sabato 1 dicembre 2007

Flessibilità e garanzie a braccetto nella Ue

Lunedì 24 settembre 2007
di Alessandra Servidori per "il sole 24 ore"



A Bruxelles la politica del lavoro comunitaria si sta misurando sulla strategia della "Flexsecurity" e le sue possibilità di applicazione negli stati membri, partendo dalle indicazioni del "Libro verde" che costituisce l'architrave di un vero e proprio rovesciamento della logica del Diritto del lavoro. Tanto che a metà di ottobre i singoli Paesi dovranno presentare a Bruxelles un rendiconto sull'avanzamento dei loro piani sociali.
Lanciato dalla Commissione Ue e dal Commissario Vladimir Spidla nel novembre 2006, il "Libro verde" avrebbe dovuto essere discusso in ogni Paese, avviandone il dibattito tra tutte le parti sociali e formulando proposte in merito. Esso vede misurarsi due logiche diverse e alternative tra loro: una di chi appoggia i diritti e le tutele sul posto e nel rapporto di lavoro; e un'altra di chi privilegia invece un sistema di tutele generali di cittadinanza sul mercato, indipendentemente dalla tipologia di rapporto di lavoro.
"Flexsecurity" – una crasi tra flexibility e security – sta a indicare il modello di mercato del lavoro creato in Danimarca in cui una notevole flessibilità in materia di assunzioni e licenziamenti si accompagna a un'altrettanta estesa sicurezza per quanti si trovano a essere disoccupati, grazie alla presenza di generosi ammortizzatori sociali e a un ben funzionante sistema di formazione che facilita i passaggi da un impiego e all'altro. La Commissione Ue ha fornito al Parlamento europeo, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni una Comunicazione in materia – 27/06/2007 COM (2007)359 (Sec (2007)861-862 – intitolata «Verso principi comuni di flessicurezza. Posti di lavoro più numerosi e migliori grazie alla flessibilità e alla sicurezza». Il rapporto presenta tra l'altro alcuni percorsi che consentono di avviare esperienze di "flexsecurity" con declinazioni a livello nazionale dei singoli stati membri.
Cinque sono le componenti: e Disposizioni contrattuali flessibili ma sicure. r Politiche attive per il work fare. t Sistemi di apprendimento permanente ben sviluppati. u Moderni sistemi di sicurezza sociale. i Dialogo sociale per passare dalla disoccupazione al mercato e da una occupazione all'altra.
Sulla base delle cinque componenti la Commissione ha individuato 4 percorsi alternativi volti a garantire una risposta adeguata alla crescita di occupazione e mercati del lavoro di qualità: e La riduzione dei gap tra contratti standard e contratti non standard, rendendo i primi più favorevoli alle aziende e favorendo sistemi di sicurezza sociale più inclusivi. r Il rafforzamento dell'adattabilità delle imprese sviluppando e rafforzando la transit security, cioè il passaggio protetto da un lavoro all'altro.t L'aumento degli investimenti in capitale umano. u La creazione di nuove opportunità lavorative per i percettori di sussidi, il contrasto alla dipendenza prolungata dai sussidi pubblici, la lotta contro il lavoro irregolare e il rafforzamento della capacità istituzionale per favorire il cambiamento.
La risoluzione del Parlamento europeo dell'11 luglio 2007 «Modernizzare il diritto del lavoro per rispondere alle sfide del XXI secolo» (2007/2023 INI) accoglie favorevolmente un nuovo approccio in materia di diritto del lavoro mirante a comprendere tutti i lavoratori, a prescindere dalla loro situazione contrattuale; si compiace del dibattito sulla necessità di rafforzare il diritto del lavoro per rispondere alle sfide del XXI secolo, che implicano la richiesta, da parte sia degli imprenditori sia dei lavoratori, di una più elevata flessibilità e la necessità di fornire una sicurezza maggiore talora associata al lavoro precario, migliorando la protezione dei lavoratori vulnerabili, per creare un maggior numero di posti di lavoro di qualità e più coesione sociale, contribuendo così a conseguire gli obiettivi della strategia di Lisbona.
Il Parlamento europeo ritiene che il miglioramento del diritto del lavoro debba essere coerente con i principi della Carta dei diritti fondamentali, con particolare riferimento al titolo IV, rispettando e salvaguardando i valori del modello sociale europeo. Inoltre, il Parlamento europeo accoglie con favore l'ampia varietà di tradizioni nel campo del lavoro, di forme contrattuali e di modelli aziendali esistenti nei mercati del lavoro; chiede accordi contrattuali flessibili e sicuri nel contesto della moderna organizzazione del lavoro; sottolinea che la "flessicurezza" può realizzarsi solo con una legislazione sul lavoro efficace e moderna, che rifletta le mutevoli realtà del mondo del lavoro e ritiene che tra le priorità di una riforma del diritto del lavoro negli Stati membri vi siano: e La facilitazione del passaggio tra situazioni diverse di occupazione e disoccupazione. r La garanzia di un'idonea protezione per i lavoratori con forme di lavoro atipiche. t Il chiarimento dell'ambito del lavoro dipendente e della zona grigia esistente tra lavoratori autonomi e lavoratori con rapporto di lavoro dipendente.u La lotta al lavoro sommerso.
La questione del lavoro flessibile e sicuro nell'ambito delle tutele rappresenta una delle priorità dell'Unione che registra in tutti i suoi membri tassi differenti di lavoro standard e di nuove tipologie contrattuali. Occorre istituire un corpo di diritti universali destinato a tutti i lavoratori pubblici, privati, autonomi, subordinati o atipici per superare un dualismo tra ipertutelati e precari riconducibile a una cattiva distribuzione delle tutele. Il diritto comunitario in un quadro coordinato a livello europeo di politiche economiche orientate allo sviluppo, ne rappresenta l'anello fondamentale.

CINQUE MODELLI CON I QUALI MISURARSI

DANIMARCA
Il "triangolo d'oro".
Il mercato danese del lavoro offre un efficace mix di flessibilità e sicurezza, presentando normative flessibili, una protezione relativamente bassa, vasti sforzi di apprendimento permanente, politiche attive nel mercato del lavoro e, soprattutto, un generoso sistema di sicurezza sociale. Questo quadro è il frutto del cosiddetto "compromesso di settembre" del 1899,che bilanciò il diritto ad assumere e licenziare con lo sviluppo di un sistema pubblico d'indennità in campo istituzionale, il quale è alla base dei moderni rapporti di lavoro in vigore in Danimarca.
Negli anni 60, con la costituzione del servizio pubblico per l'impiego, lo Stato si è accollato gran parte del rischio legato all'occupazione. A cavallo tra gli anni 80 e 90 sono state adottate politiche attive volte a incentivare i disoccupati a cercare un lavoro e a migliorare la loro qualificazione. Lo sviluppo di competenze è stato stimolato da sistemi di rotazione che hanno consentito ai lavoratori la formazione mentre erano sostituiti da disoccupati. Tutti questi fattori formano il cosiddetto "triangolo d'oro" di accordi contrattuali flessibili, un generoso sistema di sicurezza sociale e vaste politiche attive del mercato del lavoro. Il risultato è un Paese con un tasso di occupazione molto elevato (77,4% nel 2006), contro livelli di disoccupazione totale (3,9%), giovanile (7,7%) e di lungo termine (0,8%) molto contenuti.

OLANDA
Un accordo vecchio di 25 anni
Con il cosiddetto "Accordo di Wassenaar" del 1982 una certa moderazione salariale è stata scambiata con una maggiore occupazione e si è aperta la via, nell'ambito dei contratti collettivi, al lavoro part time, scelto su base volontaria soprattutto da donne e realizzatocon contratti a tempo determinato. Negli anni 90 una certa rigidita del mercato del lavoro è stata superata dalle parti sociali con un accordo nell'ambito della Fondazione del lavoro, entrato il vigore il 1° gennaio 1999, che prevedeva il rafforzamento della posizione dei lavoratori con contratto a tempo, senza peraltro pregiudicare la flessibilita. L'accordo prevedeva tre punti-chiave: e Limitazione a tre contratti consecutivi a tempo determinato (il quarto doveva essere a tempo indefinito).
r Eliminazione degli ostacoli al funzionamento delle agenzie di lavoro temporaneo.
t Assorbimento dei contratti a tempo determinato e di quelli delle agenzie di lavoro temporaneo nel codice del lavoro e introduzione di una protezione e di un salario minimi. I lavoratori delle agenzie di di lavoro temporaneo sarebbero stati coperti dalle garanzie offerte dagli accordi collettivi in fatto di salario, formazione e pensione integrativa. L'Olanda ha così conosciuto una forte creazione di posti di lavoro (74,3% gli occupati nel 2006, 67,7% per le donne) e una ridotta disoccupazione totale (3,9%), giovanile (6,6%) e di lungo periodo (1,7%).

IRLANDA
«Towards 2016»
Il sistema economico e il mercato del lavoro irlandesi negli ultimi anni sono mutati a fondo e in parallelo: la bassa crescita, i ridotti livelli d'istruzione (il 41,7% dei lavoratoti tra i 45 e i 54 anni ha soltanto un diploma di scuola media inferiore) e l'alta disoccupazione sono stati ribaltati. Il "merito" è legato anche a un mercato del lavoro flessibile e all'investimento nelle politiche attive connesse (0,75% del Pil, rispetto allo 0,5% della media Ue): le ultime generazioni hanno livelli d'istruzione molto più elevati, anche se la partecipazione all'apprendimento permanente resta inferiore alla media dei Paesi europei più virtuosi e rispecchia la difficoltà nell'offrire opportunità ai lavoratori più anziani. L'accordo "Towards 2016", firmato lo scorso anno, prevede aumenti salariali del 10% tra il dicembre 2006 e il settembre 2008 e diverse misure in favore della disoccupazione giovanile e di lunga durata (e in genere dei ceti meno agiati) in cambio di una maggiore flessibilità nella formazione e nell'apprendimento, nonchè nell'aggiornamento delle competenze sul posto di lavoro indirizzato soprattutto ai lavoratori con qualifiche più basse e a quelli immigrati.
Più flessibile risulta anche l'orario di lavoro (straordinari) e la possibilità di ricorrere all'outsourcing.

AUSTRIA
Licenziare è facile con l'indennizzo
L'Austria combina un'elevata flessibilità del mercato del lavoro con un livello medio d'indennità sociali, cui si affiancano efficaci politiche attive del mercato del lavoro e un'elevata fiducia nel partenariato sociale. La normativa sul lavoro prevede un livello alquanto ridotto di protezione dei lavoratori, grazie a procedure di licenziamento complessivamente agevoli. I datori di lavoro hanno perciò una limitata necessità di ricorrere a contratti a tempo determinato (9% nel 2006, contro il 14,4% della media Ue). I tassi di disoccupazione totale (4,8%) e di lungo periodo (1,3%) sono quindi tra i più bassi d'Europa . Il tasso di occupazione è in linea con gli obiettivi di Lisbona (70,2% totale e 63,5% per le donne). La partecipazione all'apprendimento permanente supera l'obiettivo Ue (12,9% nel 2005). In questo contesto molto dinamico è stato inserito nel 2003 un nuovo sistema d'indennità di licenziamento. In precedenza, questa era legata alla lunghezza del rapporto di lavoro interrotto; ciò significava la perdita dei diritti accumulati con il passaggio da un datore di lavoro all'altro. Dopo gli imprenditori sono tenuti a versare mensilmente un importo fisso su un conto individuale intestato a ogni lavoratore, impedendogli di perdere i diritti acquisiti in caso di cessazione volontaria del rapporto. Inoltre le "fondazioni del lavoro" fungono da agenzie di transizione, contribuendo al reperimento di nuovi posti in caso di licenziamenti collettivi.

SPAGNA
Molti contratti a tempo parziale
La Spagna registra una quota costantemente elevata di contratti a tempo determinato, pari a circa il 34% dell'occupazione totale. Nel maggio 2006 le parti sociali hanno firmato, con la consulenza e il sostegno del Governo, un ampio accordo – che resterà in vigore fino alla fine dell'anno in corso – il quale mirava a limitare l'eccessivo ricorso a questo tipo di contratti, alleggerendo nel contempo gli oneri gravanti sui datori di lavoro. Ogni lavoratore che abbia avuto due o più contratti a tempo determinato con la medesima impresa e che abbia lavorato nello stesso posto per oltre 24 mesi su un arco di 30 aquisisce in modo automatico un contratto a tempo indeterminato. Sulla base di tale contratto l'indennità di licenziamento obblogatoria è ridotta da 45 a 33 paghe giornaliere per anno lavorato.
L'elevata quota di lavoro determinato ha senza dubbio contribuito ad abbattere la disoccupazione, tradizionalmente molto elevata nel Paese (dal 23% all'8,5% tra il 1996 e il 2006). Gli occupati in età da lavoro (15-64 anni) sono passati nello stesso periodo da poco più del 50% al 58,3% del totale, superando la media Ue, ma la quota femminile resta inferiore (poco più del 50%, contro oltre il 55%). Stesso divario negativo si registra per i disoccupati (6,3% gli uomini e 11,5% le donne).