Giovedì 28 febbraio 2008
intervento del Ministro del Lavoro Cesare Damiano pubblicato su "il sole 24 ore"
Seguo con molto interesse il blog sul lavoro de Il Sole24ore.com. Credo che sia quanto mai necessario uno spazio di discussione sui temi dell'occupazione in Italia animato dai lavoratori stessi, soprattutto in questo periodo elettorale in cui si vanno delineando i programmi di governo dei vari partiti e raggruppamenti. Per individuare le soluzioni più appropriate ai problemi, abbiamo bisogno di analisi che tengano conto dei vincoli e delle compatibilità, ma anche delle esperienze concrete che ci diano il polso della situazione in una realtà lavorativa sempre più complessa e articolata. Ben vengano interventi appassionati come quelli di Michela Murgia che ci stimolano e ci permettono di chiarire meglio il nostro operato e il nostro punto di vista.
Michela fa riferimento alla nostra politica sulla legge Biagi e al problema specifico dei call center. Sono problemi contigui ma è utile distinguere. La legge Biagi ha regolato una realtà preesistente caratterizzata da una percentuale di lavoratori a termine in linea - e anche leggermente inferiore - con quella dei principali paesi europei. Il problema del precariato è complesso, non è certo abolendo tout court la legge Biagi che avremo i contratti precari trasformati automaticamente in rapporti a tempo indeterminato. Più probabile che le imprese ricorrano alle partite IVA, al sommerso, oppure riducano la domanda di lavoro. D'altra parte la flessibilità, se può essere utile per favorire l'ingresso nel mercato del lavoro, non deve neanche trasformarsi in una trappola di precarietà. In questa ottica con il Protocollo del welfare abbiamo promosso misure che hanno eliminato le forme contrattuali più precarizzanti e che hanno posto un freno al reiterarsi dei contratti dei dipendenti a tempo determinato. Il caso dei call center è però diverso: qui siamo di fronte a prestazioni che si configurano senza dubbio come lavoro dipendente ma che sono state "inquadrate" come collaborazioni a progetto, in evidente spregio dello spirito e della lettera della stessa legge 30, che non a caso abbiamo applicato nella sua interezza a differenza di quanto fatto dal precedente esecutivo, e per questo siamo intervenuti con la circolare 17/2006 sui call center inbound. In seguito all'intervento degli ispettori del lavoro ci sono stati numerosi accordi, come quello di Atesia, che hanno stabilizzato oltre 20 mila addetti in un settore in cui la regola era la precarietà e la furbizia (spesso) dei datori di lavoro: abbiamo offerto così alle lavoratrici e ai lavoratori i contributi malattia, i congedi per la maternità e il diritto alle ferie.
Ma sono più di 30 mila i lavoratori ancora in attesa di un contratto stabile. Di fronte a questo quadro, come ho detto martedì alla conferenza nazionale dei lavoratori call center in outsourcing organizzata dalla Cgil, sono favorevole all'emanazione di una circolare volta a stabilizzare i cosiddetti outbound. Il problema è che il Governo non può che svolgere l'ordinaria amministrazione, ma la volontà politica è quella di procedere senza indugi per sanare tutte le situazioni che sono un'evidente violazione della legislazione esistente. Con la circolare 4 di quest'anno ho infatti potenziato l'attività ispettiva tesa a smascherare le "false" collaborazioni, non solo nelle aziende che forniscono servizi di call center, ma in tutti i settori maggiormente interessati all'utilizzo del contratto a progetto, spesso in forma sospetta.
Quanto al Partito Democratico, la presenza di un esperto come Ichino è senza dubbio un arricchimento di una squadra già competitiva: attraverso il confronto delle diverse posizioni sapremo trovare soluzioni pragmatiche che concilino le esigenze di flessibilità delle imprese con il diritto delle persone a costruire un futuro fondato sulle certezze. Credo che la proposta di un salario minimo di 1000 euro per i lavoratori atipici sia un primo passo importante per garantire loro un tenore di vita adeguato in un momento che si prospetta difficile per l'economia. Il Partito Democratico nasce per dare soluzioni concrete e realistiche, senza le lenti deformanti dell'ideologia e senza fare promesse campate in aria. Tanti giovani vivono una situazione lavorativa complessa. Noi vogliamo essere al loro fianco, difendendoli da chi vende sogni, accattivanti ma fuori della realtà.
Michela fa riferimento alla nostra politica sulla legge Biagi e al problema specifico dei call center. Sono problemi contigui ma è utile distinguere. La legge Biagi ha regolato una realtà preesistente caratterizzata da una percentuale di lavoratori a termine in linea - e anche leggermente inferiore - con quella dei principali paesi europei. Il problema del precariato è complesso, non è certo abolendo tout court la legge Biagi che avremo i contratti precari trasformati automaticamente in rapporti a tempo indeterminato. Più probabile che le imprese ricorrano alle partite IVA, al sommerso, oppure riducano la domanda di lavoro. D'altra parte la flessibilità, se può essere utile per favorire l'ingresso nel mercato del lavoro, non deve neanche trasformarsi in una trappola di precarietà. In questa ottica con il Protocollo del welfare abbiamo promosso misure che hanno eliminato le forme contrattuali più precarizzanti e che hanno posto un freno al reiterarsi dei contratti dei dipendenti a tempo determinato. Il caso dei call center è però diverso: qui siamo di fronte a prestazioni che si configurano senza dubbio come lavoro dipendente ma che sono state "inquadrate" come collaborazioni a progetto, in evidente spregio dello spirito e della lettera della stessa legge 30, che non a caso abbiamo applicato nella sua interezza a differenza di quanto fatto dal precedente esecutivo, e per questo siamo intervenuti con la circolare 17/2006 sui call center inbound. In seguito all'intervento degli ispettori del lavoro ci sono stati numerosi accordi, come quello di Atesia, che hanno stabilizzato oltre 20 mila addetti in un settore in cui la regola era la precarietà e la furbizia (spesso) dei datori di lavoro: abbiamo offerto così alle lavoratrici e ai lavoratori i contributi malattia, i congedi per la maternità e il diritto alle ferie.
Ma sono più di 30 mila i lavoratori ancora in attesa di un contratto stabile. Di fronte a questo quadro, come ho detto martedì alla conferenza nazionale dei lavoratori call center in outsourcing organizzata dalla Cgil, sono favorevole all'emanazione di una circolare volta a stabilizzare i cosiddetti outbound. Il problema è che il Governo non può che svolgere l'ordinaria amministrazione, ma la volontà politica è quella di procedere senza indugi per sanare tutte le situazioni che sono un'evidente violazione della legislazione esistente. Con la circolare 4 di quest'anno ho infatti potenziato l'attività ispettiva tesa a smascherare le "false" collaborazioni, non solo nelle aziende che forniscono servizi di call center, ma in tutti i settori maggiormente interessati all'utilizzo del contratto a progetto, spesso in forma sospetta.
Quanto al Partito Democratico, la presenza di un esperto come Ichino è senza dubbio un arricchimento di una squadra già competitiva: attraverso il confronto delle diverse posizioni sapremo trovare soluzioni pragmatiche che concilino le esigenze di flessibilità delle imprese con il diritto delle persone a costruire un futuro fondato sulle certezze. Credo che la proposta di un salario minimo di 1000 euro per i lavoratori atipici sia un primo passo importante per garantire loro un tenore di vita adeguato in un momento che si prospetta difficile per l'economia. Il Partito Democratico nasce per dare soluzioni concrete e realistiche, senza le lenti deformanti dell'ideologia e senza fare promesse campate in aria. Tanti giovani vivono una situazione lavorativa complessa. Noi vogliamo essere al loro fianco, difendendoli da chi vende sogni, accattivanti ma fuori della realtà.

