martedì 27 novembre 2007

Legge 30 Ora Cgil Cisl Uil chiedono al governo di rivedere la norma sulla cessione di ramo d'azienda

Martedì 27 novembre 2007
Ro.Fa. per "liberazione"




Cgil Cisl Uil devono mettersi d'accordo con se stesse. Da un lato, intimano al Parlamento di non modificare l'accordo sul welfare, che conferma in blocco la legge 30. Al tempo stesso, però, chiedono alle forze politiche e al governo di rivedere la normativa che in questi anni ha consentito alle imprese, in particolare delle telecomunicazioni, di espellere migliaia di lavoratori con il trucco della cessione di ramo d'azienda. Ultimo clamoroso esempio, la vertenza dei 914 operatori del call center Vodafone. La richiesta arriva da Roma, dove si è svolta ieri l'assemblea nazionale dei delegati delle aziende esternalizzate da Telecom Italia. «Le attuali norme - spiega Alessandro Genovesi, segretario di Slc Cgil - permettono alle imprese di smontarsi e di cedere attività al solo fine di ridurre il personale. A 8 anni dalle prime esternalizzazioni Telecom siamo sempre più convinti che occorra rimettere mano alla legge». Per la prima volta vi è quindi una proposta unitaria di Cgil Cisl Uil. Eccola: «Abrograre l'articolo 32 del decreto attuativo della legge 30, ripristinando il concetto di autonomia funzionale preesistente nell'art. 2112 del Codive Civile; introdurre il principio della responsabilità in solido tra cedente e cessionario al fine di non permettere licenziamenti collettivi e quindi al fine di scoraggiare cessioni di ramo d'azienda finalizzate alla riduzione del personale e dei costi; maggiori garanzie procedurali e di informazione verso i lavoratori». All'iniziativa ha preso parte Maurizio Zipponi, responsabile lavoro del Prc, il quale ha ricordato di avere già presentato «una proposta di legge, firmata anche da altri esponenti della Sinistra, che ha tre caratteristiche: i lavoratori devono poter scegliere se essere o meno esternalizzati; il ramo d'azienda deve possedere una autonomia funzionale precedente e comprovata; l'azienda che cede deve mantenere la responsabilità sul destino di quei lavoratori, per cui, se chi li ha acquistati chiude, si impegna a riassorbirli o a ricollocarli».