Martedì 27 novembre 2007
Ester Crea per "conquiste del lavoro.it"

Cambiare le norme sul trasferimento di ramo d’azienda e aprire il confronto col primo operatore nazionale di tlc. La sfida ai nuovi vertici lanciata da Fistel, Slc e Uilcom
Definire nuove norme per tutelare i lavoratori nelle cessioni di rami d’azienda e salvaguardare i perimetri aziendali per scommettere sullo sviluppo industriale e sulla qualità. Sono questi gli obiettivi di una proposta di modifica della attuale normativa sulle esternalizzazioni presentata dalle federazioni di categoria delle tlc (Fistel, Slc e Uilcom) in occasione dell’assemblea nazionale dei delegati Cgil, Cisl, Uil delle aziende esternalizzate ex Telecom. Nel frattempo, per quanto riguarda le cessioni già effettuate, i sindacati si sono impegnati ad avviare un confronto serrato sul tema con il nuovo management di Telecom Italia. In particolare, come ha sottolineato Raffaella Di Rodi, segretario nazionale Fistel Cisl, nel corso dell’assemblea, le federazioni di categoria intendono ”chiamare Telecom alle proprie responsabilità verso quei lavoratori esternalizzati e verso le stesse aziende, garantendo commesse adeguate, la loro continuità nel tempo, e le giuste tutele ai lavoratori”, nonché ”procedere ad una valutazione congiunta con Telecom sull’efficacia delle esternalizzazioni, eventualmente re-internalizzando quei rami ceduti che si dimostrino invece parte integrante e strutturalmente necessaria all’ordinaria attività di T.I. (v. Tecnosis)”. Quanto alla normativa, l’obiettivo della proposta presentata all’attenzione delle confederazioni e delle istituzioni - all’assemblea erano infatti invitati esponenti politici e i segretari confederali Furlan (Cisl), Pirani (Uil) e Rocchi (Cgil) - è di operare una distinzione tra cessioni di rami d’azienda realmente autonomi e funzionali ad una maggiore specializzazione produttiva (e quindi anche ad un crescita nel tempo della qualità produttiva e dell’occupazione), da cessioni finalizzate esclusivamente alla riduzione dei perimetri aziendali e destinate a creare ”scatole vuote”, senza ragione di essere se non quella di tagliare posti di lavoro. Per questo Fistel, Slc e Uilcom chiedono in particolare l’abrogazione dell’articolo 32 del dlgs. 276/03 ed il ripristino del concetto di autonomia funzionale preesistente, al fine di dare anche maggiore stabilità e visibilità all’organizzazione dei cicli produttivi. Chiedono, poi, il riconoscimento per legge del principio della responsabilità solidale che vincoli il cedente e il cessionario a garantire la totale stabilità occupazionale all’interno del ramo ceduto, per almeno l’intera durata dei contratti di servizio e comunque per un periodo di tempo minimo di 48-72 mesi dal momento della cessione. Infine, chiedono che venga riconosciuto per legge un periodo per il confronto sindacale prima della cessione superiore a quanto previsto dalla legge 428/90, per permettere una più attenta analisi delle ricadute produttive e sociali del trasferimento, soprattutto per quelle imprese titolari di licenze pubbliche o comunque che operano su servizi di interesse generale. Sulla questione le confederazioni, e la Cisl in particolare, si sono impegnate ad avviare un confronto interno per arrivare alla presentazione di una proposta unitaria e condivisa tra tutte le categorie, perché - come ha ricordato Eros Pizzi, intervenuto in assemblea a nome di Annamaria Furlan - il problema delle esternalizzazioni non riguarda solo il settore delle tlc. Al contrario, si tratta di un fenomeno diffuso in tutti i settori economici, che penalizza l’intero sistema produttivo incentivando il ”nanismo industriale”.
Ester Crea per "conquiste del lavoro.it"

Cambiare le norme sul trasferimento di ramo d’azienda e aprire il confronto col primo operatore nazionale di tlc. La sfida ai nuovi vertici lanciata da Fistel, Slc e Uilcom
Definire nuove norme per tutelare i lavoratori nelle cessioni di rami d’azienda e salvaguardare i perimetri aziendali per scommettere sullo sviluppo industriale e sulla qualità. Sono questi gli obiettivi di una proposta di modifica della attuale normativa sulle esternalizzazioni presentata dalle federazioni di categoria delle tlc (Fistel, Slc e Uilcom) in occasione dell’assemblea nazionale dei delegati Cgil, Cisl, Uil delle aziende esternalizzate ex Telecom. Nel frattempo, per quanto riguarda le cessioni già effettuate, i sindacati si sono impegnati ad avviare un confronto serrato sul tema con il nuovo management di Telecom Italia. In particolare, come ha sottolineato Raffaella Di Rodi, segretario nazionale Fistel Cisl, nel corso dell’assemblea, le federazioni di categoria intendono ”chiamare Telecom alle proprie responsabilità verso quei lavoratori esternalizzati e verso le stesse aziende, garantendo commesse adeguate, la loro continuità nel tempo, e le giuste tutele ai lavoratori”, nonché ”procedere ad una valutazione congiunta con Telecom sull’efficacia delle esternalizzazioni, eventualmente re-internalizzando quei rami ceduti che si dimostrino invece parte integrante e strutturalmente necessaria all’ordinaria attività di T.I. (v. Tecnosis)”. Quanto alla normativa, l’obiettivo della proposta presentata all’attenzione delle confederazioni e delle istituzioni - all’assemblea erano infatti invitati esponenti politici e i segretari confederali Furlan (Cisl), Pirani (Uil) e Rocchi (Cgil) - è di operare una distinzione tra cessioni di rami d’azienda realmente autonomi e funzionali ad una maggiore specializzazione produttiva (e quindi anche ad un crescita nel tempo della qualità produttiva e dell’occupazione), da cessioni finalizzate esclusivamente alla riduzione dei perimetri aziendali e destinate a creare ”scatole vuote”, senza ragione di essere se non quella di tagliare posti di lavoro. Per questo Fistel, Slc e Uilcom chiedono in particolare l’abrogazione dell’articolo 32 del dlgs. 276/03 ed il ripristino del concetto di autonomia funzionale preesistente, al fine di dare anche maggiore stabilità e visibilità all’organizzazione dei cicli produttivi. Chiedono, poi, il riconoscimento per legge del principio della responsabilità solidale che vincoli il cedente e il cessionario a garantire la totale stabilità occupazionale all’interno del ramo ceduto, per almeno l’intera durata dei contratti di servizio e comunque per un periodo di tempo minimo di 48-72 mesi dal momento della cessione. Infine, chiedono che venga riconosciuto per legge un periodo per il confronto sindacale prima della cessione superiore a quanto previsto dalla legge 428/90, per permettere una più attenta analisi delle ricadute produttive e sociali del trasferimento, soprattutto per quelle imprese titolari di licenze pubbliche o comunque che operano su servizi di interesse generale. Sulla questione le confederazioni, e la Cisl in particolare, si sono impegnate ad avviare un confronto interno per arrivare alla presentazione di una proposta unitaria e condivisa tra tutte le categorie, perché - come ha ricordato Eros Pizzi, intervenuto in assemblea a nome di Annamaria Furlan - il problema delle esternalizzazioni non riguarda solo il settore delle tlc. Al contrario, si tratta di un fenomeno diffuso in tutti i settori economici, che penalizza l’intero sistema produttivo incentivando il ”nanismo industriale”.