sabato 1 dicembre 2007

Lisbona, sindacati: no alla precarietà

Venerdì 19 ottobre 2007
di Raffaella Vitulano per "conquiste del lavoro.it"



Monks incontra Barroso e Socrates: più ruolo alle parti sociali europee
UE. Vertice straordinario dei capi di Stato e di governo

RIUNITO ieri a Lisbona, il Comitato esecutivo della confederazione europea dei sindacati (Ces) ha approvato una dichiarazione sul progetto di trattato di riforma dell’Ue. La Ces ha comunicato la dichiarazione al primo ministro portoghese, José Sócrates, che ha assistito al Comitato esecutivo. Ieri, una delegazione di alto livello della Ces, condotta dal segretario generale John Monks ed il presidente Wanja Lundby-Wedin, ha poi presentato la dichiarazione alla riunione del vertice sociale tripartito dell’Ue (presidenza Ue, Commissione e parti sociali europee) a Lisbona. In occasione di tale vertice, i partecipanti hanno esaminato l’analisi comune (joint analysis) delle parti sociali europee a proposito delle sfide alle quali il mercato del lavoro europeo è confrontato. La Ces ha presentato il suo punto di vista sui principi comuni di flexecurity, la flessicurezza. John Monks ha accolto con soddisfazione l’analisi comune delle parti sociali, aderendo al suo messaggio essenziale, cioè che la sfida alla quale il mercato del lavoro europeo è confrontato non deve limitarsi a creare ulteriori impieghi. La sfida consiste anche nel creare impieghi di migliore qualità, offrire ulteriore sicurezza ai lavoratori in un mercato dell’occupazione già molto flessibile, e fare in modo che i miglioramenti sul piano dell’occupazione e della crescita procedano parallelamente ad una maggiore coesione sociale e ad un arretramento delle diseguaglianze. La Ces sostiene anche le raccomandazioni equilibrate che le parti sociali hanno indirizzato alle varie istanze decisionali in Europa. Durante il vertice sociale, la Ces ha insistito in particolare sulla necessità di lottare contro il lavoro precario migliorando la protezione dei lavoratori vulnerabili ed evitando di propagare cattive pratiche che mirano a rendere tutti i contratti instabili: ”Occorrerebbe affrontare la segmentazione del mercato migliorando la situazione ed i diritti dei lavoratori atipici, incoraggiando rapporti di lavoro stabili e rispettando lo spirito e la lettera dell’acquisizione sociale europea, compreso l’accordo-quadro che definisce che i contratti a tempo indeterminato restano la norma generale”. ”Dato che il mercato del lavoro europeo è già capace di un processo di distruzione creativa, distruggendo circa il 4% delle occupazioni e creando poi dal 5 all’8% di nuove occupazioni ogni anno, il problema più urgente consiste nel chiedersi come fare in modo da offrire ulteriore sicurezza ai lavoratori” ha dichiarato John Monks. Per la Ces occorre mettere la qualità dei posti di lavoro e la stabilità delle disposizioni contrattuali al centro delle preoccupazioni europee. La Ces ammette che le imprese ed i lavoratori hanno bisogno allo stesso tempo di flessibilità e di sicurezza. Tuttavia, la forma di flessicurezza che propone la Commissione è squilibrata, sostengono i sindacati. Assumendo i contratti flessibili ed i facili licenziamenti come principi principali, si mette a rischio la stabilità dell’occupazione a favore delle sole imprese. Nella sua risoluzione, la Ces chiede alle istanze decisionali europee di stabilire un ordine del giorno politico che incoraggi la flessicurezza interna e la qualità dei posti del lavoro. Dibattito acceso e dai toni forti, come dicevamo ieri, al comitato esecutivo Ces, nel quale - riferisce il responsabile del dipartimento internazionale, Luigi Cal, da Lisbona - sono intervenute una quarantina di organizzazioni, partendo dalla propria esperienza nazionale e valutando il documento alla luce di questa. Alla fine Monks ha voluto relativizzare l’importanza che molti danno a questo documento (che molti chiamano impropriamente accordo), dato che in realtà si parla di analisi congiunta, figura nuova rispetto al parere comune. Con tale lettura, Monks considera l’analisi non un diktat per i livelli nazionali, ma un orientamento di massima delle parti sociali europee, che non possono offrirne un’interpretazione pro domo sua. Così avrebbe invece già fatto il presidente della Confindustria europea (BusinessEurope), Ernest-Antoine Seillière, sostenendo che il tempo indeterminato è uno strumento del passato. Nel vertice sociale Ue seguito all’esecutivo e che ha preceduto l’apertura del vertice dei capi di Stato e di governo, Monks gli ha ribadito che il lavoro a tempo indeterminato resta la regola, così come scritto nel documento, per il quale ha chiesto sostegno ai sindacati europei, dato che le parti sociali sono considerate determinanti nelle raccomandazioni. Tale posizione potrebbe condurre in futuro a sviluppi negoziali veri e propri e allora in quel caso i sindacati nazionali come quelli europei faranno sentire la loro voce nelle forme più adeguate. La votazione palese sul testo ha riportato un solo voto contrario (la Federazione europea dei trasporti), una decina di astenuti (tra cui Cgil, Uil, Force Ouvrière, Fgtb belga, Cgtp portoghese, la Cgt portoghese, il sindacato basco e la Cgtl lussemburghese). La Cisl, insieme alla stragrande maggioranza, ha votato a favore, pur avendo fatto rilievi nel suo intervento.