domenica 30 dicembre 2007

Ricordando le vittime della strage quotidiana sui luoghi di lavoro

Domenica 30 dicembre 2007



Vittime del rogo alle Acciaierie Thyssen Krupp di Torino di giovedì 6 dicembre 2007:

Antonio Schiavone, 36 anni

Roberto Scola, 34 anni
Angelo Laurino, 43 anni
Bruno Santino, 26 anni
Rocco Marzo, 54 anni
Rosario Rodinò, 26 anni
Giuseppe Demasi, 26 anni

Tre settimane fa riportavamo il tragico conteggio apparso sui quotidiani nazionali (da lunedì 1 gennaio a sabato 8 dicembre 2007, sono morte sul lavoro 984 persone), in questi 21 giorni tanti altri lavoratori hanno perso la vita cercando di guadagnarsela.

Un numero altissimo di lavoratori è rimasto ferito e molti sono rimasti invalidi.

Tributando un ricordo ai caduti, esprimiamo solidarietà ai lavoratori rimasti invalidi, vicinanza e sostegno alle famiglie di tutti loro.

Non dimentichiamo lo sdegno che abbiamo provato nell'assistere impotenti a questa strage, non consideriamo le morti sul lavoro come un'ineluttabile evento di cronaca quotidiana.
"Basta con la strage" è stato scritto, diventi per tutti (lavoratori, aziende, sindacati, istituzioni, politica, nessuno escluso) un obbligo morale operare efficacemente in tal senso.
Questo è l'augurio per il prossimo anno.


Rogo Thyssen, morto il settimo operaio

Domenica 30 dicembre 2007
"corriere.it"


Arresto cardiocircolatorio, negli ultimi giorni le sue condizioni si erano aggravate.
Non ce l'ha fatta Giuseppe Demasi, 26 anni. Il decesso al CTO di Torino.

TORINO
- Sale il tragico bilancio del rogo all'acciaieria ThyssenKrupp di Torino. Non ce l'ha fatta Giuseppe Demasi, 26 anni, uno degli operai rimasti feriti nella notte tra il 5 e il 6 dicembre scorsi. Demasi, l'unico ancora in vita dei sette operai rimasti feriti nella fabbrica torinese, è morto per arresto cardiocircolatorio alle 13,40 nel reparto grandi ustionati del CTO di Torino. Le sue condizioni, gravissime fin dai primi momenti dopo l'incendio a causa delle ustioni riportate, si erano ulteriormente aggravate negli ultimi giorni.

LUNGA LISTA DI VITTIME - Il nome di Giuseppe Demasi si aggiunge alla lunga lista delle vittime dell’acciaeria di corso Regina Margherita: Antonio Schiavone morto sul colpo, Roberto Scola, Angelo Laurino, Bruno Santino, Rocco Marzo, Rosario Rodinò. Demasi era stato sottoposto a tre interventi chirurgici, ma nei giorni scorsi le sue condizioni si erano aggravate.

Intervista al ministro Damiano: "Lavoro flessibile, ma con più sicurezza"

lunedì 24 dicembre 2007

intervista tratta dal libro di Raffaele Marmo Anni flessibili - Il tempo del lavoro nuovo, in uscita a gennaio, pubblicata su "quotidiano.net"



Ecco il nuovo welfare
Il ministro: "Per i precari pensioni migliori e nuove protezioni sociali. E' comunque lontano l'obiettivo di 70% di occupati come vorrebbe il patto di Lisbona"

Dal Pacchetto Treu al Protocollo sul Welfare, passando per la legge Biagi. Dieci anni di cammino sulla via della flessibilità. Ma anche dieci anni di polemiche e scontri, purtroppo non solo verbali. Perché anche solo parlare di lavoro non standard è così drammatico e pericoloso?
«Troppo spesso, quando si parla di flessibilità del lavoro, il dibattito assume carattere e toni ideologici, rischiando di far perdere di vista la concretezza dei problemi derivanti da un sistema economico sempre più complesso e instabile. Evocare scenari inquietanti e indicare nei contratti a termine e nell’occupazione non standard l’origine di tutti i mali è una semplificazione inutile e inaccettabile. Così come sarebbe sbagliato pensare di abbattere la disoccupazione con una deregolamentazione selvaggia a scapito delle necessarie tutele. La flessibilità, dunque, non è né un demone né una panacea: può però rappresentare un’opportunità tanto per le imprese quanto per chi si affaccia sul mercato del lavoro, a patto che si distingua in maniera netta tra buona flessibilità e precarietà».

Qual è, nel complesso, l’approccio che caratterizza il Protocollo sul Welfare?
«Il nucleo centrale della riforma è dato da una concezione di Welfare promozionale, non assistenziale, che lega strettamente le politiche attive del lavoro, la formazione lungo l’arco della vita e una rete universale di diritti di sicurezza sociale. In essa vengono affrontate congiuntamente le tre questioni della modernizzazione del sistema di protezione sociale (con il riassetto degli ammortizzatori sociali), della disciplina del mercato del lavoro e del riordino del sistema previdenziale».

Proviamo a scendere nel dettaglio. Partiamo dalle misure che ridisegnano alcune caratteristiche del mercato del lavoro.
«Per grandi linee, si può dire che la strategia di riforma poggia sul potenziamento dei servizi pubblici per l’impiego, che sono uno snodo fondamentale anche per la gestione degli ammortizzatori sociali in senso proattivo; e sulla revisione e riorganizzazione dell’intero sistema degli incentivi, in gran parte pensato in tempi lontani e rapportato a un mercato del lavoro profondamente diverso dall’attuale, con l’individuazione di alcune specifiche priorità (l’occupazione delle donne, anche in relazione alle esigenze di conciliazione tra lavoro e vita familiare; dei giovani; dei lavoratori ultra-cinquantenni). A tutto questo, naturalmente, si aggiungono misure specifiche e dirette in chiave anti-precarietà».

Quali, in particolare?
«Il Protocollo ribadisce innanzitutto la volontà di continuare sulla strada avviata del rafforzamento della centralità all’occupazione a tempo indeterminato. In questa direzione vanno: la fissazione per i contratti a termine di un tetto di durata di trentasei mesi, oltre il quale il rapporto si trasforma a tempo indeterminato, salvo la possibilità di un solo rinnovo da stipulare con l’assistenza del sindacato e con procedure di controllo molto rigorose; l’eliminazione delle forme contrattuali chiaramente precarizzanti, con il ridimensionamento dei margini di ricorso al job on call; o la limitazione del lavoro occasionale di tipo accessorio solo alle piccole attività a favore delle famiglie; la cancellazione dello staff leasing; ma anche alcune modifiche della disciplina del part-time. Nello stesso verso vanno anche l’ulteriore innalzamento dei contributi previdenziali sulle collaborazioni a progetto, un disincentivo chiaro e concreto al ricorso scorretto a questo strumento; e la prosecuzione delle azioni rivolte a contrastare l’elusione della normativa di tutela del lavoro subordinato».

La grande incompiuta delle riforme precedenti, come riconosciuto da tutti, è rappresentata dalla mancata revisione degli ammortizzatori sociali nella chiave della flexicurity: come interviene il Protocollo a colmare questa grave lacuna?
«La riforma ipotizzata nel Protocollo, come è espressamente indicato, punta al rafforzamento degli ammortizzatori sociali e alla estensione delle tutele per coloro che ne sono privi, senza che l’appartenenza settoriale, la dimensione di impresa e la tipologia dei contratti di lavoro possano continuare a essere elementi di esclusione. Il progetto messo a punto nelle sue linee-guida nel Protocollo attribuisce un ruolo essenziale alla concertazione con le parti sociali e agli enti bilaterali (i quali potranno provvedere a coperture supplementari), ma richiede anche un generale miglioramento delle politiche attive del lavoro, nella logica del welfare to work. È evidente, d’altra parte, che il disegno riformatore tratteggiato non potrà che avere un’attuazione graduale in funzione delle risorse finanziarie disponibili. Il che non esclude il varo di alcuni interventi immediati che prefigurano una prima fase del riassetto degli ammortizzatori».

In che cosa consiste questo primo tempo della riforma degli ammortizzatori sociali?
«La prima fase del progetto di riforma degli ammortizzatori (finanziata con circa 700 milioni di euro su base annua) contempla interventi migliorativi delle indennità di disoccupazione che riguardano tutti i lavoratori e, in particolare, i giovani».

La flessibilità può avere conseguenze negative anche sul futuro previdenziale dei lavoratori e, in particolare, dei giovani. Come fronteggiare questo tipo di rischio?
«Uno dei capitoli chiave del Protocollo va nella direzione della predisposizione di misure utili a garantire pensioni più dignitose per i lavoratori parasubordinati e per quelli dipendenti ma con carriere discontinue. Rientrano in questo ambito l’accennata copertura figurativa piena, prevista nella riforma degli ammortizzatori, commisurata alla retribuzione percepita, che consentirà ai lavoratori con contratti a termine di colmare i vuoti contributivi e di aumentare le prestazioni pensionistiche future; e la previsione di una più ampia riforma della totalizzazione che riassorba e superi la ricongiunzione e permetta, anche attraverso misure immediate, di utilizzare i contributi versati a più casse o fondi per costruire un’unica pensione. Ma appartengono a questo capitolo anche, e soprattutto, l’aumento graduale dal 23 al 26% dell’aliquota per i parasubordinati, finalizzato a rafforzare la posizione pensionistica dei giovani collaboratori a progetto. Come pure le nuove regole per favorire il riscatto della laurea con l’obiettivo sia di renderlo conveniente sotto il profilo previdenziale sia di ridurne l’onere».

Il Protocollo, insomma, come ponte a più corsie verso una buona occupazione. Ma la distanza con gli obiettivi di Lisbona rimane ancora elevata.
«Molto è stato fatto, ma molto resta ancora da fare. I nodi irrisolti dell’economia italiana condizionano fortemente l’andamento del mercato del lavoro. L’obiettivo di un tasso di occupazione del 70% entro il 2010, fissato nel Consiglio europeo di Lisbona del 2000, per l’Italia è ancora lontano. Per il nostro paese, il raggiungimento dell’obiettivo di Lisbona sia in termini complessivi sia in riferimento alle donne e agli ultracinquantenni, dipende sostanzialmente dalla capacità che avremo di aumentare il tasso di partecipazione delle donne al mercato del lavoro. Anche se vi è stato un considerevole incremento della partecipazione delle donne sul mercato del lavoro nell’ultimo decennio, a testimonianza di un’aumentata offerta di lavoro femminile, occorre moltiplicare gli sforzi e potenziare gli strumenti».

Ma, a ben vedere, l’Europa, attraverso il Libro verde, ci chiede più flessibilità per una maggiore occupazione. «Stiamo partecipando attivamente alla consultazione lanciata dalla Commissione europea con il Libro verde sulla modernizzazione del diritto del lavoro, nel più ampio quadro del dibattito sulla «flessicurezza» nei rapporti di lavoro. La risposta del governo italiano indica che non possiamo condividere la tesi che vorrebbe configurare uno scambio tra tutela sul posto di lavoro e tutela sul mercato, quando entrambe sono invece necessarie per dare stabilità al lavoro e creare buona occupazione. (…) Occorre invece ribadire che il contratto a tempo indeterminato è la forma normale di rapporto di lavoro, e su di essa dovrebbero essere valutati i possibili interventi a favore di una maggiore flessibilità».

sabato 29 dicembre 2007

Wind a Roma, accordo raggiunto e poi bocciato

lunedì 26 dicembre 2007
Pier Luigi Tolardo per "zeusnews.it"

Wind e Cgil-Cisl-Uil hanno sottoscritto un accordo che dà il via al trasferimento di 240 lavoratrici e lavoratori dalla sede di Milano a quella di Roma.

L'accordo prevede un'indennita di trasferimento di circa trentunomila euro netti a testa per ogni lavoratore con figli, che al sindacato sembra una soluzione economica valida a ridurre il disagio di questi lavoratori.

Le assemblee dei lavoratori della sede Wind bocciano invece l'accordo: anche con questi soldi il trasferimento a Roma è giudicato inaccettabile dai lavoratori interessati e la rappresentanza eletta dai lavoratori ha ritirato al sindacato la delega per trattare e siglare accordi, aprendo un nuovo stato di agitazione dei lavoratori.

venerdì 28 dicembre 2007

Wind, ipotesi di accordo siglata presso il Ministero dello Sviluppo Economico e Comunicato delle Segreterie Nazionali

Giovedì 20 dicembre 2007
Sospeso lo sciopero proclamato per il 20/12/2007 in data 14/12/2007, ecco l'Ipotesi di Accordo siglata presso il Ministero dello Sviluppo Economico, accompagnata dal Comunicato delle Segreterie Nazionali SLC-CGIL, FISTel-CISL, UILCOM-UIL. del 21/12/2007

ipotesi di accordo wind

Comunicato

Il giorno 20 c.m. presso il Ministero dello Sviluppo Economico è stata sottoscritta una ipotesi di accordo sulla riorganizzazione di Wind tra la Società e le OO.SS. SLC – FISTel – UILCOM con la mediazione del Sottosegretario Alfonso Gianni.

L’ipotesi prevede un articolato di Piano Industriale, dove l’azienda si impegna di continuare la missione di operatore integrato puntando sullo sviluppo della telefonia fissa, di quella mobile e di internet.

Per sostenere lo sviluppo Wind investirà nel 2008 almeno 800 milioni di euro, la metà dei quali, in infrastrutture di rete, IT, larga banda fissa e mobile. L’azienda intende inoltre valorizzare gli assets di customer care, network e portale internet che ritiene strategici al business aziendale.

Milano conferma alcune attività di rete fissa, che il progetto organizzativo aveva collocato su Roma. (International and National Wholeasales, acquisti rete, attività a contenuto tecnologico, attività di centri di gestione e importanti attività information technology).

Inoltre Wind intende valorizzare la sede di Milano come centro di eccellenza di tutto il gruppo con la costituzione entro giugno 2008 di un centro di ricerca focalizzato sul monitoraggio dell’evoluzione tecnologica di interesse aziendale, sullo scouting di nuove tecnologie e sullo sviluppo e sperimentazione di nuovi prodotti e servizi.

Il mantenimento di alcune attività di rete fissa su Milano, ha consentito inoltre di ridurre significativamente il numero dei lavoratori/ci che sono soggetti al trasferimento a Roma e che assommano a non oltre 240 risorse.

Saranno tutelati i lavoratori disabili, i dipendenti che assistono familiari con invalidità superiore all’80% e le situazioni previste dalla L. 104/92.

I trasferimenti diventano effettivi a partire dal mese di settembre 2008 e saranno preceduti da incontri sindacali per verificare l’eventuale modifica del perimetro organizzativo e eventuali disagi personali dei lavoratori interessati dovuti a patologie gravi. In particolare da Gennaio verrà costituito un tavolo permanente a livello territoriale, per la gestione dei trasferimenti, per possibili ricollocazioni, per mobilità professionale (e relativa visibilità delle opportunità occupazionali) e per affrontare specifiche situazioni.

Sulla base dei piani di sviluppo previsti dall’azienda nell’arco temporale fino al 31-12-2011, si renderanno disponibili inoltre circa 150 posizioni di lavoro nell’area della Lombardia, Torino e Ivrea, dove possono essere ricollocate prioritariamente i lavoratori trasferiti a Roma, secondo criteri oggettivi di rilevanza sociale ed economica.

L’Azienda riconoscerà ai lavoratori interessati al trasferimento 800 euro netti per 24 mesi a tutti coloro senza figli e 1000 euro netti ai lavoratori con figli. A tutti i lavoratori trasferiti sarà riconosciuto un importo una tantum di 7000 euro a titolo di indennità di prima sistemazione. Inoltre per i primi 3 mesi si ricorrerà alla trasferta e per i successivi 9 sarà garantito il pendolarismo tra Roma e Milano.

In coerenza con lo sviluppo che Wind avrà nei prossimi anni, l’Azienda si impegna ad implementare l’occupazione entro il 2010, con il passaggio di tutti i lavoratori del Customer Care dalle 5 alle 6 ore.

In area NETWORK sarà articolato un piano formativo straordinario per consentire ai lavoratori l’acquisizione di maggiori competenze anche al fine della valorizzazione professionale.

Sempre sul piano occupazionale Wind nel corso del 2008 assumerà 50 neo-laureati da inserire anche nelle aree di sviluppo degli ULL.

Le OO.SS hanno ribadito nell’ipotesi di accordo sulla riorganizzazione di Wind la contrarietà all’utilizzo dei trasferimenti collettivi, ritenendo necessario però, a fronte della indisponibilità dell’Azienda a ritirare il progetto, di garantire ai lavoratori interessati un sistema di trattamenti economici e normativi finalizzati alla attenuazione del disagio.

Le OO.SS. ritengono invece positivo l’impegno di Wind a sottoscrivere alla presenza del Governo le linee di indirizzo strategico e ad individuare le risorse necessarie a finanziare il piano di sviluppo.

Lo sviluppo di Wind, la capacità di posizionarsi sul mercato con prodotti e servizi innovativi e la relativa crescita di redditività, è la migliore garanzia per la tenuta occupazionale e degli assets strategici. L’Azienda, infatti, non prevede nel corso del piano 2008 alcuna variazione del perimetro organizzativo aldilà dello studio sulle torri, che eventualmente dovesse realizzarsi, sarà tempestivamente comunicato alle OO.SS e comunque l’azienda si è impegnata ad escludere dalla cessione le parti attive delle torri con ciò che questo vuol dire in termini anche di garanzia per chi opera su manutenzione, gestione, sviluppo delle stesse.

Le OO.SS. ritengono di aver prodotto il miglior risultato possibile in un contesto difficile e complesso che ha richiesto l’intervento del Governo e la cui responsabilità per il disagio e le complicazioni di carattere sociale create ai lavoratori ricadono interamente sull’ azienda Wind.

Il Sindacato è consapevole che permangono elementi di criticità dettate dal processo riorganizzativo della sede di Milano e continuerà in tutte le sedi di confronto a richiedere scelte industriali tese ad investire ulteriormente sul capoluogo Lombardo con le eventuali attività di eccellenza che possono nascere dalla dinamicità del settore. In questa logica la riallocazione nella sede di provenienza dei lavoratori trasferiti sarà sempre una priorità per le organizzazioni sindacali.

Le Segreterie Nazionali e Territoriali di SLC CGIL – FISTel CISL – UILCOM UIL, saranno presenti all’assemblea di Milano che si terrà all’inizio dell’anno per informare i lavoratori sui contenuti dell’accordo, che come richiesto anche dal Governo deve essere sottoposto complessivamente ai lavoratori di tutte le sedi aziendali.

lunedì 24 dicembre 2007

Comdata - Proclamate 8 ore di sciopero sulle sedi di Torino, Ivrea, Scarmagno, Asti, La Spezia e Olbia

Martedì 18 dicembre 2007
Comunicato Stampa delle RSU/RSA Comdata S.p.A.

Comdata - Proclamate 8 ore di sciopero sulle sedi di Torino, Ivrea, Scarmagno, Asti, La Spezia e Olbia, con presidio all'ingresso a fronte dell' interruzione della trattativa sul secondo livello di contrattazione.

18.12.2007 - Inaspettata la rottura delle trattative in COMDATA S.p.a dopo un anno di attento e consapevole lavoro svolto dal Sindacato e dai lavoratori tutti, confermato da un accordo sulle stabilizzazioni che ci aveva fatto ben sperare per il percorso successivo.

Comdata, nota per la recente acquisizione del ramo di Vodafone S.p.a, che ha coinvolto 914 lavoratori destando preoccupazione per il mantenimento delle condizioni economiche, contrattuali e forte attenzione alla stabilità occupazionale degli stessi; Comdata che ha risposto a queste preoccupazioni ribadendo la centralità del "valore dell'uomo" nella propria politica aziendale e che ha fornito grandi rassicurazioni sul solido profilo economico in costante e forte crescita.

Valore dell'uomo e crescita di fatturato: queste sono le basi che sono venute a mancare durante l'ultima fase di trattative che andavano delineando la distribuzione di parte degli utili ai lavoratori ( p.d.r.), i passaggi inquadramentali e i buoni pasto come temi principali.

Comdata ha detto NO. Ha detto no a tutte le richieste onerose annunciando che "non c'è torta da dividere" rinnegando dunque, quanto poco meno di due mesi fa, in occasione dell'acquisizione del ramo Vodafone, era diventata la base delle rassicurazioni date ai lavoratori.

Comdata e l'Unione Industriali di Torino, dichiarando di non avere intenzione di "trattare con le RSU", hanno chiuso il dialogo con la delegazione sindacale. Rinnegando la loro rappresentatività, rifiutandosi di ascoltare le migliaia di lavoratori che da anni permettono all'Azienda di crescere in modo esponenziale; gli stessi lavoratori che portano i profitti all'interno della stessa che vanno a coprire i costi degli investimenti e delle acquisizioni e si trovano costretti a vivere con 900 euro al mese.

A fronte di questa situazione INACCETTABILE, le RSU/RSA proclamano uno sciopero di 8 ore per il giorno 27 dicembre 2007 con relativo presidio davanti all'ingresso di ogni sede, auspicando la massima partecipazione dei lavoratori e l'attenzione degli organi di stampa che tanto hanno seguito la vicenda Comdata-Vodafone degli ultimi mesi.

presidio su Torino, Via Carlo Alberto, 22 dalle 8 alle 18
presidio su Ivrea, Via Jervis, 77 dalle 8 alle 18
presidio su Asti, Via Guerra, .5 dalle ore 6.00 alle ore 18.00

Lavoratori non "limoni"

Giovedì 20 dicembre 2007
Comunicato delle Segreterie Nazionali di SLC-CGIL, FISTel-CISL, UILCOM-UIL a seguito della rottura delle trattative con Comdata S.p.A.

Inaspettata la rottura delle trattative in COMDATA S.p.A dopo un anno di attento e consapevole lavoro svolto dal Sindacato e dai lavoratori tutti, confermato da un accordo sulle stabilizzazioni che ci aveva fatto ben sperare per il percorso successivo.

L’apertura della trattativa sul secondo livello di contrattazione avvenuta nella mattinata del 18 dicembre 2007 ha visto l’azienda fare una premessa molto preoccupata sul mercato e sulla concorrenza, a fronte di investimenti sia in tecnologia sia in nuove attività e servizi che fanno dell’azienda stessa verosimilmente il secondo operatore in questo mercato.

A rendere più complicata la situazione è stato il primo affondo sui temi della piattaforma sindacale che veniva di fatto ridotta a tre argomenti: il protocollo delle Relazioni industriali, il Premio di Risultato e la verifica legata all’accordo di stabilizzazione. Puntualmente la risposta sindacale ha cercato di riportare al centro della discussione al tavolo la piattaforma presentata in assemblea ai lavoratori, motivando il perché della nostra impostazione che includeva diversi altri punti tra cui l’inquadramento (per delineare percorsi professionali condivisi), la refezione e la reperibilità.

Abbiamo quindi rafforzato il concetto chiedendo all’azienda di capire se questa impostazione era condivisa e se poteva scendere in maggiori dettagli sui vari temi. Così sollecitata la delegazione aziendale ha chiesto una sospensiva per riflettere e proseguire l’incontro.

Alla ripresa nella tarda mattinata abbiamo ascoltato la prima risposta aziendale sulla piattaforma presentata nel novembre scorso. In premessa ci veniva riferito che “non esisteva al momento una torta da dividere” dettagliando a seguire le posizioni sulle nostre richieste.

In specifico:

  • Il premio di risultato al raggiungimento di obiettivi di redditività e qualità doveva essere costruito autosostenendosi nei suoi valori economici.

  • Il passaggio inquadramentale dal 3° al quarto livello non poteva essere effettuato mediante un automatismo ma attraverso una analisi aziendale sulla attività e sulla professionalità;

  • Sulla richiesta di refezione non era assolutamente possibile parlare di Buono Pasto (TICKET) né tantomeno fare un ragionamento nazionale sulle mense per poi riportare effetti locali con nuove convezioni, ma si dava disponibilità ad ampliare in spazi e apparati gli ambienti aziendali dedicati alla refezione.

  • Sul tema del Controllo a Distanza si dava una disponibilità ad aprire un tavolo per regolare la tematica.

  • Sulla reperibilità, pur sottolineando che il tema toccava poche persone, si dava disponibilità a confrontarsi.

  • Sulle ferie la necessità aziendale era di avere una flessibilità locale dell’istituto.

  • Relazioni industriali: all’azienda interessa un protocollo molto snello, presentando una forte riserva sui costi sia in termini di ore di permesso sia di rimborsi.

Da parte sindacale a questo punto si è ritenuta necessaria una sospensiva per poter valutare come proseguire il confronto. Dal confronto sindacale con la delegazione è uscita una posizione unitaria che dava mandato all’approfondimento punto per punto per mettere in chiaro le distanze pur esprimendo già una forte insoddisfazione.


Nell’approfondire il primo punto della piattaforma, e cioè il premio di risultato, si è chiesto alla delegazione aziendale la disponibilità a ragionare su un PDR che per il giugno 2008 producesse una erogazione a titolo di quanto prodotto dai lavoratori nell’anno 2007 ed in particolare nel secondo semestre. A questo punto l’azienda ha interrotto la parte sindacale ritenendo di dover precisare che il premio era da costruire nel 2008 per il 2009 e che prima non poteva fare erogazioni a nessun titolo non avendo a disposizione alcuna voce di budget.

La delegazione sindacale ha ritenuto inaccettabile questa posizione e questo generale irrigidimento spiegando alla delegazione aziendale che tale disponibilità era già emersa in incontri precedenti e che era ritenuta paradossale la sua attuale scomparsa.

La risposta alle perplessità espresse dalla intera delegazione, è arrivata tramite l’Unione Industriale che in modo provocatorio affermava di non “trattare” con le RSU .

Ritenendo ormai esaurita ogni motivazione per poter continuare, l’intera delegazione sindacale si è alzata abbandonando la trattativa e annunciando una nuova fase dove sarebbero stati i lavoratori stessi a rispondere alle provocazioni.

Pertanto, in considerazione degli eventi sopradescritti i lavoratori, le RSU, e le organizzazioni sindacali, dichiarano 8 ore di sciopero per il giorno 27 dicembre 2007 per tutti i lavoratori di Comdata e il blocco degli straordinari fino al 31 dicembre 2007.

Lettera di denuncia delle Segreterie Nazionali SLC, FISTel, UILCOM ad Almaviva

Mercoledì 19 dicembre 2007
Lettera di denuncia delle Segreterie Nazionali SLC-CGIL, FISTel-CISL, UILCOM-UIL alla Dirigenza Aziendale di Almaviva (Responsabile delle Risorse Umane e Amministratore Delegato)

Le scriventi Segreterie Nazionali SLC-FISTEL-UILCOM denunciano il grave episodio verificatosi nell’azienda Atesia .

Ricordiamo che SLC-FISTEL-UILCOM sono i sindacati firmatari del contratto TLC e titolari della rappresentanza del settore medesimo. Inoltre per quanto riguarda le problematiche sui Call-Center si è provveduto nei confronti del Gruppo Almaviva ed in coerenza in tutto il settore a stabilizzare i lavoratori co.co.pro come da circolare Damiano e avviso comune.

In coerenza con il protocollo d’intesa sottoscritto con Assocontact l’associazione alla quale anche voi aderite, le scriventi Segreterie Nazionali all’interno del settore stanno realizzando, al fine di non creare dumping tra le varie aziende, stabilizzazione anche di lavoratori impegnati in attività outbound.

Pertanto riteniamo estremamente grave che a fronte di un rifiuto da parte delle strutture territoriali di SLC-FISTEL-UILCOM di conciliare per il mantenimento dei co.co.pro, l’Azienda abbia effettuato conciliazioni per un mantenimento di circa 60 lavoratori co.co.pro. all’interno dell’azienda con altre organizzazioni sindacali non titolari di contratto TLC.

Ricordiamo che il Gruppo Almaviva sottoscrivendo l’accordo quadro di stabilizzazione del 13 dicembre e successivo del 27 febbraio 2007 si era impegnato con le scriventi Segreterie a non avere più all’interno dell’azienda lavoratori co.co.pro.

Pertanto questo episodio inclina fortemente le relazioni industriali all’interno del Gruppo Almaviva, le scriventi Segreterie Nazionali SLC-FISTEL-UILCOM si attiveranno nei confronti delle Istituzioni competenti per segnalare questo vostro atteggiamento che tende a vanificare l’importante lavoro effettuato in questi anni che ha realizzato all’interno del settore delle TLC la stabilizzazione di circa 18.000 lavoratori co.co.pro.

domenica 9 dicembre 2007

Cgil, Cisl e Uil: basta con la strage, 3 giorni lutto mondo lavoro

Venerdì 7 dicembre 2007
Comunicato dei Segretari Generali Nazionali di CGIL, CISL, UIL

''Basta con la strage,
la situazione è gravissima''.


I segretari generali di Cgil, Cisl e Uil Guglielmo Epifani, Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti lanciano l'allarme dopo gli ultimi morti sul lavoro. ''Non è più tollerabile questo continuo stillicidio, ognuno deve assumersi le proprie responsabilità''.

A partire da lunedì, quando Torino si fermerà, i segretari generali chiamano il mondo del lavoro a tre giorni di lutto e invitano i lavoratori ad esprimere sui luoghi di lavoro la propria partecipazione al cordoglio con un segno visibile, una fascia nera al braccio.

Nei prossimi giorni Cgil, Cisl e Uil promuoveranno importanti iniziative per la sicurezza, affinchè questa strage finalmente si arresti.

***

I dati della strage resi pubblici il 09/12/2007:
da lunedì 1 gennaio a sabato 8 dicembre 2007, sono morte sul lavoro...



... 984 Persone,
e la strage continua.

venerdì 7 dicembre 2007

Wind, sciopero il 20 dicembre

Giovedì 6 dicembre 2007
"punto-informatico.it"



Roma - Non si è ancora sciolta la tensione tra i vertici aziendali di Wind e i lavoratori in merito alla scelta della società di trasferire da Milano a Roma alcune centinaia di dipendenti. Anzi, la tensione è arrivata al punto che per il 20 dicembre si sta organizzando uno sciopero in tutte le sedi Wind.

Ad annunciarlo sono le varie sigle sindacali coinvolte nella vicenda (SLC CGIL, FISTEL CISL e UILCOM UIL), nonché il coordinamento nazionale RSU.

Le ragioni sono da ricercare nell'urgenza manifestata dai lavoratori di discutere con Wind non solo il trasferimento del personale ma anche le strategie industriali. I sindacati in particolare vogliono capire in che contesto si inquadri una scelta come quella del trasferimento destinata ad impattare pesantemente sulla vita di alcune centinaia di persone.

Secondo Alessandro Genovesi, SLC CGIL, siamo dinanzi all'assenza di un piano industriale, che oggi "mette a rischio le possibilità di sopravvivenza dell'azienda così come la si è conosciuta finora". A suo dire il trasferimento da Milano a Roma non s'ha da fare perché "Milano deve rimanere il cervello delle strategie direzionali della telefonia fissa e questo anche in un'ottica di investimento sulla banda larga".

Ue divisa su orario di lavoro e interinali

Giovedì 6 dicembre 2007
Alberto D'Argenzio per "il manifesto"




I ministri del lavoro dei 27 approvano la flexicurity. Ma su orario di lavoro e diritti dei lavoratori interinali, la Gran Bretagna fa ostruzionismo

Nulla di fatto, i ministri del lavoro dei 27 non hanno trovato un’intesa sulla direttiva sull’orario di lavoro e nemmeno su quella sui diritti dei lavoratori interinali, due dossier sotto trattamento comunitario ormai da diversi anni. «Il risultato è molto deludente - ha detto il commissario al lavoro Vladimir Spidla - sono preoccupato perché questi temi sono importanti per la costruzione dell’Europa sociale». Destino assai diverso, quasi radioso, per il testo sulla flessicurezza che ha superato ieri il vaglio ministeriale e procede spedito verso il vertice dei capi di Stato e di governo del 14 dicembre. La Confindustria applaude al cammino spedito.
Tornando alle due direttive, l’unico passo avanti conquistato dalla Presidenza portoghese è che in futuro cammineranno a braccetto, in pratica gemellate in un unico pacchetto, in modo da lasciare maggior margine di negoziazione alla prossima Presidenza slovena. E ce ne sarà bisogno visto che l’Europa appare quanto mai divisa su questo doppio terreno, da un lato Regno unito, Germania e gran parte dei nuovi Stati membri; dall’altro Italia (che ha cambiato bando con il governo Prodi), Spagna, Francia, Grecia, Cipro, Belgio e Lussemburgo. In mezzo due questioni, una per dossier.
Sulla direttiva orario di lavoro la pietra del contendere è costituita dall’opt out, ossia l’esenzione che permette di superare il limite massimo settimanale di 48 ore lavorative. In pratica ogni impresa può accordarsi con un dipendente su base «volontaria» (o imporgli come accade più spesso, denuncia la Ces, la Confederazione europea dei sindacati) di lavorare fino a 60 ore a settimana (si parla anche di 65). Fin qui tutti d’accordo (ogni paese può fissare limiti inferiori e non accettare l’opt out), il nodo da sciogliere è la durata nel tempo di questa esenzione. Londra e soci vuole che sia infinita, l’Italia e gli altri che duri un massimo di 10 anni dall’entrata in vigore della direttiva. Poi basta.
La frattura è ancor più profonda nella seconda direttiva. Il Regno unito pretende infatti che venga applicato al lavoratore interinale un livello di protezione inferiore a quello di un dipendente, ossia un salario più basso, meno giorni di vacanza, orari più lunghi….D’altronde la legislazione britannica permette questo sistema a due velocità per gli interinali con un contratto inferiore ai 15 mesi, ossia tutti. Roma, Parigi e Madrid chiedono invece che vengano «uniformate le tutele fin dal momento dell’assunzione», spiega il ministro Damiano, come «già avviene in Italia», assicura. Nei negoziati la Presidenza portoghese ha messo sul tavolo una proposta di compromesso che avrebbe permesso un regime differenziato per i contratti interinali inferiori alle 6 settimane, ma niente, per Londra è troppo poco. Il Regno unito ne ha fatto una questione di vita e di morte, tanto che secondo la stampa britannica il premier Gordon Brown avrebbe minacciato i soci comunitari di bloccare il nuovo Trattato della Ue qualora non avesse raccolto quanto chiedeva. Brown è pronto a scendere sotto i 15 mesi, ma non sotto i 6. Poca cosa. Con il nulla di fatto di ieri, il Regno unito potrà continuare a fare come vuole, in attesa di un’intesa rimandata, chissà, al 2008.
Discorso diverso per la flessicurezza che pare convincere tutta la Ue. Ieri i ministri hanno indicato 8 linee guida su cui basare le politiche del lavoro dei 27. «Abbiamo approvato un testo positivo - il commento di Damiano - con un bilanciamento tra la flessibilità e la tutela per il posto di lavoro ed il mercato del lavoro e con un riferimento esplicito al dialogo con le parti sociali». Tra i punti anche un chiaro riferimento «alla promozione dell’uguaglianza tra i sessi», ad «una politica socialmente equilibrata», di «rispetto per chi è integrato nel mercato del lavoro e per chi è escluso». Insomma, tanti principi generali e generici, che poi ogni Stato membro sarà chiamato a declinare come meglio crede.

mercoledì 5 dicembre 2007

Ue - Flessicurezza: stessi diritti per tutti i lavoratori

Giovedì 29 novembre 2007
Red per "asg media"



Il Parlamento riconosce l'esigenza di una maggiore flessibilità del mercato del lavoro

(1) Il Parlamento riconosce l'esigenza di una maggiore flessibilità del mercato del lavoro, compatibilmente con un rinnovato modello sociale europeo. Proponendo principi comuni di flessicurezza, insiste sulla garanzia della parità di genere e chiede di dare priorità a istruzione e formazione e promuovere i contratti a tempo indeterminato. Occorre poi sostenere le contrattazioni collettive e giungere a nuovi accordi sull'orario di lavoro. Va limitato il ricorso ai pensionamenti anticipati. Approvando con 496 voti favorevoli, 92 contrari e 49 astensioni la relazione di Ole Christensen (Pse) il Parlamento riconosce che, per poter avere successo nel XXI secolo, l'Europa "ha bisogno di una forza lavoro ben istruita e di imprese che siano rapide a cogliere le opportunità che scaturiscono in un mondo in rapido cambiamento per aumentare la produttività e promuovere l'innovazione". Si dice inoltre convinto che la flessibilità "puó essere nell'interesse sia dei datori di lavoro che dei lavoratori" e che possa essere raggiunta con la promozione di disposizioni "contrattuali adattabili e sicure". Sottolinea poi che la flessicurezza "puó rappresentare una strategia politica per la riforma del mercato del lavoro" e, in quanto tale, deve "includere tutti gli aspetti esistenti della politica sociale e dell'occupazione", a livello nazionale e dell'Ue.

(2)
Precisa, peraltro, che l'adozione di un approccio integrato della flessicurezza è giustificata dalla necessità di conseguire gli obiettivi della Strategia di Lisbona rivista, in particolare per quanto riguarda "posti di lavoro piú numerosi e di migliore qualità" modernizzando, al contempo, i modelli sociali europei. Ció, per i deputati, richiede politiche che trattino contemporaneamente la flessibilità dei mercati del lavoro, l'organizzazione del lavoro e delle relazioni di lavoro e la sicurezza (sicurezza occupazionale e sicurezza sociale).Il Parlamento propone che il Consiglio europeo del dicembre 2007 adotti una serie piú equilibrata di principi comuni di flessicurezza, "basati sulla creazione di un'occupazione di qualità e sul rafforzamento dei valori del modello sociale europeo".

(3) Questi principi, per i deputati, dovrebbero includere:la promozione di rapporti contrattuali stabili e pratiche sostenibili a livello di mercato del lavoro;un'azione in vista di accordi contrattuali adattabili e flessibili ed un'azione contro le pratiche di lavoro illecite, segnatamente nei contratti non standard;l'eliminazione della segmentazione del mercato del lavoro promuovendo e migliorando la sicurezza dell'occupazione; tutti i lavoratori dovrebbero avere una base di diritti, a prescindere dal loro status specifico;la riconciliazione di lavoro e vita familiare o personale, e la promozione del concetto di "lavoro dignitoso";un partenariato tra l'amministrazione (a livello locale, regionale e nazionale), le parti sociali e la società civile nella gestione dei cambiamenti;la parità di genere e la promozione delle pari opportunità per tutti;l'individuazione e l'attuazione di vie nazionali in stretta collaborazione con le parti sociali;il potenziamento dell'adattabilità di imprese e lavoratori rafforzando la sicurezza della transizione attraverso una migliore mobilitazione delle politiche attive del mercato del lavoro;la necessità di una forza lavoro qualificata e adattabile, combinando cosí politiche attive in materia di mercato del lavoro e investimenti nell'apprendimento lungo tutto l'arco della vita per migliorare l'inserimento professionale;un quadro macroeconomico per una crescita equilibrata e sostenibile e per posti di lavoro piú numerosi e migliori.

(4) È d'altra parte sottolineata l'importanza del principio di sussidiarietà e, in tale ambito, il Parlamento evidenzia che gli Stati membri devono disporre di un margine di discrezionalità "al fine di equilibrare la necessità di protezione contro la necessità di flessibilità, nel rispetto delle condizioni e delle tradizioni dei rispettivi mercati del lavoro nazionali". Approvando con 556 voti favorevoli, 58 contrarie e 7 astensioni un emendamento proposto dal Pse, il Parlamento ricorda che la messa in atto di una serie di principi comuni per la flessicurezza "deve integrare la dimensione di genere" e, in proposito, elenca una serie di aspetti di cui occorre tenere conto. Come ad esempio, la sovrarappresentazione delle donne nei lavori atipici, la situazione specifica delle famiglie monoparentali, la conciliazione di vita familiare e professionale. I principi comuni di flessicurezza, inoltre, dovrebbero essere fatti propri dalle istituzioni comunitarie e dagli Stati membri nel quadro della strategia di Lisbona e, pertanto, chiedono la revisione degli orientamenti sull'occupazione per tenere conto degli aspetti della flessicurezza, nonché l'inserimento di uno specifico capitolo relativo alla qualità e alla forza del dialogo sociale nella relazione congiunta sull'occupazione.

(5) Il Parlamento sottolinea poi che si dovrebbe dare priorità alla creazione di un mercato del lavoro flessibile accrescendo i livelli d'istruzione e diffondendo i programmi di formazione e riqualificazione. Ma anche eliminando le barriere all'integrazione nella forza lavoro di donne, migranti, lavoratori giovani o anziani e altri gruppi discriminati e svantaggiati, rimuovendo gli ostacoli alla mobilità occupazionale e geografica e realizzando attive politiche di mercato del lavoro che sostengano il passaggio dalla vecchia alla nuova attività. In tale contesto pone in luce "il ruolo decisivo" di lavoratori qualificati e adattabili e delle nuove tecnologie nell'istruzione e nella formazione e ricorda le nuove forme di flessibilità offerte dall'accordo delle parti sociali sul telelavoro, il tempo parziale e il lavoro a tempo determinato.I deputati invitano inoltre la Commissione a proporre un pacchetto limitato di indicatori sulla qualità dell'occupazione. Per controllare l'efficacia delle politiche a favore dell'occupazione, la Commissione dovrebbe anche basarsi su indicatori relativi agli investimenti nelle competenze dei lavoratori, sul livello di insicurezza dei lavori e dei contratti e sulla transizione tra contratti atipici a contratti a tempo indeterminato. Ricordano peraltro che i lavoratori in subappalto, gli apprendisti e i lavoratori occasionali "sono lavoratori della flessibilità a piú alto rischio, come dimostra il loro elevato tasso di infortunio".

(6) A tale proposito, il Parlamento sottolinea la necessità di adottare politiche che impediscano lo sfruttamento dei lavoratori mediante l'accumulo di contratti non standardizzati che non prevedono diritti uguali a quelli dei contratti a tempo pieno. Chiede inoltre che tutte le politiche comunitarie dell'occupazione "si attengano al modello classico del contratto di lavoro a tempo indeterminato che forma la base dei sistemi di sicurezza sociale negli Stati membri".I deputati si dicono poi convinti che si possa piú facilmente creare un clima di fiducia e dialogo con la partecipazione delle parti sociali e di altre parti interessate all'adeguamento delle politiche nazionali e promuovendo le contrattazioni collettive. Sottolineano peraltro la necessità di affrontare le carenze nella copertura della contrattazione collettiva e di garantire i diritti d'associazione e di rappresentanza delle due parti dell'industria. Incoraggiano inoltre l'estensione della contrattazione collettiva e del dialogo sociale, incluso quello transfrontaliero e settoriale, "in modo da poter includere la formazione, l'organizzazione del lavoro e le questioni connesse con la ristrutturazione e la delocalizzazione".

(7) Il Parlamento riconosce l'efficacia di forme innovative di organizzazione del lavoro come le organizzazioni per l'apprendimento, la multiqualificazione e la rotazione dei posti di lavoro mediante una formazione offerta dai datori di lavoro, le iniziative di finanziamento settoriali, gli aiuti regionali allo sviluppo e le politiche attive del mercato del lavoro. Ricorda inoltre l'importanza di "politiche efficaci e attive del mercato del lavoro", incluse la consulenza e l'orientamento, la riconversione e l'aiuto alla mobilità, "in modo da abbreviare i periodi di transizione tra attività". Cosí come i regimi di aiuti sociali "che dovrebbero motivare le persone a cercare nuove opportunità di lavoro incoraggiando al contempo l'apertura al cambiamento riducendo le perdite di reddito e fornendo possibilità di istruzione". A tal fine occorre anche promuovere il riconoscimento delle qualifiche e delle esperienze acquisite durante i periodi d'istruzione formale, non formale e informale.I deputati rilevano poi l'importanza di tenere conto di tutti gli aspetti della flessibilità, inclusa la flessibilità dell'organizzazione e dell'orario di lavoro, segnatamente mediante il ricorso alle nuove tecnologie. In proposito, sottolineano la necessità che le parti sociali negozino in modo migliore gli accordi in tema di orario di lavoro, "affinché essi siano sufficientemente flessibili per soddisfare le esigenze di datori di lavoro e dipendenti e consentire alle persone di trovare un equilibrio fra la vita professionale, la vita familiare e la vita personale".

(8) Il Parlamento riconosce inoltre "pienamente" i risultati già conseguiti volontariamente dalle imprese europee nella sfera sociale e le incoraggia a adoperarsi maggiormente in tal senso. Sostiene quindi l'iniziativa, "ben concepita", della Commissione, volta a demandare la responsabilità sociale alle imprese su base volontaria, evitando in tal modo un ulteriore onere burocratico.Infine, invita gli Stati membri e le parti sociali a limitare le politiche di pensionamento anticipato e a prevedere disposizioni che sostengano il pensionamento flessibile dei lavoratori anziani. Per esempio, mediante occupazioni a tempo parziale, lavoro condiviso e regimi analoghi che promuovano un invecchiamento attivo e possano accrescere l'integrazione dei lavoratori anziani nel mercato del lavoro.

martedì 4 dicembre 2007

Call Center Vodafone. Adesso è un'altra musica!

Martedì 4 dicembre 2007
"cellman.it"
la lettera a Cellman.it di un lettore e Cliente Vodafone



Nei mesi scorsi abbiamo dato voce a piu' riprese alle RSU dei lavoratori dei Call Center di Vodafone in corso di esternalizzazione.
Alla fine, come era logico, l'operazione e' andata in porto.
Ora i circa 900 esternalizzati lavorano per Comdata in una commessa a tempo e debbono far buon viso a cattivo gioco!
La pazienza dei clienti, rispettosi del diritto di sciopero e di lotta dei dipendenti, sta giungendo al termine.
Pubblichiamo un'email, tra le tante ricevute, che con toni educati e rispettosi esprime il disappunto di un cliente fedele negli anni che ha scoperto che all'improvviso "la macchinetta" si e' rotta ed il proverbiale servizio di Vodafone non esiste piu'.

Da: xxxxxxxxx
Inviato: lunedì 3 dicembre 2007 13.13
A: info@cellman.it
Oggetto: Servizio VODAFONE alle Aziende

Buon giorno!
Sono un Cliente storico di Vodafone, dal 1997. Soddisfatto del servizio riservato alle Aziende fino ad ieri.
Perche'?
Premetto che ho seguito con un po' di apprensione la esternalizzazione dei Call Centers (visto che poi sono di Padova,a maggior ragione), ritenendo che una tale mossa non avrebbe portato ad un miglioramento complessivo del servizio, oltre a non essere eticamente molto condivisibile. Ma questa erano solo mie opinioni, supposizioni e paure.

Oggi telefono al 190 per un disguido su una bolletta aziendale, ed invece della solita quasi immediata risposta di un operatore/operatrice, mi trovo il sistema automatico che mi da il benvenuto con una miriade di opzioni... Oddio, l'incubo si materializza. Un bel po' di tempo perso, ascolta di qui, prova di li'.... arrivo alla "consulenza di un operatore". Prima attesa di 10 minuti, senza risposta. Chiudo, perche' ho altro da fare. Seconda attesa di 7 minuti, senza risposta. Richiudo, un po' alterato. Terza attesa, di 2 minuti, con risposta. La risposta non e' piu' dal Call Center di Padova ma da Roma ( o Milano in una successiva). Ed il servizio, od almeno i tempi in cui viene svolto, non e' piu' una caratteristica impeccabile di Vodafone.

Peccato. Forse sarebbe il caso che i guru delle riorganizzazioni aziendali si facessero qualche domandina primadi passare alla fase "ottimizzazione dei costi e delle risorse", o no?

Personalmente, ora, mi metto a valutare SERIAMENTE un altro operatore.
Lettera Firmata

Abbiamo fatto le prove del caso e dobbiamo dare ragione al nostro lettore. Fino a ieri potevi dire..." Resto con Vodafone anche se e' piu' cara della concorrenza ....ma ho un servizio eccellente ...."
" Ma se ... togliamo il servizio ........ cosa fa la differenza?" Meditate gente....... meditate!

lunedì 3 dicembre 2007

Tlc:Wi-Max;Telecom, Fastweb e Wind In Gara,Vodafone e H3g No

Lunedì 3 dicembre 2007

"ansa - yahoo.it"



(ANSA) - ROMA, 3 DIC - Telecom, Wind e Fastweb hanno presentato al Ministero delle Comunicazioni le proprie manifestazioni di interesse per le gare per l'assegnazione delle frequenze per il Wi-Max. Al contrario, Vodafone e H3G hanno preferito rimanere fuori dalla contesa.
Alle 13.00 di oggi è scaduto il termine per la presentazione delle richieste di ammissione alla procedura, una sorta di domanda preliminare con la quale si comunica al Ministero la propria volontà di partecipare alla prima fase della procedura, nella quale il dicastero guidato da Paolo Gentiloni valuta l'esistenza dei requisiti richiesti in capo alle società e, decorso un termine inferiore ad un mese, fa partire l'asta vera e propria.
Secondo quanto risulta, solo due fra i primi quattro operatori nazionali di telefonini avrebbero quindi intenzione di correre per l'assegnazione delle 35 licenze per il Wi-Max, che permette permette la diffusione di Internet a banda larga anche su frequenze radio, con la possibilità di portarla anche in zone più difficili da raggiungere. Per quanto riguarda Fastweb, invece, la società sembra ritenere il Wi-Max una tecnologia complementare all'Adsl, in grado di ridurre il digital divide che affligge l'Italia. L'investimento del gruppo rientrerebbe quindi in un'ottica di capitalizzazione degli investimenti già fatti e di presidio tecnologico nei confronti dell'avvento di nuovi sistemi di comunicazione. Anche Tiscali potrebbe essere della partita, anche se al momento mancano conferme ufficiali.
La gara assegnerà 14 licenze in 7 macro-aree in cui è stato suddiviso il paese (due licenze per ciascuna macroarea: Lombardia-Bolzano-Trento; Valle d'Aosta-Piemonte -Liguria-Toscana; Friuli Venezia Giulia-Veneto-Emilia Romagna- Marche; Umbria-Lazio-Abruzzo-Molise; Campania-Puglia-Basilicata- Calabria; Sicilia; Sardegna) con la condizione che ad uno stesso soggetto possa essere assegnato un solo diritto d'uso per macroregione.
A livello teorico è comunque possibile che un operatore che faccia domanda per tutte le macroaree riesca ad aggiudicarsele tutte, creando così un network nazionale. Le altre 21 licenze saranno invece a dimensione regionale e saranno "prioritariamente riservate a concorrenti che non dispongono già di licenze Umts", escludendo di fatto i quattro big della telefonia mobile.(ANSA).

sabato 1 dicembre 2007

Flexicurity addio

lunedì 26 novembre 2007

di Ornella Cilona per "rassegna.it"



La Commissione europea si accinge a mettere
in soffitta il Libro Verde sul lavoro

I sindacati europei sono molto critici sulla flessicurezza: affermano che verte essenzialmente sulla riduzione del livello del sistema di protezione dell’occupazione in Europa e propongono un’altra strada. La Ces dovra’ ripartire per dare forza all’obiettivo di un diverso modello di sviluppo che metta la “qualita’ del lavoro” al centro della strategia europea per l’occupazione

La Commissione europea, di fronte alle prese di posizione molto critiche assunte dai sindacati europei e da alcuni Stati membri, primo fra tutti l’Italia, si accinge a mettere in soffitta i contenuti del Libro Verde sulla modernizzazione del diritto del lavoro, dove la flexicurity giocava un ruolo centrale. Ma che cosa vuol dire esattamente questo termine, spesso tradotto in Italia con “flessicurezza”? Si tratta di una strategia dell’Unione europea che punta da un lato ad aumentare la flessibilità del mercato, dell’organizzazione e dei rapporti di lavoro, dall’altro a innalzare la sicurezza dell’occupazione e del reddito per le fasce più deboli del mercato del lavoro. In pratica, dunque, secondo questa nuova strategia comunitaria va garantito non il posto di lavoro, ma l’occupazione, perché oggi non esiste più la fabbrica o l’ufficio dove si rimane fino alla pensione. La flexicurity può essere interna, se si tratta di favorire la mobilità da una mansione a un’altra in una stessa impresa, o esterna, se invece si passa da un’azienda a un’altra.
Il documento comunitario più recente sulla flexicurity è la comunicazione “Verso principi comuni di flessicurezza: posti di lavoro più numerosi e migliori grazie alla flessibilità e alla sicurezza”, pubblicata dalla Commissione europea lo scorso 27 giugno. Il testo propone otto principi comuni, che costituiscono dei punti di riferimento sui quali si chiede l’accordo degli Stati membri: 1) rafforzamento dell’attuazione della strategia per la crescita e l’occupazione e consolidamento del modello sociale europeo; 2) equilibrio tra diritti e responsabilità; 3) adattamento della flessicurezza alle diverse circostanze, esigenze e sfide che gli Stati membri si trovano ad affrontare; 4) riduzione del divario tra coloro che hanno un’occupazione atipica, a volte precaria, e coloro che hanno un’occupazione permanente a tempo pieno; 5) sviluppo della flessicurezza interna ed esterna, aiutando i lavoratori a progredire nella carriera sia all’interno dell’impresa che attraverso il mercato del lavoro; 6) sostegno alla parità fra i sessi e promozione delle pari opportunità per tutti; 7) definizione di un insieme equilibrato di politiche che promuova un clima di fiducia tra le parti sociali, le autorità pubbliche e gli altri interessati; 8) equa distribuzione dei costi e benefici derivanti dalle politiche di flessicurezza e contribuzione a politiche di bilancio sane e finanziariamente sostenibili. Sono numerosi i punti deboli della comunicazione. Innanzitutto, approfondisce soprattutto il tema della flessicurezza in uscita, “ignorando quasi del tutto” com’è stato notato nella riunione organizzata lo scorso 13 settembre dall’ufficio giuridico, dal dipartimento Politiche attive del lavoro e dal Segretariato Europa della Cgil nazionale “gli altri aspetti di quella che dovrebbe essere la flexicurity, ossia la formazione (strategie integrate di apprendimento lungo tutto l’arco della vita), le politiche attive del mercato del lavoro e i sistemi moderni di sicurezza sociale”. Un altro aspetto preoccupante della comunicazione, e poco sottolineato, riguarda il fatto che propone una serie di indicatori in base ai quali valutare le politiche di flessicurezza, fra cui uno sulla rigidità della protezione dell’occupazione, elaborato dall’Ocse, l’organizzazione che raggruppa i paesi sviluppati. In pratica, la comunicazione mette in relazione la maggiore protezione dei lavoratori con una minore crescita dei posti di lavoro, dimenticando però che la stessa Ocse ha riconosciuto, anche se tardivamente, che non esiste alcuna prova che un allentamento delle tutele in materia di licenziamento porti a un incremento dell’occupazione. Infine, non risponde alla questione su come aumentare i diritti per i lavoratori atipici: “Anziché cercare di affrontare direttamente il tema delle tutele e delle protezioni per loro e per contenere i rischi di inaccettabile precarietà” ha spiegato la parlamentare europea Donata Gottardi nel corso di un recente convegno al Cnel “si propone una compensazione indimostrata e quindi un intervento di limitazione di quelle da tempo previste nel diritto del lavoro per il lavoro tipico”. Un rapporto del gruppo di esperti istituito dalla Commissione europea in materia di flessicurezza, pubblicato contemporaneamente alla comunicazione, propone agli Stati membri quattro possibili percorsi per attuare concretamente la strategia comunitaria su questa materia. Il primo è quello di “ridurre le asimmetrie tra l’occupazione a tempo indeterminato e quella non standard attraverso l’integrazione dei contratti non standard nel diritto del lavoro, nei contratti collettivi, nella sicurezza sociale e nella formazione lungo tutto l’arco della vita, e di considerare come rendere l’occupazione a tempo indeterminato più attraente per le imprese”. Il secondo percorso proposto punta a “migliorare l’adattabilità delle aziende e dei lavoratori attraverso lo sviluppo e il rafforzamento dei sistemi di sicurezza sociale nella fase di transizione dalla disoccupazione al lavoro”. Il terzo percorso mira ad aumentare e a migliorare gli investimenti in competenza, contro i divari nelle opportunità e nella conoscenza, mentre il quarto è indirizzato a migliorare le opportunità di impiego per i beneficiari degli interventi, allo scopo di evitare una lunga dipendenza da politiche di welfare, rendere regolare il lavoro informale e costruire una maggiore capacità delle istituzioni al cambiamento. Ogni Stato membro può scegliere il percorso più adatto alla propria situazione specifica. Lo studio sottolinea, infine, l’importanza del dialogo sociale per attuare politiche di flessicurezza. I sindacati europei, però, sono molto critici sulla flessicurezza “made in Bruxelles”. La Ces, in un commento alla Comunicazione, afferma, infatti, che essa “verte essenzialmente sulla riduzione del livello del sistema di protezione dell’occupazione in Europa. La Ces deve rispondere a quest’attacco difendendo il diritto al lavoro stabile quale diritto fondamentale dei lavoratori e promovendo un approccio brillante alla riforma piuttosto che una deregolamentazione quasi totale”. La Ces propone un’altra strada, indicata dalle raccomandazioni e dall’analisi sulle sfide del mercato del lavoro su cui si è accordata a metà ottobre con le tre associazioni europee dei datori di lavoro Ceep, Business Europe e Ueapme: “Oltre la flessicurezza” si legge nel documento delle parti sociali dell’Ue “il mercato del lavoro europeo affronta le sfide di migliorare notevolmente la qualità dei nuovi lavori, di creare più posti per mezzo della crescita e di politiche orientate all’occupazione dal lato della domanda e di promuovere e sostenere un dialogo sociale autonomo e parti sociali forti e rappresentative”. Cgil, Cisl e Uil, in un documento unitario, mettono in evidenza altri punti critici dell’approccio comunitario, come “l’assenza della responsabilizzazione del sistema delle imprese nei processi di trasformazione”, gli indicatori sbagliati e il mancato approfondimento del tema del difficile accesso al lavoro da parte delle donne. Le posizioni della Commissione europea non piacciono troppo, oltre che alla Ces, anche a molti ministri del Lavoro degli Stati membri e al Parlamento di Strasburgo. Il giudizio negativo riguarda in particolare un’altra pietra miliare della strategia Ue per quanto riguarda le politiche per l’occupazione, vale a dire il Libro Verde “Modernizzare il diritto del lavoro per rispondere alle sfide del XXI secolo”, pubblicato a novembre dello scorso anno. I ministri del Lavoro di 13 Stati membri, su spinta dell’Italia, hanno, infatti, firmato un documento comune a febbraio di quest’anno nel quale chiedono un nuovo slancio per l’Europa sociale: “Riteniamo” vi si legge “che l’Europa a 27 non può ridursi a una zona di libero scambio, ma deve assicurare l’indispensabile equilibrio fra libertà economica e diritti sociali”. Dal canto suo, il Parlamento europeo ha approvato lo scorso 11 luglio una Risoluzione sul Libro Verde, dove invita la Commissione europea a non considerare il contratto a tempo indeterminato come superato, in quanto non vi sarebbero prove del fatto che “riducendo la protezione contro il licenziamento e indebolendo i contratti standard si possa agevolare la crescita dell’occupazione”.

Lisbona, sindacati: no alla precarietà

Venerdì 19 ottobre 2007
di Raffaella Vitulano per "conquiste del lavoro.it"



Monks incontra Barroso e Socrates: più ruolo alle parti sociali europee
UE. Vertice straordinario dei capi di Stato e di governo

RIUNITO ieri a Lisbona, il Comitato esecutivo della confederazione europea dei sindacati (Ces) ha approvato una dichiarazione sul progetto di trattato di riforma dell’Ue. La Ces ha comunicato la dichiarazione al primo ministro portoghese, José Sócrates, che ha assistito al Comitato esecutivo. Ieri, una delegazione di alto livello della Ces, condotta dal segretario generale John Monks ed il presidente Wanja Lundby-Wedin, ha poi presentato la dichiarazione alla riunione del vertice sociale tripartito dell’Ue (presidenza Ue, Commissione e parti sociali europee) a Lisbona. In occasione di tale vertice, i partecipanti hanno esaminato l’analisi comune (joint analysis) delle parti sociali europee a proposito delle sfide alle quali il mercato del lavoro europeo è confrontato. La Ces ha presentato il suo punto di vista sui principi comuni di flexecurity, la flessicurezza. John Monks ha accolto con soddisfazione l’analisi comune delle parti sociali, aderendo al suo messaggio essenziale, cioè che la sfida alla quale il mercato del lavoro europeo è confrontato non deve limitarsi a creare ulteriori impieghi. La sfida consiste anche nel creare impieghi di migliore qualità, offrire ulteriore sicurezza ai lavoratori in un mercato dell’occupazione già molto flessibile, e fare in modo che i miglioramenti sul piano dell’occupazione e della crescita procedano parallelamente ad una maggiore coesione sociale e ad un arretramento delle diseguaglianze. La Ces sostiene anche le raccomandazioni equilibrate che le parti sociali hanno indirizzato alle varie istanze decisionali in Europa. Durante il vertice sociale, la Ces ha insistito in particolare sulla necessità di lottare contro il lavoro precario migliorando la protezione dei lavoratori vulnerabili ed evitando di propagare cattive pratiche che mirano a rendere tutti i contratti instabili: ”Occorrerebbe affrontare la segmentazione del mercato migliorando la situazione ed i diritti dei lavoratori atipici, incoraggiando rapporti di lavoro stabili e rispettando lo spirito e la lettera dell’acquisizione sociale europea, compreso l’accordo-quadro che definisce che i contratti a tempo indeterminato restano la norma generale”. ”Dato che il mercato del lavoro europeo è già capace di un processo di distruzione creativa, distruggendo circa il 4% delle occupazioni e creando poi dal 5 all’8% di nuove occupazioni ogni anno, il problema più urgente consiste nel chiedersi come fare in modo da offrire ulteriore sicurezza ai lavoratori” ha dichiarato John Monks. Per la Ces occorre mettere la qualità dei posti di lavoro e la stabilità delle disposizioni contrattuali al centro delle preoccupazioni europee. La Ces ammette che le imprese ed i lavoratori hanno bisogno allo stesso tempo di flessibilità e di sicurezza. Tuttavia, la forma di flessicurezza che propone la Commissione è squilibrata, sostengono i sindacati. Assumendo i contratti flessibili ed i facili licenziamenti come principi principali, si mette a rischio la stabilità dell’occupazione a favore delle sole imprese. Nella sua risoluzione, la Ces chiede alle istanze decisionali europee di stabilire un ordine del giorno politico che incoraggi la flessicurezza interna e la qualità dei posti del lavoro. Dibattito acceso e dai toni forti, come dicevamo ieri, al comitato esecutivo Ces, nel quale - riferisce il responsabile del dipartimento internazionale, Luigi Cal, da Lisbona - sono intervenute una quarantina di organizzazioni, partendo dalla propria esperienza nazionale e valutando il documento alla luce di questa. Alla fine Monks ha voluto relativizzare l’importanza che molti danno a questo documento (che molti chiamano impropriamente accordo), dato che in realtà si parla di analisi congiunta, figura nuova rispetto al parere comune. Con tale lettura, Monks considera l’analisi non un diktat per i livelli nazionali, ma un orientamento di massima delle parti sociali europee, che non possono offrirne un’interpretazione pro domo sua. Così avrebbe invece già fatto il presidente della Confindustria europea (BusinessEurope), Ernest-Antoine Seillière, sostenendo che il tempo indeterminato è uno strumento del passato. Nel vertice sociale Ue seguito all’esecutivo e che ha preceduto l’apertura del vertice dei capi di Stato e di governo, Monks gli ha ribadito che il lavoro a tempo indeterminato resta la regola, così come scritto nel documento, per il quale ha chiesto sostegno ai sindacati europei, dato che le parti sociali sono considerate determinanti nelle raccomandazioni. Tale posizione potrebbe condurre in futuro a sviluppi negoziali veri e propri e allora in quel caso i sindacati nazionali come quelli europei faranno sentire la loro voce nelle forme più adeguate. La votazione palese sul testo ha riportato un solo voto contrario (la Federazione europea dei trasporti), una decina di astenuti (tra cui Cgil, Uil, Force Ouvrière, Fgtb belga, Cgtp portoghese, la Cgt portoghese, il sindacato basco e la Cgtl lussemburghese). La Cisl, insieme alla stragrande maggioranza, ha votato a favore, pur avendo fatto rilievi nel suo intervento.

Flessibilità e garanzie a braccetto nella Ue

Lunedì 24 settembre 2007
di Alessandra Servidori per "il sole 24 ore"



A Bruxelles la politica del lavoro comunitaria si sta misurando sulla strategia della "Flexsecurity" e le sue possibilità di applicazione negli stati membri, partendo dalle indicazioni del "Libro verde" che costituisce l'architrave di un vero e proprio rovesciamento della logica del Diritto del lavoro. Tanto che a metà di ottobre i singoli Paesi dovranno presentare a Bruxelles un rendiconto sull'avanzamento dei loro piani sociali.
Lanciato dalla Commissione Ue e dal Commissario Vladimir Spidla nel novembre 2006, il "Libro verde" avrebbe dovuto essere discusso in ogni Paese, avviandone il dibattito tra tutte le parti sociali e formulando proposte in merito. Esso vede misurarsi due logiche diverse e alternative tra loro: una di chi appoggia i diritti e le tutele sul posto e nel rapporto di lavoro; e un'altra di chi privilegia invece un sistema di tutele generali di cittadinanza sul mercato, indipendentemente dalla tipologia di rapporto di lavoro.
"Flexsecurity" – una crasi tra flexibility e security – sta a indicare il modello di mercato del lavoro creato in Danimarca in cui una notevole flessibilità in materia di assunzioni e licenziamenti si accompagna a un'altrettanta estesa sicurezza per quanti si trovano a essere disoccupati, grazie alla presenza di generosi ammortizzatori sociali e a un ben funzionante sistema di formazione che facilita i passaggi da un impiego e all'altro. La Commissione Ue ha fornito al Parlamento europeo, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni una Comunicazione in materia – 27/06/2007 COM (2007)359 (Sec (2007)861-862 – intitolata «Verso principi comuni di flessicurezza. Posti di lavoro più numerosi e migliori grazie alla flessibilità e alla sicurezza». Il rapporto presenta tra l'altro alcuni percorsi che consentono di avviare esperienze di "flexsecurity" con declinazioni a livello nazionale dei singoli stati membri.
Cinque sono le componenti: e Disposizioni contrattuali flessibili ma sicure. r Politiche attive per il work fare. t Sistemi di apprendimento permanente ben sviluppati. u Moderni sistemi di sicurezza sociale. i Dialogo sociale per passare dalla disoccupazione al mercato e da una occupazione all'altra.
Sulla base delle cinque componenti la Commissione ha individuato 4 percorsi alternativi volti a garantire una risposta adeguata alla crescita di occupazione e mercati del lavoro di qualità: e La riduzione dei gap tra contratti standard e contratti non standard, rendendo i primi più favorevoli alle aziende e favorendo sistemi di sicurezza sociale più inclusivi. r Il rafforzamento dell'adattabilità delle imprese sviluppando e rafforzando la transit security, cioè il passaggio protetto da un lavoro all'altro.t L'aumento degli investimenti in capitale umano. u La creazione di nuove opportunità lavorative per i percettori di sussidi, il contrasto alla dipendenza prolungata dai sussidi pubblici, la lotta contro il lavoro irregolare e il rafforzamento della capacità istituzionale per favorire il cambiamento.
La risoluzione del Parlamento europeo dell'11 luglio 2007 «Modernizzare il diritto del lavoro per rispondere alle sfide del XXI secolo» (2007/2023 INI) accoglie favorevolmente un nuovo approccio in materia di diritto del lavoro mirante a comprendere tutti i lavoratori, a prescindere dalla loro situazione contrattuale; si compiace del dibattito sulla necessità di rafforzare il diritto del lavoro per rispondere alle sfide del XXI secolo, che implicano la richiesta, da parte sia degli imprenditori sia dei lavoratori, di una più elevata flessibilità e la necessità di fornire una sicurezza maggiore talora associata al lavoro precario, migliorando la protezione dei lavoratori vulnerabili, per creare un maggior numero di posti di lavoro di qualità e più coesione sociale, contribuendo così a conseguire gli obiettivi della strategia di Lisbona.
Il Parlamento europeo ritiene che il miglioramento del diritto del lavoro debba essere coerente con i principi della Carta dei diritti fondamentali, con particolare riferimento al titolo IV, rispettando e salvaguardando i valori del modello sociale europeo. Inoltre, il Parlamento europeo accoglie con favore l'ampia varietà di tradizioni nel campo del lavoro, di forme contrattuali e di modelli aziendali esistenti nei mercati del lavoro; chiede accordi contrattuali flessibili e sicuri nel contesto della moderna organizzazione del lavoro; sottolinea che la "flessicurezza" può realizzarsi solo con una legislazione sul lavoro efficace e moderna, che rifletta le mutevoli realtà del mondo del lavoro e ritiene che tra le priorità di una riforma del diritto del lavoro negli Stati membri vi siano: e La facilitazione del passaggio tra situazioni diverse di occupazione e disoccupazione. r La garanzia di un'idonea protezione per i lavoratori con forme di lavoro atipiche. t Il chiarimento dell'ambito del lavoro dipendente e della zona grigia esistente tra lavoratori autonomi e lavoratori con rapporto di lavoro dipendente.u La lotta al lavoro sommerso.
La questione del lavoro flessibile e sicuro nell'ambito delle tutele rappresenta una delle priorità dell'Unione che registra in tutti i suoi membri tassi differenti di lavoro standard e di nuove tipologie contrattuali. Occorre istituire un corpo di diritti universali destinato a tutti i lavoratori pubblici, privati, autonomi, subordinati o atipici per superare un dualismo tra ipertutelati e precari riconducibile a una cattiva distribuzione delle tutele. Il diritto comunitario in un quadro coordinato a livello europeo di politiche economiche orientate allo sviluppo, ne rappresenta l'anello fondamentale.

CINQUE MODELLI CON I QUALI MISURARSI

DANIMARCA
Il "triangolo d'oro".
Il mercato danese del lavoro offre un efficace mix di flessibilità e sicurezza, presentando normative flessibili, una protezione relativamente bassa, vasti sforzi di apprendimento permanente, politiche attive nel mercato del lavoro e, soprattutto, un generoso sistema di sicurezza sociale. Questo quadro è il frutto del cosiddetto "compromesso di settembre" del 1899,che bilanciò il diritto ad assumere e licenziare con lo sviluppo di un sistema pubblico d'indennità in campo istituzionale, il quale è alla base dei moderni rapporti di lavoro in vigore in Danimarca.
Negli anni 60, con la costituzione del servizio pubblico per l'impiego, lo Stato si è accollato gran parte del rischio legato all'occupazione. A cavallo tra gli anni 80 e 90 sono state adottate politiche attive volte a incentivare i disoccupati a cercare un lavoro e a migliorare la loro qualificazione. Lo sviluppo di competenze è stato stimolato da sistemi di rotazione che hanno consentito ai lavoratori la formazione mentre erano sostituiti da disoccupati. Tutti questi fattori formano il cosiddetto "triangolo d'oro" di accordi contrattuali flessibili, un generoso sistema di sicurezza sociale e vaste politiche attive del mercato del lavoro. Il risultato è un Paese con un tasso di occupazione molto elevato (77,4% nel 2006), contro livelli di disoccupazione totale (3,9%), giovanile (7,7%) e di lungo termine (0,8%) molto contenuti.

OLANDA
Un accordo vecchio di 25 anni
Con il cosiddetto "Accordo di Wassenaar" del 1982 una certa moderazione salariale è stata scambiata con una maggiore occupazione e si è aperta la via, nell'ambito dei contratti collettivi, al lavoro part time, scelto su base volontaria soprattutto da donne e realizzatocon contratti a tempo determinato. Negli anni 90 una certa rigidita del mercato del lavoro è stata superata dalle parti sociali con un accordo nell'ambito della Fondazione del lavoro, entrato il vigore il 1° gennaio 1999, che prevedeva il rafforzamento della posizione dei lavoratori con contratto a tempo, senza peraltro pregiudicare la flessibilita. L'accordo prevedeva tre punti-chiave: e Limitazione a tre contratti consecutivi a tempo determinato (il quarto doveva essere a tempo indefinito).
r Eliminazione degli ostacoli al funzionamento delle agenzie di lavoro temporaneo.
t Assorbimento dei contratti a tempo determinato e di quelli delle agenzie di lavoro temporaneo nel codice del lavoro e introduzione di una protezione e di un salario minimi. I lavoratori delle agenzie di di lavoro temporaneo sarebbero stati coperti dalle garanzie offerte dagli accordi collettivi in fatto di salario, formazione e pensione integrativa. L'Olanda ha così conosciuto una forte creazione di posti di lavoro (74,3% gli occupati nel 2006, 67,7% per le donne) e una ridotta disoccupazione totale (3,9%), giovanile (6,6%) e di lungo periodo (1,7%).

IRLANDA
«Towards 2016»
Il sistema economico e il mercato del lavoro irlandesi negli ultimi anni sono mutati a fondo e in parallelo: la bassa crescita, i ridotti livelli d'istruzione (il 41,7% dei lavoratoti tra i 45 e i 54 anni ha soltanto un diploma di scuola media inferiore) e l'alta disoccupazione sono stati ribaltati. Il "merito" è legato anche a un mercato del lavoro flessibile e all'investimento nelle politiche attive connesse (0,75% del Pil, rispetto allo 0,5% della media Ue): le ultime generazioni hanno livelli d'istruzione molto più elevati, anche se la partecipazione all'apprendimento permanente resta inferiore alla media dei Paesi europei più virtuosi e rispecchia la difficoltà nell'offrire opportunità ai lavoratori più anziani. L'accordo "Towards 2016", firmato lo scorso anno, prevede aumenti salariali del 10% tra il dicembre 2006 e il settembre 2008 e diverse misure in favore della disoccupazione giovanile e di lunga durata (e in genere dei ceti meno agiati) in cambio di una maggiore flessibilità nella formazione e nell'apprendimento, nonchè nell'aggiornamento delle competenze sul posto di lavoro indirizzato soprattutto ai lavoratori con qualifiche più basse e a quelli immigrati.
Più flessibile risulta anche l'orario di lavoro (straordinari) e la possibilità di ricorrere all'outsourcing.

AUSTRIA
Licenziare è facile con l'indennizzo
L'Austria combina un'elevata flessibilità del mercato del lavoro con un livello medio d'indennità sociali, cui si affiancano efficaci politiche attive del mercato del lavoro e un'elevata fiducia nel partenariato sociale. La normativa sul lavoro prevede un livello alquanto ridotto di protezione dei lavoratori, grazie a procedure di licenziamento complessivamente agevoli. I datori di lavoro hanno perciò una limitata necessità di ricorrere a contratti a tempo determinato (9% nel 2006, contro il 14,4% della media Ue). I tassi di disoccupazione totale (4,8%) e di lungo periodo (1,3%) sono quindi tra i più bassi d'Europa . Il tasso di occupazione è in linea con gli obiettivi di Lisbona (70,2% totale e 63,5% per le donne). La partecipazione all'apprendimento permanente supera l'obiettivo Ue (12,9% nel 2005). In questo contesto molto dinamico è stato inserito nel 2003 un nuovo sistema d'indennità di licenziamento. In precedenza, questa era legata alla lunghezza del rapporto di lavoro interrotto; ciò significava la perdita dei diritti accumulati con il passaggio da un datore di lavoro all'altro. Dopo gli imprenditori sono tenuti a versare mensilmente un importo fisso su un conto individuale intestato a ogni lavoratore, impedendogli di perdere i diritti acquisiti in caso di cessazione volontaria del rapporto. Inoltre le "fondazioni del lavoro" fungono da agenzie di transizione, contribuendo al reperimento di nuovi posti in caso di licenziamenti collettivi.

SPAGNA
Molti contratti a tempo parziale
La Spagna registra una quota costantemente elevata di contratti a tempo determinato, pari a circa il 34% dell'occupazione totale. Nel maggio 2006 le parti sociali hanno firmato, con la consulenza e il sostegno del Governo, un ampio accordo – che resterà in vigore fino alla fine dell'anno in corso – il quale mirava a limitare l'eccessivo ricorso a questo tipo di contratti, alleggerendo nel contempo gli oneri gravanti sui datori di lavoro. Ogni lavoratore che abbia avuto due o più contratti a tempo determinato con la medesima impresa e che abbia lavorato nello stesso posto per oltre 24 mesi su un arco di 30 aquisisce in modo automatico un contratto a tempo indeterminato. Sulla base di tale contratto l'indennità di licenziamento obblogatoria è ridotta da 45 a 33 paghe giornaliere per anno lavorato.
L'elevata quota di lavoro determinato ha senza dubbio contribuito ad abbattere la disoccupazione, tradizionalmente molto elevata nel Paese (dal 23% all'8,5% tra il 1996 e il 2006). Gli occupati in età da lavoro (15-64 anni) sono passati nello stesso periodo da poco più del 50% al 58,3% del totale, superando la media Ue, ma la quota femminile resta inferiore (poco più del 50%, contro oltre il 55%). Stesso divario negativo si registra per i disoccupati (6,3% gli uomini e 11,5% le donne).

Wind: sindacati, adesione altissima allo sciopero di oggi

Venerdì 30 novembre 2007

Red per "agenzia italia"



I lavoratori di Wind “hanno risposto in massa allo sciopero di oggi” proclamato dalle organizzazioni sindacali Uilcom Uil- Slc Cgil e Fistel Cisl, contro il trasferimento di circa 500 dipendenti dalla sede di Milano a quella di Roma. La partecipazione e’ stata elevatissima.
In quasi tutti i centri di lavoro si e’ raggiunta una partecipazione allo sciopero del 90 per cento. “Alla luce di questo risultato - ha detto il segretario nazionale Uilcom Giorgio Serao - l’azienda deve rivedere il progetto organizzativo. Per questo motivo invitiamo il Ministro dello Sviluppo Economico, Pierluigi Bersani a convocare le parti per salvaguardare lo sviluppo industriale dell’area milanese legato alla larga banda, alla telefonia fissa e per la difesa dell’occupazione”.