzati alla attenuazione del disagio.

Le OO.SS. ritengono invece positivo l’impegno di Wind a sottoscrivere alla presenza del Governo le linee di indirizzo strategico e ad individuare le risorse necessarie a finanziare il piano di sviluppo.

Lo sviluppo di Wind, la capacità di posizionarsi sul mercato con prodotti e servizi innovativi e la relativa crescita di redditività, è la migliore garanzia per la tenuta occupazionale e degli assets strategici. L’Azienda, infatti, non prevede nel corso del piano 2008 alcuna variazione del perimetro organizzativo aldilà dello studio sulle torri, che eventualmente dovesse realizzarsi, sarà tempestivamente comunicato alle OO.SS e comunque l’azienda si è impegnata ad escludere dalla cessione le parti attive delle torri con ciò che questo vuol dire in termini anche di garanzia per chi opera su manutenzione, gestione, sviluppo delle stesse.

Le OO.SS. ritengono di aver prodotto il miglior risultato possibile in un contesto difficile e complesso che ha richiesto l’intervento del Governo e la cui responsabilità per il disagio e le complicazioni di carattere sociale create ai lavoratori ricadono interamente sull’ azienda Wind.

Il Sindacato è consapevole che permangono elementi di criticità dettate dal processo riorganizzativo della sede di Milano e continuerà in tutte le sedi di confronto a richiedere scelte industriali tese ad investire ulteriormente sul capoluogo Lombardo con le eventuali attività di eccellenza che possono nascere dalla dinamicità del settore. In questa logica la riallocazione nella sede di provenienza dei lavoratori trasferiti sarà sempre una priorità per le organizzazioni sindacali.

Le Segreterie Nazionali e Territoriali di SLC CGIL – FISTel CISL – UILCOM UIL, saranno presenti all’assemblea di Milano che si terrà all’inizio dell’anno per informare i lavoratori sui contenuti dell’accordo, che come richiesto anche dal Governo deve essere sottoposto complessivamente ai lavoratori di tutte le sedi aziendali.

lunedì 24 dicembre 2007

Comdata - Proclamate 8 ore di sciopero sulle sedi di Torino, Ivrea, Scarmagno, Asti, La Spezia e Olbia

Martedì 18 dicembre 2007
Comunicato Stampa delle RSU/RSA Comdata S.p.A.

Comdata - Proclamate 8 ore di sciopero sulle sedi di Torino, Ivrea, Scarmagno, Asti, La Spezia e Olbia, con presidio all'ingresso a fronte dell' interruzione della trattativa sul secondo livello di contrattazione.

18.12.2007 - Inaspettata la rottura delle trattative in COMDATA S.p.a dopo un anno di attento e consapevole lavoro svolto dal Sindacato e dai lavoratori tutti, confermato da un accordo sulle stabilizzazioni che ci aveva fatto ben sperare per il percorso successivo.

Comdata, nota per la recente acquisizione del ramo di Vodafone S.p.a, che ha coinvolto 914 lavoratori destando preoccupazione per il mantenimento delle condizioni economiche, contrattuali e forte attenzione alla stabilità occupazionale degli stessi; Comdata che ha risposto a queste preoccupazioni ribadendo la centralità del "valore dell'uomo" nella propria politica aziendale e che ha fornito grandi rassicurazioni sul solido profilo economico in costante e forte crescita.

Valore dell'uomo e crescita di fatturato: queste sono le basi che sono venute a mancare durante l'ultima fase di trattative che andavano delineando la distribuzione di parte degli utili ai lavoratori ( p.d.r.), i passaggi inquadramentali e i buoni pasto come temi principali.

Comdata ha detto NO. Ha detto no a tutte le richieste onerose annunciando che "non c'è torta da dividere" rinnegando dunque, quanto poco meno di due mesi fa, in occasione dell'acquisizione del ramo Vodafone, era diventata la base delle rassicurazioni date ai lavoratori.

Comdata e l'Unione Industriali di Torino, dichiarando di non avere intenzione di "trattare con le RSU", hanno chiuso il dialogo con la delegazione sindacale. Rinnegando la loro rappresentatività, rifiutandosi di ascoltare le migliaia di lavoratori che da anni permettono all'Azienda di crescere in modo esponenziale; gli stessi lavoratori che portano i profitti all'interno della stessa che vanno a coprire i costi degli investimenti e delle acquisizioni e si trovano costretti a vivere con 900 euro al mese.

A fronte di questa situazione INACCETTABILE, le RSU/RSA proclamano uno sciopero di 8 ore per il giorno 27 dicembre 2007 con relativo presidio davanti all'ingresso di ogni sede, auspicando la massima partecipazione dei lavoratori e l'attenzione degli organi di stampa che tanto hanno seguito la vicenda Comdata-Vodafone degli ultimi mesi.

presidio su Torino, Via Carlo Alberto, 22 dalle 8 alle 18
presidio su Ivrea, Via Jervis, 77 dalle 8 alle 18
presidio su Asti, Via Guerra, .5 dalle ore 6.00 alle ore 18.00

Lavoratori non "limoni"

Giovedì 20 dicembre 2007
Comunicato delle Segreterie Nazionali di SLC-CGIL, FISTel-CISL, UILCOM-UIL a seguito della rottura delle trattative con Comdata S.p.A.

Inaspettata la rottura delle trattative in COMDATA S.p.A dopo un anno di attento e consapevole lavoro svolto dal Sindacato e dai lavoratori tutti, confermato da un accordo sulle stabilizzazioni che ci aveva fatto ben sperare per il percorso successivo.

L’apertura della trattativa sul secondo livello di contrattazione avvenuta nella mattinata del 18 dicembre 2007 ha visto l’azienda fare una premessa molto preoccupata sul mercato e sulla concorrenza, a fronte di investimenti sia in tecnologia sia in nuove attività e servizi che fanno dell’azienda stessa verosimilmente il secondo operatore in questo mercato.

A rendere più complicata la situazione è stato il primo affondo sui temi della piattaforma sindacale che veniva di fatto ridotta a tre argomenti: il protocollo delle Relazioni industriali, il Premio di Risultato e la verifica legata all’accordo di stabilizzazione. Puntualmente la risposta sindacale ha cercato di riportare al centro della discussione al tavolo la piattaforma presentata in assemblea ai lavoratori, motivando il perché della nostra impostazione che includeva diversi altri punti tra cui l’inquadramento (per delineare percorsi professionali condivisi), la refezione e la reperibilità.

Abbiamo quindi rafforzato il concetto chiedendo all’azienda di capire se questa impostazione era condivisa e se poteva scendere in maggiori dettagli sui vari temi. Così sollecitata la delegazione aziendale ha chiesto una sospensiva per riflettere e proseguire l’incontro.

Alla ripresa nella tarda mattinata abbiamo ascoltato la prima risposta aziendale sulla piattaforma presentata nel novembre scorso. In premessa ci veniva riferito che “non esisteva al momento una torta da dividere” dettagliando a seguire le posizioni sulle nostre richieste.

In specifico:

  • Il premio di risultato al raggiungimento di obiettivi di redditività e qualità doveva essere costruito autosostenendosi nei suoi valori economici.

  • Il passaggio inquadramentale dal 3° al quarto livello non poteva essere effettuato mediante un automatismo ma attraverso una analisi aziendale sulla attività e sulla professionalità;

  • Sulla richiesta di refezione non era assolutamente possibile parlare di Buono Pasto (TICKET) né tantomeno fare un ragionamento nazionale sulle mense per poi riportare effetti locali con nuove convezioni, ma si dava disponibilità ad ampliare in spazi e apparati gli ambienti aziendali dedicati alla refezione.

  • Sul tema del Controllo a Distanza si dava una disponibilità ad aprire un tavolo per regolare la tematica.

  • Sulla reperibilità, pur sottolineando che il tema toccava poche persone, si dava disponibilità a confrontarsi.

  • Sulle ferie la necessità aziendale era di avere una flessibilità locale dell’istituto.

  • Relazioni industriali: all’azienda interessa un protocollo molto snello, presentando una forte riserva sui costi sia in termini di ore di permesso sia di rimborsi.

Da parte sindacale a questo punto si è ritenuta necessaria una sospensiva per poter valutare come proseguire il confronto. Dal confronto sindacale con la delegazione è uscita una posizione unitaria che dava mandato all’approfondimento punto per punto per mettere in chiaro le distanze pur esprimendo già una forte insoddisfazione.


Nell’approfondire il primo punto della piattaforma, e cioè il premio di risultato, si è chiesto alla delegazione aziendale la disponibilità a ragionare su un PDR che per il giugno 2008 producesse una erogazione a titolo di quanto prodotto dai lavoratori nell’anno 2007 ed in particolare nel secondo semestre. A questo punto l’azienda ha interrotto la parte sindacale ritenendo di dover precisare che il premio era da costruire nel 2008 per il 2009 e che prima non poteva fare erogazioni a nessun titolo non avendo a disposizione alcuna voce di budget.

La delegazione sindacale ha ritenuto inaccettabile questa posizione e questo generale irrigidimento spiegando alla delegazione aziendale che tale disponibilità era già emersa in incontri precedenti e che era ritenuta paradossale la sua attuale scomparsa.

La risposta alle perplessità espresse dalla intera delegazione, è arrivata tramite l’Unione Industriale che in modo provocatorio affermava di non “trattare” con le RSU .

Ritenendo ormai esaurita ogni motivazione per poter continuare, l’intera delegazione sindacale si è alzata abbandonando la trattativa e annunciando una nuova fase dove sarebbero stati i lavoratori stessi a rispondere alle provocazioni.

Pertanto, in considerazione degli eventi sopradescritti i lavoratori, le RSU, e le organizzazioni sindacali, dichiarano 8 ore di sciopero per il giorno 27 dicembre 2007 per tutti i lavoratori di Comdata e il blocco degli straordinari fino al 31 dicembre 2007.

Lettera di denuncia delle Segreterie Nazionali SLC, FISTel, UILCOM ad Almaviva

Mercoledì 19 dicembre 2007
Lettera di denuncia delle Segreterie Nazionali SLC-CGIL, FISTel-CISL, UILCOM-UIL alla Dirigenza Aziendale di Almaviva (Responsabile delle Risorse Umane e Amministratore Delegato)

Le scriventi Segreterie Nazionali SLC-FISTEL-UILCOM denunciano il grave episodio verificatosi nell’azienda Atesia .

Ricordiamo che SLC-FISTEL-UILCOM sono i sindacati firmatari del contratto TLC e titolari della rappresentanza del settore medesimo. Inoltre per quanto riguarda le problematiche sui Call-Center si è provveduto nei confronti del Gruppo Almaviva ed in coerenza in tutto il settore a stabilizzare i lavoratori co.co.pro come da circolare Damiano e avviso comune.

In coerenza con il protocollo d’intesa sottoscritto con Assocontact l’associazione alla quale anche voi aderite, le scriventi Segreterie Nazionali all’interno del settore stanno realizzando, al fine di non creare dumping tra le varie aziende, stabilizzazione anche di lavoratori impegnati in attività outbound.

Pertanto riteniamo estremamente grave che a fronte di un rifiuto da parte delle strutture territoriali di SLC-FISTEL-UILCOM di conciliare per il mantenimento dei co.co.pro, l’Azienda abbia effettuato conciliazioni per un mantenimento di circa 60 lavoratori co.co.pro. all’interno dell’azienda con altre organizzazioni sindacali non titolari di contratto TLC.

Ricordiamo che il Gruppo Almaviva sottoscrivendo l’accordo quadro di stabilizzazione del 13 dicembre e successivo del 27 febbraio 2007 si era impegnato con le scriventi Segreterie a non avere più all’interno dell’azienda lavoratori co.co.pro.

Pertanto questo episodio inclina fortemente le relazioni industriali all’interno del Gruppo Almaviva, le scriventi Segreterie Nazionali SLC-FISTEL-UILCOM si attiveranno nei confronti delle Istituzioni competenti per segnalare questo vostro atteggiamento che tende a vanificare l’importante lavoro effettuato in questi anni che ha realizzato all’interno del settore delle TLC la stabilizzazione di circa 18.000 lavoratori co.co.pro.

domenica 9 dicembre 2007

Cgil, Cisl e Uil: basta con la strage, 3 giorni lutto mondo lavoro

Venerdì 7 dicembre 2007
Comunicato dei Segretari Generali Nazionali di CGIL, CISL, UIL

''Basta con la strage,
la situazione è gravissima''.


I segretari generali di Cgil, Cisl e Uil Guglielmo Epifani, Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti lanciano l'allarme dopo gli ultimi morti sul lavoro. ''Non è più tollerabile questo continuo stillicidio, ognuno deve assumersi le proprie responsabilità''.

A partire da lunedì, quando Torino si fermerà, i segretari generali chiamano il mondo del lavoro a tre giorni di lutto e invitano i lavoratori ad esprimere sui luoghi di lavoro la propria partecipazione al cordoglio con un segno visibile, una fascia nera al braccio.

Nei prossimi giorni Cgil, Cisl e Uil promuoveranno importanti iniziative per la sicurezza, affinchè questa strage finalmente si arresti.

***

I dati della strage resi pubblici il 09/12/2007:
da lunedì 1 gennaio a sabato 8 dicembre 2007, sono morte sul lavoro...



... 984 Persone,
e la strage continua.