giovedì 29 novembre 2007

30 novembre, scioperano Tim e Wind

Giovedì 29 novembre 2007
"portel.it"
(
NdR: Territori coinvolti: per TIM la Regione Campania, per Wind intero territorio Nazionale)



Il giorno nero delle telecomunicazioni potrebbe arrivare in sordina, eppure, senza particolari proclami, i sindacati hanno concertato una giornata di protesta che coinvolgerà tutta le penisola con i focolai a Roma, Milano e Napoli.

In un clima che diventa sempre maggiormente incandescente, mentre le banlieue parigine s'infiammano non solo metaforicamente, gli spagnoli lanciano un concorso nazionale per premiare il lavoratore precario nelle peggiori condizioni del paese, i dipendenti delle compagnie di telecomunicazione italiane portano in piazza i proprio problemi e s'annunciano disagi per gli utenti durante l'arco dell'intera giornata.Dopo l'annuncio dello sciopero dei lavoratori Wind, per protestare contro quello che viene ritenuta un'arbitraria ed ingiustificata deportazione di un esorbitante numero di dipendenti dalle sedi milanesi a quelle capitoline, infatti, i sindacati del settore proclamano una giornata di sciopero anche in Campania.

Le segreterie regionali di Slc Cgil, Fistel Cisl ed Uilcom Uil Campania hanno deciso di manifestare la propria contrarietà contro la politica aziendale di Telecom Italia e del suo fornitore di servizi di calla center, la famigerata Telecontact, che ogni anno inghiotti centinaia di precari nelle sue sedi partenopee.

Le segreterie regionali — secondo i comunicati ufficiali — sono preoccupate per il futuro del gruppo e chiedono più sicurezza nei luoghi di lavoro, trasparenza e controllo nell’assegnazione degli appalti e subappalti, migliore qualità del lavoro all’interno dei call center ed un argine alle assunzioni con contratti precari"

Non casuale la concomitanza delle proteste che afferiscono a due dei maggiori operatori italiani in tre luoghi strategici del nostro paese, così diversi sotto il profilo socio-economico quanto accomunati dalla medesima conflittualità aziendale che non trova altri canali di sfogo se non quelli della protesta manifesta, quale ultimo disperato appello in direzione di una mediazione della società e della politica.

Di fronte alla continua crescita dei profitti nel settore delle TLC, non paiono, invero, velleitarie le rivendicazioni di lavoratori che, pur costituendo lo zoccolo duro dell'attività quotidiana degli operatori, non sembrano tenuti nella giusta ed adeguata considerazione dai propri datori di lavoro, italiani o stranieri che siano.

mercoledì 28 novembre 2007

Una legge contro i licenziamenti camuffati

Mercoledì 28 novembre 2007
di Nino Busacca per "ilmanifesto.it"



Dopo le esternalizzazioni Telecom, i sindacati chiedono una modifica della legge sulla «cessione di ramo»

Dopo le esternalizzazioni Telecom degli ultimi anni, e quelle più recenti - Wind e Vodafone - il sindacato chiede riforme nel campo delle cessioni di ramo d'impresa. E lo fa chiedendo di abrogare una parte della legge 30, divenuta oggi «inviolabile» (purtroppo anche a sinistra) dopo le tante promesse dell'Unione sotto elezioni. Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilcom Uil hanno chiesto ieri, nel corso dell'Assemblea nazionale esternalizzati Telecom, l'abrogazione dell'articolo 32 del decreto 276/2003: si ripristinerebbe così il principio dell'«autonomia funzionale preesistente» del ramo, impedendo che venga creato ad hoc solo qualche mese prima per giustificare l'operazione. Il sindacato chiede poi altri due interventi. «Deve essere riconosciuto - spiega Alessandro Genovesi, Slc Cgil - il principio della responsabilità solidale, vincolando il cedente e il cessionario a garantire la totale stabilità occupazionale all'interno del ramo ceduto, per almeno l'intera durata dei contratti di servizio e comunque per un periodo di tempo minimo di 48-72 mesi dalla cessione». In pratica, se l'azienda cessionaria dovesse fallire o licenziare, per il periodo previsto la cedente sarebbe obbligata a riassumere o ricollocare i lavoratori. «Chiediamo poi - continua - di allungare il periodo del confronto sindacale prima della cessione, cosa che permetterebbe una più attenta analisi delle ricadute, soprattutto per quelle imprese che operano su servizi di interesse generale».
I cattivi esempi si sono visti soprattutto con le esternalizzazioni Telecom: migliaia di lavoratori fuoriusciti nell'ultimo decennio, ceduti a società create alla bisogna che hanno chiuso i battenti in uno o due anni. Dei veri e propri «licenziamenti camuffati», come peraltro hanno riconosciuto diverse sentenze di reintegro presso la stessa Telecom. Diversi i casi Wind e Vodafone, seppure non esenti da rischi: i 275 operatori Wind di Sesto San Giovanni sono stati ceduti alla Omnia Network, con la garanzia di una commessa che dura 5 anni, ma senza alcuna clausola di salvaguardia a tutela del posto di lavoro. Tanto che la gran parte di loro ha scelto di andare in causa. Più garantita la cessione Vodafone: 7 anni di commessa alla Comdata, tutti i trattamenti e benefit conservati, con la cedente pronta a ricollocare i 914 lavoratori in caso di crisi. Ma, oltre i 7 anni, Comdata riuscirà a tenere lavoratori divenuti troppo costosi?
Sacrosante dunque le richieste sindacali, soprattutto perché si viola un tabù politico (nominare la legge 30 ormai è divenuto "sacrilego", persino presso la Cgil, che fino alla primavera 2006 ne chiedeva la cancellazione). Manca però un punto: rendere i lavoratori direttamente partecipi. A questo proposito, su questo giornale Alberto Burgio ha segnalato una proposta di legge depositata alla Camera in febbraio, che riconosce ai lavoratori il diritto di esprimersi sulla cessione, ed eventualmente a impedirla. Non limitandosi al semplice referendum sull'accordo sindacale, come avviene oggi. La Corte di Giustizia europea, ricordava il parlamentare del Prc, ha sancito la legittimità di normative che prevedano il diritto del lavoratore di «opporsi al trasferimento del suo rapporto di lavoro». Una titolarità del proprio rapporto di lavoro che va al di là persino degli accordi sindacali, e che deve poter influire sulle scelte delle aziende e le cosiddette «esigenze di mercato».

martedì 27 novembre 2007

Legge 30 Ora Cgil Cisl Uil chiedono al governo di rivedere la norma sulla cessione di ramo d'azienda

Martedì 27 novembre 2007
Ro.Fa. per "liberazione"




Cgil Cisl Uil devono mettersi d'accordo con se stesse. Da un lato, intimano al Parlamento di non modificare l'accordo sul welfare, che conferma in blocco la legge 30. Al tempo stesso, però, chiedono alle forze politiche e al governo di rivedere la normativa che in questi anni ha consentito alle imprese, in particolare delle telecomunicazioni, di espellere migliaia di lavoratori con il trucco della cessione di ramo d'azienda. Ultimo clamoroso esempio, la vertenza dei 914 operatori del call center Vodafone. La richiesta arriva da Roma, dove si è svolta ieri l'assemblea nazionale dei delegati delle aziende esternalizzate da Telecom Italia. «Le attuali norme - spiega Alessandro Genovesi, segretario di Slc Cgil - permettono alle imprese di smontarsi e di cedere attività al solo fine di ridurre il personale. A 8 anni dalle prime esternalizzazioni Telecom siamo sempre più convinti che occorra rimettere mano alla legge». Per la prima volta vi è quindi una proposta unitaria di Cgil Cisl Uil. Eccola: «Abrograre l'articolo 32 del decreto attuativo della legge 30, ripristinando il concetto di autonomia funzionale preesistente nell'art. 2112 del Codive Civile; introdurre il principio della responsabilità in solido tra cedente e cessionario al fine di non permettere licenziamenti collettivi e quindi al fine di scoraggiare cessioni di ramo d'azienda finalizzate alla riduzione del personale e dei costi; maggiori garanzie procedurali e di informazione verso i lavoratori». All'iniziativa ha preso parte Maurizio Zipponi, responsabile lavoro del Prc, il quale ha ricordato di avere già presentato «una proposta di legge, firmata anche da altri esponenti della Sinistra, che ha tre caratteristiche: i lavoratori devono poter scegliere se essere o meno esternalizzati; il ramo d'azienda deve possedere una autonomia funzionale precedente e comprovata; l'azienda che cede deve mantenere la responsabilità sul destino di quei lavoratori, per cui, se chi li ha acquistati chiude, si impegna a riassorbirli o a ricollocarli».

La legge contestata

Martedì 27 novembre 2007
"conquiste del lavoro.it"



Le cessioni di ramo d'azienda sono regolate dall' art.47 della legge 428/90 e dalle successive modifiche, ultima delle quali il Dlgs 18-2001: in base a questa normativa se un'azienda vuole cedere una parte delle sue attività (compresi i lavoratori) ad un'altra azienda deve rispettare essenzialmente due vincoli: 1) l'azienda che acquisisce il ramo deve assicurare ai dipendenti lo stesso livello salariale in conformità con l'art. 2112 del codice civile (attenzione non lo stesso contratto, ma lo stesso livello salariale) 2) l'azienda cedente è tenuta a convocare le rappresentanze sindacali costituite per illustrare il piano di cessione. La legge inoltre prevede che contestualmente possa iniziare un percorso congiunto per arrivare ad un accordo di armonizzazione fra i diversi trattamenti aziendali ed eventualmente contrattuali. La legge dice altresì che detta consultazione si intende esaurita qualora, decorsi dieci giorni dal suo inizio, non sia stato raggiunto un accordo tra le parti. Al termine di questi dieci giorni l'azienda può far partire l'operazione di cessione di ramo d'azienda senza ulteriori vincoli legislativi. Con queste regole appare evidente quanto impedire le esternalizzazioni od anche solo raggiungere un accordo per una buona armonizzazione che tuteli ampiamente i lavoratori sia operazione molto complicata in quanto gli strumenti legislativi sono molto deboli se non addirittura inesistenti. Il ricorso alle estenalizzazioni è iniziato nel 2000 da Telecom “attraverso la madre di tutte le privatizzazioni”; con ben 15 cessioni di ramo d’azienda dette operazioni hanno coinvolto più di tremila lavoratori). In seguito sono stati colpiti i lavoratori di H3G, Wind, e più di recente Vodafone. Queste newco normalmente nascono sovradimensionate, procedono incerte per pochi anni e, in seguito, nel momento in cui la monocommessa garantita inizialmente dall’azienda cedente comincia a ridimensionarsi significatamente, entrano in uno stato di crisi.

Outsourcing, altolà dei sindacati

Martedì 27 novembre 2007
Ester Crea per "conquiste del lavoro.it"



Cambiare le norme sul trasferimento di ramo d’azienda e aprire il confronto col primo operatore nazionale di tlc. La sfida ai nuovi vertici lanciata da Fistel, Slc e Uilcom

Definire nuove norme per tutelare i lavoratori nelle cessioni di rami d’azienda e salvaguardare i perimetri aziendali per scommettere sullo sviluppo industriale e sulla qualità. Sono questi gli obiettivi di una proposta di modifica della attuale normativa sulle esternalizzazioni presentata dalle federazioni di categoria delle tlc (Fistel, Slc e Uilcom) in occasione dell’assemblea nazionale dei delegati Cgil, Cisl, Uil delle aziende esternalizzate ex Telecom. Nel frattempo, per quanto riguarda le cessioni già effettuate, i sindacati si sono impegnati ad avviare un confronto serrato sul tema con il nuovo management di Telecom Italia. In particolare, come ha sottolineato Raffaella Di Rodi, segretario nazionale Fistel Cisl, nel corso dell’assemblea, le federazioni di categoria intendono ”chiamare Telecom alle proprie responsabilità verso quei lavoratori esternalizzati e verso le stesse aziende, garantendo commesse adeguate, la loro continuità nel tempo, e le giuste tutele ai lavoratori”, nonché ”procedere ad una valutazione congiunta con Telecom sull’efficacia delle esternalizzazioni, eventualmente re-internalizzando quei rami ceduti che si dimostrino invece parte integrante e strutturalmente necessaria all’ordinaria attività di T.I. (v. Tecnosis)”. Quanto alla normativa, l’obiettivo della proposta presentata all’attenzione delle confederazioni e delle istituzioni - all’assemblea erano infatti invitati esponenti politici e i segretari confederali Furlan (Cisl), Pirani (Uil) e Rocchi (Cgil) - è di operare una distinzione tra cessioni di rami d’azienda realmente autonomi e funzionali ad una maggiore specializzazione produttiva (e quindi anche ad un crescita nel tempo della qualità produttiva e dell’occupazione), da cessioni finalizzate esclusivamente alla riduzione dei perimetri aziendali e destinate a creare ”scatole vuote”, senza ragione di essere se non quella di tagliare posti di lavoro. Per questo Fistel, Slc e Uilcom chiedono in particolare l’abrogazione dell’articolo 32 del dlgs. 276/03 ed il ripristino del concetto di autonomia funzionale preesistente, al fine di dare anche maggiore stabilità e visibilità all’organizzazione dei cicli produttivi. Chiedono, poi, il riconoscimento per legge del principio della responsabilità solidale che vincoli il cedente e il cessionario a garantire la totale stabilità occupazionale all’interno del ramo ceduto, per almeno l’intera durata dei contratti di servizio e comunque per un periodo di tempo minimo di 48-72 mesi dal momento della cessione. Infine, chiedono che venga riconosciuto per legge un periodo per il confronto sindacale prima della cessione superiore a quanto previsto dalla legge 428/90, per permettere una più attenta analisi delle ricadute produttive e sociali del trasferimento, soprattutto per quelle imprese titolari di licenze pubbliche o comunque che operano su servizi di interesse generale. Sulla questione le confederazioni, e la Cisl in particolare, si sono impegnate ad avviare un confronto interno per arrivare alla presentazione di una proposta unitaria e condivisa tra tutte le categorie, perché - come ha ricordato Eros Pizzi, intervenuto in assemblea a nome di Annamaria Furlan - il problema delle esternalizzazioni non riguarda solo il settore delle tlc. Al contrario, si tratta di un fenomeno diffuso in tutti i settori economici, che penalizza l’intero sistema produttivo incentivando il ”nanismo industriale”.

Vodafone - Via libera UE a acquisizione Tele2 Italia e Spagna

Martedì 27 novembre 2007

"apcom - virgilio notizie"



Sovrapposizione limitata tra le attività dei gruppi

Bruxelles, 27 nov. (Apcom) - La Commissione europea ha dato il via libera, in base al regolamento fusioni, alla proposta di acquisizione delle controllate italiana e spagnola del gruppo svedese Tele2 da parte della britannica Vodafone. L'antitrust europeo ha concluso che l'operazione non ostacola in modo significativo la concorrenza nell'area economica europea o in parte di essa. Vodafone - osserva la Commissione - è presente sia in Italia che in Spagna, dove opera principalmente come fornitore di servizi di telecomunicazioni mobili ed è il secondo operatore. Tele2 Italia e Tele2 Spagna sono fornitori alternativi di servizi di telefonia fissa e di collegamenti a internet, anche a banda larga. Le attività delle due parti si sovrappongono solo nel mercato al dettaglio dell'accesso internet fisso a banda larga e nel mercato al dettaglio per i servizi di telefonia fissi, sia in Italia che in Spagna. L'analisi della Commissione ha mostrato che il gruppo post-fusione avrebbe una sovrapposizione limitata a questi mercati e inferiore al 10%, e che la quota aggiuntiva di Vodafone sarebbe limitata. La Commissione ha inoltre concluso che l'operazione non avrebbe impatto negativo sulla concorrenza sui mercati all'ingrosso per l'accesso alla rete mobile e per la terminazione sulla rete fissa e mobile in Italia e in Spagna.

Per una nuova legge sul trasferimento di ramo d'azienda

Lunedi' 26 novembre 2007
Comunicato delle Segreterie Nazionali SLC-CGIL, FISTel-CISL, UILCOM-UIL

Salvaguardare i perimetri aziendali per scommettere sullo sviluppo industriale e sulla qualità

Definire nuove norme per tutelare i lavoratori nelle cessioni di rami d’azienda


Come SLC-CGIL, FISTEL-CISL, UILCOM-UIL ci confrontiamo non da oggi con il delicato tema delle cessioni di ramo d’azienda. Negli ultimi tempi, in particolare nel settore delle telecomunicazioni, siamo stati protagonisti di vertenze difficili e complesse che ci hanno spinto ad una riflessione: le attuali norme legislative, nate per tutelare i lavoratori, sono divenute in realtà con il passare degli anni un possibile strumento in mano alle imprese per mascherare licenziamenti collettivi -magari dilazionati nel tempo- e per ridurre i perimetri aziendali.

Siamo quindi partiti dalla nostra esperienza e dalle nostre attuali valutazioni: il settore delle TLC sta attraversando una fase di profonda riorganizzazione, esprimendo un modello di impresa che non condividiamo.
Per noi l’integrazione verticale è premessa per garantire le capacità di sviluppare processi e prodotti basati sulla convergenza e su nuovi servizi, sulla personalizzazione delle offerte, su una maggiore cura del cliente, sullo sviluppo dell’Information Tecnology. Uno sviluppo industriale di qualità delle imprese di TLC è quindi possibile solo salvaguardando gli attuali perimetri aziendali e disincentivando strategie basate sulla riduzione del costo del lavoro e dei diritti. Da questa nostra strategia basata sullo sviluppo industriale e sulla qualità per mantenere e far crescere il settore delle TLC siamo quindi partiti, giudicando nefasta la possibilità offerta all’impresa dalle attuali norme, di smontarsi a proprio piacimento (incentivando tra l’altro il nanismo industriale).

Occorre, per noi, una nuova legislazione che possa permettere a tutti di distinguere, senza pregiudiziali ideologiche, tra cessioni di rami d’azienda che siano realmente autonomi e funzionali ad una maggiore specializzazione produttiva (e quindi anche ad un crescita nel tempo della qualità produttiva e dell’occupazione), da cessioni finalizzate esclusivamente alla riduzione dei perimetri aziendali e destinate a creare “scatole vuote”, senza ragione di essere se non quella di ridurre l’occupazione nelle imprese cedenti.

Quello che infatti oggi manca nel nostro ordinamento - come scrivemmo già nella lettera che in data 20 febbraio 2007 inviammo al Ministro del Lavoro - è un sistema di tutele adatte a permettere questa distinzione e quindi a poter valutare il merito industriale di ogni scelta, senza il ricatto dei licenziamenti camuffati.

Come SLC-CGIL, FISTEL-CISL, UILCOM-UIL mettiamo allora a disposizione delle Confederazioni Nazionali, del Parlamento e dei principali partiti di Governo le seguenti proposte, consapevoli che - se l’art. 32 del dlgs. 276/03 ha peggiorato la norma prevista dall’articolo 2112 del Codice civile, sostituendo il requisito dell’autonomia funzionale preesistente con un più incerto requisito di autonomia funzionale “identificata come tale dal cedente e dal cessionario al momento del suo trasferimento” – limiti normativi erano ben presenti anche nella vecchia formulazione del Codice Civile.

Nello specifico chiediamo che:

1) venga abrogato l’articolo 32 del dlgs. 276/03, ripristinando il concetto di autonomia funzionale preesistente, al fine di dare anche maggiore stabilità e visibilità all’organizzazione dei cicli produttivi;
2) venga riconosciuto per legge il principio della responsabilità solidale che vincoli il cedente e il cessionario a garantire la totale stabilità occupazionale all’interno del ramo ceduto, per almeno l’intera durata dei contratti di servizio e comunque per un periodo di tempo minimo di 48-72 mesi dal momento della cessione;
3) venga riconosciuto per legge un periodo per il confronto sindacale prima della cessione superiore a quanto previsto dalla legge 428/90, per permettere una più attenta analisi delle ricadute produttive e sociali del trasferimento, soprattutto per quelle imprese titolari di licenze pubbliche o comunque che operano su servizi di interesse generale.

Solo sancendo infatti tutele per cui, in caso di cessione di ramo d’azienda, non vi siano nel medio periodo riduzioni sul costo del lavoro e sui diritti, si potrà sviluppare un rapporto tra le parti sociali e tra le imprese ed i lavoratori basato esclusivamente sulla condivisione o meno dei progetti industriali e quindi giungere ad un rapporto più equilibrato tra le legittime scelte delle aziende e l’esigenza di maggiori certezze da parte dei lavoratori.

Questi sono i principi che dovrebbero per noi caratterizzare un nuova legge in materia di terziarizzazioni. In particolare il principio di una comune responsabilità tra cedente e cessionario ai fini di una piena tutela contro i licenziamenti collettivi è stato riconosciuto per la prima volta e dopo una forte mobilitazione sindacale, in un importante accordo sottoscritto recentemente presso il Ministero dello Sviluppo Economico dalle tre categorie e le società Vodafone-Comdata e che siamo certi peserà positivamente nel settore e nei confronti del mondo delle imprese.
Ma proprio la bontà dell’accordo e del fatto che tale principio viene ora riconosciuto da parte anche di grandi imprese multinazionali rende ancora urgente un intervento normativa e più forti le nostre ragioni, a tutela dell’intero mondo del lavoro.

lunedì 26 novembre 2007

Vodafone e Wind. Parola d’ordine: “Esternalizzare”

Lunedì 26 novembre 2007
di Giovanni Mazzamati per "alternativamente.info"



Milano – Via Bensi e via Lorenteggio distano pochi metri l’una dall’altra e lì vi sono le sedi rispettivamente di Vodafone e Wind. Le multinazionali della telefonia sembrano sfidarsi oltre che a colpi di spot televisivi anche fisicamente, seppur su di esse e su Tim penda l’accusa dall’Autorità Antitrust di tracciare tacitamente una politica concordata del prezzo di mercato.

Il caso ha voluto che queste due società, l’una di proprietà britannica e l’altra dell’egiziano Sawiris, derivino dallo stesso gruppo, la Olivetti, che ha ceduto il suo comparto di telefonia mobile (Omnitel) a Vodafone e quello di telefonia fissa (Infostrada) a Wind.

Ad accomunare questi due colossi della telefonia, però, negli ultimi mesi ci hanno pensato le strategie di riorganizzazione interna, o se si preferisce, le conseguenti lotte dei lavoratori.

A cominciare è stata Wind che a marzo 2007 ha esternalizzato 275 dipendenti; ricorrendo allo schema della cessione del ramo d’azienda è stato ceduto alla Ominia Network l’intero call center di Sesto San Giovanni, in cui l’80% dei lavoratori aveva una contratto a tempo indeterminato. I lavoratori hanno messo in atto da subito numerose forme di protesta, temendo che dietro queste esternalizzazioni si celassero dei licenziamenti. È vero, infatti, che Wind nel momento della cessione del ramo d’azienda ad Omnia ha commissionato a quest’ultima il servizio per due anni, ma è altrettanto vero che al termine di questo periodo la società di Sawiris potrebbe decidere di non rinnovare la commessa. Se ciò avvenisse verrebbe messa a rischio l’esistenza del call center di Sesto San Giovanni e di conseguenza i 275 posti di lavoro.

Le richieste dei lavoratori, lasciate cadere dalla dirigenza, spingevano affinché fosse aperta una trattativa per la salvaguardia occupazionale, discutere dell’opportunità della cessione del ramo d’azienda a fronte dei risultati economici positivi di Wind e di una eventuale ricollocazione dei dipendenti all’interno dell’impresa. Incamerato un secco no, la strada che alcuni lavoratori stanno battendo è quella del ricorso alle vie legali, confortati dall’esito positivo di alcune cause intentate da dipendenti esternalizzati nei confronti di Telecom.

Al caso Wind ha fatto seguito la cessione del ramo d’azienda relativo alla gestione del credito e all’assistenza clienti da Vodafone alla società Comdata Care, che ha interessato circa 914 lavoratori. Anche in questo caso le mobilitazioni non si sono fatte attendere. I due scioperi che hanno interessato le sedi Vodafone sparse su tutto il territorio nazionale e che si sono tenuti il 5 ed il 19 ottobre hanno registrato un’adesione altissima. Tale testimonianza di determinazione deve aver fatto riflettere i vertici dell’azienda, che il 24 ottobre, alla presenza del sottosegretario al Ministero dello Sviluppo Economico Alfonso Gianni, pur non rinunciando al progetto di cessione del ramo d’azienda, hanno firmato un accordo con le organizzazioni sindacali accettando tutte le richieste da loro avanzate.

Francesco Sole sindacalista Slc-CGIL ed RSU è stato protagonista di quelle lotte. “Pur rimanendo la contrarietà a procedimenti di esternalizzazione di questo tipo, l’accordo firmato è un buon compromesso e a dimostrarlo ci sono le indiscrezioni che arrivano dal settore telecomunicazioni di Confiindustria, in cui si parla di pericoloso precedente e di accordo difficile da ripetere in altre aziende”. Oltre al mantenimento delle garanzie, dell’inquadramento professionale e dei diritti sindacali l’accordo prevede numerose tutele per i lavoratori esternalizzati. “Si prevede che la commessa di Vodafone nei confronti di Comdata Care sia di 7 anni, un periodo temporale lunghissimo rispetto a quello che siamo abituati a vedere in situazioni come questa; durante il periodo della commessa i dipendenti non potranno essere trasferiti in comuni differenti rispetto a quelli in cui svolgevano la propria attività lavorativa in Vodafone; c’è l’impegno di garantire la piena occupazione, scongiurando eventuali esuberi; è stato sancito il principio per cui se Vodafone rescinde il contratto ed affida il servizio a terzi, i lavoratori seguono la commessa e debbono essere assunti dalla nuova azienda, mantenendo quindi le garanzie sancite nell’accordo; ma il punto più importante riguarda l’impegno di Vodafone di garantire l’occupazione dei lavoratori esternalizzati nel caso di fallimento di Comdata o reintegrandoli, oppure facendoli assumere da un soggetto terzo”.

In merito all’accordo si è svolta una consultazione tra lavoratori che lo hanno approvato. I numeri, però, svelano una spaccatura tra i dipendenti: infatti il 57% si è espresso a favore, mentre il 43% avrebbe preferito non firmare l’accordo e proseguire la protesta. Ciò che viene contestato non è tanto il merito dell’accordo, bensì il fatto che firmandolo si sarebbe dato un segnale di apertura rispetto ad operazioni di esternalizzazione, che invece andrebbero combattute perché rappresentano un’arma pericolosissima in mano alle aziende.

“La contrarietà rispetto alle operazioni di cessione di rami d’azienda è presente anche in coloro che hanno approvato l’accordo”, prosegue Sole, “ma nello specifico, non riuscendo a dissuadere l’azienda, abbiamo cercato di tutelare il più possibile i lavoratori”.

Al di là delle posizioni in merito all’accordo Vodafone, resta di tutta evidenza come nell’interesse dei lavoratori sia necessario mettere mano alla normativa che sancisce la cessione del ramo d’azienda: numerose sono le proposte di legge depositate in Parlamento, la più importante delle quali è stata sottoscritta dalle organizzazioni sindacali confederali.

La certezza occupazionale dei lavoratori delle telecomunicazioni di Milano non viene messa a repentaglio solo da cessioni di ramo d’azienda. Se da novembre ci sono 914 lavoratori in più in Comdata Care e se i 275 del call center di Sesto San Giovanni sono da 7 mesi dipendenti di Omnia Network, per i lavoratori Wind di via Lorenteggio i problemi sono cominciati da poco. In base al solito piano di ristrutturazione non meglio precisato, la società di Sawiris ha deciso di trasferire 500 lavoratori da Milano a Roma, senza specificare in che termini e in che tempi deve avvenire questo spostamento. “Chiedere a tutti questi lavoratori di traslocare a Roma, a fronte di un trend positivo di ricavi ed utili per la società, come testimonia l’ultima trimestrale, non è comprensibile”, afferma Maurizio Dotti, RSU Slc-CGIL. “Temiamo che dietro questa scelta vi sia la volontà di ridurre il personale e questo è decisamente inaccettabile”. In ballo c’è il futuro di 500 famiglie e non per tutti è così facile cambiare città.

“A differenza di una fonderia dell’800, una azienda di telecomunicazioni non può giustificare una scelta del genere con un non meglio precisato miglioramento dell’efficienza, perché esistono forme di telelavoro e videocomunicazione che scongiurerebbero questo problema”, continua Dotti.

I lavoratori stanno preparando uno sciopero nazionale previsto per il 30 novembre. “Dopo le risposte molto positive in termini di partecipazione ai presidi di protesta, l’ultimo dei quali organizzato in Piazza Cordusio a Milano di fronte ad un rivenditore Wind, la data del 30 diventa fondamentale per il nostro percorso di lotta e stiamo lavorando per la massima adesione allo sciopero”.

I lavoratori hanno anche interpellato le istituzioni, richiedendo l’intervento sia di Marini che di Bertinotti, oltre a chiedere un incontro all’Amministrazione comunale, a quella provinciale ed a quella regionale. “Il consiglio Provinciale di Milano ha approvato un ordine del giorno in cui, oltre ad esprimere solidarietà alla nostra lotta, si mette in risalto come uno spostamento così ingente di forza lavoro indebolirebbe l’area metropolitana milanese privandola di una importante realtà produttiva”.

Ma questa lotta non si esaurisce solo nella richiesta del blocco dei trasferimenti. “Siamo preoccupati per il futuro dell’azienda”, dice Dotti, ”perché invece di discutere un piano aziendale serio che abbia la capacità di programmare il lungo periodo, si va avanti a budget annuali”. A tal proposito sembra ci sia la volontà da parte di Wind di vendere alcune torri di trasferimento. “L’esperienza di Telecom insegna: senza torri non è possibile trasmettere, quindi se si vendono, con un’operazione tesa a fare cassa nell’immediato, bisogna poi affittarle e nel giro di poco tempo si spende più di ciò che si è incassato”. A fronte di queste notizie che rivelano un atteggiamento ambiguo di Sawiris, lo sciopero acquista un significato ancora più importante. Sicuramente per i lavoratori Wind di via Lorenteggio si annunciano giorni duri, come quelli che hanno vissuto i dirimpettai di Vodafone in via Bensi.

Ogni volta che sugli schermi televisivi viene trasmesso uno spot che annuncia tariffe più convenienti dovremmo chiederci se siano frutto della libera concorrenza o di una eventuale riduzione occupazionale. Dovremmo farlo tutti, di certo lo fanno i lavoratori delle telecomunicazioni di Milano.

mercoledì 21 novembre 2007

Presentazione della proposta delle Organizzazioni Sindacali per nuove norme in materia di trasferimenti di ramo d'azienda

Mercoledì 21 novembre 2007
Comunicato delle Segreterie Nazionali SLC-CGIL, FISTel-CISL, UILCOM-UIL

Assemblea Nazionale dei delegati CGIL, CISL, UIL delle aziende esternalizzate ex Telecom

Roma 26 Novembre 2007 Ore 10,30 Auditorium Via Rieti

Sono stati invitati tra gli altri:
Annamaria Furlan (Segretaria Nazionale CISL)
On. Piero Gasperoni (Democratici di Sinistra)
Paolo Pirani (Segretario Nazionale UIL)
Nicoletta Rocchi (Segretaria Nazionale CGIL)
On. Tiziano Treu (Margherita)
On. Maurizio Zipponi (Rifondazione Comunista)

Durante l’assemblea sarà presentata inoltre la proposta delle Segreterie Nazionali di SLC-CGIL, FISTEL-CISL, UILCOM-UIL per nuove norme in materia di trasferimenti di ramo d’azienda.

Una nuova legge sui «rami d'azienda»

Martedì 20 novembre 2007
Alberto Burgio, Deputato del Partito della Rifondazione Comunista, membro dell'XI Commissione Lavoro, per "il manifesto.it"



Il caso Vodafone I limiti di una norma pessima peggiorata dalla «legge 30». Da cambiare subito

Dopo il Protocollo sul welfare è toccato all'accordo sulla cessione del servizio clienti di Vodafone al gruppo Comdata. In entrambi i casi le scelte dei vertici sindacali hanno ricevuto il via libera dai referendum indetti tra i lavoratori. È il caso di parlare di successi della partecipazione democratica?
Sul Protocollo ci sono opinioni diverse, sia sulla congruenza del quesito, sia sulle modalità della consultazione, certo non favorevole alla libera espressione delle posizioni critiche. Anche sull'accordo Vodafone-Comdata il giudizio è discorde. L'8 novembre, su queste pagine, Alessandro Genovesi lo ha definito un «importante passo avanti», pur chiarendo che il Slc-Cgil mantiene un giudizio critico sulla cessione. L'accordo conterrebbe buone garanzie per i 914 lavoratori ceduti e il referendum avrebbe garantito la democrazia sindacale. Il giudizio di gran parte dei lavoratori è ben diverso. In primo luogo occorre tenere conto che ai lavoratori non è stata offerta la possibilità di opporsi alla cessione. Il consenso di chi ha accettato l'accordo non implica quindi un giudizio favorevole al trasferimento. Tutt'altro. L'accordo genera precarietà (in Vodafone i contratti erano a tempo indeterminato) e nulla garantisce in merito ad ulteriori eventuali esternalizzazioni. Si parla di sette anni di lavoro garantiti e c'è da sperare che la clausola di co-datorialità inserita nell'accordo (l'obbligo, per chi cede, di garantire la tutela occupazionale dei lavoratori trasferiti) costituisca un paracadute sufficiente. Nulla è stato chiesto né garantito agli altri 8mila dipendenti Vodafone, che ora temono per il proprio futuro. Non stupisce che la consultazione abbia registrato appena il 44,4% dei consensi e l'opposizione di oltre il 41% dei lavoratori, che verranno pertanto ceduti contro la loro volontà.
Detto questo, su un punto non si può non convenire con Genovesi. La normativa vigente in materia (l'art. 2112 del codice civile modificato da un decreto attuativo della legge 30) è pessima, proprio perché consente alle imprese di trattare i propri dipendenti come «sacchi di sabbia». Il punto-chiave è l'assenza di vincoli sul piano dell'autonomia funzionale preesistente alla cessione, che permette all'impresa di trasformare in «ramo d'azienda» e cedere qualsiasi gruppo di dipendenti. Violando un principio in vigore sino al 2001 e ribadito tanto dalla Cassazione quanto dalla Direttiva europea 23/2001. Non solo. Il totale arbitrio delle imprese determina conseguenze dirompenti perché, al contrario, ai lavoratori non è dato opporsi a trasferimenti che spesso mascherano puri e semplici licenziamenti collettivi. Contro questo stato di cose la Corte di Giustizia europea ha sancito la legittimità di normative che prevedano il diritto del lavoratore di «opporsi al trasferimento del suo rapporto di lavoro». Invano, per quel che riguarda il Bel Paese, culla della «buona flessibilità» nella quale il lavoro rischia di vedersi ridotto a variabile dipendente dei processi produttivi.
E difatti il caso Vodafone (una multinazionale che registra utili annui di oltre 4 miliardi di euro) è solo la punta di un iceberg. Genovesi ha ragione nel chiamare in causa tutti gli attori coinvolti a una precisa assunzione di responsabilità. Ci vuole una nuova legge, che metta fine a un andazzo non più tollerabile. Anche a questo proposito, però, occorre un'attenta valutazione. La codatorialità è necessaria ma insufficiente, perché interviene quando il danno (la crisi dell'azienda cessionaria) è fatto. Va quindi accompagnata da garanzie preventive che riguardino sia l'autonomia funzionale del ramo d'azienda, sia il consenso dei lavoratori, che debbono poter decidere sul proprio destino.
Una proposta di legge di tal fatta (la n. 2261) è stata depositata alla Camera lo scorso febbraio. Per sollecitarne l'esame da parte della Commissione Lavoro si è sviluppata in queste settimane una mobilitazione spontanea tradottasi già in oltre mille sottoscrizioni (zanutto.giorgio@libero.it). È il momento di stringere e di passare dalla denuncia all'iniziativa. La precarietà non è fatta solo di tempo determinato e di finte collaborazioni a progetto. È anche il frutto avvelenato di licenziamenti collettivi messi in atto con la complicità di una legge vergognosa.

martedì 20 novembre 2007

Una proposta di legge contro le esternalizzazioni

Lunedi' 19 novembre 2007
di Pier Luigi Tolardo per "zeusnews.it"



Dopo il caso Comdata-Vodafone, i sindacati delle Telco propongono una riforma della legge per impedire le cessioni selvagge di rami d'azienda.

Il caso della cessione di un servizio Vodafone a un'altra azienda, con tutti i suoi novecento e passa dipendenti, è l'ultimo di una serie nera, da Telecom Italia a Wind, solo per stare nel settore delle telecomunicazioni, anche se è presente in tutti i settori dell'industria e dei servizi in modo massiccio. E' una delle frontiere della flessibilità, che le aziende spesso interpretano solo come un modo per ridurre i salari e le garanzie dei lavoratori.
Per questo motivo i sindacati confederali delle Telco (Slc-Cgil, Fistel-Cisl e Uilcom-Uil) hanno presentato una proposta di legge di riforma delle attuali norme che regolano le esternalizzazioni di rami di azienda.
Secondo questi sindacati, l' attuale articolo 32 del decreto legislativo 276/03 ha peggiorato la norma prevista dall'articolo 2112 del codice civile, sostituendo il requisito dell'autonomia funzionale preesistente (cioè un ramo di azienda autonomo di per sè, anche all'interno dell'azienda) con un più incerto requisito di autonomia funzionale "identificata come tale dal cedente e dal cessionario al momento del suo trasferimento".
Nello specifico i sindacati chiedono che "venga abrogato l'articolo 32 del dlgs. 276/03, ripristinando il concetto di autonomia funzionale preesistente, al fine di dare anche maggiore stabilità e visibilità all'organizzazione dei cicli produttivi;"
La seconda richiesta è che "venga riconosciuto per legge il principio della responsabilità solidale, che vincoli il cedente e il cessionario a garantire la totale stabilità occupazionale all'interno del ramo ceduto, per almeno l'intera durata dei contratti di servizio e comunque per un periodo di tempo minimo di 48-72 mesi dal momento della cessione"
Infine, che "venga riconosciuto per legge un periodo per il confronto sindacale prima della cessione superiore a quanto previsto dalla legge 428/90, per permettere una più attenta analisi delle ricadute produttive e sociali del trasferimento, soprattutto per quelle imprese titolari di licenze pubbliche o comunque che operano su servizi di interesse generale".
Per il sindacato solo in questo modo si potranno evitare in futuro altri casi di riduzione dei salari e dei diritti cammuffati da esternalizzazioni.

domenica 18 novembre 2007

Cessioni di ramo d’azienda: "salvaguardare i perimetri aziendali ...", "...definire nuove norme per tutelare i lavoratori ..."

Venerdì 16 novembre 2007
Comunicato delle Segreterie Nazionali di SLC-CGIL, FISTel-CISL, UILCOM-UIL

Salvaguardare i perimetri aziendali per scommettere sullo sviluppo industriale e sulla qualità

Definire nuove norme per tutelare i lavoratori nelle cessioni di rami d’azienda

Come SLC-CGIL, FISTEL-CISL, UILCOM-UIL ci confrontiamo non da oggi con il delicato tema delle cessioni di ramo d’azienda. Negli ultimi tempi, in particolare nel settore delle telecomunicazioni, siamo stati protagonisti di vertenze difficili e complesse che ci hanno spinto ad una riflessione: le attuali norme legislative, nate per tutelare i lavoratori, sono divenute in realtà con il passare degli anni un possibile strumento in mano alle imprese per mascherare licenziamenti collettivi -magari dilazionati nel tempo- e per ridurre i perimetri aziendali.

Siamo quindi partiti dalla nostra esperienza e dalle nostre attuali valutazioni: il settore delle TLC sta attraversando una fase di profonda riorganizzazione, esprimendo un modello di impresa che non condividiamo.

Per noi l’integrazione verticale è premessa per garantire le capacità di sviluppare processi e prodotti basati sulla convergenza e su nuovi servizi, sulla personalizzazione delle offerte, su una maggiore cura del cliente, sullo sviluppo dell’Information Tecnology. Uno sviluppo industriale di qualità delle imprese di TLC è quindi possibile solo salvaguardando gli attuali perimetri aziendali e disincentivando strategie basate sulla riduzione del costo del lavoro e dei diritti. Da questa nostra strategia basata sullo sviluppo industriale e sulla qualità per mantenere e far crescere il settore delle TLC siamo quindi partiti, giudicando nefasta la possibilità offerta all’impresa dalle attuali norme, di smontarsi a proprio piacimento (incentivando tra l’altro il nanismo industriale).

Occorre, per noi, una nuova legislazione che possa permettere a tutti di distinguere, senza pregiudiziali ideologiche, tra cessioni di rami d’azienda che siano realmente autonomi e funzionali ad una maggiore specializzazione produttiva (e quindi anche ad un crescita nel tempo della qualità produttiva e dell’occupazione), da cessioni finalizzate esclusivamente alla riduzione dei perimetri aziendali e destinate a creare “scatole vuote”, senza ragione di essere se non quella di ridurre l’occupazione nelle imprese cedenti.

Quello che infatti oggi manca nel nostro ordinamento - come scrivemmo già nella lettera che in data 20 febbraio 2007 inviammo al Ministro del Lavoro - è un sistema di tutele adatte a permettere questa distinzione e quindi a poter valutare il merito industriale di ogni scelta, senza il ricatto dei licenziamenti camuffati.

Come SLC-CGIL, FISTEL-CISL, UILCOM-UIL mettiamo allora a disposizione delle Confederazioni Nazionali, del Parlamento e dei principali partiti di Governo le seguenti proposte, consapevoli che - se l’art. 32 del dlgs. 276/03 ha peggiorato la norma prevista dall’articolo 2112 del Codice civile, sostituendo il requisito dell’autonomia funzionale preesistente con un più incerto requisito di autonomia funzionale “identificata come tale dal cedente e dal cessionario al momento del suo trasferimento” – limiti normativi erano ben presenti anche nella vecchia formulazione del Codice Civile

Nello specifico chiediamo che:

1) venga abrogato l’articolo 32 del dlgs. 276/03, ripristinando il concetto di autonomia funzionale preesistente, al fine di dare anche maggiore stabilità e visibilità all’organizzazione dei cicli produttivi;

2) venga riconosciuto per legge il principio della responsabilità solidale che vincoli il cedente e il cessionario a garantire la totale stabilità occupazionale all’interno del ramo ceduto, per almeno l’intera durata dei contratti di servizio e comunque per un periodo di tempo minimo di 48-72 mesi dal momento della cessione;

3) venga riconosciuto per legge un periodo per il confronto sindacale prima della cessione superiore a quanto previsto dalla legge 428/90, per permettere una più attenta analisi delle ricadute produttive e sociali del trasferimento, soprattutto per quelle imprese titolari di licenze pubbliche o comunque che operano su servizi di interesse generale.

Solo sancendo infatti tutele per cui, in caso di cessione di ramo d’azienda, non vi siano nel medio periodo riduzioni sul costo del lavoro e sui diritti, si potrà sviluppare un rapporto tra le parti sociali e tra le imprese ed i lavoratori basato esclusivamente sulla condivisione o meno dei progetti industriali e quindi giungere ad un rapporto più equilibrato tra le legittime scelte delle aziende e l’esigenza di maggiori certezze da parte dei lavoratori.

Questi sono i principi che dovrebbero per noi caratterizzazione un nuova legge in materia di terziarizzazioni. In particolare il principio di una comune responsabilità tra cedente e cessionario ai fini di una piena tutela contro i licenziamenti collettivi è stato riconosciuto per la prima volta e dopo una forte mobilitazione sindacale, in un importante accordo sottoscritto recentemente presso il Ministero dello Sviluppo Economico dalle tre categorie e le società Vodafone-Comdata e che siamo certi peserà positivamente nel settore e nei confronti del mondo delle imprese.

Ma proprio la bontà dell’accordo e del fatto che tale principio viene ora riconosciuti da parte anche di grandi imprese multinazionali rende ancora urgente un intervento normativa e più forti le nostre ragioni, a tutela dell’intero mondo del lavoro.

venerdì 16 novembre 2007

Disegno di Legge 1519: Norme per il superamento del lavoro precario

Venerdì 16 novembre 2007

DISEGNO DI LEGGE d’iniziativa dei senatori: ZUCCHERINI, SALVI, RUSSO SPENA, PALERMI, RIPAMONTI, TIBALDI, BRUTTI Paolo, DI SIENA, TURIGLIATTO, COSSUTTA, PISA, ALBONETTI, ALFONZI, ALLOCCA, BELLINI, BOCCIA Maria Luisa, BONADONNA, BRISCA MENAPACE, CAPELLI, CAPRILI, CONFALONIERI, DEL ROIO, EMPRIN GILARDINI, GAGGIO GIULIANI, GAGLIARDI, GIANNINI, GRASSI, LIOTTA, MARTONE, NARDINI, PALERMO, SILVESTRI, SODANO, TECCE, VALPIANA e VANO
COMUNICATO ALLA PRESIDENZA IL 23 APRILE 2007



(omissis; il testo completo del Disegno di Legge)

Art. 8.

(Modifiche all’articolo 2112
del codice civile)

1. All’articolo 2112 del codice civile sono apportate le seguenti modificazioni:

a) il terzo comma è sostituito dal seguente:
«Il cessionario è tenuto ad applicare i trattamenti economici e normativi previsti dai contratti collettivi nazionali, territoriali ed aziendali vigenti alla data del trasferimento, che restano applicabili ai lavoratori anche dopo la scadenza dei contratti stessi, salvo che siano sostituiti da altri contratti collettivi di maggior favore applicabili all’impresa del cessionario. La sostituzione si produce esclusivamente tra contratti collettivi dello stesso livello»;
b) il quinto comma è sostituito dal seguente:
«Ai fini e per gli effetti di cui al presente articolo si intende per trasferimento d’azienda qualsiasi operazione che, in seguito a cessione contrattuale o fusione, comporti il mutamento nella titolarità di un’attività economica organizzata, con o senza scopo di lucro, preesistente al trasferimento e che conserva nel trasferimento la propria identità a prescindere dalla tipologia negoziale o dal provvedimento sulla base del quale il trasferimento è attuato, ivi compresi l’usufrutto o l’affitto d’azienda. Le disposizioni del presente articolo si applicano altresì al trasferimento di parte dell’azienda intesa come articolazione funzionalmente autonoma di un’attività economica preesistente, come tale, al trasferimento»;
c) il sesto comma è sostituito dal seguente:
«Nel caso in cui l’alienante stipuli con l’acquirente un contratto di appalto la cui esecuzione avviene utilizzando il ramo d’azienda oggetto di cessione, è riconosciuto ai lavoratori, il cui rapporto è stato trasferito all’acquirente appaltatore, il diritto ad essere riassunti alle dipendenze dell’imprenditore cedente e committente in caso di cessazione dell’appalto, fermo restando, in ogni caso, il mantenimento dei trattamenti economici e normativi, anche individuali, già acquisiti e l’applicazione delle disposizioni vigenti in materia di appalti di opere e di servizi».

Call center, intesa per nuove tutele

Venerdì 16 novembre 2007
Giuseppe Gagliano per "conquiste del lavoro.it"



Estensione al settore dei call center del sistema di ammortizzatori sociali previsti dalla legge 233, contrasto al sistema degli appalti al massimo ribasso, incremento della formazione continua destinata ai lavoratori del settore, proseguimento del processo di stabilizzazione avviato sul territorio. Questi sono alcuni punti sui quali Fistel, Slc e Uilcom hanno raggiunto un’intesa con Assocontact, l'associazione di Confindustria che riunisce i principali call center del paese (80% del mercato con aziende come Almaviva, Teleperformance, Omnia Network) e i rappresentanti del ministero del Lavoro. Il segretario nazionale della Fistel, Raffaella Di Rodi, spiega a Conquiste che ”per noi delle Tlc, che abbiamo stabilizzato già 20 mila addetti, questo protocollo d’intenti è molto importante”. ”La realtà - continua la Di Rodi - è fatta anche di gare al massimo ribasso, soprattutto nell’area pubblica, un elemento di forte preoccupazione rispetto al quale abbiamo chiesto una forte azione del Governo”. Il problema è quello di consolidare quanto ottenuto sotto il profilo delle stabilizzazioni, andando oltre. Tra gli obiettivi dell’intesa, quello di ottenere nuovi risultati per lavoratori in outbound. ”Dobbiamo definire meglio questa figura e continuare verso la sua stabilità lavorativa, tenendo presente anche l’impatto della legge sulla privacy” - spiega Di Rodi. Le parti hanno concordato il rafforzamento dell’Osservatorio permanente del settore. Elemento qualificante èpure l’assunto per il quale le aziende che pongono in essere bandi di gara devono adeguarsi al codice degli appalti. Casi come quello della Sea, che ha stabilito il massimo orario in 11 euro, a fronte di una media di 19/20, non sarà più possibile. Rispetto all’accordo Vodafone, invece, è arrivato, dalle colonne di ”Liberazione” un plauso da Maurizio Zipponi, responsabile lavoro del Prc, che ha riconosciuto, suo malgrado, che i segnali dati ”sono importanti, portati a casa dalla capacità di contrattare”. Meglio tardi che mai.

Disegno di legge 1711: Modifiche all'articolo 2112 del codice civile in materia di mantenimento dei diritti dei lavoratori in caso di trasferimento

Venerdì 16 novembre 2007

DISEGNO DI LEGGE d'iniziativa dei senatori Enzo Bianco (Ulivo), Anna Finocchiaro (Ulivo), Tiziano Treu (Ulivo), Marina Magistrelli (Ulivo) Modifica dell'articolo 2112 del codice civile in materia di diritti dei lavoratori in caso di trasferimento d'azienda Presentato il 12 luglio 2007; annunciato nella seduta pom. n. 191 del 12 luglio 2007.


Nessun testo disponibile

Lettera del Presidente della Camera dei Deputati ad una Lavoratrice

Venerdì 16 novembre 2007
Risposta (Venerdì 26 ottobre 2007) del Presidente della Camera dei Deputati Fausto Bertinotti alla lettera (Martedì 9 ottobre 2007) di Milena Mazzone, Lavoratrice Vodafone ora Comdata Care (diffusione al pubblico autorizzata)

Gentile signora Mazzone,
ho ricevuto la Sua email del 9 ottobre scorso e ho letto con attenzione quanto Ella ha inteso rappresentarmi.

Nel mio discorso di insediamento, ho sottolineato tra l'altro che viviamo ogni giorno il rischio di un distacco del paese reale dalle istituzioni, il rischio di una separazione della quotidianità della vita delle donne e degli uomini dalla politica, il rischio che, in questo quadro, una parte della società - quella più debole, quella più spogliata - venga trascinata fuori dal quadro della politica. La politica tutta vive una sua crisi; eppure dal nostro paese viene alta e grande una domanda di politica, una domanda esigente e, a volte, aspra. Il Parlamento non potrà da solo risolvere questi grandi problemi, affrontare questa dura crisi, ma può concorrere alla rinascita e allo sviluppo di tutte le forze democratiche, di partecipazione e di politica; concorrere con l'insieme delle istituzioni democratiche e attraverso la partecipazione delle donne e degli uomini del nostro paese, con cui penso possiamo lavorare alla riqualificazione dello spazio pubblico, che ognuna e ognuno possa vivere come propria comunità. Il nocciolo duro della crisi sta nell'incapacità della politica di dare risposte ai problemi della vita quotidiana dei cittadini, come il quesito che mi ha posto, che rappresentano il fondamento sociale e strutturale della crisi. Se non si danno risposte a questi problemi allora le riforme rischiano di essere sì necessarie ma non sufficienti. Serve una riforma della politica che tenga conto del malessere degli strati a reddito medio e basso della popolazione. E' il rapporto tra il lavoro e la vita, che decide, spesso, il livello di società e di civiltà. Per anni, non solo questi ultimi, si è vissuto un oscuramento nel mondo del lavoro: un lavoro che ha subito spesso una svalutazione sociale, alla fine della quale è spuntata drammaticamente la precarietà come il male più terribile del nostro tempo. Io penso che sia intollerabile. Perciò, dobbiamo riprendere il filo di un diverso discorso, anche per restituire il futuro alle nuove generazioni, che ce lo chiedono in molti modi, ma che ce lo chiedono così intensamente. Nel mondo del lavoro ci sono stati e ci sono dei picchi di cancellazione dei diritti e di inciviltà che non ammettono più che si protraggano nel tempo e che chiedono interventi molto forti da parte della politica e delle istituzioni in particolare; allo stesso tempo penso che finalmente sul mondo del lavoro si riscontra una nuova attenzione, grazie anche ai lavoratori che la hanno sempre tenuta viva malgrado il lungo ciclo di oscuramento. Bisogna restituire ai lavoratori singoli e organizzati una capacità di controllo, associata anche ad una protezione quando denunciano i soprusi. Oggi il lavoro è diventato rischioso, è stato abbattuto il potere di controllo del sindacato sul lavoro. E' importante, invece, la restituzione di capacità di controllo affinchè i lavoratori abbiano la giusta protezione. Come ho detto in più occasioni, penso che sia arrivato il momento che le istituzioni agiscano e si mettano in condizione di avviare una grande inchiesta sul lavoro che cambia, con il coinvolgimenti di tutti i soggetti istituzionali tra cui il Cnel e l'Inail, così da costruire una cultura politica su un tema che è di ogni giorno.
Per quanto riguarda il caso dell'esternalizzazione dei dipendenti Vodafone, Le comunico di aver ricevuto altre segnalazioni come la Sua e di averle inoltrate alla Commissione parlamentare competente affinchè i deputati possano prenderne visione e intraprendere le azioni che ritengono opportune.

Nel ringraziarLa per la Sua attenzione,
colgo l'occasione per inviarLe il mio saluto più cordiale.

Accordo Vodafone, un piccolo ma importante risultato dei lavoratori

Giovedì 15 novembre 2007
Maurizio Zipponi, responsabile nazionale Prc Lavoro-economia, "liberazione.it"



Le continue operazioni di frammentazione delle imprese con le cessioni di "ramo d'azienda" sono il fronte più ampio aperto da Confindustria per la precarietà di tutti i rapporti di lavoro, anche quelli a tempo indeterminato.
La legge 30 consegna ad una sorta di autocertificazione dell'azienda che vende e di quella che compra il criterio dell'autonomia esistente del "ramo d'azienda" ceduto.
E' consuetudine utilizzare questo strumento anche per selezionare la manodopera (donne, invalidi, sindacalizzati, ecc…) con conseguenze disastrose per il futuro occupazionale, professionale e produttivo dell'intero sistema italiano.
Dal caso Vodafone e dalla mobilitazione dei lavoratori abbiamo ricevuto una forte spinta per la modifica della legge 30. In Parlamento è già depositata la proposta di legge firmata da più di cento parlamentari che interviene sulla revisione complessiva di tutte le norme di legge che hanno generato e consolidato la precarietà (da Treu alla 30).
Abbiamo nei giorni scorsi presentato una ulteriore proposta di legge specifica sulla cessione di ramo d'azienda che recupera sia il criterio di autonomia precedente alla data della cessione, sia l'adesione volontaria del lavoratore a seguire le attività vendute qualora fossero davvero una "azienda autonoma".
L'ipotesi di accordo siglato dalle organizzazioni sindacali e approvato con referendum dai lavoratori Vodafone contiene il parere negativo sulla cessione di ramo d'azienda lasciando quindi aperto il problema e poi interviene sulle garanzie che comunque i lavoratori devono avere.
La vertenza Vodafone insegna molto alle organizzazioni sindacali, ai partiti della sinistra ed anche ai lavoratori ed alle lavoratrici, soprattutto giovani, che sono stati protagonisti del conflitto e dell'accordo fino al voto finale.
Innanzitutto la modalità della mobilitazione, cioè la "forma della lotta" che si è sviluppata. Contemporaneamente agli strumenti noti - assemblee, sciopero, manifestazione - si è aggiunto quello nuovo del blog che ha permesso di comunicare tra tutti e tutte in tempo reale su quanto accadeva a Bologna, a Firenze, a Milano, a Roma, a Napoli.
Praticamente è nata un'assemblea permanente che ha creato un agire collettivo importantissimo. Anche nelle situazioni di massima frammentazione e solitudine (call-center) "una comunità di lavoratori e di lavoratrici" si è dimostrata concretamente possibile attraverso mezzi di comunicazione diretti, senza mediazioni nel messaggio e nel linguaggio.
L'accordo sulle garanzie ha trovato il consenso del 57% dei lavoratori e delle lavoratrici. Non è riuscito ad impedire la cessione di ramo d'azienda. Ha previsto per coloro che vengono assunti nella nuova società e per coloro che verranno, condizioni che in nessun accordo nazionale in casi simili sono state concordate.
Il dato più significativo è che per un periodo lungo (7 anni) la Vodafone mantiene una responsabilità diretta sul destino dei lavoratori. Qualora l'azienda che acquisisce fallisse entro quel periodo vi è la garanzia della Vodafone sui posti di lavoro eventualmente in pericolo. Si ricongiungono anelli della catena del lavoro spezzata dalla pura e semplice cessione dei rapporti di lavoro insieme ai mezzi dell'azienda.
Sono segnali importanti, non è certo invertita la tendenza, ma sono risultati, tutti ma proprio tutti portati a casa dalla capacità che questi giovani hanno dimostrato nel sapersi contattare, nel "far girare la notizia", nell'imporsi all'attenzione dell'opinione pubblica, nel mobilitarsi.
Certo non basta. Né si poteva caricare addosso a 914 giovani la possibilità di cambiare la legge 30. Quella responsabilità ed il dovere di farlo è della sinistra e delle organizzazioni sindacali.
Capisco l'amarezza di chi ha votato contro per non essere riuscito ad impedire il processo di cessione, ma è molto, molto importante che quei risultati parziali previsti dall'accordo siano giustamente consegnati alla capacità ed all'iniziativa di quei giovani perché dimostrano che con il conflitto si possono cambiare decisioni che molte altre volte sono state subite dal movimento sindacale con un atteggiamento di impotenza rispetto alla prepotenza dell'impresa.
Così come il ricorso all'atto democratico del referendum è fondamentale e da consolidare, quante volte sono stati firmati accordi senza il voto vincolante dei lavoratori? Anche questo è un piccolo ma importante risultato da riconoscere ai lavoratori della Vodafone.

Proposta di legge 2261: Modifiche all'articolo 2112 del codice civile in materia di mantenimento dei diritti dei lavoratori in caso di trasferimento

Venerdì 16 novembre 2007
PROPOSTA DI LEGGE d'iniziativa dei deputati BURGIO, ZIPPONI, PAGLIARINI, FERRARA, ROCCHI, PROVERA, DE CRISTOFARO Modifiche all'articolo 2112 del codice civile in materia di mantenimento dei diritti dei lavoratori in caso di trasferimento d'azienda o di ramo d'azienda Presentata il 14 febbraio 2007

1. All'articolo 2112 del codice civile, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) il primo comma è sostituito dal seguente:

«In caso di trasferimento d'azienda e fatta salva la facoltà del lavoratore di cui al quarto comma, il rapporto di lavoro continua con il cessionario ed il lavoratore conserva tutti i diritti che ne derivano»;

b) il quarto comma è sostituito dal seguente:

«Il lavoratore ha la facoltà di decidere di non proseguire il rapporto di lavoro col cessionario e di rimanere alle dipendenze del cedente. Tale volontà deve essere manifestata in forma scritta al cedente e al cessionario entro trenta giorni dalla comunicazione individuale al lavoratore dell'intervenuta cessione. Ferma restando la facoltà di esercitare il recesso ai sensi della normativa in materia di licenziamenti, il trasferimento d'azienda e il rifiuto del lavoratore di proseguire il rapporto di lavoro col cessionario non costituiscono di per sé motivo di licenziamento. Il lavoratore ceduto, le cui condizioni di lavoro subiscono una sostanziale modifica nei tre mesi successivi al trasferimento d'azienda, può rassegnare le proprie dimissioni con gli effetti di cui all'articolo 2119, primo comma»;

c) al quinto comma, il secondo periodo è sostituito dal seguente: «Le disposizioni del presente articolo si applicano altresì al trasferimento di parte dell'azienda intesa come articolazione funzionalmente autonoma di un'attività economica preesistente, come tale, al trasferimento»;

d) il sesto comma è sostituito dal seguente:

«Nel caso in cui l'alienante stipuli con l'acquirente un contratto di appalto la cui esecuzione avviene utilizzando il ramo d'azienda oggetto di cessione, è riconosciuto ai lavoratori, il cui rapporto è stato trasferito all'acquirente appaltatore, il diritto di essere riassunti alle dipendenze dell'imprenditore cedente e committente in caso di cessazione dell'appalto, fermi, in ogni caso, il mantenimento dei trattamenti anche individuali già acquisiti».

giovedì 15 novembre 2007

Un metodo antibastardi per lavorare di più in ufficio

Venerdì 9 novembre 2007
di Cinzia Fiori per il "corriere.it"



Il saggio di Robert Sutton è diventato un bestseller negli Stati Uniti e in Italia, oggi lo presenta a Roma

In Italia hanno arruolato Sergio Marchionne e con lui la Fiat, che va ad aggiungersi a pregiati esempi americani come la Google e la Southwest Airline. Tutte aziende di successo. Sul blog italiano, non ne sono proprio certi ma una scommessa la farebbero: Marchionne applica il «metodo antistronzi». Il nome del metodo non è un granché, poco autorevole per un testo vuol cambiare la cultura aziendale, promettendo più civiltà e produttività. Ma, secondo il suo autore, «stronzo» è il termine migliore per esprimere la paura e il disprezzo che contemporaneamente insorgono in ufficio di fronte al superiore bastardo. Il libro è nato da un articolo sull' Harvard Business Review dove Robert I. Sutton - docente di Tecnica aziendale alla Stanford University - spiegava come non vi fosse alcun vantaggio a tenersi dei prevaricatori in azienda. Sommerso di email, ne ha fatto un saggio che ha venduto oltre un milone di copie in America. Passato pressoché sotto silenzio stampa e per giunta pubblicato da un editore appena nato, in Italia Il metodo antistronzi (Elliot, pp. 250, 14,50) ha superato le 240.000 copie: un bestseller. Senza contare il successo dei blog: quello nazionale (metodoantistronzi.splinder.com) e quello di Sutton (bobsuttontypepad.com), che si è trasformato in un gruppo di auto aiuto on line per angariati e di ogni nazione: 12 milioni di utenti soltanto nella Ue. Cifre da débâcle, per una società che stigmatizza il bullismo nelle scuole e poi lo ripropone come modello di relazione negli uffici. Il saggio non è però un manuale di consigli ai «mobbizzati». Sutton offre qualche suggerimento ma, pur mosso da solidarietà umana, punta al cambiamento collettivo. Non che prospetti a modello uffici popolati da smidollati. È un fermo sostenitore del confronto costruttivo, quello generato da discussioni sulle idee. «Se hai torto taci, se hai ragione combatti» suggerisce, elencando numerosi esempi dove il metodo ha portato risultati eccezionali. Ma niente di personale, niente «intimidazioni, scherni, sguardi di traverso, sufficienza, offese pubbliche camuffate da battute, trattamenti del prossimo come fosse trasparente». Altrimenti il fatturato cala. I bulli, infatti, provocano danni enormi non solo alle loro vittime, anche all' azienda. Secondo numerosi studi, chi - pur non direttamente coinvolto - assiste alle prepotenze, riduce il proprio rendimento. Un' organizzazione basata su paura e disprezzo non può certo aspettarsi dedizione. Accade, piuttosto, che l' assenteismo cresca, che le azioni siano volte innanzitutto a guardarsi le spalle, che il timore di rappresaglia annulli l' intraprendenza e cancelli ogni spinta allo sforzo discrezionale. Sutton racconta che un' azienda della Silicon Valley ha calcolato il costo (per difetto) del comportamento di un singolo bastardo: 160.000 dollari l' anno. Se si considera che l' incidenza del bullismo sul lavoro in Europa è del 15%... Ma c' è di più, qualche bastardo ben piazzato può generare ripercussioni in borsa, allontanando potenziali clienti e minando la fiducia degli investitori. È successo alla Cerner Corporation nel 2001 per colpa di Neal Patterson. Il titolo ha perso 22 punti in un giorno a causa di una sua sgradevole email ai dipendenti. Certo, questo avviene in America, dove i grandi gruppi fanno a gara per essere considerati a prova d' etica, perché la stress economy non paga più e i consumatori premiano chi ha buona fama. Ma, si sa, le tendenze statunitensi viaggiano veloci verso l' Europa. Intanto, in America, sono sempre di più le aziende che si dotano di un codice di correttezza interna. Il saggio di Sutton ne fornisce uno in dieci punti. Il precetto base consiste nel non assumere bastardi. E chi ha già in azienda un arrogante molto efficiente applichi il punto 4 del metodo: «trattate gli stronzi da incompetenti», e ricordi la lezione della Men's Wearhouse. Licenziato il commesso bastardo coi colleghi ma recordman delle vendite, il negozio vide aumentare il suo venduto del 30%. Nessun commesso vendeva più della «star», ma la «squadra» funzionava meglio. È uno dei tanti esempi che Sutton propone inoltrandosi nella spiegazione del suo metodo. Oggi al Palazzo delle Esposizioni di Roma ricorderà che «Gli stronzi sono contagiosi», perciò la loro efficacia nel far danni è esponenziale.

martedì 13 novembre 2007

India e Turchia trainano i buoni risultati di Vodafone

Martedì 13 novembre 2007
"aduc.it"



Il colosso britannico della telefonia mobile Vodafone, numero due mondiale del settore, rialza le sue previsioni sugli utili e sulle vendite di fine anno, dopo una buona semestrale. Vodafone aumenta le stime sui profitti operativi da 9,3/9,8 miliardi di sterline a 9,5/9,9 miliardi di sterline (19,8/20,6 miliardi di dollari) e rialza le previsioni sul fatturato, portandole da 33,3/34,1 miliardi di sterline a 34,5/35,1 miliardi sterline. La compagnia, che ha 241 milioni di utenti, spiega che a trainare i risultati sono i mercati emergenti, India e Turchia in testa, in crescita del 40%, contro il +2% dell'Europa. Da notare che Vodafone Essar, la societa' indiana di telefonia mobile acquisita da poco, registra un aumento del 53% del fatturato, inferiore all'atteso +60%. L'amministratore delegato di Vodafone, Arun Sarin fa sapere che Vodafone Essar attira 1,6 milioni di nuovi clienti al mese e raggiunge in India una base di 35 milioni di clienti.
Vodafone vede il fatturato crescere del 33% in India, del 24% in Romania e del 19,6% in Sudafrica. Arun rivela poi che il gruppo punta a nuove acquisizioni in Asia, Africa ed Europa centrale e orientale.
Per quanto riguarda il primo semestre Vodafone annuncia un utile netto di 3,29 miliardi di sterline (6,8 miliardi di dollari) contro una perdita di 5,1 miliardi di sterline dello stesso periodo di un anno fa. Gli analisti si aspettavano profitti per 3 miliardi di dollari. Gli utili prima delle tasse, degli interessi, delle svalutazioni e degli ammortamenti (Ebitda) sono stati di 6,565 miliardi di sterline, quelli operativi di di 5,2 miliardi di sterline e il fatturato di 17 miliardi di sterline, contro rispettivamente 6,4, 4,95 e 16,8 miliardi di sterline attesi dagli analisti. Vodafone ha anche aumentato del 6% i dividendi.

Tallone d’Achille di Vodafone è l’eliminazione dei costi di ricarica in Italia

Martedì 13 novembre 2007
"quomedia.diesis.it"




L’operatore britannico di telefonia mobile ha chiuso il primo semestre del 2007 in utile, grazie al miglioramento delle vendite nella trasmissione dati in Europa occidentale e al buon andamento delle divisioni in India e Turchia. Il colosso inglese nel primo semestre ha registrato un profitto di 3,29 miliardi di sterline, contro la perdita di 5,1 miliardi dello stesso periodo dello scorso anno.
Il risultato è superiore alle stime degli analisti, che avevano puntato sul raggiungimento di quota 3,03 miliardi di sterline. Le vendite sono cresciute del 9% a 17 miliardi, con clienti arrivati a quota 241 milioni.

La sezione italiana dell’operatore, Vodafone Italia, ha chiuso il semestre al 30 settembre raggiungendo 29.151.000 clienti (+15,9%), ma con ricavi da servizi in calo del 2,7% e un utile operativo sceso del 6,8%. e attivazioni nette nel periodo sono state pari a 1.785.000, con i clienti abbonati che sono aumentati del 23,2%, ma i ricavi da servizi sono scesi a 3.878 milioni di euro, a causa dell'eliminazione dei contributi per la ricarica delle carte prepagate e della riduzione delle tariffe di interconnessione.
Il calo dei ricavi è stato comunque contenuto dal positivo andamento dei volumi di traffico, con il traffico voce che è aumentato del 14,3%. I ricavi totali si sono attestati a 4.016 milioni di euro, con la crescita dei servizi di messaggistica e dati. L'Ebitda ha raggiunto i 1.983 milioni di euro, in calo del 7,6%, a causa in particolare della contrazione dei ricavi da servizi, mentre l'Ebit (utile prima degli oneri finanziari e tasse) è diminuito del 6,8% attestandosi a 1.501 milioni di euro. "I risultati semestrali”, ha dichiarato l'ad Pietro Guindani, “registrano una forte crescita dei volumi e dei ricavi derivanti da servizi dati. I ricavi da traffico voce sono invece in contrazione, nonostante il sostenuto incremento dei minuti di conversazione. Il risultato complessivo è una situazione assai dinamica sul fronte dell'innovazione e dell'offerta di nuovi servizi, ma che registra una contrazione complessiva dei ricavi e dei margini, in modo particolarmente accentuato in questo anno a causa della recente eliminazione dei costi di ricarica ed il continuo forte calo delle tariffe di terminazione". Il colosso della telefonia mobile, dopo la semestrale complessivamente positiva, ha rivisto al rialzo le stime per l’anno fiscale 2008, prevedendo vendite comprese fra tra 34,5 a 35,1 miliardi di sterline.

Vodafone Italia, clienti +15,9%

Martedì 13 novembre 2007
"ansa - borsa italiana"



Sono oltre 29 milioni, ma calano ricavi da servizi e utile

(ANSA) - ROMA, 13 NOV - Vodafone Italia chiude il semestre al 30 settembre raggiungendo 29.151.000 clienti (+15,9%), ma con ricavi da servizi e utile in calo. I ricavi sono calati del 2,7% e l'utile operativo e' sceso del 6,8%. Le attivazioni nette nel periodo sono state pari a 1.785.000, con i clienti abbonati in aumento del 23,2%. I ricavi da servizi sono scesi a 3.878 milioni, dopo l'eliminazione dei costi di ricarica delle carte prepagate e la riduzione delle tariffe di interconnessione.

Gli utili di Vodafone oltre le previsioni e il titolo vola in Borsa

Martedì 13 novembre 2007
di Marco Niada per "il sole 24 ore"



LONDRA - Prospettive in rosa per Vodafone, il colosso europeo dei telefoni mobili, che dopo avere registrato risultati migliori delle aspettative nel primo semestre ha rivisto positivamente gli obiettivi di crescita per il resto dell'anno. Le buone notizie hanno avuto un effetto tonico sui titoli del gruppo guidato da Arun Sarin, che sono saliti in Borsa del 3,1% a 188 pence a metà mattinata dopo un balzo iniziale superiore al 4%.

La società ha messo a segno nei primi sei mesi dell'esercizio conclusi a settembre un utile ante-imposte di 4,56 miliardi di sterline rispetto a una perdita di 3,3 miliardi nello stesso periodo del 2006. Sul piano operativo il risultato è stato di 5,2 miliardi di sterline, in aumento dell'1,6%. I ricavi a livello di gruppo sono stati di 17miliardi di sterline nel semestre, pari a 25 miliardi di euro. La crescita in Europa in particolare, sotto la guida del vice-amministratore delegato del gruppo, Vittorio Colao, è stata del 2%.
Ottimistiche le prospettive per l'intero anno: la società ha rivisto al rialzo le previsioni con ricavi compresi tra 33,3 e 34,1 miliardi di sterline, profitti operativi in una forchetta tra 9,3 e 9,8 miliardi e il cash flow disponibile tra 4 e 4,5 miliardi di sterline. A spingere i risultati in Europa è stata la Spagna, che ha controbilanciato alcuni cedimenti in mercati più maturi come Germania e Italia, mentre le acquisizioni in mercati emergenti come Turchia e India hanno permesso un'impennata del 40% ai ricavi.

Noi non lavoriamo 4 ore la settimana

Martedì 13 novembre 2007
Luca De Biase per "il sole 24 ore"



Timothy Ferriss ha scritto un manuale che insegna i segreti per cavarsela lavorando solo 4 ore alla settimana. E "The 4-hour workweek" è diventato un bestseller. Me ne parlava sorridendo Mauro Del Rio con molta curiosità e una certa ammirazione.

Come riporta Alex Williams sul New York Times, questo concetto piace anche a manager e imprenditori. Come Jason Hoffman, co-fondatore di Joyent, che progetta e realizza software basato sul web per piccole aziende. E per condurre i suoi collaboratori a una vita più armonica, ha chiesto loro di ridurre tra l'altro l'uso della mail, dei sistemi di messaggistica istantanea e degli altri sistemi di comunicazione che inducono a forme di multitasking che tendono a invadere ogni angolo della vita dei professionisti.

Anche alla Vodafone avevano tentato di imporre restrizioni all'orario di lavoro per spingere i collaboratori a coltivare i loro interessi extralavorativi. Si dice che volessero addirittura spegnere forzosamente la luce a una certa ora della sera. Ma questa, pare, sia rimasta un'idea.

E' vero peraltro che soprattutto nei lavori professionalmente coinvolgenti, il confine tra tempo occupato e tempo libero è completamente saltato. E i media digitali aiutano ad abbattere ogni muro residuo in proposito. E' chiaro che la soluzione è quella di salvaguardare la "biodiversità" dei pensieri...

lunedì 12 novembre 2007

Vodafone: accordo con Telecom Italia per condividere i siti della rete di accesso radio

Lunedì 12 novembre 2007
"cellularitalia.com"



Vodafone Italia ha sottoscritto un accordo con Telecom Italia per la condivisione delle infrastrutture relative ai siti della rete di accesso radiomobile.
L’accordo, che sostituisce quello precedente arrivato a scadenza, interesserà 9860 siti di ciascuno dei due operatori da condividere nell’arco del periodo del contratto, ha una durata di sei anni, è rinnovabile ed e’ aperto a terze parti potenzialmente interessate.
Esso prevede la condivisione di siti gia’ esistenti o di futura realizzazione e ha ad oggetto le infrastrutture “passive” di rete (quali ad esempio infrastrutture civili, pali e tralicci, impianti elettrici e di condizionamento), mentre non include la condivisione degli apparati elettronici che erogano il servizio di telefonia mobile ai Clienti, delle frequenze o delle attività operative di gestione della rete. Ciascun operatore manterra’ la piena proprieta’ delle proprie infrastrutture, mentre entrambi gli operatori offriranno reciprocamente ospitalita’ all’altro operatore allo scopo di ridurre il numero di stazioni radiomobili presenti sull’intero territorio nazionale.
L’accordo da’ concreta attuazione all’indirizzo espresso dal Codice per le Comunicazioni elettroniche che favorisce la condivisione dei siti per un utilizzo piu’ efficiente delle risorse e per finalita’ di miglioramento ambientale.
La realizzazione dell’iniziativa vedra’ impegnati i tecnici delle Direzioni delle Tecnologie delle due aziende che valuteranno e definiranno le modalita’ realizzative di un accordo che ha caratteristiche di grande innovativita’ per l’ampiezza del progetto.
“Grazie a quest’accordo che prevede la condivisione dei siti sulla base di un principio paritetico – spiega Alberto Ripepi, direttore delle Tecnologie di Vodafone Italia – si avranno notevoli benefici in termini di riduzione dei costi infrastrutturali di gestione della rete. Basti pensare agli affitti e al risparmio dell’energia elettrica. Notevolmente positivo, inoltre, sara’ anche l’impatto derivante dalla riduzione del numero di installazioni di rete radio sia nelle citta’ che nelle zone rurali”.
Sia Vodafone che Telecom Italia continueranno, in totale autonomia e indipendenza, a programmare e realizzare lo sviluppo delle proprie reti e a perseguire i propri obiettivi di sviluppo tecnologico e commerciale.

venerdì 9 novembre 2007

La lettera ai dipendenti che comunica loro l'avvenuta acquisizione

Venerdì 9 novembre 2007
lettera consegnata a mano dell'azienda Comdata Care S.r.l. ai dipendenti interessati dall'operazione, l'acquisizione da Vodafone Omnitel N.V.


Egr. sig. / gent.ma sig.ra
Cognome Nome
Sede di: Nome Città

Data 9 Novembre 2007

Come a Lei noto, la nostra società ha acquistato dalla società Vodafone Omnitel N.V. (di seguito, "Vodafone"), il ramo d'azienda concernente le attività' di supporto alla gestione del cliente (Consumer: dealer support, supporto tecnico unificato, reclami, variazioni, subentri; Business: sales support, variazioni, subentri, attiva standard/Network/fisso; CRM amministrazione vendite; Credito: phone collection, credit verification, gestione non telefonico, gestione inbound) anche denominato Back Office (di seguito, il "Ramo di Azienda"), al quale Lei è addetto.

Tale operazione è stata preceduta dalla comunicazione ex art. 47 L. n. 428/1990 attivata in data 17 Settembre 2007 e conclusasi per decorrenza dei termini di legge in data 8 Ottobre 2007 come comunicato dalla nota dell'Unione Industriali di Roma alle parti interessate.

All'esito di tale procedura le parti hanno raggiunto un'intesa sindacale in data 25 ottobre 2007 relativa alle condizioni di lavoro e alla definizione dei trattamenti economici e normativi delle persone trasferite.

Il trasferimento di ramo d'azienda sarà quindi effettivo a far data dal 9 Novembre 2007.

Pertanto, a partire da tale data il suo rapporto di lavoro sarà automaticamente trasferito, ai sensi e per gli e dell'art. 2112 del codice civile, da Vodafone in capo alla nostra società.

A tal proposito, Le confermiamo che Vodafone ci ha comunicato i termini e le condizioni del rapporto di lavoro con Lei intercorso e che in conformità a quanto convenuto nell'accordo sindacale sopra citato, Le confermiamo che lo stesso proseguirà con la nostra società a condizioni complessivamente equivalenti.

Il Suo inquadramento e Le Sue mansioni rimarranno invariati.

Le comunichiamo che il Suo numero di matricola sarà il (numero matricola) e Le confermiamo che la nostra società applica il CCNL per i dipendenti delle imprese esercenti servizi di telecomunicazioni.

I Suoi dati personali in possesso di Vodafone verranno trasferiti alla nostra società per finalità relative al rapporto di lavoro, nell'osservanza delle previsione del D.Lgs. 196/2003.

Con i migliori saluti.

Comdata Care S.r.l.

Sottoscritto per ricevuta
(il dipendente)

Comunicato delle Segreterie Nazionali

Giovedi' 8 novembre 2007
Comunicato delle Segreterie Nazionali di SLC-CGIL, FISTel-CISL, UILCOM-UIL ai Lavoratori

Le Segreterie Nazionali SLC-FISTEL-UILCOM, avendo preso atto dei risultati delle consultazioni dei lavoratori Vodafone, hanno sciolto positivamente la riserva sull’ipotesi di accordo siglata in data 25 ottobre c.a.

Alle consultazioni hanno partecipato il 70% circa dei lavoratori interessati che con il 57,4% delle preferenze hanno promosso l’ipotesi di accordo succitata.

Le Organizzazioni Sindacali si ritengono soddisfatte per aver conseguito, dopo una lunga e difficile trattativa, un risultato che contiene delle importanti garanzie quali, per esempio, la continuità dei trattamenti salariali e normativi ed il divieto di subappalto.

Continua comunque l’impegno di SLC-FISTEL-UILCOM per modificare le attuali norme sul Ramo d’Azienda per dare maggiori tutele a tutti i lavoratori.

Siglato l'accordo ora cambi la legge

Giovedì 8 novembre 2007
Alessandro Genovesi Segretario Nazionale Slc-Cgil per "il manifesto"




Dopo l'approvazione dell'ipotesi di accordo da parte della maggioranza dei lavoratori interessati, ieri è stato ufficialmente siglato tra la Vodafone e il gruppo Comdata il contratto per la cessione di un ramo d'azienda che coinvolge 914 ormai ex lavoratori della multinazionale inglese. La vertenza Vodafone segna un importante passo avanti, garantendo tutele e diritti significativi ai lavoratori oggetto della cessione e rappresentando un primo punto di riferimento sia per le altre imprese titolari di licenza (Telecom, Wind, 3 Italia) che per i tanti call center in outsourcing.
In particolare se anche questa esperienza dimostra l'importanza di garantire sempre - tramite referendum - la libera espressione dei lavoratori, dall'altro ci consegna una riflessione per il futuro che dovrà coinvolgere i lavoratori di tutto il settore, anche al di là dell'importanza di validare democraticamente le diverse ipotesi di accordo. L'iniziativa politica e quella sindacale debbono oggi, infatti, andare sempre più di pari passo in tema di esternalizzazioni, cercando coerentemente di ristabilire un primato del lavoro rispetto alle pure logiche del mercato, e chiamando tutti alle proprie responsabilità: partiti, istituzioni, imprese.
La cessione delle attività di back office da parte di Vodafone, tramite il trasferimento di un ramo d'azienda a Comdata, rimane infatti un progetto che non abbiamo condiviso e rimane tutta in piedi la battaglia che come Slc Cgil, da mesi, portiamo avanti contro le norme introdotte dal dlgs. 276/03 e che hanno ridotto le tutele previste dall'art. 2112 del Codice Civile.
Una battaglia che ci vede impegnati, unitariamente con Fistel-Cisl e Uilcom-Uil, sin da quando con la cessione del call center Wind di Sesto San Giovanni abbiamo elaborato una proposta che non solo chiede di ripristinare il principio dell'autonomia funzionale presistente (principio modificato dalla legge del centrodestra), ma che chiede anche e soprattutto di inserire quelle garanzie che mancavano già prima della legge 30 e, in assenza delle quali, la cessione di ramo d'azienda troppe volte tende a mascherare potenziali licenziamenti collettivi.
Chiediamo allora che sia inserita, nella nozione di cessione di ramo d'azienda, il principio della codatorialità: cioè di una responsabilità del cedente nel garantire la totale tutela occupazionale dei lavoratori ceduti per la durata della commessa (e comunque per almeno 48 mesi), al fine di poter distinguere (ancor prima di condividere o meno il progetto industriale) tra terziarizzazioni per specializzazione produttiva e meri "trucchi" per gestire esuberi.
Un principio, quello della responsabilità del cedente, che siamo riusciti a conquistare sindacalmente nell'accordo Vodofone (illicenziabilità per tutta la durata della commessa pari a 7 anni, riconoscimento del legame tra lavoratore ed attività e conseguenti tutele in caso di recessione del contratto, di possibile fallimento del cessionario, di trasferimento di attività ad altri, ecc.), grazie alle mobilitazioni dei lavoratori e all'impegno di molti soggetti in campo, e che deve ora servire però non solo a tutelare tutti gli altri lavoratori del settore, ma anche a spingere la politica a riconoscere maggiori tutele nella legge.
L'accordo Vodafone infatti rende più forti le nostre rivendicazioni, dimostra che è possibile costringere anche una multinazionale ricca e forte ad assumersi le proprie responsabilità sociali, ma serve una nuova legge. Serve un intervento specifico cioè, in coerenza con il programma presentato dal Governo agli elettori, che abbia il coraggio di mettere le mani su una presunta sovranità dell'impresa che troppe volte sconfina nell'irresponsabilità, nel trasferire sui lavoratori il rischio di mercato.

giovedì 8 novembre 2007

Precari Vodafone, domani è call strike

Giovedì 8 novembre 2007

CM per "liberazione"



Contro le esternalizzazioni l’appello è a intasare le linee dei call center
I lavoratori: «Chiamate il 190 o il 156 e il 159 per esprimere solidarietà»

Aguzziamo le orecchie, alziamo le cornette, agitiamo i cellulari, intasiamo le linee». Domani è ”call strike”. Lo sciopero delle chiamate. E l’iniziativa lanciata dall’unione delle associazioni dei parenti delle vittime delle esternalizzazioni promette di andare a buon fine. L’obiettivo è presto detto e lo spiega uno dei tanti precari che insegue ormai da anni un briciolo di stabilità economica (il cui nome viene omesso dato che le aziende stanno già attuando forme di ”mobbing” ai responsabili delle agitazioni, ndr): «Abbiamo pensato come forma di protesta di lanciare un appello di solidarietà per i precari Wind e Vodafone invitando tutti a chiamare i numeri 190 e 800227755 per Vodafone e il 156 e il 159 per Wind. E’ un modo per essere solidali con noi». E su ”directstrike.noblogs.org”, il sito dei promotori, di ora in «A ora aumentano i ”banner” di solidarietà con su scritto ”Direct strike, Wind+Vodafone, chiama e intasagli la linea!”». «La nostra? Vogliamo solo che chi ha in mano la gestione di aziende che puntano solo al ”core business” abbia riguardo e attenzione verso i propri lavoratori ». A risuonare è quella lettera inviata lo scorso 5 ottobre, in occasione della protesta generalizzata indetta a Milano e a Roma dai lavoratori di Vodafone Italia al responsabile delle ”risorse umane” dell’azienda, il cui incipit riassumeva tutto il profondo malessere dei quasi mille impiegati messi sulla via del precariato: Egregio direttore - si leggeva nella missiva - «non siamo sacchi di sabbia ». «Eppure - replicano dalla Vodafone - veniamo trattati esattamente così». Ad oggi, dopo la protesta dello scorso mese, non è cambiato praticamente nulla. La vertenza dei lavoratori va avanti. L’azienda, tanto per ricordare i fatti, ha deciso l’improvvisa cessione del servizio clienti - che mette a rischio 914 lavoratori impiegati in cinque degli otto call center aziendali (Milano, Ivrea, Roma, Napoli e Padova) - a Comdata, una società di gestione di servizi. Cessione che maschera di fatto un taglio di personale a un’azienda in cui la stabilità occupazionale è decisamente più a rischio. Il tutto grazie alla modifica della legge Biagi «che permette di trattare noi lavoratori - denunciano dalla Vodafone - come numeri, come vera carne da macello». Ormai la pratica delle esternalizzazioni è piuttosto comune. Uno strumento che le imprese considerano più che mai efficace per gestire le eccedenze di personale in modo praticamente indenne per chi le attua. E chi, come i tanti che lavorano in Vodafone, e da anni con contratti part time, costretti a fare doppi lavori per arrivare alla fine del mese, con tutto ciò che questo comporta per chi ha casa, mutuo e magari figli da assistere, certo - dicono dalla Vodafone - «non lo può più sopportare». Le denunce sono molteplici. Tra le tante ricordiamo quella di Serena che proprio dalle pagine del nostro giornale, lo scorso 5 ottobre, ha denunciato limpidamente cosa significa lavorare in questo modo. «Non ho figli, non me lo posso permettere. Ho acquistato una piccola casa, lavoro da dieci anni in Vodafone, prendo sì e no 700 euro mensili; ma per pagare il mutuo sono costretta a fare la pasticcera il pomeriggio. D’altronde che debbo fare?». E’ solo uno dei tanti motivi in più, domani, per intasare le linee Wind e Vodafone e aderire al ”call strike!”.

Vita Samory e Labruna Mazziotti Segni siglano l'accordo tra Vodafone e Comdata

Giovedì 8 novembre 2007
"toplegal.it"




Francesco Seassaro, partner di Vita Samory, Fabbrini e Associati, è il legale scelto da Comdata per la firma dell'accordo a lungo termine con Vodafone Italia, in base al quale la società multinazionale di telecomunicazioni affiderà a Comdata la gestione dei propri processi amministrativi e del credito.
Nella sottoscrizione dell'accordo, Vodafone è stata seguita da Andrea Mazziotti, partner di Labruna Mazziotti Segni.
In particolare, l'accordo firmato prevede un contratto di servizio di sette anni, rinnovabile, e la cessione a Comdata di un ramo d'azienda di Vodafone che include più di 900 dipendenti impegnati su diverse sedi in Italia.

Un futuro meno incerto

Giovedì 8 novembre 2007
di Roberto Greco per "rassegna.it"



Il 57,4 per cento degli interessati alla cessione del ramo d’azienda
ha detto sì all’intesa, che garantisce l’occupazione fino al termine della commessa

“Il signor sicuro? Quello ormai non abita più qui, ma dopo l’accordo è scomparsa quell’incertezza assoluta delle ultime settimane che regnava in azienda”. Silvia Tosato, delegata sindacale alla Vodafone di Padova, traccia un bilancio della vertenza conclusa lo scorso 25 ottobre tra la multinazionale inglese e i sindacati, con la mediazione del governo. “L’intesa raggiunta al ministero dello Sviluppo economico è positiva – prosegue –, perché tutela i lavoratori coinvolti nel processo d’esternalizzazione, anche in caso di mancato rispetto dei patti da parte di Comdata, la controllata interessata nell’operazione”. Dello stesso parere è Giovanni Pistorio, segretario generale Slc Cgil di Catania: “Il mio giudizio è favorevole – commenta –, in quanto si delinea un nuovo scenario che impedisce modifiche al piano industriale fino al 2010. È particolarmente importante il punto 6 dell’intesa, che lega il destino dei 914 lavoratori interessati a quello della commessa, impedendone in ogni caso il licenziamento per 7 anni, cioè per l’intera durata del contratto”.

Erik Poli, Rsu alla Vodafone d’Ivrea, sottolinea il mantenimento per gli addetti che passeranno a Comdata di tutte le condizioni economiche e normative, frutto di precedenti accordi, relative a maggiorazioni sui turni e sulla maternità e al fondo sanitario integrativo, nonché l’introduzione di norme specifiche in caso di rescissione del contratto o di fallimento. “Questo anche se Comdata perde la commessa – spiega il delegato –: in tal caso, quei 914 torneranno automaticamente alle dipendenze di Vodafone per svolgere lo stesso servizio di back office che adesso l’azienda sta cedendo, oppure a un terzo soggetto cui ilgruppo dovesse decidere di affidare quell’attività”.

Tra i delegati sindacali sono in tanti a sottolineare come abbia “pagato” sull’esito del negoziato, sin dal 17 settembre scorso, data dell’annuncio della proprietà della cessione del ramo d’azienda, la mobilitazione dei lavoratori, culminata in due scioperi nazionali (il 5 e il 19 ottobre), con punte d’adesione altissime (circa il 90 per cento), inimmaginabili fino a poco tempo fa. “È mutata la percezione nei riguardi della proprietà – osserva Pistorio –, considerata da sempre come una grande famiglia dalla quasi totalità dei dipendenti, ingenerando tra questi ultimi uno spiccato senso d’appartenenza. Abbiamo faticato a lungo per modificare quest’atteggiamento, facendo intravvedere il lato oscuro del gruppo, i suoi reali poteri in termini di appalti e di rapporti con la politica”.

Considerazione che vale anche sul piano dei diritti dei lavoratori. Se si va a scorrere la lista aziendale dei prescelti in uscita, ci si accorge di come siano lontani i tempi del protocollo aziendale del 2004, che, tra le altre cose, prevedeva condizioni di miglior favore alle puerpere fino al trentesimo mese di vita del bambino, sotto forma di turni più agevoli (sempre fino alle ore 19, anziché alle 24, anche nelle due settimane di “lunga”), garantendo loro sabati e festivi a casa (l’orario contrattuale contempla tre sabati e due domeniche lavorative al mese). “Per quanto riguarda la nostra filiale, gli addetti in uscita sono quasi tutte donne – rileva Tosato –, alcune ancora in maternità. Di essi, il 70 per cento è iscritto al sindacato, mentre in tre appartengono addirittura a categorie protette”.

Scelte non casuali, dunque, quelle dell’azienda: “Se non avessimo portato a casa l’accordo – continua Tosato –, per queste persone sarebbe stata molto più dura. Si sarebbe fatta un’ulteriore selezione degli esuberi, tagliando coloro che davano fastidio”. Tutto ciò ha finito con il pesare al momento del referendum interno sull’intesa: sui 914 aventi diritto, hanno votato in 707,dei quali 406 hanno detto sì (pari al 57,4 per cento), mentre i no sono stati 291, quasi tutti concentrati nelle sedi di Roma e Napoli. Colpisce soprattutto l’esito del voto nella filiale della capitale. “I componenti Rsu della Cgil – denuncia Fabrizio Micarelli, segretario territoriale Slc di Roma Sud – hanno lavorato compatti per far sì che l’accordo non passasse, ponendo questioni prima di metodo, sulla conduzione della trattativa da parte nostra, e poi di merito, sui contenuti stessi dell’intesa firmata.

Ora sarà necessario un chiarimento, anche perché a livello nazionale all’interno delle stesse Rsu, la maggioranza si era espressa favorevolmente: se si stabiliscono delle regole di comportamento, vanno rispettate fino alla fine”. Insomma, se il clima all’interno del gruppo si va rasserenando, non così avviene in casa Cgil, dove la gestione dell’accordo si preannuncia difficile. “I problemi più seri li abbiamo al nostro interno – conferma Poli –, dato che una componente dei nostri rappresentanti ha remato contro fin dall’inizio, trasferendo la vicenda sul piano politico e arrivando alla bocciatura definitiva”. Come si difendono, tra i delegati della Cgil, i contestatori dell’accordo?: “C’è un’evidente spaccatura tra i lavoratori – sostiene Alberto Bolli, della Rsu Vodafone di Roma –, non solo da noi, ma a livello nazionale. Sono in molti a pensare che si poteva ottenere di più, soprattutto in tema di garanzie sulla licenziabilità, senza arrivare in tutta fretta a un accordo. Tra molti nostri iscritti è passato il no, e io, in qualità di delegato, coinvolto in prima persona dalla cessione del ramo d’azienda, non me la sono sentita di abbandonarli. A questo punto, si pone anche un problema di rappresentatività, su cui dovremo lavorare nelle prossime settimane in nome della democrazia, evitando di fare inutili demagogie”.

La lettera ai dipendenti che comunica loro l'avvenuta cessione

Giovedì 8 novembre 2007
lettera raccomandata r.r. dell'azienda Vodafone Omnitel N.V. ai dipendenti interessati dall'operazione, la cessione a Comdata Care S.r.l.



Corsico, 5 novembre 2007

Gentile Signora
Cognome Nome
indirizzo

Raccomandata r.r.

Oggetto: cessione del Suo contratto e rapporto di lavoro subordinato ai sensi dell'art. 2112 c.c.

Gentile Signora,

con la presente siamo a comunicarLe che, Vodafone Omnitel N.V. (di seguito, "Vodafone") intende effettuare la cessione del ramo d'azienda concernente le attività' di supporto alla gestione del cliente (Consumer: dealer support, supporto tecnico unificato, reclami, variazioni, subentri; Business: sales support, variazioni, subentri, attivazioni standard/Network/fisso; CRM amministrazione vendite; Credito: phone collection, credit verification, gestione non telefonico, gestione inbound) anche denominato Back Office (di seguito, il "Ramo di Azienda"), a favore della costituenda società Comdata Care Srl (di seguito, "Comdata Care"), la quale sarà interamente controllata da Comdata S.p.A.

Tale cessione e' stata oggetto della procedura di consultazione sindacale come previsto dall'art. 47 Legge 428/90 attivata in data 17 settembre 2007 e conclusasi per decorrenza dei termini di legge in data 8 ottobre 2007 come comunicato dalla nota dell'Unione Industriali di Roma alle pani interessate.

In ragione della cessione del ramo d'azienda la data di cessione da Vodafone sarà1 il giorno 8 novembre 2007, pertanto a partire dal giorno 9 novembre 2007 Ella sarà' dipendente della Società' Comdata Care.

All'esito di tale procedura le parti hanno raggiunto un'intesa sindacale in data 25 ottobre 2007 relativa alle condizioni di lavoro e alla definizione dei trattamenti economici e normativi delle persone trasferite.

Alla luce di quanto precede, Le comunichiamo che, in ragione della Sua assegnazione al Ramo di Azienda il Suo contratto ed il Suo rapporto di lavoro verrà ceduto, ai sensi di quanto previsto dall'art. 2112 cc, nonché' di quanto definito da Vodafone nell'accordo del 25 ottobre 2007 , a Comdata Care che diverrà pertanto a tutti gli effetti il Suo datore di lavoro.

Le precisiamo che a causa dei progressivi rilasci tecnici dei sistemi IT Lei potrebbe svolgere la sua prestazione lavorativa avvalendosi temporaneamente degli attuali sistemi. Sara' cura di Comdata Care comunicarLe l'attivazione dei nuovi sistemi IT.

Inoltre, in conformità a quanto convenuto nell'accordo sindacale sopra citato, Le confermiamo che le condizioni economiche e normative del Suo contratto e rapporto di lavoro saranno, complessivamente equivalenti rispetto a quelle che già regolano oggi il Suo rapporto di lavoro alle nostre dipendenze.

In particolare, Le comunichiamo che anche presso Comdata Care continuerà ad essere data applicazione all'attuale normativa contrattuale collettiva di fonte nazionale e cioè il Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro per il personale dipendente da imprese esercenti servizi di telecomunicazioni in forza presso Vodafone, ed a Lei applicabile in ragione della Sua categoria di appartenenza.

Le precisiamo che, in funzione dell'accordo del 25 ottobre 2007, le AlIShares in Suo possesso verranno accelerate secondo le indicazioni che riceverà' nella lettera allegata.

Insieme alla data di efficacia del Suo trasferimento, Comdata Care Le comunicherà gli ulteriori termini economici e normativi del Suo rapporto di lavoro presso la predetta società, in esecuzione ed in conformità a quanto convenuto nel citato accordo sindacale del 25 ottobre 2007.


Con i migliori saluti.

Vodafone Omnitel NV


Allegato: lettera informativa piani azionari e di Stock Option

(omissis)

mercoledì 7 novembre 2007

Vodafone, via all'esternalizzazione

Mercoledì 7 novembre 2007
di Gaia Bottà per "punto-informatico.it"



914 dipendenti Vodafone saranno integrati nella struttura operativa Comdata per fornire all'operatore mobile servizi di back office

Dopo l'intesa siglata tra Vodafone e sindacati, approvata dalla maggioranza dei lavoratori interessati, Vodafone e Comdata hanno firmato il discusso accordo di collaborazione strategica.

I 914 dipendenti Vodafone, personale occupato in servizi di back office, verranno integrati nella struttura operativa di Comdata: saranno salvaguardati i livelli occupazionali e per sette anni saranno garantiti ai lavoratori trattamenti contrattuali analoghi a quelli previsti da Vodafone.

"Abbiamo realizzato un importante accordo di collaborazione che sosterrà percorsi di sviluppo del "core business" sia di Vodafone che di Comdata", queste la parole dell'amministratore delegato di Vodafone Italia, Pietro Guindani.

Vodafone, si spiega in un comunicato, potrà fruire dei servizi di una società specializzata migliorando la qualità e l'efficienza dell'offerta al cliente. Comdata, nel contempo, potrà compiere un deciso passo avanti nella direzione della crescita dimensionale delle proprie attività in Italia.

Gli unici scontenti? I dipendenti Vodafone che hanno votato contro l'accordo, che annunciano di volersi muovere a fianco di tutti i lavoratori italiani delle aziende esternalizzate.

Accordo tra Vodafone Italia e Comdata

Mercoledì 7 novembre 2007
"kataweb.it"



E’ stato sottoscritto oggi l’accordo di collaborazione di lungo termine in base al quale Vodafone Italia affidera’ a Comdata la gestione dei processi amministrativi e del credito. L’accordo e’ costituito da due parti: il contratto di servizio, che ha durata di 7 anni ed e’ rinnovabile e la cessione di un ramo d’azienda di Vodafone che include oltre 900 specialisti che lavorano nelle sedi Vodafone di Ivrea, Milano, Padova, Roma e Napoli e che verranno integrati nella struttura operativa di Comdata.

Il progetto ha l’obiettivo di promuovere le potenzialita’ di sviluppo sia di Vodafone Italia che di Comdata, salvaguardando i livelli occupazionali e sviluppando le professionalita’ degli operatori coinvolti.

L’iniziativa consente a Vodafone, che da sempre identifica nella qualita’ del servizio al cliente un elemento essenziale di differenziazione competitiva, di fruire dei servizi di una societa’ specializzata, con un impegno tra le parti a migliorare la qualita’ dei processi e del servizio.

Comdata, con questo nuovo contratto con Vodafone, compie un ulteriore deciso passo avanti nello sviluppo del proprio “core business” e nella direzione della crescita dimensionale delle proprie attivita’ in Italia. I contenuti di questo contratto ed il “know-how” che ne derivera’ consentiranno a Comdata di pianificare un ulteriore sviluppo nel mercato dei servizi amministrativi e della gestione dei processi documentali.

Il contratto di servizio prevede obiettivi di miglioramento continuo della qualita’ del servizio erogato ai clienti finali di Vodafone. Comdata a tale scopo impieghera’ le proprie migliori soluzioni ingegneristiche di processo e si e’ impegnata a sviluppare, presso i propri centri informatici, soluzioni altamente specializzate in grado di ottimizzare i processi di business e di supportare le attività operative svolte dai propri specialisti.

La cessione del ramo di azienda Vodafone si realizzerà col mantenimento di stabili condizioni di lavoro e dei trattamenti contrattuali dei lavoratori Vodafone interessati. E’ previsto un percorso di integrazione e di sviluppo professionale delle persone trasferite, mentre le sedi di lavoro non muteranno o saranno comunque identificate in prossimita’ delle attuali per tutta la durata del contratto.

“Abbiamo realizzato un importante accordo di collaborazione che sosterra’ i percorsi di sviluppo del “core business” sia di Vodafone che di Comdata – ha dichiarato l’amministratore delegato di Vodafone Italia, Pietro Guindani –, al tempo stesso garantendo stabili condizioni di lavoro e una chiara prospettiva professionale agli oltre 900 operatori specialisti coinvolti. Nasce cosi’ in Comdata un centro di competenza specifico su attività cruciali per il servizio alla nostra clientela. L’accordo prevede investimenti in processi di nuova concezione che aumenteranno i livelli di qualità e sosterranno lo sviluppo professionale delle persone. L’accordo e’ pienamente coerente col piano industriale di Vodafone che ha l’obiettivo di sviluppare l’offerta di servizi integrati fisso-mobile e la connettivita’ a banda larga, ricorrendo a “partner” esterni per la realizzazione di attivita’ di supporto ad alto livello di specializzazione”.

“Esprimo grande soddisfazione per la sottoscrizione dell’accordo con Vodafone – afferma Fiorenzo Codognotto, Amministratore Delegato di Comdata – che premia la scelta, attuata da Comdata in tempi non sospetti, di puntare sulla ricerca costante di qualità e innovazione e non sulla semplice riduzione dei costi.
Grazie a questa intesa si apre una nuova fase nel mondo dei servizi, poiché Comdata diventa Business Delivery Partner, un Partner Industriale che, attraverso l’integrazione di ingegneria dei processi, tecnologia proprietaria e servizi di eccellenza, è in grado di generare valore per i propri Clienti e per le proprie persone. La collaborazione con Vodafone permetterà di realizzare pienamente la filosofia di Comdata, ovvero la valorizzazione delle risorse e delle competenze professionali come base per creare opportunità di sviluppo imprenditoriale”

Vodafone: Firmato Accordo Collaborazione Strategica Comdata

Mercoledì 7 novembre 2007

"ansa - yahoo.it"



E' stato sottoscritto oggi l'accordo di collaborazione di lungo termine in base al quale Vodafone Italia affiderà a Comdata la gestione dei processi amministrativi e del credito. L'accordo è costituito da due parti: il contratto di servizio, che ha durata di 7 anni ed è rinnovabile e la cessione di un ramo d'azienda di Vodafone che include oltre 900 specialisti che lavorano nelle sedi Vodafone di Ivrea, Milano, Padova, Roma e Napoli e che verranno integrati nella struttura operativa di Comdata.
Il progetto ha l'obiettivo di promuovere le potenzialità di sviluppo sia di Vodafone Italia che di Comdata, salvaguardando i livelli occupazionali e sviluppando le professionalità degli operatori coinvolti.
"Abbiamo realizzato un importante accordo di collaborazione che sosterrà i percorsi di sviluppo del 'core business' sia di Vodafone che di Comdata ha dichiarato l'ad di Vodafone Italia, Pietro Guindani al tempo stesso garantendo stabili condizioni di lavoro e una chiara prospettiva professionale agli oltre 900 operatori specialisti coinvolti. L'accordo è pienamente coerente col piano industriale di Vodafone che ha l'obiettivo di sviluppare l'offerta di servizi integrati fisso-mobile e la connettività a banda larga, ricorrendo a partner esterni per la realizzazione di attività di supporto ad alto livello di specializzazione".

Vodafone, il sì dei lavoratori

Martedì 6 novembre 2007
di Daniele Lepido per "il sole 24 ore"

La consultazione è avvenuta tra i 914 dipendenti che saranno trasferiti a Comdata
Passa il referndum sull'intesa con il 57.4% di voti favorevoli

Una ratifica attesa e sperata, che alla fine ha visto la luce pur senza risultare schiacciante nei numeri. Con 707 votanti su 914 aventi diritto, 406 sì e 291 no (dieci le schede bianche/nulle), i lavoratori che passeranno da Vodafone a Comdata hanno approvato definitivamente l'ipotesi di accordo sottoscritta al ministero dello Sviluppo Economico con i sindacati (si veda il «Sole-24 Ore» del 27 ottobre scorso), che regola la cessione dei servizi di backoffice della multinazionale delle tlc al gruppo torinese guidato da Fiorenzo Codognotto. Il risultato finale è quindi un 57.4% di voti favorevoli contro il 41,1% di contrari. «Non ci aspettavamo una larga maggioranza perché dietro a questo voto c'è ovviamente un'opinione che condividiamo - spiega Emilio Miceli, segretario generale nazionale della Slc-Cgil — e cioè che questa cessione di ramo d'azienda rimane sbagliata. I dipendenti hanno capito che non stavamo dando un giudizio positivo sull'operazione, ma che eravamo impegnati a costruire un sistema di difesa dei loro diritti, un sistema forte e ben costruito». Un accordo che prevede, tra le altre cose, garanzie di occupazione per tutta la durata della commessa (sette anni), il divieto cli subappalto, la continuità dei trattamenti normativi e salarialiin essere, la continuità del fondo integrativo di malattia e un tavolo trianeolare oeni sei mesi (tra azienda e i sindacati confederali) per il monitoraggio delle commesse e dei volumi delle attività. Vodafone inoltre si è impegnata a non effettuare nel corso del piano industriale 2007-2010 nessun'altra esternalizzazione. Con la soddisfazione delle sigle sindacali, che hanno ribadito, con questo accordo, «di essere riuscite a mettere uil piede nelle relazioni societarie del gruppo». La nota ufficiale della Cgil sottolinea poi come i sindacati sino ora «tutti impegnati a continuare la carnpagnapolitica e sindacale per chiedere modifìche normative alla legge sul trasferimento di ramo d'azienda, forti di un accordo che peserà nel futuro del settore e, ci auguriamo, anche in altri compatti». «L'accordo infatti — conclude la nota — riconosce esplicitamente la responsabilità del cedente sia in tema di occupazione che dilegame tra lavoratori e attività. Tale principio dovrà ora essere riconosciuto da tutte le altre imprese, perseguendo la strada della qualità e non quella della riduzione del costo del lavoro o dei licenziamenti collettivi camuffati». «La campagna organizzata contro i sindacati confederali da alcune forze politiche, alcune anche di Governo - ha dichiarato il segretario nazionale della Uilcom Giorgio Serao — è stata sconfitta dal voto democratico dei lavoratori, nonostante intimidazioni di ogni genere». «Anche in occasione di questo accordo - ha continuato Serao — il nostro obbiettivo è stato quello di proteggere i lavoratori, pur non avendo tutele di veto sulle scelte aziendali, a differenza di quei politici che nella vertenza Vodafone hanno scaricato ogni responsabilità sul sindacato». Lo spaccato del voto ha segnato la vittoria convinta di Ivrea (241 votanti SU 283, con sì al7o%) e di Padova (113 votanti su 148, con i sì all'81,4%), mentre a Milano la bilancia ha visto i pareri favorevoli vincere con un magro 51,9% (79 votanti su 117). Bocciatura secca a Napoli (74 votanti su 93), con i giudizi negativi all'83 per cento. Stesso trend a Roma (200 votanti su 273), dove i no hanno prevalso con il 54 per cento. Intanto tra oggi e domani i prossimi passi saranno la firma effettiva del contratto con Comdata e il conseguente trasferimento del personale.

Vodafone, quando il lavoro è la garanzia dei lavoratori

Domenica 4 novembre 2007
gp.r. per "l'unità"

Emilio Miceli - Il numero uno della Slc spiega i contenuti dell'accordo unanimemente definito "innovativo"

Un accordo sindacale, che piace a tutti: ai lavoratori perché offre garanzie che sembravano irraggiungibili, alle aziende interessate perché sbloccano un empasse delicata, a politici e pubblici amministratori perché vi colgono una sbocco per Io sviluppo. Emilio Miceli, segretario generale della Slc Cgil, il sindacato di categoria delle telecomunicazioni, spiega gli elementi qualificanti dell'intesa che ha permesso la cessione dl un ramo d'azienda (con 914 addetti) dalla Vodafone alla Comdata.
Miceli, cosa avete ottenuto di innovativo in questo accordo?
«A me sembra che vi siano importanti elementi a garanzia dei lavoratori, primo fra tutti il vincolo che impedisce all'azienda acquirente di fare licenziamenti collettivi per 7 anni, cioè per l'intera durata del contratto. E poi abbiamo inserito nell'intesa alcune norme per evitare licenziamenti mascherati».
Cioè quali?
«11 divieto di fare subappalti, innanzitutto, cioè una delle classiche trappole nascoste dietro ogni cessione di ramo d'azienda. E poi due ulteriori norme, a mio avviso molto importanti: una a proposito della rescissione del contratto e una per il caso di fallimento».
E cosa avete stabilito per questi casi?

«Abbiamo affermato il principio che il lavoratore segue la commessa, il lavoro che deve svolgere diventa così - a prescindere dall'azienda per cui lavora, li sua principale garanzia. Se Comdata, per esempio, dovesse rescindere il contratto, quei 914 lavoratori torneranno alle dipendenze di Vodafone per svolgere quello stesso servizio di back office che adesso l'azienda sta cedendo, oppure all'altra azienda cui Vodafone dovesse decidere di affidare quell'attività».
Insomma, da una parte o dall'altra quel lavoro resta garantito per quelle persone?
«E così, abbiamo provato a immaginare le eventualità che di solito costano il posto di lavoro e abbiamo pensato a correttivi per tutelare i lavoratori ceduti ad un altra azienda».
Ma perché questo accordo è stato considerato innovativo'da più parti?

«Questo io non lo so, ognuno ha i suoi motivi di interesse. Quello che posso dire, però, è che noi sindacati siamo riusciti a mettere un piede all'interno di un'area di solito per noi proibita: quella delle relazioni commerciali tra le imprese».
Ma alla fine Vodafone ha ceduto 914 dipendenti...
«Vero, e noi continuiamo a essere contrari a questa scelta. Però mi preme anche sottolineare che per portare a termine questa operazioen è stato inevitabile rinunciare alla legge 30, perché tutti si ono resi conto che non poteva funzionare».

martedì 6 novembre 2007

Vodafone: Slc-Cgil, approvata ipotesi di accordo

Lunedì 5 novembre 2007
Red per "agenzia italia"



(AGI) - Roma, 5 nov. - “Con 707 votanti su 914 aventi diritto, 406 si e 291 no (10 le schede bianche o nulle)” i lavoratori di Vodafone hanno approvato l’ipotesi di accordo sottoscritta al Ministero dello Sviluppo Economico. Quasi il 60% dei lavoratori (il 57,4 contro il 41,1%) ha quindi giudicato “positiva” l’ipotesi raggiunta, riconoscendo la validita’ del percorso sindacale intrapreso. Lo riferisce in una nota la Segreteria Nazionale di Slc-Cgil. “Siamo ora tutti impegnati a continuare - prosegue la nota - la campagna politica e sindacale per chiedere modifiche normative alla legge sul trasferimento di ramo d’azienda, forti di un accordo che pesera’ nel futuro del settore e, ci auguriamo, anche in altri comparti”. “L’accordo infatti riconosce esplicitamente la responsabilita’ del cedente sia in tema di occupazione che di legame tra lavoratori ed attivita’. Tale principio dovra’ ora essere riconosciuto da tutte le altre imprese, perseguendo la strada della qualita’ e non quella della riduzione del costo del lavoro o dei licenziamenti collettivi camuffati”. (AGI)
Red

Esternalizzazione Vodafone, l’accordo è fatto!

Lunedì 5 novembre 2007
"portel.it"


Dopo le dure polemiche scatenate dall’accordo concluso tra azienda e sindacati dello scorso 25 ottobre, terminano oggi le votazioni per il referendum interno indetto tra i lavoratori.

Nonostante la polemiche, dunque, scrutinate tutte le sedi, salvo quella napoletana, coinvolte nell’operazione, il SI pare essere vincente, per quanto con uno scarto decisamente misero e, per alcuni, poco convincete.
Scrutinati 633 voti su un totale di 821, ben 395 sono orientati all'approvazione dell'accordo sottoscritto dai sindacati.
A Milano, Padova ed Ivrea i lavoratori hanno optato per il Si, mentre Roma e Napoli paiono schierate per una netta negativa all'accordo.
Stante così le cose, l'operazione andrà avanti, seppur con le garanzie che l'azienda ha riconosciuto a dipendenti ceduti a Comdata.
Il nodo principale, infatti, riguarda la non licenziabilità dei lavoratori da parte di Comdata.
Ma l'accordo, come sottolineato da più parti, non prenderebbe in considerazione il caso di un fallimento di Comdata Care, la società che prende in carico i fuoriusciti da Vodafone e che lavorerà in regime di mono-commessa per i prossimi sette anni.
Una volta terminato il contratto con l'operatore inglese, infatti, Comdata Care potrebbe trovarsi in affanno ed allora i lavoratori non sarebbe affatto tutelati.
Se a tali considerazioni si aggiungono i sospetti avanzati sulla regolarità delle votazioni all'interno delle diverse sedi aziendali, la polveriera non pare affatto sopita.
Chissà, dunque, che questo caso non debba spegnersi nel silenzio come altri precedenti (V. il
Caso Wind), noi ce lo auguriamo, ma soprattutto lo auguriamo ai 914 esternalizzati che continuano coraggiosamente a far sentire la propria voce.

lunedì 5 novembre 2007

Risultati finali delle Votazioni sull'Ipotesi di Accordo del 25/10/2007

Risultati finali delle Votazioni sull'Ipotesi di Accordo del 25/10/2007 comunicate dalle RSU dei territori interessati:


VOTANTI
SI NO BIANCHE/NULLE
Padova 113 su 148 (76.35 %)
092 (81.42 %)
016 (14.16 %)
005 (04.42 %)
Roma 200 su 273 (73.26 %)
091 (45.50 %)
108 (54.00 %)
001 (00.50 %)
Milano 079 su 117 (67.52 %)
041 (51.90 %)
038 (48.10 %)
000 (00.00 %)
Ivrea 241 su 283 (85.16 %)171 (70.95 %)
067 (27.80 %)
003 (01.25 %)
Napoli 074 su 093 (79.57 %)011 (14.86 %) 062 (83.78 %) 001 (01.36 %)
Nazionale
707 su 914 (77.35 %)
406 (57.43 %)
291 (41.16 %)
010 (01.41 %)

Nota bene:
i Lavoratori impattati dal progetto di esternalizzazione "Vodafone-Comdata", con il presente referendum non sono chiamati ad esprimersi pro o contro l'operazione (è corale la contrarietà manifestata dai Lavoratori e dalle Organizzazioni Sindacali a qualsiasi livello ed a qualunque tavolo), bensì sull'Ipotesi di Accordo siglata dalle OO.SS. in data 25/10/2007.
I Lavoratori, il Coordinamento Nazionale delle RSU e le Organizzazioni Sindacali hanno espresso il loro "totale dissenso" e la loro "netta contrarietà" all'operazione di esternalizzazione (vedi i diversi comunicati e l'esito del tavolo Ministeriale del 25/09/2007), come confermato dal "parere negativo" riportato nella premessa dell'Ipotesi di Accordo.

domenica 4 novembre 2007

Consultazione in Vodafone lavoratori divisi e sospettosi

Sabato 3 novembre 2007
non firmato per il "il manifesto"



A Padova (ampiamente) e Milano (di misura),prevalgono i «sì»; a Roma i «no». Contestate le modalità di voto a Ivrea

Sono in corso le assemblee e le votazioni sull'accordo raggiunto tra sindacati e azienda sulla «cessione di ramo d'azienda» decisa da Vodafone. 914 i lavoratori interessati. L'accordo prevede il passaggio a una nuova società costituita appositamente, la Comdata Care, cui Vodafone affiderà una commessa per almeno sette anni. Prevede la «non licenziabilità» dei lavoratori, ma le garanzie sono state giudicate - dai dipendenti stessi,ma anche da diversilegali - formulate in modo molto labile. La società Comdata Care è controllata totalmente dalla Comdata spa, e le due società - nel testo - sembrano avere ruoli spesso sovrapposti. In ogni caso, spiegano alcuni dipendenti molto critici con l'accordo, non è stata affatto presa in considerazione l'eventualità di un fallimento di Comdata Care («la più probabile, operando in regime di mono-commessa»).
Ma perplessità sono state avanzate anche sulle modalità della consultazione. Le cinque sedi interessate all'esternalizzaione dovevano votare negli stessi giorni, ma soltanto in tre di esse ciò è avvenuto. A Padova ha prevalso nettamente il «sì«, con 91 voti contro 16 («ma nella rsu non c'era nessuno che esponesse le ragioni del no», dicono alcuni ex iscritti alla Cgil); a Roma hanno vinto i «no» 108 a 91, e a Milano i «sì», ma solo per tre voti di scarto. A Ivrea si votava ieri, con molte proteste perché non è stata formata una commissione elettorlae «bipartisan». A Napoli si voterà lunedì, ma è anche la sede dove il «no» è dato per facile vincitore. Come si vede, il voto di Ivrea rischia di essere insieme decisivo e contestato. Non poprio il massimo, per un accordo che - ben che vada - vedrà i lavoratori divisi quasi esattamente a metà.

venerdì 2 novembre 2007

Vodafone: si' cessione ramo azienda

Venerdì 2 novembre 2007
"ansa - borsa italiana"



Sindacati, maggioranza lavoratori coinvolti ha aderito

(ANSA) - ROMA, 2 NOV - Ha vinto il si' al referendum sull'accordo per la cessione del ramo d'azienda, firmato da Slc-Cgil, Fistel-Cisl e Uilcom con Vodafone. Sul totale di 914 lavoratori Vodafone coinvolti nella cessione e chiamati a esprimersi sull'accordo, 395 hanno approvato l'intesa sindacale, 229 sono stati i 'no'. Al voto sono andati i lavoratori di Milano, Padova, Ivrea e Roma.

02 Nov 20:37

3 Italia: anche Vodafone e Ft interessate ad acquisto (Il Mondo)

Venerdì 2 novembre 2007
red/cat per "mf dow jones - borsa italiana"


ROMA (MF-DJ)--Non c'e' solo T-Mobile di Deutsche Telekom fra i soggetti interessati all'acquisizione delle attivita' italiane di 3, il gestore mobile del gruppo Hutchison Whampoa, ma Goldman Sachs sta mostrando il dossier anche a Vodafone e France Telecom.

Inoltre, secondo quanto scrive oggi il settimanale Il Mondo, anche At&t e Swisscom, che ha appena acquistato Fastweb, sembrerebbero interessate. Dalla partita sarebbero invece esclusi i fondi di private equity.

I vertici di Hutchison Whampoa infatti cercano un partner industriale a cui cedere una quota importante di 3 Italia oppure in blocco l'intera societa'.


giovedì 1 novembre 2007

Vodafone: scivola dopo rumors accertamento fiscale India

Giovedì 1 novembre 2007
"repubblica.it"

(Teleborsa) - Roma, 1 nov - Giornata "no" per la Vidafone, che segna a Londra un decremento dell'1,53% a 186,1p, deprimendo anche il comparto dlele tlc europeo il cui Stoxx mostra un calo dello 0,90%. Il titolo risente delle idierne indiscrezioni di stampa che parlano di una possibile multa in India. Secondo il Financial Times, le autorità indiane starebbero portando avanti un accertamento fiscale sulla comapgnia di tlc, che potrebbe portare al pagamento di ben 2 mld di dollari in tasse, relativamente ai capital-gain scaturiti dall'acquisizione dell'indiana Hutchison Essar.