domenica 24 febbraio 2008

84% giovani non conosce significato parola 'flexicurity'

Martedì 19 febbraio 2008
Ricerca condotta su un campione di 1.000 giovani dai 18 ai 34 anni di età
adnkronos.com



Per la maggioranza dei giovani (il 45%), il modello di flessibilità accompagnata da formazione e protezione sociale, in Italia, non può funzionare.

Una parola importante, in cui sta forse racchiusa la soluzione di tanti mali che affliggono il mercato del lavoro: è 'flexicurity', quel misto di flessibilità e sicurezza che dovrebbe garantire ai lavoratori (soprattutto giovani) di affacciarsi allo scenario globale con un'adeguata protezione sociale. Eppure, la gran parte dei giovani (l'84%) non la conosce. Emerge da una ricerca condotta dall'Istituto Piepoli, su un campione di 1.000 giovani dai 18 ai 34 anni di età, e commissionata dal ministero del Lavoro, per capire quale sia la percezione che i giovani hanno del mondo dell'occupazione. Lo studio, realizzato in occasione della conferenza internazionale europea 'Flessibili non precari', di Torino, è stato presentato a Roma dal ministro del Lavoro, Cesare Damiano, e dalla presidente della regione Piemonte, Mercedes Bresso. Il 58% degli intervistati dichiara di essere occupato, il 42% è alla ricerca di un lavoro, il 15,5% è composto da studenti e casalinghe e svolge lavori saltuari, e un altro 15,5% non è mai stato occupato. In tutto, quindi, si è comunque affacciato sul marcato del lavoro circa l'85% dei giovani dai 18 ai 34 anni. Tra questi, però, solo il 45% ha un contratto a tempo indeterminato, mentre la maggioranza (il 55%) ha contratti a termine.

Il precariato vero e proprio (definito nella ricerca come situazione lavorativa che presenta due fattori di insicurezza: la mancanza di continuità e la mancanza di reddito adeguato) è una condizione che ha toccato il 44% degli intervistati. E le critiche che i giovani muovono al precariato sono puntuali: per il 55% dei giovani è sinonimo di 'incertezza economica' e per il 33% di 'insicurezza', mentre il termine 'flessibilità’ è molto meno presente nella mente dei giovani e meno significativo. Pochi o nulli gli aspetti positivi della precarietà, definita 'una possibilità di fare varie esperienze lavorative’ solo da un 19% di giovani.

Il concetto di flexicurity è noto solo attraverso lo studio universitario e nessun giovane lo ha conosciuto tramite altre vie. Emergono, comunque, forti resistenze rispetto a questo modello: il 67% dei giovani pensa che con la flexicurity non si possa superare l'attuale condizione di precariato. Inoltre, per la maggioranza dei giovani (il 45% del totale), il modello di flessibilità accompagnata da formazione e protezione sociale, in Italia, non può funzionare. Una nota di speranza viene dalle aspettative: più di metà dei ragazzi intervistati (56%), infatti, si dichiara fiducioso per il proprio futuro lavorativo.