Giovedì 15 novembre 2007
Maurizio Zipponi, responsabile nazionale Prc Lavoro-economia, "liberazione.it"

Le continue operazioni di frammentazione delle imprese con le cessioni di "ramo d'azienda" sono il fronte più ampio aperto da Confindustria per la precarietà di tutti i rapporti di lavoro, anche quelli a tempo indeterminato.
La legge 30 consegna ad una sorta di autocertificazione dell'azienda che vende e di quella che compra il criterio dell'autonomia esistente del "ramo d'azienda" ceduto.
E' consuetudine utilizzare questo strumento anche per selezionare la manodopera (donne, invalidi, sindacalizzati, ecc…) con conseguenze disastrose per il futuro occupazionale, professionale e produttivo dell'intero sistema italiano.
Dal caso Vodafone e dalla mobilitazione dei lavoratori abbiamo ricevuto una forte spinta per la modifica della legge 30. In Parlamento è già depositata la proposta di legge firmata da più di cento parlamentari che interviene sulla revisione complessiva di tutte le norme di legge che hanno generato e consolidato la precarietà (da Treu alla 30).
Abbiamo nei giorni scorsi presentato una ulteriore proposta di legge specifica sulla cessione di ramo d'azienda che recupera sia il criterio di autonomia precedente alla data della cessione, sia l'adesione volontaria del lavoratore a seguire le attività vendute qualora fossero davvero una "azienda autonoma".
L'ipotesi di accordo siglato dalle organizzazioni sindacali e approvato con referendum dai lavoratori Vodafone contiene il parere negativo sulla cessione di ramo d'azienda lasciando quindi aperto il problema e poi interviene sulle garanzie che comunque i lavoratori devono avere.
La vertenza Vodafone insegna molto alle organizzazioni sindacali, ai partiti della sinistra ed anche ai lavoratori ed alle lavoratrici, soprattutto giovani, che sono stati protagonisti del conflitto e dell'accordo fino al voto finale.
Innanzitutto la modalità della mobilitazione, cioè la "forma della lotta" che si è sviluppata. Contemporaneamente agli strumenti noti - assemblee, sciopero, manifestazione - si è aggiunto quello nuovo del blog che ha permesso di comunicare tra tutti e tutte in tempo reale su quanto accadeva a Bologna, a Firenze, a Milano, a Roma, a Napoli.
Praticamente è nata un'assemblea permanente che ha creato un agire collettivo importantissimo. Anche nelle situazioni di massima frammentazione e solitudine (call-center) "una comunità di lavoratori e di lavoratrici" si è dimostrata concretamente possibile attraverso mezzi di comunicazione diretti, senza mediazioni nel messaggio e nel linguaggio.
L'accordo sulle garanzie ha trovato il consenso del 57% dei lavoratori e delle lavoratrici. Non è riuscito ad impedire la cessione di ramo d'azienda. Ha previsto per coloro che vengono assunti nella nuova società e per coloro che verranno, condizioni che in nessun accordo nazionale in casi simili sono state concordate.
Il dato più significativo è che per un periodo lungo (7 anni) la Vodafone mantiene una responsabilità diretta sul destino dei lavoratori. Qualora l'azienda che acquisisce fallisse entro quel periodo vi è la garanzia della Vodafone sui posti di lavoro eventualmente in pericolo. Si ricongiungono anelli della catena del lavoro spezzata dalla pura e semplice cessione dei rapporti di lavoro insieme ai mezzi dell'azienda.
Sono segnali importanti, non è certo invertita la tendenza, ma sono risultati, tutti ma proprio tutti portati a casa dalla capacità che questi giovani hanno dimostrato nel sapersi contattare, nel "far girare la notizia", nell'imporsi all'attenzione dell'opinione pubblica, nel mobilitarsi.
Certo non basta. Né si poteva caricare addosso a 914 giovani la possibilità di cambiare la legge 30. Quella responsabilità ed il dovere di farlo è della sinistra e delle organizzazioni sindacali.
Capisco l'amarezza di chi ha votato contro per non essere riuscito ad impedire il processo di cessione, ma è molto, molto importante che quei risultati parziali previsti dall'accordo siano giustamente consegnati alla capacità ed all'iniziativa di quei giovani perché dimostrano che con il conflitto si possono cambiare decisioni che molte altre volte sono state subite dal movimento sindacale con un atteggiamento di impotenza rispetto alla prepotenza dell'impresa.
Così come il ricorso all'atto democratico del referendum è fondamentale e da consolidare, quante volte sono stati firmati accordi senza il voto vincolante dei lavoratori? Anche questo è un piccolo ma importante risultato da riconoscere ai lavoratori della Vodafone.
Maurizio Zipponi, responsabile nazionale Prc Lavoro-economia, "liberazione.it"

Le continue operazioni di frammentazione delle imprese con le cessioni di "ramo d'azienda" sono il fronte più ampio aperto da Confindustria per la precarietà di tutti i rapporti di lavoro, anche quelli a tempo indeterminato.
La legge 30 consegna ad una sorta di autocertificazione dell'azienda che vende e di quella che compra il criterio dell'autonomia esistente del "ramo d'azienda" ceduto.
E' consuetudine utilizzare questo strumento anche per selezionare la manodopera (donne, invalidi, sindacalizzati, ecc…) con conseguenze disastrose per il futuro occupazionale, professionale e produttivo dell'intero sistema italiano.
Dal caso Vodafone e dalla mobilitazione dei lavoratori abbiamo ricevuto una forte spinta per la modifica della legge 30. In Parlamento è già depositata la proposta di legge firmata da più di cento parlamentari che interviene sulla revisione complessiva di tutte le norme di legge che hanno generato e consolidato la precarietà (da Treu alla 30).
Abbiamo nei giorni scorsi presentato una ulteriore proposta di legge specifica sulla cessione di ramo d'azienda che recupera sia il criterio di autonomia precedente alla data della cessione, sia l'adesione volontaria del lavoratore a seguire le attività vendute qualora fossero davvero una "azienda autonoma".
L'ipotesi di accordo siglato dalle organizzazioni sindacali e approvato con referendum dai lavoratori Vodafone contiene il parere negativo sulla cessione di ramo d'azienda lasciando quindi aperto il problema e poi interviene sulle garanzie che comunque i lavoratori devono avere.
La vertenza Vodafone insegna molto alle organizzazioni sindacali, ai partiti della sinistra ed anche ai lavoratori ed alle lavoratrici, soprattutto giovani, che sono stati protagonisti del conflitto e dell'accordo fino al voto finale.
Innanzitutto la modalità della mobilitazione, cioè la "forma della lotta" che si è sviluppata. Contemporaneamente agli strumenti noti - assemblee, sciopero, manifestazione - si è aggiunto quello nuovo del blog che ha permesso di comunicare tra tutti e tutte in tempo reale su quanto accadeva a Bologna, a Firenze, a Milano, a Roma, a Napoli.
Praticamente è nata un'assemblea permanente che ha creato un agire collettivo importantissimo. Anche nelle situazioni di massima frammentazione e solitudine (call-center) "una comunità di lavoratori e di lavoratrici" si è dimostrata concretamente possibile attraverso mezzi di comunicazione diretti, senza mediazioni nel messaggio e nel linguaggio.
L'accordo sulle garanzie ha trovato il consenso del 57% dei lavoratori e delle lavoratrici. Non è riuscito ad impedire la cessione di ramo d'azienda. Ha previsto per coloro che vengono assunti nella nuova società e per coloro che verranno, condizioni che in nessun accordo nazionale in casi simili sono state concordate.
Il dato più significativo è che per un periodo lungo (7 anni) la Vodafone mantiene una responsabilità diretta sul destino dei lavoratori. Qualora l'azienda che acquisisce fallisse entro quel periodo vi è la garanzia della Vodafone sui posti di lavoro eventualmente in pericolo. Si ricongiungono anelli della catena del lavoro spezzata dalla pura e semplice cessione dei rapporti di lavoro insieme ai mezzi dell'azienda.
Sono segnali importanti, non è certo invertita la tendenza, ma sono risultati, tutti ma proprio tutti portati a casa dalla capacità che questi giovani hanno dimostrato nel sapersi contattare, nel "far girare la notizia", nell'imporsi all'attenzione dell'opinione pubblica, nel mobilitarsi.
Certo non basta. Né si poteva caricare addosso a 914 giovani la possibilità di cambiare la legge 30. Quella responsabilità ed il dovere di farlo è della sinistra e delle organizzazioni sindacali.
Capisco l'amarezza di chi ha votato contro per non essere riuscito ad impedire il processo di cessione, ma è molto, molto importante che quei risultati parziali previsti dall'accordo siano giustamente consegnati alla capacità ed all'iniziativa di quei giovani perché dimostrano che con il conflitto si possono cambiare decisioni che molte altre volte sono state subite dal movimento sindacale con un atteggiamento di impotenza rispetto alla prepotenza dell'impresa.
Così come il ricorso all'atto democratico del referendum è fondamentale e da consolidare, quante volte sono stati firmati accordi senza il voto vincolante dei lavoratori? Anche questo è un piccolo ma importante risultato da riconoscere ai lavoratori della Vodafone.