sabato 26 gennaio 2008

Progetto di legge 2261: Modifiche all'articolo 2112 del codice civile

Mercoledì 23 gennaio 2008
Camera dei Deputati


Progetto di legge: 2261 (Fase iter Camera: 1^ lettura)
BURGIO ed altri: "Modifiche all'articolo 2112 del codice civile in materia di mantenimento dei diritti dei lavoratori in caso di trasferimento d'azienda o di ramo d'azienda" (2261)
Stato iter: Assegnato alla XI Commissione Lavoro il 26 febbraio 2007

21 GENNAIO 2008. Finalmente!

Lunedì 21 gennaio 2008
"esserecomunisti.it"

Mercoledì 16 gennaio, finalmente, la Commissione Lavoro ha ufficialmente annunciato di aver messo in calendario la proposta di legge n. 2261 d'iniziativa dei deputati Burgio, Zipponi, Pagliarini, Ferrara, Rocchi, Provera e De Cristofaro concernente modifiche all'articolo 2112 del codice civile in materia di mantenimento dei diritti dei lavoratori in caso di trasferimento d'azienda o di ramo d'azienda.
La proposta di legge, presentata il 14 febbraio 2007, ha ricevuto cioè il via libera per la discussione, che avverrà entro e non oltre la fine del mese di gennaio.
Come è evidente, ciò non comporta o implica la sua approvazione, a maggior ragione in una fase così complessa per il quadro politico e parlamentare italiano. Segna soltanto l'inizio dell'iter di discussione. Ma è già un primo, determinante, passo.

lunedì 14 gennaio 2008

"Quei dirigenti sono persone dalla doppia faccia"

Lunedì 24 gennaio 2008
di Alessandro Mondo per "la stampa.it"



Sono allibito. Se penso che il giorno dei funerali in Duomo i vertici della Thyssen sono venuti in pompa magna al seguito dell’ambasciatore tedesco... Ora vorrei sapere qual è la vera faccia dell’azienda».
Parola di Sergio Chiamparino. Il sindaco di Torino, venuto a conoscenza del documento sequestrato dagli inquirenti ai manager italiani della multinazionale tedesca, non usa mezzi termini per censurare un episodio «che certo non depone a favore di un grande gruppo industriale».
Lo sconcerto per i giudizi formulati dalla proprietà sulla sovraesposizione mediatica degli operai superstiti e dei loro compagni, riportati nel dossier, si accompagna alla rabbia per la rappresentazione della città: «Una caricatura», commenta il sindaco.
Si sente tradito da questo comportamento?
«Bisogna capire. Se quel documento è opera di un funzionario zelante, desideroso di compiacere i suoi padroni, siamo di fronte a un atteggiamento increscioso ma isolato. Se invece dovessimo scoprire che questa ricostruzione dei fatti rispecchia il giudizio della Thyssen nel suo complesso... beh, allora la cosa sarebbe preoccupante».
Che cosa la preoccupa, in particolare?
«La doppia faccia dei miei interlocutori, e quindi l’impossibilità di sapere con chi ho parlato finora. Al netto della disapprovazione etica e morale, che è scontata, questo è il vero problema per chi rappresenta le istituzioni».
Lei quale faccia conosceva fino a ieri?
«Quando l’amministratore delegato di Thyssen Italia Harald Espenhahn e altri suoi colleghi sono venuti da me, avevano usato ben altre parole. Si erano scusati anche con la città, mostrandosi addolorati per quella tragedia. Non solo avevano promesso sostegno alle famiglie delle vittime, ma si erano detti disponibili a ragionare sulla ricollocazione e sul futuro degli altri operai. Ora invece vengo a sapere di giudizi tranchant che chiamano in causa i lavoratori e l’immagine stessa di Torino. E questo lo trovo inaccettabile».
Pare che il gruppo tedesco non abbia apprezzato la sovraesposizione mediatica dei superstiti e dei loro compagni.
«Una riprovazione inconcepibile».
L’analisi non trascura i riferimenti alla realtà torinese: dalla tradizione sindacale di stampo comunista ai fatti di sangue durante gli Anni di piombo...
«Sembra di leggere un libro di Edmondo de Amicis, con i buoni da una parte e i cattivi dall’altra».
... Il tutto a fronte di «condizioni ambientali» che secondo il management erano sfavorevoli al mantenimento dell’attività produttiva ben prima della tragedia di dicembre.
«Andiamo... Tutto si può dire, ma non che quello della Thyssen sia stato un sindacato del “no”».
Allora come se lo spiega?
«Nel migliore dei casi questa ricostruzione caricaturale è frutto della scarsa conoscenza della nostra città, diciamo pure d’ignoranza. Altrimenti non resta che l’ipotesi della malafede»
In che senso?
«Non vorrei che fosse un tentativo maldestro ed estremamente fragile per giustificare i mancati investimenti nello stabilimento torinese, con ricadute sul fronte della sicurezza. Ricadute che, a quanto pare, stanno emergendo dalle indagini».
A proposito, sindaco: dopo l’uscita di questa notizia lei è stato contattato da qualche rappresentante dell’azienda?
«Assolutamente no».

domenica 13 gennaio 2008

Fiom: "Vertici Thyssen mascalzoni"

Domenica 13 gennaio 2008
"tgcom.it"



Reazione dopo presunto dossier segreto

"Degli autentici mascalzoni" che mirano a intimidire gli operai. Così Giorgio Cremaschi, segretario nazionale della Fiom, ha definito la dirigenza della ThyssenKrupp, commentando la notizia pubblicata dal 'Corriere della Sera'. Nell'articolo del quotidiano milanese si parla di un rapporto segreto dei manager dell'acciaieria nel quale si critica l'eccessiva esposizione televisiva degli operai che impedirebbe ai manager di prendere misure disciplinari.

Cremaschi ha quindi avvertito: "Tra le righe si intende che si preparano ad intimidire i lavoratori che dovranno testimoniare in tribunale". Duro anche Antonio Boccuzzi, operaio dello stabilimento Thyssen di Torino che ha detto: "Dopo il danno, la beffa. Nessuno di noi va di in tv in tv, come loro asseriscono, per cercare di diventare un divo".

"Siamo qui solo per raccontare cosa non funzionò quella notte e cosa non funzionava in quel periodo - ha aggiunto Boccuzzi - Credo che sia ancora una volta una totale mancanza di sensibilità e di umanità da parte dell`azienda. Non riesco a capire che tipo di provvedimenti possano prendere, perché nessuno ha raccontato
cose non vere", ha infine concluso Boccuzzi.

Il dossier segreto
Un documento apparentemente informale scritto in tedesco da un responsabile della ThyssenKrupp italiana e indirizzato ai capi in Germania per cercare di spiegare la situazione dopo il rogo del 6 dicembre a Torino e la morte di 7 operai. Nello scritto, sequestrato non si sa se nello stabilimento di Terni o nell'abitazione di uno dei 3 dirigenti italiani dell'azienda già indagati per omicidio e disastro colposo (il procuratore di Torino, Raffaele Guariniello, dice di non saperne nulla) si parla di una Torino storicamente culla di certo sindacalismo duro se non addirittura del terrorismo negli anni di piombo, di 'condizioni ambientali' cittadine sfavorevoli al mantenimento dell'attività produttiva e questo anche prima della tragedia di dicembre.

Inoltre si dice che gli operai sopravissuti e i compagni delle vittime 'passano di televisione in televisione',
come fossero eroi, ma che per il momento non risulterebbe opportuno intraprendere nei loro confronti provvedimenti disciplinari, cosa che però si potrebbe considerare in futuro. Infine si fa anche riferimento alla situazione politica italiana quando si sostiene che il governo Prodi, che attraverserebbe comunque un periodo di crisi, potrebbe trarre vantaggio dalla grande attenzione posta dai media sul rogo di Torino per distrarre l'attenzione dei lettori e dei telespettatori ai problemi più urgenti del paese.

Chiamparino: "Forse opera di un singolo manager"
Il sindaco Chiamparino ritiene questo documento "non così importante in quanto potrebbe anche trattarsi dell'opera di una persona singola e quindi di un fatto in qualche modo limitato", ma non nasconde comunque il suo disappunto: "Quando l'ad della Thyssen Italia Harald Espenhahn e altri suoi colleghi sono venuti da me hanno usato ben altre parole nei confronti della città e degli operai, bisogna capire ora se i pensieri contenuti in questa nota rappresentato il parere dell'azienda o di qualcuno in specifico. I riferimenti su Torino e sulla storia democratica e sociale, disegnata come una caricatura - conclude il sindaco - sono comunque ignoranti e strumentali, e quelli sui lavoratori della Tyssen di Torino gravissimi".

La Thyssen dopo il rogo: gli operai fanno gli eroi in tv

Domenica 13 gennaio 2008
di Vera Schiavazzi per il corriere della sera



I pm di Torino trovano un rapporto segreto dei manager
«Il governo Prodi in crisi trae vantaggio dall'attenzione su di noi»

TORINO - Un'analisi riservata interna sulla situazione politica italiana, sulle reazioni sindacali e sociali e sull'atteggiamento dei media all'indomani del rogo della ThyssenKrupp che nella notte tra il 5 e il 6 dicembre è costato la vita a sette operai. Il documento — cui contenuti, se confermati, sembrerebbero testimoniare meglio di qualunque altro materiale l'atteggiamento assunto dalla casa madre tedesca nei confronti delle sue filiali italiane e in particolare dell'acciaieria torinese in via di dismissione — è stato sequestrato giovedì scorso a Terni nel corso delle perquisizioni sia in fabbrica sia nelle abitazioni private dei tre massimi dirigenti italiani (l'amministratore delegato Harald Espenhahn, Gerald Priegnitz e Marco Pucci) del gruppo già iscritti per omicidio e disastro colposo nel registro degli indagati. Nella nota, redatta in tedesco o forse tradotta in questa lingua proprio per renderne più rapida la lettura a tutti i manager interessati, si analizza la storia e la realtà della città di Torino, dove esiste — registrano i funzionari ThyssenKrupp — «una lunga tradizione sindacale di stampo comunista », e dove già negli anni precedenti alla tragedia le «condizioni ambientali» apparivano sfavorevoli al mantenimento dell'attività produttiva. Non mancano i cenni remoti alla storia italiana e torinese degli «anni di piombo», nei quali chi firma l'analisi ricorda come alcune delle pagine più sanguinose del terrorismo brigatista siano state scritte proprio a Torino ad opera dell'eversione.

Poi si passa a esaminare la situazione dei 20 giorni di dicembre che hanno fatto seguito alla tragedia, durante i quali il sacrificio degli operai, le loro condizioni di lavoro, le dichiarazioni di dura condanna da parte delle istituzioni e delle forze politiche e sindacali italiane hanno occupato le prime pagine dei giornali e dei telegiornali. Ai vertici aziendali che dalla casa madre di Essen, in Germania, hanno evidentemente richiesto elementi per poter meglio valutare la situazione e per poter quindi decidere la propria strategia sia di comunicazione sia legale, lo sconosciuto relatore dell'analisi trasmette i propri commenti.

Gli operai sopravvissuti al rogo e i compagni di lavoro delle vittime «passano di televisione in televisione » e vengono rappresentati «come degli eroi». Un fatto, quest'ultimo, particolarmente sgradevole, che impedisce ogni possibile misura di censura o di richiamo a questi testimoni, che sono ancora e a tutti gli effetti dipendenti della società, ma che in questo momento sarebbe inopportuno colpire sul piano disciplinare, anche se non si esclude di poter prendere in considerazione questa ipotesi per il futuro, dopo un'attenta analisi degli aspetti formali e delle rassegne stampa cartacee e televisive. Infine, nella lettera ritrovata all'interno di una valigetta nelle perquisizioni, si traccia anche un affresco della situazione politica italiana in generale, facendo notare come lo stesso governo guidato da Romano Prodi, che attraverserebbe comunque un periodo di «crisi», possa trarre vantaggio dall'estrema attenzione dei media sul rogo di Torino, che può esercitare, se non altro, un ruolo di calamita capace di distrarre l'attenzione dei lettori e dei telespettatori da altri e più urgenti problemi di politica interna.